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LETTERATURA: I MAESTRI: Deserto, savana, foresta

10 Febbraio 2018

di Alberto Moravia
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 21 aprile 1970]

Bamako, aprile.

Una di queste sere assistia ¬≠mo a Bamako ad un’esibizio ¬≠ne di danze nazionali organiz ¬≠zata dalle autorit√† in un night club locale. Sono presenti gran parte del corpo diploma ¬≠tico e molti personaggi uffi ¬≠ciali. Sulla pista di cemento, nella luce dei riflettori, si se ¬≠guono corpi di ballo in costu ¬≠mi africani, coppie di suona ¬≠tori di flauto, terzetti di suo ¬≠natori di tamburi. In una si ¬≠mile balera, in Europa, que ¬≠ste danze e queste musiche sembrerebbero autentiche. E non soltanto per la violenza, la bizzarria e la strana armo ¬≠nia dei gesti, delle voci e dei suoni, ma anche per l’entu ¬≠siasmo poco professionale dei danzatori e dei suonatori. Ma in Africa, sotto uno stellato furiosamente scintillante, nel ¬≠la frescura di un leggero ven ¬≠to carico di odori selvatici che pare venire dritto dalla savana, si sente invece che la autenticit√† delle danze e del ¬≠le musiche ha gi√† subito una correzione e mitigazione in senso folkloristico. Sono dan ¬≠ze e musiche che originaria ¬≠mente erano eseguite nei vil ¬≠laggi in occasioni rituali e pro ¬≠piziatorie. Qui invece l’occa ¬≠sione √® sociale e turistica. Nei villaggi le voci sarebbero sta ¬≠te pi√Ļ agre e pi√Ļ discordi, le convulsioni della danza pi√Ļ ritmate e pi√Ļ violente, le mu ¬≠siche pi√Ļ monotone e pi√Ļ al ¬≠lucinatorie.

E poi ci sarebbe stato qual ¬≠che cosa che ricordiamo di aver avvertito in danze ana ¬≠loghe anni or sono in un vil ¬≠laggio del Ghana: il senti ¬≠mento di assistere ad una ma ¬≠nifestazione che ci ¬ę ignora ¬Ľ, che ci ¬ę esclude ¬Ľ che non ha bisogno della nostra presenza e attinge la propria ragione d’essere a motivi che non ci riguardano. A Bamako invece lo spettacolo nasceva dalla no ¬≠stra presenza. E invece di ¬ę escluderci ¬Ľ cercava di coin ¬≠volgerci, provocando la nostra curiosit√†, stimolando la nostra ammirazione.

Strano a dirsi, questo sca ¬≠dimento dell’autenticit√† afri ¬≠cana √® dovuto, in fondo, alla rivendicazione, a livello politico e culturale, dell’autenticit√† stessa, cio√® al nazionalismo. Mentre ero in Bolivia, poco prima di recarmi in Africa, ho letto in una lettera di Debray, il rivoluzionario francese prigioniero a Camiri, le seguenti considerazio ¬≠ni: ¬ę La nazione √® l’essenza di questi tempi e non si deve credere una sola parola di qualsiasi socialismo che non contenga anche del nazionalismo… non ci sar√† mai un’au ¬≠tentica nazione su questo continente senza un socialismo ri ¬≠voluzionario, proprio come non ci sar√† mai un socialismo senza un nazionalismo rivolu ¬≠zionario ¬Ľ.

*

Il fenomeno al quale allu ¬≠de Debray √® noto ormai da quasi due secoli, cio√® dai tem ¬≠pi della rivoluzione francese che ne segn√≤ l’inizio. E’ il connubio esplosivo del sentimento nazionale con l’ideologia universalistica del momento. Nell’Ottocento il connubio era tra sentimento nazionale e ideologia liberale; oggi √® o dovrebbe essere il connubio tra sentimento nazionale e ideologia socialista. Debray parla dell’America Latina ma il suo ragionamento potrebbe anche valere per l’Africa. Dopo tutto la storia dell’Africa non √® tanto diversa da quella dell’America Latina. Ambedue i continenti sono aree di depressione e di sottosviluppo. Ambedue hanno vissuto la esperienza del colonialismo e della liberazione (vera o fin ¬≠ta) dal colonialismo. Ho det ¬≠to che il ragionamento di De ¬≠bray potrebbe valere anche per l’Africa; ma in realt√† ci sono forti probabilit√† che in ¬≠vece non valga.

