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LETTERATURA: I MAESTRI: Coppia segreta

18 Ottobre 2013

di Bonaventura Tecchi
[dal “Corriere della Sera”, mercoledì 6 marzo 1968]

Il locale è di lusso. Abbandonati al gelo e alla tempesta i « giardinetti » esterni che d’estate sono raggentiliti da tende bianche al vento, da grate nere intrecciate di foglie e di arrampicanti, il ri ­storante d’inverno sembra an ­che più lussuoso. E’ tutto rosso scuro: per le pareti, tinte di quel colore, per i grandi tappeti rossi sul pavimento. E perfino il ricordo estivo dei giardinetti adesso abbandona ­ti, della povera edera nera abbattuta dai buffi del vento, sembra rendere più raccolte, più calde le brevi salette che formano il ristorante.

Il locale infatti è tutto di ambienti piccoli, quasi una serie di « séparés »: cinque o sei tavolini al massimo. E nelle sere in cui, come succede spesso in quella città del nord, la neve infuria nelle strade e sui tetti, l’intimità di ogni saletta sembra quella di un’alcova. In quest’aria è facile che gli occhi degli avventori, sparsi ma vicini nei cinque o sei tavoli all’intorno â— una volta sedato l’impeto iniziale dell’appetito e della sete â— si appuntino con interesse su questo o quel commensale.

 

*

 

La coppia che entrò in quella sera d’inverno era straordinaria: semplice, normale, specie secondo i costumi dei nostri giorni, e insieme un’eccezione.

Lei, appena entrata, dopo avere puntato l’ombrellino sul pavimento rosso, si scrollò dalla pelliccia nera gli spruz ­zi di neve; e in quel gesto imperioso di puntare l’ombrellino, di scuoter via con forza la neve, il viso apparve bellissimo. Di un biancore della pelle tale che in quel rosso delle pareti e del pavimento â— sotto una chioma nerissima, che aveva una piccola scriminatura sulla fronte e un ricciolo estroso che ricadeva distrattamente verso il bianco di una guancia â— sembrò di un fulgore anche più intenso.

– Vedrai che non capiranno niente â— aveva detto lei, scendendo dalla grande lussuosissima auto, che la don- stessa aveva guidato â— vedrai… come l’altra volta!

Ella aveva il gusto di queste piccole commedie, riservate, come una gioia segreta, alla loro vita. E lui lasciava fare.

Una coppia enigmatica, nella sua semplicità. Dire perché questa enigmaticità nasceva, dov’erano i punti più fragili e delicati di un segreto, non era facile.

Lui era di una semplicità sconcertante, quasi dimessa. Vestito, si sarebbe detto, alla meglio: serio e gentile, ma distratto. Sulla settantina, un uomo non bello, anzi con la pelle un poco screpolata intorno al naso, i due occhi piccoli, che sembravano addormentati. Però di quell’uomo una cosa era sicura: che disponeva di una quantità enorme di danaro…

L’uomo si fece togliere il paltò da un inserviente, si dispose a sedere a un tavolo di due posti. Lei andò da sola verso il guardaroba, dove era anche vicina, la « toilette »; si trattenne qualche momento. E quando riapparve, tolta via la pelliccia nera, l’alta figura apparve folgorante nel vestito tout de míªme, bianchissimo, le forme del corpo né troppo piene né troppo esili. Tutti gli sguardi â— co ­me se le bocche fossero già sazie e solo gli occhi avessero fame di vedere â— si volsero verso di lei. Da quel momento ella dominò la piccola sala in una maniera invisibile, discretissima, eppure pre ­minente.

Chi era? chi erano? La coppia era venuta più volte, specie d’inverno, e i camerieri non avevano saputo mai nulla. Sapevano soltanto che fuori, nella notte, c’era un’auto di marca straniera, tra le più costose e lussuose che si potevano vedere in tutta la città.

La prima domanda che si posero gli avventori della pic ­cola sala fu, naturalmente, quella di prammatica. Una donna così giovane e bella, così elegante, non poteva es ­sere che l’amica dell’uomo anziano e denaroso. Le quattro o cinque signore, alcune gio ­vani altre no, mogli o amiche degli uomini che mangiavano ai tavoli della saletta, furono tutte concordi: « è l’amante », non c’erano dubbi.

 

*

 

Questa fu la prima impres ­sione. Ma c’era quella straor ­dinaria serietà di lei, quella discrezione affettuosa, quel si ­gnorile distacco… Il vestito era tutto di lana bianca, con le maniche lunghe, con una lievissima cintura nera alla vita, con il collo del vestito che a guisa di corolla, come lo portano certi ordini di re ­ligiose, girava dietro la nu ­ca: attillato, quasi monacale, e insieme flessuoso.

E se fosse la moglie? L’on ­data delle opinioni â— alcune espresse sotto voce, altre ri ­maste segrete â— si spostò, co ­me se una folata, quasi una eco del vento fra la neve, fos ­se entrata in quel locale.

