Delizie moderne

di Dino Buzzati
[dal “Corriere della Sera”, domenica 6 settembre 1970]

Negli ultimi anni, varie in ­novazioni, entrate di moda in breve tempo, sono intervenu ­te a rallegrare la vita o, comunque, a renderla più inte ­ressante. Per esempio:

LA GUERRIGLIA. â— In ­trapresa inizialmente a scopo politico, col proposito di lo ­gorare e infine abbattere un regime, questo stimolante ge ­nere di attività ha finito per trasformarsi in uno sport di ­sinteressato, fine a se stesso, talora senza alcun addentel ­lato coi problemi della cosa pubblica. Essa piace soprat ­tutto ai giovani che soffrono di non poter combattere del ­le guerre vere e proprie, co ­me sarebbe il loro naturale desiderio, e quindi trovano nella guerriglia un conforte ­vole Ersatz.

Una certa fiacchezza da parte delle forze dell’ordine e la simpatia, più o meno ma ­nifesta, di larga parte della popolazione, hanno fatto sì che il movimentato costume dilagasse. Guerriglia presso ­ché platonica, a base di lazzi, scherzi e tiri mancini per lo più innocenti: praticata in ge ­nere dai ragazzini. E guerri ­glia comme-il-faut, a base di agguati, rapimenti, bombe, in ­cendi, bastonate, sparatorie e supplizi, con eventuale spar ­gimento di sangue.

Non c’è casa, qui in città, per lo meno non c’è quartie ­re senza le sue battaglie inte ­stine, ad opera di due o più « gruppi d’azione » i quali si propongono svariati obiettivi, come l’abolizione delle gonne lunghe, l’instaurazione del li ­bero amore, la caccia ai pen ­sionati, lo sterminio dei gat ­ti, l’antropofagia, l’evirazione dei bambini ricchi, e così via.

Le notti di pace e di silen ­zio sono rare. L’esistenza, an ­che di giorno, è tenuta su di giri da continue sorprese e patemi d’animo. E il bello è questo: che pur vivendo tra un batticuore e l’altro, non si ha, per la pace e la tranquil ­lità di un tempo, alcun rim ­pianto.

Certo, non è facile destreg ­giarsi. Se si chiama la poli ­zia, la polizia arriva al ga ­loppo, ma come sapere se so ­no poliziotti autentici? Nel mascherarsi, nel mimetizzarsi, i guerriglieri sono di un’abilità diabolica. C’è chi sostiene che si sono ormai installati fin nell’anticamera del que ­store.

Del resto, chi può più ga ­rantire dell’amico, del paren ­te, dei propri familiari? I miei figli stessi, sempre così amorevoli, non potrebbero irrompere stanotte nella mia camera a depredarmi, previo taglio della gola, per finan ­ziare le future operazioni del loro clan? E io medesimo, come potete escludere che mi ­liti nelle file di una delle ban ­de più sanguinarie, o addirittura ne sia il capo? Forse che verrei qui a dirvelo?

GLI INQUINAMENTI. â— Ci si chiede se la scienza saprà trovare rimedio alle nuo ­ve minacciose conseguenze degli spurghi industriali. Non si tratta più degli inconve ­nienti già lamentati anche in Italia, come la proliferazione di alghe fetide e di scarafag ­gi giganti. La dispersione nel ­le acque e nell’aria di sostan ­ze di inedita formula chimi ­ca pare abbia avuto â— la no ­tizia non è ancora di domi ­nio pubblico, esitando le au ­torità a divulgarla â— effetti profondi e singolari sulla fau ­na, quasi che tali sostanze siano, per pesci e selvaggina terrestre, formidabili promo ­trici di energie mentali. Si at ­tende, è vero, il responso dei centri di studio specializzati, ma tutti i resoconti, provenienti da plaghe lontanissime tra loro e perfettamente con ­cordi, lascerebbero pensare a un cambiamento nel modo di agire degli animali in libertà, con e se nel giro di pochi mesi essi avessero acquistato una intelligenza del tutto ignota finora.

Insomma: per largo rag ­gio intorno agli stabilimenti che espellono quei rifiuti â— si parla di molte decine di chilometri â— le reti dei pe ­scherecci restano ostinata ­mente vuote, e i cacciatori in ­vano inseguono caprioli, le ­pri, quaglie e beccaccini i quali, al loro avvicinarsi, fug ­gono ostentatamente fuori ti ­ro, con atteggiamento provo ­catorio. Dapprima, in mare, si era pensato che l’inquina ­mento avesse sterminato l’it ­tiofauna. Non è così. La po ­polazione marina si è anzi moltiplicata, solo che i pesci ora scortano lateralmente le navi, a scopo di irrisione, te ­nendosi ben lontani dalle re ­ti; sui bastimenti avvengono quindi scene di selvaggio quanto impotente furore, e si lamentano casi di suicidio.

