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Napolitano e i giudici

18 Ottobre 2013

Non   so se Napolitano cominci a rendersi conto che la magistratura ormai la fa da padrona in Italia, e che egli oggi si trovi a patire un accanimento che la sua parte politica ha sempre negato per Berlusconi.

A differenza di quest’ultimo, Napolitano non può rifugiarsi dietro una qualche genialità creatrice di battute fulminanti come quella che il Dizionario di Oxford ha riconosciuto al Cavaliere, prossimo a perdere anche questo titolo, ma destinato a durare, nel bene e nel male, non solo nella memoria storica del nostro Paese, ma anche perché (vedete come è bizzarra la vita) una delle sue battute è stata posizionata nella specifica classifica al quinto posto tra le battute di sempre. Chi sa quanti, nell’apprendere ieri la notizia, sono diventati verdi dalla bile, eppure è arcinoto da tempo che il Cavaliere ha sette vite come i gatti, e in quachle modo, sia in Italia, quanto fuori d’Italia, ci troviamo sempre a fare i conti con il suo nome.

I conti ce li stanno facendo anche i Santoro, i Paragone, i Floris, i cui programmi risentono in negativo di questa stupefacente   sopravvivenza di Berlusconi alle unghiate dell’asse autoritario Pd-magistratura, una sopravvivenza che ha superato, a mio avviso, le stesse aspettative dell’interessato, il quale forse desidererebbe in questo delicato momento un po’ di tregua.

Santoro ha guadagnato al suo programma Servizio Pubblico, la nuova definizione datagli da Dagospia: Servizio pubico, essendosi ridotto ad occhieggiare dalla serratura della camera da letto di Berlusconi, probabilmente stupito e smanioso per quante donne gli abbiano girato intorno e continuino a farlo.

Paragone si è ingabbiato con il suo programma in un forzato assalto, pure lui che non ne avrebbe la stoffa, al Cavaliere, giudicato “senza palle” per essersi arreso alla fiducia data al governo Letta.

Floris è il più scaltro di tutti, ma il suo metodo di interrompere chi sta per vincere un contesa a lui sgradita è ormai come l’uovo di Colombo, e puzza di stantio, e dunque dovrà inventarsi qualcosa di nuovo, o annoierà come la Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria.

Gad Lerner è già uscito di scena da qualche tempo e si può dire che sia stata la prima vittima dell’antiberlusconismo viscerale.

Fabio Fazio si trova pure lui in cattive acque, e così, da tutto ciò, si può desumere   che i baldi cavalieri televisivi che brandivano la spada dell’antiberlusconismo si stanno ammosciando e brandiscono ora una misera spada di cartone.

Lo stesso fenomeno sta abbattendosi, sia pure con dosi più diluite e prudenti, sul nostro capo di Stato. Il suo declino si può datare dal momento in cui ha deciso di fare finalmente un atto costituzionalmente previsto e dunque ineccepibile: il messaggio alle camere sull’amnistia e l’indulto. Non vi paia strano se affermo che, dopo di ciò, anche su di lui si sta rivoltando come un boomerang un antiberlusconismo mal celato, ma presente nei vari comportamenti che di volta in volta ho segnalato su questo blog e che non sto a ricordare, se non il primo, che fu l’ingiustificato silenzio sugli attacchi continui e violenti che il presidente della camera Gianfranco Fini rivolgeva un giorno sì e un giorno no al leader del centrodestra, fra l’altro anche capo del governo, varcando e violando i limiti imposti dalla sua carica super partes.

Fino al messaggio alle camere, Napolitano si è indubbiamente considerato un Re, un Duce, un Illuminato, un Insindacabile, ma ecco che il fiumiciattolo carsico che si era formato a seguito di queste inquietanti presunzioni va emergendo in superficie e comincia a bagnargli i piedi e a minacciargli il primo raffreddore politico. Ne fa stamani una sintesi efficace, su “Il Foglio”, Claudio Cerasa.

Ove sia corretto quanto ho scritto sin qui, faccio fatica a non immaginarmi che oggi il pensiero di Napolitano non può che essersi sintonizzato su quello di Berlusconi a proposito delle persecuzioni di cui si è sempre lamentato.

Se c’è a Milano una procura che fa dell’accanimento antiberlusconiano la sua ragione di vita, a Palermo ce n’è una altrettanto accanita contro il nostro capo di Stato, considerato dai quei pm responsabile di quella aberrante sentenza della consulta con la quale questi è riuscito a far distruggere i nastri contenenti le sue telefonate con Nicola Mancino.