Gli occhi degli uomini e specie quelli delle donne, cercarono la mano sinistra di lei. Spiarono fra le dita per vedere se comparisse l’anello matrimoniale. Ma la loro cu ­riosità fu delusa.

Un grande smeraldo, gran ­de come una farfalla, rico ­priva col suo verde un anello d’oro che, per il suo spesso ­re medio, poteva essere o non essere una « fede ». Bellissi ­ma la mano, lunga e affilata, piccola nella sua lunghezza, ora si puntava imperiosa sul ­la lista delle vivande, ora si appoggiava, con gesto grazio ­so, le cinque dita spiegate, a un punto del viso fra la guan ­cia e il collo.

E quella mano, staccando ­si dal viso di lei, toccava la mano di lui, lo incitava a de ­cidersi nella scelta dei cibi, come se si trattasse di perso ­na restia all’appetito.

Presto uomini e donne, ma specialmente gli uomini, fu ­rono d’accordo su questa os ­servazione, detta o pensata: che ella era troppo attenta, troppo affettuosa per essere una moglie, come se ogni suo gesto e il muovere degli occhi neri e grandi, con le so ­pracciglia lunghissime ma le palpebre pure, senza bistro e l’intensità dell’attenzio ­ne con cui ascoltava ogni pa ­rola di lui, nulla avessero dell’abitudine distratta e mec ­canica di una vita consuma ­ta nella vicinanza, nella co ­munanza d’ogni giorno. « E’ troppo affettuosa e attenta per esser moglie ».

La folata delle opinioni oscillò ancora, come se le fiammelle delle candele acce ­se, per belluria, su ognuno di quei tavoli rossi, si voltassero da un’altra parte.

 

*

 

La supposizione che si trat ­tasse di una figlia si fece avan ­ti. All’improvviso fu scoperta una vaga somiglianza nel fi ­sico, benché i due fossero co ­sì diversi. I nasi erano am ­bedue aquilini, benché quello del vecchio fosse più grosso e quasi scuro, con le screpo ­lature e le chiazze qua e là della pelle sul viso. E quel modo di vestire di lui, così dimesso, quasi trascurato, non indicava una confidenza, qua ­si una mancanza di riguardo che in un amante sarebbe sta ­ta imperdonabile?

Ma come figlia, la donna era troppo giovane. Di un uo ­mo sulla settantina, e forse oltre i settanta, la presunta figlia non avrebbe dovuto es ­sere sui quaranta?

Più la cena avanzava, più il segreto si faceva intenso. Ché la bellezza di lei, riscal ­data dai buoni cibi (ella ave ­va mangiato in una maniera irreprensibile: senza avidità ma anche senza schifiltezze, e la bocca, nel masticare â— dif ­ficile momento, quello di man ­giare, per giudicar una bocca â— aveva messo in evidenza il taglio sottile e insieme un poco sensuale delle labbra, una chiostra di denti candidissimi); la bellezza di lei, ac ­cesa dal vino, rifulse ancora di più. Proprio quella bellez ­za fulgente e affettuosa ac ­canto alla modestia, alla sem ­plicità di lui, parve un mira ­colo, una cosa impossibile ad esistere.

Ci fu un momento di so ­spensione. Fu quando lei si alzò, da sola, per andare a prendere, evidentemente, qual ­che cosa nel guardaroba; e ritornò con una medicina in mano, la fece calare, goccia per goccia, nel bicchiere di lui, rimanendo sempre in piedi.

Tanto nel primo momento, di alzarsi ed andare verso il guardaroba, quanto nel ritor ­no, la perfezione del suo cor ­po, la linea giusta dei fian ­chi, la sottigliezza delle cavi ­glie, la purezza dei ginocchi sotto quel fulgore del bianco del vestito, in risalto contro il nero delle scarpe, balzaro ­no agli occhi di tutti, fecero perdere la testa a chi voleva pensare.

Ci fu un altro attimo di so ­spensione, che confuse anco ­ra più i pensieri. Uno dei ca ­merieri portò, alla fine della cena, una bottiglia di cham ­pagne: le due coppe di cri ­stallo furono sollevate, ma ap ­pena un poco; scintillarono un istante nell’aria, la mano bianchissima di lei, quella che non aveva lo smeraldo ed era tutta nuda, toccò, per un mo ­mento, la coppa di lui.

Le fiammelle delle candele questa volta si spensero dav ­vero, investite da una folata di vento che era entrata all’improvviso da una porta nella notte di neve. E nel locale fu come se ci fosse il buio, benché le lampade a luce elettrica continuassero a risplendere dalle pareti rosse.

– Hai visto che non hanno capito niente? â— disse lei uscendo dal locale.

– Sei stata bravissima â— rispose il vecchio.

Solo nel momento in cu lei, preso fra le mani il volante, mise in marcia la macchina, la contrazione, sia pure appena accennata, della pelle agli angoli degli occhi nello sforzo di guidar l’auto entro il turbinio della neve rivelò che la donna non era poi così giovane come la sua folgorante bellezza aveva fatto immaginare.


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