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LETTERATURA: I MAESTRI: Carteggio tra Pancrazi e Panzini

10 Maggio 2012

di Vittore Branca
[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 20, gioved√¨ 18 maggio 1967]

Il primo incontro con uno degli scrittori a lui pi√Ļ cari e congeniali, con Al ¬≠fredo Panzini, avvenne per Pietro Pancrazi ai tempi del suo noviziato giornalistico e letterario nella Venezia viva e combattiva alla vigilia della grande guerra. (1)

Da poco uscito da quel Li ¬≠ceo Foscarini, dove pi√Ļ di trent’anni prima Panzini era stato allievo timido e melan ¬≠conico, (2) Pancrazi appena ventenne esordiva nella Gaz ¬≠zetta di Venezia di Zuccoli e di Cenzato, di Damerini e di Zorzi. Panzini, scrittore ormai autorevole nella Milano di Treves e delle sue affermate riviste, stava proprio allora superando, a cinquant’anni, il contrasto fra un’ispirazione schiettamente classica (Il li ¬≠bro dei morti, del tempo in cui traduceva Esiodo e Teocri ¬≠to e commentava Virgilio e Ovidio) e una narrativa (La cagna nera, La biscia) di un verismo romantico sul metro dei due Emilio milanesi, il Pra ¬≠ga e il De Marchi. Con Santippe (piccolo romanzo fra l’an ¬≠tico e il moderno) Panzini fin dal titolo cercava un rischio ¬≠so ma risolutivo equilibrio fra i due mondi: fra gli d√®i della sua giovinezza che gli avevano insegnato la ricerca del bello-buono e il sacrificio di s√© alla legge, e il dubbio e l’ironia interiore che attraver ¬≠so l’osservazione della realt√† gi√† avevano roso e corroso quel mondo e avevano reso sottilmente inquieto il suo animo.

A Pancrazi quell’interpreta ¬≠zione moderna e un po’ deca ¬≠dente del filosofo antico piac ¬≠que: perch√© √Ę‚ÄĒ come notava nella Gazzetta d√¨ Venezia (22 VI 1914) √Ę‚ÄĒ nella rappresenta ¬≠zione panziniana ¬ę sotto un velo cristallino di parole adu ¬≠nate e congiunte da un senso attico dello stile, vedete muo ¬≠versi e formarsi e disfarsi una fonda tristezza per il sa ¬≠piente [Socrate] che deve morire ¬Ľ.

¬ę Grazie del lungo, fine, bellis ¬≠simo scritto su la mia Santip ¬≠pe ¬Ľ, gli scriveva Panzini il ’23 giugno. ¬ę L’ironia divora se stes ¬≠sa! Benissimo detto. Si pu√≤ ag ¬≠giungere: l’ironia √® praticamen ¬≠te inutile. Ma per chi trova per lo meno inutili novantanove su cento delle azioni ed operazioni umane, si pu√≤ ben lasciare il ba ¬≠dalucco dell’ironia come solatium infirmorum ¬Ľ.

Gi√† questa prima battuta epistolare sembra impostare uno dei motivi fondamentali, in questi anni, nella corrispon ¬≠denza fra lo scrittore e il suo critico pi√Ļ fedele: cio√® il rap ¬≠porto fra letteratura e vita. Era un tema naturale fra due spiriti che si erano avvicinati attraverso la mediazione di Renato Serra (un anno dopo Pancrazi lo commemorava ¬ę caduto portando con s√© una inquietudine umana che solo la morte ha potuto fermare ¬Ľ: e citava epigraficamente le pa ¬≠role famose dell’Esame: ¬ę For ¬≠se il beneficio della guerra, co ¬≠me di tutte le cose, √® in se stessa: un sacrificio che si fa, un dovere che si adempie… ¬Ľ (Gazzetta di Venezia, 13 VIII 1915). (3)

¬ę Non √® tempo per le lette ¬≠re… anch’io ho due figlioli sot ¬≠to le armi, di cui uno non troppo lungi da lei ¬Ľ (29 II e 3 III ’16); e poi in una sem ¬≠plice cartolina: ¬ęGrazie e il mio cuore √® con lei ¬Ľ (28 V ’16) scriveva, quasi rifiutando ogni discorso letterario, Panzini al suo giovane amico, ormai uffi ¬≠ciale al fronte (¬ę 226 ¬į Fant. 12a Comp. Zona di guerra ¬Ľ): il quale tuttavia nelle procel ¬≠lose esperienze umane e cul ¬≠turali di quegli anni trovava il suo rifugio proprio nella let ¬≠teratura intesa come espres ¬≠sione di misura umana, di ci ¬≠vilt√† stessa. Fatto rientrare a Bologna e poi a Firenze per ¬≠ch√© gravemente ferito, mentre ancora era convalescente, sul ¬≠la fine del ’16, Pancrazi inizia ¬≠va quel fervido sodalizio con Papini che doveva mettere ca ¬≠po alla memorabile antologia , Poeti d’oggi (un combattuto sodalizio che gi√† Emilio Cecchi ha illustrato da par suo sul Corriere della Sera). E si rivolgeva subito a Panzini:’

