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LETTERATURA: I MAESTRI: Giosuè Carducci. Fu sempre sperimentale

25 Giugno 2015

di Luigi Baldacci
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 33, gioved√¨, 15 agosto 1968]

GIOSUE’ CARDUCCI
Poesie e prose scelte a cura di M. Fubini e R. Ceserani
¬ę La Nuova Italia ¬Ľ, 1968, pp. XXXI-442, L. 1500.

Il fatto che l’opera del Carducci si sia affrancata dalla tutela dei diritti e della propriet√† ha comportato un ri ¬≠lancio, almeno in sede editoriale e so ¬≠prattutto con destinazione scolastica, di questo difficile (in quanto difficil ¬≠mente classificabile) poeta dell’Ottocento. Per l’editore Bietti, Carlo Del Grande ha curato Tutte le poesie; ma un evento assai pi√Ļ significativo, sul piano critico, √® costituito dall’introdu ¬≠zione di Mario Fubini (Premessa a una rilettura del Carducci) alle Poesie e prose scelte (¬ę La Nuova Italia ¬Ľ): saggio che pu√≤ essere affiancato a quello di Giambattista Salinari nel vol. VIII della Storia della letteratura italiana – Dall’Ottocento al Novecento, apparso in questi giorni per i tipi di Garzanti.

Che il Carducci sia stato un poeta rappresentativo del suo tempo √® una constatazione innegabile. Tanto inne ¬≠gabile che la sua fortuna √® legata tutt’oggi a ragioni e a configurazioni ge ¬≠nerazionali: vogliamo dire che il carduccianesimo non mor√¨ col Carducci, nel 1907, ma sopravvisse a lungo, nell’intimo di un costume nazionale, non solo estetico e non solo poetico, come i garibaldini sopravvissero a Garibaldi (anzi molti ne nacquero che Garibaldi era gi√† morto). Ci√≤ spiega in parte co ¬≠me sia difficile riportare il discorso su Carducci a un ambito culturale e co ¬≠me esso si offra soprattutto come test di reazioni elementari, nel mero ambi ¬≠to del gusto.

Tanto il Fubini che il Salinari insi ¬≠stono sul valore e sulla bellezza di una lirica come Faida di comune, che a noi sembra non levarsi affatto sul li ¬≠vello della pittura storica del tardo ro ¬≠manticismo e dell’ultimo Ottocento. Il Salinari scrive: ¬ę Una parte della criti ¬≠ca pi√Ļ recente… ha tentato anche di porre in dubbio la schiettezza e l’au ¬≠tenticit√† della poesia epica carduccia ¬≠na, ma il tentativo sembra abortito: quei componimenti rimangono classici nella loro semplicit√† potente e nella loro compatta unit√† ¬Ľ.

Non poeta professore

In realt√† non si tratta di tentativi o di prove di laboratorio, ma di uno scarto di partenza; n√© riescono a farci cambiare avviso le ascendenze illustri e le autorizzazioni culturali di Faida di comune: ¬ę Le forme di questa balla ¬≠ta romantica ¬Ľ ricorda sempre il Sali ¬≠nari ¬ę ci riportano a Heine e ad Atta Troll ¬Ľ; mentre assai pi√Ļ convincenti, a proposito di Pianto antico, perch√© aderenti a una precisa strutturazione stilistica, resultano alcune indicazioni del Fubini: ¬ę … una canzonetta arcadi ¬≠ca, dell’estrema Arcadia del Vittorelli, che pur si anima di uno spirito ignoto al placido arcade per l’impeto di una passione ritmata su anafore heiniane e popolaresche (√Ę‚ÄĒ tu… tu… sei nella terra fredda; sei nella terra ne ¬≠gra √Ę‚ÄĒ) ¬Ľ.

Ma al Fubini, al di l√† del suo carduccianesimo generazionale, si deve un’osservazione che forse rester√† cen ¬≠trale in ogni futuro discorso sul Car ¬≠ducci: ¬ę Vorremmo piuttosto parlare di sperimentalismo, come d’un caratte ¬≠re della sua poesia, per il quale ogni componimento, e non solo l’avventura delle Barbare, viene a rappresentare un incontro pi√Ļ o meno felice con un tema, con un altro poeta, con una tra ¬≠dizione letteraria, un esperimento al quale possono affiancarsi altri e diver ¬≠si ¬Ľ. Il che non significa affatto richia ¬≠mare il Carducci all’ambito consueto della cosiddetta ¬ę poesia della poesia ¬Ľ, e nemmeno a quello del poeta-professore da leggersi col manuale di storia alla mano.

Credeva nei generi

Il precipuo carattere del Carducci non sta nel trarre argomento dalla poesia altrui, bens√¨ nel rifarla a gara: da Heine al Berchet, da Orazio a Pin ¬≠daro. La gran parte della sua poesia √® s√¨ letteraria, ma quella letteratura √® spinta a un tale grado di oltranza da annullarsi nell’esperimento. Carducci √® un poeta che crede essenzialmente nei generi: la ballata storica, il sonetto lirico, il giambo polemico, l’ode cele ¬≠brativa; ma sa al tempo stesso che tut ¬≠ti i generi sono esauriti e che al poeta non resta altro che riprodurli sinteti ¬≠camente. Donde la poesia-calco, la poesia-pastiche. Questa sottile incrinatu ¬≠ra, questa duplicit√† di coscienza segna insieme l’interesse storico e il limite del Carducci: quel limite (vale a dire quello sperimentalismo di fondo) che da un lato lo portava al di l√† del ro ¬≠manticismo e dall’altro lo teneva al di qua del decadentismo.

Prima di leggere le sollecitanti pagi ¬≠ne del Fubini avevamo scritto, pro ¬≠prio in questa sede: ¬ę Carducci √® una specie di Meyerbeer della poesia: un eclettico dotato di un orecchio presti ¬≠gioso; e ai poli opposti di quell’ecletti ¬≠smo, banalit√† routini√®re e genialit√† di sperimentalista ¬Ľ. Ma bisogna correg ¬≠gere: quella che a noi pare banalit√† √Ę‚ÄĒ certi affreschi medievali da sala gran ¬≠de della prefettura, come La leggenda di Teodorico √Ę‚ÄĒ √® anch’essa un aspet ¬≠to, e non il meno lavorato, dello speri ¬≠mentalismo carducciano. Donde le dif ¬≠ficolt√† inerenti a ogni operazione anto ¬≠logica, donde i sospetti che per tali operazioni manifesta il Salinari. Eppu ¬≠re, dopo avere accertato ¬ę ci√≤ che egli significhi rispetto al passato ¬Ľ, bisogna dimenticare il caso Carducci e ogni nostra interpretazione storica: e poi antologizzare magari tendenziosa ¬≠mente: sicch√© a noi sembra del tutto lecita l’enucleazione compiuta dal Binni secondo gli indici di Ballata doloro ¬≠sa, Nevicata, Visione.

Lo svolgimento del Carducci √® d’or ¬≠dine tecnico; la sua maturazione non √® motivata da necessit√† interiore. Il che significa che in lui contano pi√Ļ le poesie che il poeta.


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