Perch√© questo? Perch√© il nazionalismo, dovunque si sviluppi in simbiosi, come abbia ¬≠mo detto, con l’ideologia uni ¬≠versalistica del momento, af ¬≠fonda le sue radici nel terre ¬≠no della storia. All’origine del nazionalismo socialista, per esempio, dei paesi arabi o del paesi dell’est asiatico, c’√® la storia del popolo arabo, del popolo cinese, del popolo giapponese, del popolo vietna ¬≠mita. A rigore, anche nell’America Latina, all’origine del nazionalismo auspicato da Debray c’√® la storia di quattro secoli di cultura spagnola trapiantata nel nuovo mondo. Ma in Africa, la cultura tribale che ha preceduto il colonialismo non ha connotati veramente storici: piuttosto che nella storia siamo ancora nella preistoria. D’altra parte il nazionalismo africano non pu√≤ contare sul trapianto in Africa dell’intero organismo di una cultura europea, come in America Latina. Il colonialismo in Africa intanto dura tre secoli di meno di quello latino americano e poi non √® un colonialismo di ripopolamento, ma di mero sfruttamento. Si andava in America Latina per restarci; si andava in Africa per arricchirsi e poi tornare in patria. Insomma anche il colonialismo non fa storia in Africa, √® soltanto un capitolo della storia europea. Ma allora, in mancanza di una storia purchessia, da dove dovrebbe domani prendere le mosse il nazionalismo africano?

*

Ora il paradosso √® che, pur non essendovi il terreno adat ¬≠to per il nazionalismo, l’Africa Nera per cos√¨ dire √® tenu ¬≠ta a inventarsene uno, in quanto vi sono le nazioni. Si prenda per esempio l’Africa Occidentale Francese. La vicenda non proprio ¬ę storica ¬Ľ di quest’immenso territorio √® molto semplice. Prima dell’in ¬≠tervento francese c’era sol ¬≠tanto tutta la parte pi√Ļ pia ¬≠neggiante, pi√Ļ bassa e pi√Ļ ari ¬≠da del continente africano. Una ¬ę situazione ¬Ľ dunque per niente storica ma naturale, il cui carattere era determinato dall’alternarsi delle tre grandi fasce climatiche che sbarrano l’Africa da ovest a est, dall’Atlantico al Mar Rosso: il deserto, la savana e la foresta. Le trib√Ļ che a migliaia, con migliaia di dialetti, di re ¬≠ligioni, usi e costumi, popola ¬≠vano questo territorio stermi ¬≠nato quanto uniforme, costi ¬≠tuivano, a ben guardare, con il loro numero e la loro varie ¬≠t√† l’altra faccia contraddittoria della semplicit√† e mono ¬≠tonia naturali. In altri termi ¬≠ni c’erano l’anarchia tribale in quanto c’era l’unit√† geo ¬≠grafica.

Poi √® venuta la Francia e questo stato di cose, diciamo cos√¨, preistorico √® cessato; ma non per questo √® cominciata veramente la storia. Il gran corpo dell’Africa √® stato diste ¬≠so sul tavolo anatomico dei congressi imperialisti europei ed √® stato ¬ę spartito ¬Ľ. A cia ¬≠scuna delle nazioni europee √® toccato, secondo criteri euro ¬≠pei, un pezzo d’Africa. Anche la Francia ha fatto a pezzi il suo pezzo, l’Africa Occiden ¬≠tale Francese, e ha chiamato i pezzi colonie. La colonia del Senegal, della Guinea France ¬≠se, della Costa d’Avorio, del Dahomey, del Sudan France ¬≠se, dell’Alto Volta, della Mau ¬≠ritania, del Niger. Otto pezzi, cio√® otto colonie.