¬ę Illustre Professore, non so proprio s’Ella conservi ancora memoria di me. Dopo un suo sa ¬≠luto √Ę‚ÄĒ in una cartolina, a Firen ¬≠ze √Ę‚ÄĒ nel maggio, nientemeno!, dell’anno scorso che mi giunse mentre mi caricavo lo zaino per il fronte, mi par di non aver pi√Ļ trovata occasione di farmi vivo. E l’avrei voluto spesso. Ricordo d’avermi appuntato tutto l’itine ¬≠rario per Bellaria, in agosto, a Bologna quando stavo curando la mia ferita di guerra. Quella volta poi non mi riusc√¨ scappa ¬≠re. Dopo, ogni volta che incon ¬≠trassi una conoscenza comune, domandavo di lei. Cos√¨ a Cecchi, ricordo, a Firenze; e pi√Ļ volte a Papini. E a Missiroli, e a Valo ¬≠ri. Ultimamente giunsi a Roma poche ore dopo una sua confe ¬≠renza su Machiavelli a quel di ¬≠sgraziato Excelsior. Dalla crona ¬≠ca di un giornale romano, crede ¬≠vo che la conferenza fosse fissa ¬≠ta per l’indomani. Trovai inve ¬≠ce, anche quella volta, Papini che mi disse d’averla accompa ¬≠gnata alla stazione da poco. E anche quell’occasione fu persa. Bisogna dunque che mi contenti d’averla amico da lontano. Ma non perder√≤ adesso questa occa ¬≠sione per annoiarla. Con Papini si sarebbe combinato di pubbli ¬≠care quest’anno un’antologia di scrittori contemporanei o mo ¬≠dernissimi se crede: dopo il Pa ¬≠scoli. Qualche cosa come l’anto ¬≠logia dei Po√®tes d’aujourd’hui, pubblicata da Van Bever e L√©autaud nell’edizione del Mercure de France. Si tratterebbe dunque di dare vari brani √Ę‚ÄĒ per una ven ¬≠tina di pagine al massimo √Ę‚ÄĒ di vari autori, preceduti da una no ¬≠ta biografica che segna la car ¬≠riera letteraria (anno di nasci ¬≠ta √Ę‚ÄĒ e poi collaborazione, inse ¬≠gnamento, fortuna √Ę‚ÄĒ o sfortu ¬≠na √Ę‚ÄĒ nel pubblico e nella criti ¬≠ca); poi un paragrafo di biblio ¬≠grafia; e infine un appunto delle critiche pi√Ļ interessanti sull’au ¬≠tore: libri, saggi, articoli… Dopo tutto quest’apparato, i brani scel ¬≠ti. Con Papini ci siamo intanto divisi il lavoro sul quale verr√† poi esercitato un controllo scam ¬≠bievole. Io dovrei intanto, tra l’altro, preparare i brani scelti della sua opera. Volendo evita ¬≠re le novelle √Ę‚ÄĒ per ragioni so ¬≠prattutto di spazio √Ę‚ÄĒ penso di scegliere dalla Lanterna, da San ¬≠tippe, dal Romanzo della guer ¬≠ra, e dal Viaggio circolare. Ora desideravo da lei: prima di tut ¬≠to, in linea generale il consen ¬≠so a questa scelta; poi al mo ¬≠mento opportuno un aiuto per ottenere da casa Treves il per ¬≠messo di riproduzione; infine che mi favorisse al pi√Ļ presto qualche appunto per quelle no ¬≠te biografiche che le dicevo; e che mi facesse avere il Viaggio circolare in volume o ma ¬≠gari in prestito in bozze appena possibile essendomi impossibile trovare qui quei numeri della Nuova Antologia.

¬ę Sono in campagna e in con ¬≠valescenza, dopo certi malanni di quest’inverno; e il futuro non √® mio perch√© il 1 ¬į di luglio torno al mio reggimento. Cos√¨ non posso perdere neppure que ¬≠sto poco tempo. L’antologia do ¬≠vrebbe uscire in autunno, edita dalla Voce.

¬ę E ora mi dica pure che son seccante e molesto, o magari che ci vuole una bella cotenna per occuparsi di questi ‚ÄĚozii‚ÄĚ a que ¬≠sta svolta di storia. Non potrei risponderle niente: se non che a me, e per quel pochissimo che mi riguarda, disegnando insom ¬≠ma un lavoro, mi pare un poco di ipotecare il futuro e di scen ¬≠derlo dalle inquiete ginocchia di Giove.

¬ę Se ha vicino, come le augu ¬≠ro, quel suo figliuolo che l’anno scorso fu a Roma malato, gli pu√≤ dire che lo ricorda ancora una sua infermiera (e mia zia): Licina Serlupi, e che avendole io di qui mandato un libro del pa ¬≠dre, mi ha ridomandato del fi ¬≠glio. E scusi anche questa. E mi creda con molti ossequi e saluti, cordialmente, Suo

Pietro Pancrazi

Camucia (Arezzo) 6 V ’17 ¬Ľ.

Ma Panzini tutto turbato e inquieto (¬ęnessuno dei nostri scrittori si arrovell√≤ intorno alla guerra come Panzini… ¬Ľ, scriver√† proprio Pancrazi), ri ¬≠spondeva due giorni dopo una di quelle sue cartoline stipate e concitate:

¬ę Caro Signore, mi pare cos√¨ strano che ci si possa occupare di letteratura! Io ho due con ¬≠tratti con Treves, ma non vo ¬≠glio che stampi finch√© dura la guerra. Vorrei possedere l’azione invece del calamaio e la pen ¬≠na, e fare ci√≤ che in una cartoli ¬≠na non si pu√≤ dire. Ah Papini! √ą un nobile intelletto, √® un grande intelletto, ma non sente odio contro quello che io odio. Pensa per ragione e per logica, sentir√≤ Treves per quello che lei dice nella lettera, ma se ella pu√≤ tralasciare me, il mio nome, le mie cose, me lo dica: mi pare un atto di vanit√†. Desidererei farne a meno; Le auguro di guarire bene! Suo Alfredo Panzini. Il Viaggio √® inedito, li 8 maggio 1917 ¬Ľ. (Ma poi in Poeti d’oggi Panzini sar√† presente con pi√Ļ di una ventina di pagine tratte da La lanterna di Diogene, Viag ¬≠gio di un povero letterato, la Ma ¬≠donna di mam√†.