I DIROTTATORI. â— Se ­condo alcuni, si tratta di una fattispecie marginale della guerriglia, mentre in realtà i dirottatori, ormai frequentis ­simi, fanno categoria a sé. C’è soltanto un’analogia: anche nei dirottamenti è venuta meno, nella più parte dei ca ­si, la giustificazione politica. Non è che la componente ideo ­logica sia sempre estranea al ­le gesta degli intraprendenti operatori. Ma ciò che soprat ­tutto gli preme è la voluttà di poter esercitare, sia pure per pochi minuti e in breve spazio, una sorta di potere supremo; spesso senza il mi ­nimo tornaconto personale.

Ed ecco il fenomeno sor ­prendente: via via che sulle reti aeree internazionali infit ­tivano i casi di dirottamento, la clientela turistica, anziché rarefarsi, aumentava. Finché ci si rese conto che quelle avventure, con approdi negli scali più impensabili, eserci ­tavano una intensa attrattiva. Tanto che varie compagnie hanno finito per organizzare dei colpi di mano simulati, con deviazioni verso remote città dei vari continenti. E la maggiore spesa da parte del ­la società armatrice trova compenso nell’intensificato af ­flusso del pubblico, eccitato dalla prospettiva di brividi romanzeschi.

Le pene comminate ai ri ­baldi sono state finora di una mitezza scandalosa. Cosicché molti ragazzi sono stati ten ­tati di estendere l’attività an ­chefuori del settore aeronau ­tico. Né si può sostenere che l’iniziativa sia dispiaciuta.

I plausi, pur se inespressi, hanno soverchiato di gran lunga le deplorazioni quando a Duesseldorf due facinorosi, introdottisi nella direzione di un grande magazzino, hanno imposto, pena l’esplosione di un ordigno infernale che por ­tavano con sé, l’immediato ri ­basso di tutte le merci nella misura del 90 per cento; ri ­basso proclamato in tutti i reparti per mezzo degli alto ­parlanti; e dopo un’ora, nel gigantesco emporio, non rima ­neva neppure un bottone.

Meno spiritosa fu giudicata l’irruzione, in piena Scala, du ­rante un concerto mozartia ­no, di tre energumeni i qua ­li, senza riguardi per la vene ­randa età del Maestro, impo ­sero al vecchio Von Karajan di interrompere il programma per attaccare l’obbrobrioso inno della teppa underground, ciò che il vegliardo eseguì con agilità insospettabile.

E i colpi di mano nei gior ­nali? Occorre ricordare il ti ­ro giocato a France Presse, costretta a pubblicare in pri ­ma pagina, con titolo sesqui ­pedale e gigantesca foto, la notizia che tale Michel Durand, cioè il capo dei « dirot ­tatori ». era diventato padre di un fiorente pupo di quat ­tro chili? O lo sbalordimento indignato dei torinesi, quan ­do, un mattino di domenica, trovaronosul loro maggiore quotidiano un titolo a nove colonne che vituperava scon ­ciamente la Juventus? (Il re ­sponsabile, un idraulico inte ­rista, si ebbe poi, ricordate?, appena sette mesi con la con ­dizionale) .

LA DROGA. â— Fa davve ­ro specie udire ancora grida di allarme, deplorazioni, ac ­corati moniti contro l’uso del ­le droghe. C’è della gente ben ostinata. Come si fa a chiu ­dere gli occhi dinanzi all’inar ­restabile progresso delle co ­se? Le antiche leggi suscita ­no ormai incredulità e com ­patimento: proibito severa ­mente lo spaccio e perfino l’uso di cocaina, eroina, ha ­scisc, LSD, marijuana, peyotl, eccetera! Alle mentalità di allora forse sembrava lo ­gico e giusto.

Ma l’umanità covava le sue oscure istanze, destinate a di ­rompere vittoriosamente. E la natura stessa vi andava incon ­tro.

Un primo indizio fu la con ­statazione che dalla semplice buccia di banana, debitamen ­te trattata, si potevano rica ­vare sensazioni deliziose. Di anno in anno gli sperimentatori apri ­rono poi nuovi orizzonti, sen ­za violare il codice. Una suc ­cessione di gloriose scoperte: le patate lesse, ingerite al buio completo, procuravano dioni ­siache visioni; effetti di inten ­sità non minore si ottenevano con l’infuso di vecchi vocabo ­lari mescolato all’olio di gen ­ziana, o ascoltando a ritroso le musiche di Wagner, o im ­pastando meringhe con la ba ­va di cani boxer. Ci fu quin ­di la moda della ginnastica psichedelica, alquanto fatico ­sa a dire il vero, tuttavia ef ­ficacissima.

Ed eccoci alle più recenti conquiste. L’atmosfera stessa che circonda il globo terrac ­queo è uno stupefacente, ba ­sta immetterla ed espellerla dai polmoni secondo un rit ­mo particolare, di facile ap ­prendimento.

Di più. La vita medesima â— è l’ultimo grido â—, il fatto stesso di esistere è una dro ­ga potentissima, tutto sta nel non ostacolarla in alcun mo ­do, nel lasciarsi andare. E si sprofonda in un paradisiaco delirio.

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