Era il 1895. Il periodo del ¬≠le colonie, cio√® degli otto pez ¬≠zi d’Africa, che non significa ¬≠vano nulla per gli africani ancora legati alla cultura tri ¬≠bale e all’economia del deser ¬≠to della savana e della fore ¬≠sta, e invece avevano un sen ¬≠so molto preciso per i colonia ¬≠listi, √® durato appena settanta anni. Intorno al 1960 o gi√Ļ di l√¨, l’Africa Occidentale Fran ¬≠cese si √® resa ¬ę indipendente ¬Ľ e le ¬ę colonie ¬Ľ, tutto ad un tratto, sono diventate ¬ę nazio ¬≠ni ¬Ľ. La nazione del Mali, la nazione del Senegal, la nazio ¬≠ne della Mauritania, la nazio ¬≠ne della Costa d’Avorio, la nazione dell’Alto Volta, la na ¬≠zione della Guinea, la nazio ¬≠ne del Niger. Ma all’origine delle nazioni c’era e c’√® tut ¬≠tora, incontestabile e insoppri ¬≠mibile realt√†, l’immenso ter ¬≠ritorio cos√¨ semplice (deserto, savana e foresta) l’insieme co ¬≠s√¨ complicato (le migliaia di trib√Ļ) che esisteva prima del ¬≠l’incursione colonialista. Cos√¨, per un paradosso tipicamen ¬≠te africano, l’indipendenza e la trasformazione delle colo ¬≠nie in nazioni hanno portato, per difetto di radici storiche, alla creazione di un naziona ¬≠lismo che √® tale soltanto di nome ma non di fatto. Il na ¬≠zionalismo del personale am ¬≠ministrativo africano che dap ¬≠pertutto ha soppiantato il per ¬≠sonale amministrativo euro ¬≠peo, senza per√≤ toccare (con l’eccezione della Guinea di Sekou Tour√©), gli interessi eu ¬≠ropei anzi diventandone ille ¬≠gittimo rappresentante. Di qui diverse conseguenze. Tra le tante, la metamorfosi appunto della cultura africana in fol ¬≠klore turistico.

*

Il giorno dopo l’esibizione delle danze e delle musiche nel night-club, abbiamo fatto un giro per la citt√† di Bamako. Abbiamo visto i quar ¬≠tieri di bungalows e di villini in cui un tempo abitavano gli amministratori francesi e in cui oggi si √® insediata la nuo ¬≠va borghesia africana. E’ una borghesia che parla un france ¬≠se perfetto, che abita in case arredate con mobili magari di tipo svedese, con tutti gli elet ¬≠trodomestici necessari e, sul ¬≠le pareti, le riproduzioni dei quadri dell’√©cole de Paris. Ma questa borghesia ha le sue radici non gi√† in Bamako, ex comptoir francese e oggi capitale burocratica; bens√¨ nei villaggi dove si continua a vivere alla maniera tradizionale, in un’atmosfera non gi√† nazionalista ma, per cos√¨ di ¬≠re, interafricana, secondo le leggi e le culture del deserto, della savana e della foresta.

Dopo il giro per la citt√†, saliamo in macchina su una collinetta, la sola nella ster ¬≠minata pianura che d’ogni parte circonda Bamako. Fermia ¬≠mo la macchina in una radu ¬≠ra di terra rossa come il san ¬≠gue e guardiamo il panora ¬≠ma di Bamako. La citt√† allo ¬≠ra ci appare simile ad un ri ¬≠stretto disegno bianchiccio in un immenso tappeto unifor ¬≠memente verde. Qui, sulle due sponde del pigro, larghissimo e diafano Niger, gli europei hanno trapunto nella sterminata boscaglia verde della savana, ¬†l’esiguo e geometrico reti ¬≠colato di strade dritte incro ¬≠ciate ad angoli retti della cit ¬≠t√†. Ma la savana, tutt’intorno, si estende sempre eguale, in tutte le direzioni, al di l√†, molto al di l√† dei confini po ¬≠litici e ¬ę nazionali ¬Ľ del Mali, irreale a forza di vastit√† e di monotonia ma forse, proprio perch√© cos√¨ irreale, la sola co ¬≠sa reale di questa parte del mondo. Al di sopra della sa ¬≠vana illimitata vediamo il cie ¬≠lo dell’Africa, di un pallido azzurro, anch’esso di una va ¬≠stit√† irreale, coi suoi orizzon ¬≠ti annebbiati dall’afa e le sue vaganti nuvolette bianche.

L’immensit√† del cielo, l’immensit√† della savana sembra ¬≠no allearsi per rendere insi ¬≠gnificante e quasi invisibile la tenue macchia bianca dell’abi ¬≠tato di Bamako. L’avvenire dell’Africa sta probabilmen ¬≠te nel contrasto tra la gran ¬≠dezza e l’uniformit√† della sua natura e l’artificiosit√† arbi ¬≠traria delle nazioni che vi so ¬≠no state ritagliate. Forse da questo contrasto comincer√† davvero, domani, la storia dell’Africa.

 

 


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