Nonostante queste diversit√† di temperamento e di sensi ¬≠bilit√† (¬ęViviamo forse in at ¬≠mosfere diverse. 0 √® effetto delle et√† diverse? ¬Ľ, notava Panzini nello stesso periodo in una cartolina), anzi, forse pensando proprio alle reazio ¬≠ni appassionate dello scritto ¬≠re, Pancrazi, dopo il dramma di Caporetto, vorrebbe accan ¬≠to a s√© l’¬ę Illustre Professo ¬≠re ¬Ľ quale collaboratore del Nuovo Giornale di Firenze.

¬ę E’ l’organo democratico del ¬≠la Toscana. Nel momento √® anche l’esponente delle associazio ¬≠ni patriottiche di resistenza della citt√†. Fu ed √® interventista. L’attuale Direttore ci terrebbe molto e… io terrei anche pi√Ļ di lui ad averla qualche volta con noi. Tutto che ci vorr√† mandare, sar√† accettatissimo ¬Ľ (30 I 1918).

E Panzini sempre ansioso e sulla negativa, seppure non senza una cordialità tutta panziniana:

¬ę Nel momento presente, con molta perturbazione, non posso promettere niente. Abolisca pu ¬≠re l’illustre in questi tempi di economia nei consumi ¬Ľ (4 III 1918). 

E due mesi dopo (27 V ’18), scrivendo dall’ufficio della Croce Rossa √Ę‚ÄĒ alla quale ave ¬≠va voluto dare la sua opera in quei mesi di rinascita civile e militare √Ę‚ÄĒ pi√Ļ risolutamente scopre un’ansia umana che travolge ogni preoccupazione letteraria:

¬ę Caro Signore, io non so con quali parole ringraziarla del suo scritto sul Nuovo Giornale [22 V ’18 Ai critici di Panzini]; e specialmente per avere ella det ¬≠to cose che non furono dette e vorrei che non si potessero dire: cio√® la sensazione di dolore che deriva da qualche mio scritto.

¬ęCos√¨ tutto quanto io ho scritto non fosse mai esistito, purch√© non fosse esistita la causa da cui proviene questo effetto d’arte! Sia parliamo d’altro. Il comm. Hoepli le mander√† la 3a edizione del mio Dizionario moderno. Vi sono ancora errori e orrori; tut ¬≠tavia credo che sia meritevole di qualche cenno. Mi creda, Suo Al ¬≠fredo Panzini ¬Ľ.

Anche passata la grande bu ¬≠fera della guerra la corrispon ¬≠denza si intreccia s√¨ pi√Ļ cal ¬≠ma e pi√Ļ letteraria, ma sem ¬≠pre mossa e commossa da umori morali e sociali, come era naturale a Panzini, ma an ¬≠che a Pancrazi (che preluden ¬≠do ai suoi Scrittori d’oggi con ¬≠fessava: ¬ę La critica dei con ¬≠temporanei, se vuole rispon ¬≠dere all’ufficio suo, senza con ¬≠traddire ai canoni estetici, de ¬≠ve per√≤ attingere qualche co ¬≠sa anche da fuori: e qualcosa ritrarre dalle intelligenti ami ¬≠cizie e dall’umore del tempo e del costume ¬Ľ). Ma √® soprat ¬≠tutto lo scrittore a esser in questo periodo ansioso e pes ¬≠simista, preoccupato e polemi ¬≠co: perch√© nella sua busso ¬≠la √Ę‚ÄĒ osservava Pancrazi √Ę‚ÄĒ ¬ę l’ago magnetico avvert√¨ subi ¬≠to la scossa [delle revolvera ¬≠te di Saraievo]: e da allora non ebbe pi√Ļ requie si sposta ogni ora, ogni minuto; anche quando sembra restare fermo e orientato, conserva in s√© il tremito di tutti gli spostamen ¬≠ti futuri ¬Ľ (Resto del Carlino, III 1924).

Dopo aver scritto il 6 dicem ¬≠bre del ’19 un articolo sul Car ¬≠lino a proposito del Viaggio di un povero letterato (4) (letto la prima volta in ¬ę una brutta camerata di una brutta caser ¬≠ma romana ¬Ľ… (Come una ¬ętra le pi√Ļ belle prose ¬Ľ: lett. del 31 I ’19), Pancrazi riceveva un biglietto irto di bizze panziniane:

¬ę 10 XII ’19. Preg.mo Signore, La ringrazio con grande e senti ¬≠ta gratitudine del suo scritto del 6 u.s. Ella √® ben sottile e se mol ¬≠ti sentissero come ella sente, io non sarei un povero letterato e forse nemmeno un letterato po ¬≠vero. Gi√† Ambrosini (5) √® un bel ¬≠lissimo ingegno ma ha troppa salute e perci√≤ sente come difet ¬≠to assoluto quello che in me √® difetto √Ę‚ÄĒ lo so √Ę‚ÄĒ ma relativo. Ha visto che edizione indecen ¬≠te? Mi pare di andar fra il pub ¬≠blico con un abito pieno di tur ¬≠pitudini! Ma quei Sigg. editori hanno saputo troppo ben circuir ¬≠mi. Mi creda suo dev.mo Alfre ¬≠do Panzini ¬Ľ.