Se la sono legata al dito, ed oggi i pm di Palermo sono riusciti ad ottenere dai giudici l’accoglimento della loro richiesta di chiamare il capo dello Stato a testimoniare sul contenuto di una lettera che il suo defunto consigliere D’Ambrosio gli scrisse in riferimento alle telefonate che il medesimo aveva intrattenuto con Mancino.

Si dice che Napolitano sia irritato, ma questa volta sarà assai difficile che possa sottrarsi ricorrendo, come l’altra volta per i nastri, alla benevolenza della consulta. O a quella di ministri e giornalisti che già si stanno muovendo per aiutarlo (qui). I precedenti di Pertini e di Cossiga, lo inchiodano al rispetto della richiesta palermitana.
Difficile prevedere che cosa uscirà fuori dalla deposizione di Napolitano.

Come i miei lettori sanno, da sempre sono convinto (al contrario di tanti giornalisti, anche di centrodestra) che una trattativa tra lo Stato e la mafia ci sia stata, e sono perciò convinto che anche Napolitano ne sappia qualcosa, non essendo stato in quegli anni figura di secondo piano. Questa ovviamente è una mia impressione, suffragata però dall’irritazione con cui Napolitano accoglie sempre le circostanze in cui viene chiamato in ballo. Così è stato per le telefonate fatte distruggere (resterà una macchia della sua presidenza), così è ora con la chiamata a testimoniare pervenuta dalla corte di assise di Palermo.

Intanto, a Palermo si è appena concluso il primo grado di un altro processo parallelo che tocca in modo indiretto la presunta trattativa tra Stato e mafia, e uno degli imputati più importanti, il generale Mori, è stato assolto. Ma nella sentenza vi sono strascichi che corroborano chi, come me, sospetta dell’esistenza della trattativa:   sono i vari passaggi in cui il collegio afferma che ci potrebbero essere stati sviluppi nel senso della trattativa ma non si è potuti pervenire alla prova necessaria.

In agosto, la cassazione con la abominevole sentenza Esposito aveva introdotto, al fine di superare tale ostacolo, l’aberrante “prova logica”, in nessuna parte della costituzione e del diritto penale prevista e dunque legittimata. Se Palermo avesse tratto insegnamento dal “metodo Esposito” ed applicato la “prova logica”, il generale Mori forse sarebbe stato condannato e la trattativa tra Stato e mafia sarebbe stata accertata.

Perché Palermo non ha fatto ciò che Esposito ha osato fare al fine di condannare un politico a lui manifestamente e pubblicamente inviso? Perché Palermo ha rispettato i canoni costituzionali che esigono che si possa condannare solo in presenza di una prova resistente ad ogni ragionevole dubbio?

È eccessivo supporre che il rispetto del dettato costituzionale questa volta fosse utile e necessario allo stesso modo che fu necessario e utile   alterarlo con la sentenza della consulta che ordinò la distruzione dei nastri in forza di un articolo 271 cpp che disciplina tutt’altra cosa?

Non vi è dubbio che Napolitano si presenterà, dopo la sentenza che assolve il generale Mori e non assevera l’esistenza della trattativa tra Stato e mafia, in condizioni assai migliori davanti alla corte di assise di quelle in cui si sarebbe trovato se vi fosse stato il riconoscimento che la trattativa ci fu, e dunque la testimonianza di Napolitano potrebbe beneficiare di una maggiore indulgenza da parte della corte.
Ma sono argomentazioni, queste, che dovranno ricevere conferma dagli avvenimenti futuri.

Una cosa comunque è certa: il potere della magistratura (o di una parte di essa, ma ciò, come s’è visto, non cambia la sostanza) non risparmia nessuno, e dopo essersi esercitata su Berlusconi, ora fa suo un bersaglio ancora più importante. E Napolitano, dal mio punto di vista, ha molti peccati e molte debolezze per riuscire a resistere fino in fondo.


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2 Comments

  1. Commento by zarina — 20 Ottobre 2013 @ 16:39

    Se   è stato attenzionato, sarà importante seguire l’evolversi   del conflitto, se ci sarà, il cui esito potrebbe forse chiarire se potremo ancora sperare in un futuro democratico. E sarà interessante vedere come   si posizioneranno   i giornaloni di regime che finora hanno sempre appoggiato a spada tratta la   magistratura.
     
     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Ottobre 2013 @ 17:43

    Una bella prova, indubbiamente. Non per Scalfari, che ormai è napolitanizzato al 100%.

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