L’ossessione della donna

I turbamenti di quello che il critico definir√† ¬ę l’inquieto Panzini ¬Ľ (Secolo 25 V 1922) si accrescono alla pubblicazio ¬≠ne di Io cerco moglie. ¬ę Non avendo veduta alcuna recen ¬≠sione suppongo che ella vo ¬≠glia, per cortesia, risparmiar ¬≠mi un’esecuzione. Ella ha fu ¬≠cilato Guido da Verona… ¬Ľ (12 XI ’19) (6). E Pancrazi a re ¬≠plicare con quella schiettezza e quella umilt√† di voler anzi ¬≠tutto ¬ę capire ¬Ľ che resero cos√¨ esemplare e decisivo il suo esercizio di critico militante:

¬ę Illustre Professore, Ella ha fatto un giudizio temerario. L’ar ¬≠ticolo su Io cerco moglie √® nel cantiere dei miei articoli (da fa ¬≠re) che aspetta l’ora del varo. Se pu√≤ interessarla e a mostrar ¬≠le il mio buon volere, le dir√≤ che l’ho cominciato e ho strappato il principio tre volte. Come sa, per me non si tratta n√© di condanna ¬≠re, n√© di esaltare (non potrei e non saprei) ma pi√Ļ semplicemente di capire. E questa volta capire non mi √® pi√Ļ facile. (7) Scusi e abbia pazienza. E segui ¬≠ti a non volermi male. Il suo aff.mo Pietro Pancrazi ¬Ľ. (26 II 1920: l’art. uscir√† il 9 III 1920 sul Carlino).

Forse √® proprio questo at ¬≠teggiamento, impegnato e pa ¬≠cato al tempo stesso, a solle ¬≠citare gli sfoghi morali-socia ¬≠li dell’¬ę inquieto ¬Ľ Panzini, mentre l’uno dietro l’altro escono Io cerco moglie (1920), Il mondo √® rotondo (1921), il Padrone sono me (1922).

¬ę Caro Signor Pancrazi, La rin ¬≠grazio della recensione. Le vor ¬≠rei dire molte cose, ma ci√≤ sar√† a voce in Aprile. Lo spostamen ¬≠to sociale sta producendo, anzi ha prodotto, uno spostamento nel mio pensiero. E’ un difetto? A quanto leggo, pare di s√¨. E co ¬≠s√¨ sia. Quanto al fenomeno don ¬≠na idem. Altro difetto. Se lei ve ¬≠de nella Rassegna Italiana [1920] un mio scritto, in quat ¬≠tro puntate, Il diavolo nella mia libreria (8), trover√† anche pi√Ļ forte questa specie di fissazione o difetto. Mi creda affettuosa ¬≠mente Suo A. Panzini.

¬ę E’ morto Tozzi. Povero fi ¬≠gliuolo dopo tanto insistere per la gloria! Roma li 23 III 1920 ¬Ľ.

¬ę Prima di condannare la per ¬≠turbazione che in essi libri tro ¬≠ver√† per le cose presenti, consi ¬≠deri se per avventura le lettere amene in Italia non siano trop ¬≠po amene per la loro impertur ¬≠babilit√† ¬Ľ (6 IX 1920).

E naturalmente tornava a toccare il tasto della ¬ę donna ¬Ľ, che Pancrazi aveva rilevato essere l’¬ę ossessione ¬Ľ di Pan ¬≠zini.

¬ę Roma, li 6 nov. 1920. Caro Pancrazi, grazie di cuore. Sven ¬≠turatamente io scriver√≤ ancora altri libri… perch√© li ho scritti, e lei vedr√† che non sono total ¬≠mente paranoico per la donna. Del resto non ho nulla da dire contro ci√≤ che ho detto su l’al ¬≠tra met√† del genere umano. An ¬≠zi converr√† dire di pi√Ļ. Veda: anche la guerra mondiale √® do ¬≠vuta al ventre della donna, che, se si impregna, fa troppi uomi ¬≠ni; se non si impregna fa… pu ¬≠trefazione sociale. Ci pensi. Ella √® critico troppo fine per non su ¬≠perare la letteratura. E per il Diavolo nel Carlino nulla? Salu ¬≠ti affettuosamente Papini. Suo Alfredo Panzini ¬Ľ.

¬ę Lasci la letteratura. E’ il meglio ormai ¬Ľ, aveva del re ¬≠sto scritto a Pancrazi √Ę‚ÄĒ fa ¬≠cendo coro con gli amici co ¬≠muni Moretti, Baldini, Fratel ¬≠li, Alessi √Ę‚ÄĒ in una scherzosa cartolina da Cervia il 20 ago ¬≠sto di quello stesso anno.

L’atteggiamento problemati ¬≠co, in quell’inquieto dopoguer ¬≠ra, in quell’atmosfera di incer ¬≠tezze in cui sonanti erano scoppiate le ¬ę conversioni ¬Ľ di vari letterati e soprattutto di Papini (ricordato spesso ¬ę af ¬≠fettuosamente ¬Ľ nella corri ¬≠spondenza), aveva del resto, alle volte, persino singolari ri ¬≠sonanze spirituali in un Panzi ¬≠ni che risolutamente rifiutava ormai il suo clich√© pi√Ļ accla ¬≠mato.

¬ę In tutti i miei scritti voglio ¬≠no vedere questo odioso Panzini. Il mio libro ultimo [Il mondo √® rotondo] √® uno sforzo √Ę‚ÄĒ non so se riuscito √Ę‚ÄĒ di far capire che esiste un problema dell’ani ¬≠ma, cio√® di qualcosa che non riempie la panza, ma senza il cui nutrimento l’uomo diventa una bestia, anche se con la mar ¬≠tingala e il profumo un jour viendra ¬Ľ (8 I ’21). ¬ę Roma li 25 V ’21). Caro Pancrazi, Lei vuol far fiorire il Melograno [cio√® l’antologia panziniana del ’21]. Io la ringrazio. La sua acu ¬≠tezza √® mirabile, ma qualche vol ¬≠ta, per effetto di sottigliezza, tra ¬≠passa (9). Quel disgraziato Pan ¬≠zini poi, sembra un bruscolo nel ¬≠l’occhio. Sa, caro Pancrazi, che io ho strane sensazioni? Ma glie ¬≠le dir√≤ a voce. E d’altronde non sono io: √® il tempo che mi fa co ¬≠s√¨: √® quest’et√† folle che d√† la follia, (10) e non tutti hanno Ges√Ļ Cristo a disposizione come il guanciale che si prende alle stazioni per appoggiare la testa. Le sono gratissimo per ci√≤ che el ¬≠la dice di me in relazione a Car ¬≠ducci. S√¨ √® cos√¨ proprio. Purtrop ¬≠po! Mondadori le mander√† un volume Signorine: l√¨ vedr√† che bruscolo diventa il suo aff.mo A. Panzini. Una preghiera: Di chi √® la Vispa Teresa? Sono anni che cerco ¬Ľ.

E ancora, dopo l’articolo pancraziano sul Secolo (25 V ’22) a proposito del Padrone sono me: ¬ę …Grazie delle ulti ¬≠me parole, in ispecie, e del pagar di persone che ella dice. Ma perch√© irrequieto o inquie ¬≠to! Caso mai la colpa √® del treno pazzo che corre ¬Ľ (27 V ’22).

L’assestamento politico-so ¬≠ciale imposto dal fascismo √Ę‚ÄĒ accettato sostanzialmente sep ¬≠pur non servilmente √Ę‚ÄĒ calm√≤ da una parte certe inquietudi ¬≠ni in Panzini e dall’altra ne fren√≤ gli sfoghi col critico prediletto restato risolutamente sull’altra sponda. Ma a parte un richiamo delicato di Pancrazi a Panzini negli ulti ¬≠mi mesi di giornalismo libero (¬ę Perch√© non scrive un po’ pi√Ļ spesso su Carlino? La vecchia compagnia s’√® quasi sciolta… ¬Ľ, 4 IV ’24) ci sono ancora e spesso nel carteggio ormai volutamente ¬ę lettera ¬≠rio ¬Ľ (anche nella parte ri ¬≠guardante la collaborazione a Le pi√Ļ belle pagine del Tre ¬≠ves dirette da Ojetti e Pan ¬≠crazi) allusioni e umori che muovendo dalla letteratura puntano alla vita: ad esempio le carducciane reazioni contro i ¬ę pazzi dell’estetica ¬Ľ, contro la riforma della scuola e il suo autore, Giovanni Gentile, il ¬ę nemico numero uno della grammatica ¬Ľ, della disciplina stilistica, della ¬ę buona ¬Ľ reto ¬≠rica, ¬ę ufficialmente abolita dalle scuole ¬Ľ proprio in que ¬≠gli anni di orge di ¬ę cattiva ¬Ľ retorica.

¬ę A giorni ricever√† La vera istoria dei tre colori ¬Ľ, scriveva Panzini a Pancrazi il 1″ aprile del ’24. ¬ę Vi trover√† il bianco, il ros ¬≠so, il verde, e anche quel nero che gli italiani credono che non si vede perch√© √® nascosto sotto i fiori della Rettorica: ma si sen ¬≠te! Lo sa (√® vero?) che Gentile ha abolito la Retorica? ¬Ľ. E Pan ¬≠crazi di rimando: ¬ę Quanto alla Rettorica (con un t o con due) hanno un bell’abolirla: √® un nu ¬≠me autoctono e rinasce sempi ¬≠terna come l’alloro di cui √® qua ¬≠si fratello o sorella, come vuole. Non crede? (4 IV ’24).

E’ questa fedelt√† a una di ¬≠sciplina e a una chiarezza in ¬≠sieme stilistiche e umane quel ¬≠la che soprattutto lega in que ¬≠sti anni Panzini e Pancrazi, i quali proprio come scrittori si incontrano ormai frequente ¬≠mente sulle colonne del Corriere. All’ideale manifesto √Ę‚ÄĒ conclusivo di una serie di ap ¬≠pelli √Ę‚ÄĒ di Panzini alla vigi ¬≠lia di entrare nell’Accademia d’Italia (Difendo la Retorica, Corriere della Sera 14 II ’29) (11) fa riscontro la tenace campagna nello stesso senso di Pancrazi, culminata in quel Dove va la prosa? (Corriere della Sera, 5 XII ’36) che l’ac ¬≠cademico applaudiva di gran cuore:

¬ę Anch’io critico, ma non pi√Ļ giovanetto, le dar√≤ il mio voto per il suo bel componimento Do ¬≠ve va la prosa?, cio√® 10 con lode. Quanto poi alla parte finale che riguarda le mosche, gliene rac ¬≠conter√≤ delle belle quando ci tro ¬≠veremo insieme ¬Ľ (7 XII ’36).

Il dissenso sul piano politi ¬≠co fra l’Accademico d’Italia e il critico antifascista rimane ¬≠va in discreta sordina, con si ¬≠gnorile comprensione recipro ¬≠ca; come, ad esempio, a pro ¬≠posito del romanzo pi√Ļ impe ¬≠gnato politicamente Legione X. Panzini dapprima incalza ¬≠va perch√© Pancrazi, nonostan ¬≠te le riserve, ne scrivesse co ¬≠me al solito:

¬ę Caro Pancrazi, io non trovo punte: ma gi√† che lei parla di velluto, saranno quelle naturali asperit√† che deve avere ogni broccato. Parli del velluto soltan ¬≠to, e lasci stare le brocche. Que ¬≠sto le domando, se pure le sue cortesi parole non rappresentano una forma di rifiuto. Suo A. Panzini ¬Ľ (10 IV ’34).

Ma poi non dovette, insiste ­re, se un anno dopo si rivol ­geva a Pancrazi così:

¬ę Caro Pancrazi, lo scorso an ¬≠no lei, con ragioni benissimo sot ¬≠tintese, mi signific√≤ che non de ¬≠siderava fare recensione sul Cor ¬≠riere del mio libro, Legione X. Che non me ne sia avuto a ma ¬≠le √® prova la presente… ¬Ľ (8 III ’35).

Gli anni di Bologna

L’intesa fra i due amici √Ę‚ÄĒ che, segno dei tempi, per pi√Ļ di vent’anni, manterranno fra di loro il civile ¬ę lei ¬Ľ √Ę‚ÄĒ con ¬≠tinuava, soprattutto negli ulti ¬≠mi anni dello scrittore, sotto il segno di due grandi amori letterari: quello per gli one ¬≠sti e cari narratori minori dell’800, e quello per un ¬ę mae ¬≠stro ¬Ľ di vita e di poesia come il Carducci, ¬ę professore ¬Ľ ama ¬≠tissimo di Panzini negli anni universitari bolognesi, ritrat ¬≠to da lui continuamente, per ¬≠sino in varie pagine narrati ¬≠ve. (12)

Il primo mette capo all’an ¬≠tologia sansoniana Racconti e novelle dell’Ottocento (1938), preparata in parte fra Bellaria e Rimini.

¬ę Firenze 5 III 1938. Eccellen ¬≠za, e caro Panzini, l’altr’anno, nella via tra Bellaria e Rimini, Lei mi parl√≤ con ammirazione di un romanzo del Padre Bresciani che veniva leggendo. Ora io per un’antologia di narratori dell’800 che faccio vorrei scegliere una decina o ventina di pagine anche del Bresciani. Pu√≤ darmi un buon consiglio? Dove cerca ¬≠re, cosa scegliere? E scusi que ¬≠sta noia… Le manda molti osse ¬≠qui e affettuosi saluti l’aff.mo suo Pietro Pancrazi ¬Ľ.

¬ę Caro Pancrazi, non ho con me l’Ebreo di Verona. Credo che a Firenze se lo possa procurare. Le mando questo di quattro volu ¬≠metti, sui Costumi di Sarde ¬≠gna (13). Lo legger√† con dilet ¬≠to e ne trarr√† belle pagine (ca ¬≠ni, cavalli in mezzo, donna dal seno scoperto pudicamente in fi ¬≠ne!). Questo gesuita leccato, le ¬≠ziosamente toscaneggiante √® pur una grazia! Grazie del rimando del libro, quando creder√† e se si ricorder√†, e questo le dico per ¬≠ch√© credo sia difficile trovare. Suo A. Panzini ¬Ľ (11 III ’38).

E appena uscita, l’Antologia √® accolta con festa, commossa e nostalgica insieme, da Pan ¬≠zini, che mai aveva potuto di ¬≠menticare la lezione del no ¬≠stro realismo romantico (e specialmente di Demetrio Pianelli e della Famegia del San ¬≠tolo).

¬ę Caro Pancrazi, che bella, che nobile opera di rivendicazione hai fatto verso il povero Otto ¬≠cento letterario! Grazie a te an ¬≠che per il riposo che mi procuri. Riposo o tristezza rileggendo co ¬≠se lette e obliate? Staccia, stac ¬≠cia il setaccio della storia: quel ¬≠lo che ancora rimane nel setac ¬≠cio o vaglio √® ancora il meglio delle vane e crudeli opere uma ¬≠ne. Affettuosamente e grazie an ¬≠cora a nome di Tit√¨ [la figlia]. Tuo Alfredo Panzini. 3 XI ’38 XVI ¬Ľ.

¬ę Eccellenza e caro Panzini, la sua lettera √® per me la ri ¬≠sposta pi√Ļ gradita e pi√Ļ cara che potesse venire al mio libro ot ¬≠tocentesco. Gliene sono grato dal cuore: e ringrazio anche la Ti ¬≠t√¨ (che io ricordo sempre, come la prima volta, in lunghe trec ¬≠ce) dell’attenzione al vecchio li ¬≠bro. Molti ossequi e auguri e salu ¬≠ti affettuosi dal suo Pietro Pan ¬≠crazi ¬Ľ [lettera senza data].

¬ę Eccellenza, e molto caro Pan ¬≠zini, Lei mi ha fatto il pi√Ļ bel regalo di Natale; e io gliene dico grazie di cuore. Certe cose, dette da Lei, sono pi√Ļ care, e valgono pi√Ļ, che dette da ogni altro. E io sono molto contento e per me e per quegli scrittori dell’ ‘800… Che del resto, a giudicare da come il libro √® accolto dal pubblico, incontrano il gusto, o almeno il piacere d’oggi, molto pi√Ļ che i rivoluzionari non dicano.

Mando a lei e a tutti quelli a cui lei vuol bene, il pi√Ļ affettuo ¬≠so Buon Natale e Buon anno!

Il suo Pietro Pancrazi

Camucia, 25-12-1938

L’altro grande amore, quel ¬≠lo per il Carducci, √® al centro di uno scambio di lettere pro ¬≠prio nell’ultimo mese di vita di Panzini: e ancora per una progettata pubblicazione otto ¬≠centesca, quella che √Ę‚ÄĒ dopo la lunga parentesi della guer ¬≠ra √Ę‚ÄĒ sar√† realizzata nel ’48 da Pancrazi e Valgimigli nel de ¬≠lizioso volumetto panziniano Per amore di Biancofiore (e colpisce, quasi un presa ¬≠gio, sul margine estremo dell’epistolario quell’accenno alla ¬ę penna non so se arrugginita o abbacchiata ¬Ľ, e quell’accen ¬≠to insolitamente vibrato posto sul ¬ę coraggio ¬Ľ di scrittore).

Firenze, 15-3-1939

¬ę Eccellenza, e carissimo Pan ¬≠zini, ho riletto questi giorni (lo avevo letto molti anni fa, ma senza farci la giusta attenzione: ero troppo giovane) il suo libro sull’evoluzione del Carducci. Che bel libro, (anche nelle sue gio ¬≠vanili fratture) e quante cose del Carducci, e sulla letteratura e sulla civilt√† italiana del secolo nuovo! Ne sono ancora molto commosso… Ma qui viene, (mi scusi carissimo Panzini), la sec ¬≠catura per lei. Io non sono mai riuscito a procurarmi in proprie ¬≠t√† questo libro. L’ho sempre avu ¬≠to, e anche questa volta, da una biblioteca. E se lei ne avesse (non si sa mai) una copia di pi√Ļ; oppure sapesse dirmi dove possa acquistarla… mi farebbe un vero e grosso regalo. Mi scu ¬≠si se la domanda √® importuna. E creda sempre ch’io le voglio molto bene e sono il suo devoto e aff.mo Pietro Pancrazi ¬Ľ. Roma 21 marzo 1939.

 

¬ę Caro Pancrazi, scusi se le scrivo a macchina perch√© la pen ¬≠na √® un poco, non so, se arrug ¬≠ginita o abbacchiata. Mi dispiace non poterle fare avere una co ¬≠pia della mia operetta giovanile Evoluzione di Giosu√® Carducci. Quell’ evoluzione √® veramente brutta parola, ma risente dei tempi. Fu quella allora, un’ope ¬≠retta molto coraggiosa, come so ¬≠no coraggiose tutte quante le co ¬≠se che io ho scritto, bench√© mia figliola sia quasi sempre dell’opi ¬≠nione contraria. Tanti cari salu ¬≠ti, suo A.- Panzini ¬Ľ.

 

Solo venti giorni dopo Pan ¬≠crazi √Ę‚ÄĒ certo ripensando an ¬≠che al suo conversare e al suo carteggiare con l’amico scom ¬≠parso √Ę‚ÄĒ scriveva: ¬ę L’arte di Panzini dovette conciliare… questa intima natura contrad ¬≠dittoria: da una parte l’idillio, dall’altra l’impressione e la reazione pi√Ļ nobili dinanzi al ¬≠la vita contemporanea. Fu il suo tormento, ma anche la sua gloria di scrittore. Un classi ¬≠cista tutto percorso e inquie ¬≠to di sensibilit√† moderna; e un moderno che ha ancora in s√© attivo il ricordo e il sape ¬≠re degli antichi (La morte di Alfredo Panzini: Corriere del ¬≠la Sera, 11 IV ’39). E passati pochi mesi soggiungeva pi√Ļ pacatamente e quasi con di ¬≠stacco di storico: ¬ę Nato scrit ¬≠tore nella pi√Ļ schietta tradi ¬≠zione, fin dal principio inna ¬≠morato di un suo umanesimo non delle lettere soltanto ma dell’anima, in cinquant’anni d’arte l’impegno di Panzini fu d’immettere in quella luce, in quell’ordine, in quell’ereditato e rinnovato senso del bello, quanto pi√Ļ sentimento nuovo e pi√Ļ cose di vita vera egli pot√©. E questo soprattutto lo assicura del tempo: su altri scrittori suoi contemporanei il nostro giudizio √® ancora incer ¬≠to: ma Panzini, nella sua mi ¬≠sura, ci sembra gi√† stare nella nostra storia letteraria con la composta sicurezza di un classico ¬Ľ. (Invito a Panzini, in Romanzi d’ambo i sessi di A. Panzini, Milano, Mondado ¬≠ri, 1941).

NOTE

Gli originali delle lettere qui pubblicate sono conservati: quel ¬≠li di Panzini dalla signorina Maria Pancrazi, sorella di Pietro; quelli di Pancrazi da Piero e Emilio Panzini, figli di Alfredo. Purtroppo molta parte del car ¬≠teggio √® andata dispersa, anche per le traversie subite duran ¬≠te la guerra ultima da casa Pan ¬≠zini. Ai familiari dei due scrit ¬≠tori il mio ringraziamento pi√Ļ vivo per la liberalit√† con la qua ¬≠le hanno messo a disposizione questi preziosi cimeli e ne hanno consentito la pubblicazione. Dei rapporti Panzini-Pancrazi ho gi√† accennato brevemente in un arti ¬≠colo sul ¬ę Corriere della Sera ¬Ľ del 19 giugno 1966.

1) Di questo periodo vedi la fine rievocazione critica di C. Galimberti, ¬ę Gli anni veneziani di Pietro Pancrazi ¬Ľ in ¬ę Lettere Italiane ¬Ľ VI 1954; e gli articoli di (G. Damerini nel ¬ę Gazzettino ¬Ľ 4 e 3 giugno 1965.

2) Basti rileggere ¬ę Il cuore del passero ¬Ľ (1897) e ¬ę Le av ¬≠venture di un paterfamilias ¬Ľ (1911) oggi in ¬ę Romanzi d’ambo i sessi ¬Ľ, Milano 1941; ¬ęIl trionfo della penna d’airone ¬Ľ in ¬ę Trionfi di donna ¬Ľ, Milano 1903; ¬ę Memorie di scuola ¬Ľ in ¬ę Nuova Antologia ¬Ľ 1 luglio 1907; ¬ę Il regno tuo venga ¬Ľ in ¬ę Le fiabe della virt√Ļ ¬Ľ Milano 1911 ecc.

3) Il primo di una serie di articoli di Pancrazi su Serra ne ¬≠gli anni veneziani √® ¬ę Tra pa ¬≠rentesi. Un critico nuovo: Rena ¬≠to Serra ¬Ľ in ¬ę Gazzetta di Vene ¬≠zia ¬Ľ, 29-10-1914. Flora notava ¬ę √Ę‚ā¨¬¶ Serra, lo scrittore che a me pare pi√Ļ di tutti abbia influito, forse anche per ammirazione di contrasto, sopra il Pancrazi ¬Ľ ¬ę (Scrittori italiani contempora ¬≠nei ¬Ľ, Pisa 1952, pagg. 88). Non √® senza significato che Pancrazi stesso ordinando la sua ¬ę summa ¬Ľ ¬ę Scrittori d’oggi ¬Ľ abbia accostato il saggio ¬ę Renato Ser ¬≠ra ¬Ľ all’¬ę Invito a Panzini ¬Ľ (vol. III, 1946, pp. 3 ss.).

4) Com’√® noto il ¬ę Viaggio di un povero letterato ¬Ľ Milano. Treves, 1919 era apparso in pri ¬≠ma forma sotto il titolo ¬ę Viag ¬≠gio circolare in prima classe di un povero letterato ¬Ľ nella ¬ę Nuova Antologia ¬Ľ nel gen ¬≠naio-febbraio 1915. E Pancrazi osserver√† venticinque anni dopo ¬ę Si pu√≤ dire che tutti gli umoristi dopo il viaggio sentimentale, e dopo il “Reisobilder‚ÄĚ amarono viaggiare. Ma nessuno scrittore nostro, tra quanti si so ¬≠no provati, ha fatto mai tanto suo pro del viaggio letterario come Panzini. Addirittura Panzini ha ricreato il genere, egli ha fatto rientrare nei suoi viag ¬≠gi, con un modo e un pungente suoi, anche i romanzi, le novel ¬≠le, le filosofie, le storie che non scrisse ¬Ľ ¬ę (La morte di Alfredo Panzini ¬Ľ, ¬ę Corriere della Sera ¬Ľ 11-4-1939 ¬Ľ).

5) Luigi Ambrosini, l’amico di Renato Serra, collaboratore in quegli anni della ¬ę Voce ¬Ľ e del ¬≠la ¬ę Nazione ¬Ľ.

6) Allude a esempio all’articolo su ¬ę Il libro del mio sogno errante ¬Ľ di Guido da Verona pubblicato il 23 febbraio 1919 sul ¬ę Nuovo Giornale ¬Ľ; e al pi√Ļ recente ¬ę Vacanza completa ¬Ľ in ¬ę Il Resto del Carlino ¬Ľ, 5 febbraio 1920. E cfr. poi ¬ę Ritorno di Da Verona ¬Ľ in ¬ę Corriere della Sera ¬Ľ, 10-7-1926.

7) Dichiarazione che anticipa direttamente le prese di posizione pi√Ļ ragionate e mature in ¬ę Scrittori d’oggi ¬Ľ: ¬ęDi quello che non posso criticamente tra ¬≠sferire in termini di ragione a me √® negato parlare… Non andr√≤ esercitare sui poeti l’analisi logica, ma sento di doverla sem ¬≠pre esercitare su di me, e dove non posso, smettere ¬Ľ; ¬ę di fron ¬≠te a certi ermetismi non mi fi ¬≠do. Bisognerebbe sganciarsi dal ¬≠la ragione… ¬Ľ; ¬ę che Montale quando proprio non pu√≤ fare a meno faccia uso anche del buio; ma negli altri casi si ricordi an ¬≠che di noi che dalla sorte, ahi, fummo condannati a capire ¬Ľ.

8) Poi pubblicato in volume da Mondadori, Milano 1920.

9) Panzini si riferisce all’articolo di Pancrazi ¬ę Il melograno – ¬ęIl Resto del Carlino ¬Ľ, 24-5-1921.

10) E nella nota preparata ne ’24 per la breve biografia ¬ę Poeti d’oggi ¬Ľ scriveva di essersi allontanato dalla scuola ¬ę per una specie di crisi morale, non sapendo pi√Ļ qual √® la morale che nell’et√† presente si pu√≤ sostenere davanti ai giovani ¬Ľ.

11) Cfr. per esempio ¬ę Il punto esclamativo si difende ¬Ľ in ¬ę Corriere della Sera ¬Ľ, 15-10-1924; ¬ę Conseguenze del punto esclamativo ¬Ľ ibid., 1-11-1924); ¬ę Battaglia di parole ¬Ľ ibid., 27-8-1926; ¬ęPredica al giovanotto beato ¬Ľ ibid., 5-5-1927; e anche ¬ę In difesa della Retorica ¬Ľ 3-11-1929.

12) Basti pensare oltre a quelle raccolte a cura di Valgimigli in ¬ę Per amore di Biancofiore ¬Ľ (Firenze, Le Monnier 1948), alle pagine nel ¬ę Viaggio di un povero letterato ¬Ľ.

13) Proprio con passi dei ¬ę Costumi di Sardegna ¬Ľ √® presentato il Bresciani nell’antologia del Pancrazi.

 


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Bart