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LETTERATURA: I MAESTRI: I sacri testi dei Formalisti russi

26 Gennaio 2011

di Alberto Arbasino
[dal ‚ÄúCorriere della Sera”, 6 marzo 1969]

L’antologia I Formalisti Russi esce finalmente da Ei ¬≠naudi quando Viktor Sklovski e Roman Jakobson e i loro geniali e sventurati colleghi appaiono gi√† come un movi ¬≠mento semiassimilato o predi ¬≠gerito o variamente frainteso dalla nostra cultura √Ę‚ÄĒ per√≤ fino a pochissimi anni fa que ¬≠sti Formalisti parevano prima di tutto un Mito. Le loro teo ¬≠rie erano poco note, le opere introvabili, inesistenti le tra ¬≠duzioni in lingua accessibile; e addirittura vaghi i nomi, im ¬≠preciso l’arco della loro atti ¬≠vit√†… Per mettere le mani su qualche testo, bisognava ri ¬≠correre alla gentilezza di qual ¬≠che slavista particolarmente squisito (il primo a parlarme ¬≠ne fu Ripellino, su un lento treno fra Salisburgo e Praga); e ogni nuova informazione sol ¬≠leticava la curiosit√†, smodata ¬≠mente, perch√© si sentiva che cinquant’anni fa questo mi ¬≠sconosciuto gruppo di letterati entusiasti si era posto √Ę‚ÄĒ e aveva in parte risolto √Ę‚ÄĒ il ¬ę nodo ¬Ľ dei problemi critici che venivano presentandosi ai nostri Anni Sessanta.

Poi la rivista Tel Quel ri ¬≠pubblic√≤ il celebre manifesto di Sklovski, L’arte come pro ¬≠cedimento. E riappariva, dopo anni d’introvabilit√† (all’Aja, presso l’editore Mouton), l’u ¬≠nico repertorio occidentale del Formalismo Russo, dovuto a Victor Erlich, e poco dopo apparso in italiano da Bom ¬≠piani. Infine, dopo un’indi ¬≠menticabile visita a Roma di Sklovski rivalutato (settanta ¬≠cinquenne) in patria, l’edito ¬≠re De Donato ha impostato la sua fortunata carriera sulla benemerita divulgazione delle opere ¬ę formaliste ¬Ľ in Italia. Ormai le pi√Ļ importanti sono a disposizione dei nostri let ¬≠tori, mentre in Francia i giovani strutturalisti le riscopro ¬≠no come antecedenti precisi e indispensabili.

Il volume dell’Erlich era in ¬≠sieme una romanzesca inchie ¬≠sta e un collage ragionato di preziose rivistine apparse fra Mosca e Leningrado nel vor ¬≠tice degli Anni Venti, e di celebri articoli scomparsi ne ¬≠gli ¬ę inferni ¬Ľ delle bibliote ¬≠che sovietiche. Questa anto ¬≠logia √Ę‚ÄĒ curata da Tzvetan Todorov per le edizioni parigine del Seuil √Ę‚ÄĒ riunisce in ¬≠vece i testi fondamentali del movimento, chiarendo gi√† dalla prefazione che il termine ¬ę formalista ¬Ľ √® nato sbaglia ¬≠to, si presta agli equivoci, e non ha nulla in comune con le estetiche di tipo crociano. Si tratta piuttosto di ¬ę positi ¬≠visti ingenui ¬Ľ… Per Sklovski, gi√† nel 1917, la creazione letteraria non √® affatto l’ ¬ęatto mistico ¬Ľ dei Simbolisti, misticazione che unisce per oc ¬≠cultare l’opera d’arte. Questa sar√† piuttosto un congegno ¬†tutto costruito, e dunque artificialissimo: fabbricato dall’autore attraverso una serie di precise operazioni tecniche e (come un motore) smontabile attraverso il procedimen ¬≠to inverso dal Critico ¬ę per vedere com’√® fatto ¬Ľ, badando pi√Ļ alle Regole di Funzionamento che non alle Sostanze cio√® ai Contenuti. Quasi come per Orazio e per Quintiliano, dunque, l’opera d’arte non sar√† l’espressione spontanea di un invasato romantico, ma il prodotto di un sagace artefice che conosce le regole del me ¬≠stiere. Quasi come per gli strutturalisti, d’altra parte l’opera d’arte risulter√† un ¬ęsistema di funzioni ¬Ľ dove ogni componente ¬ę agisce ¬Ľ (e ha un senso) soprattutto in rela ¬≠zione reciproca e dinamica con tutti gli altri… Attaccando il Pensiero per Immagini (clich√©s immobili, indifferenti), Sklovski tende a un metodo ¬ę morfologico, specificatorio ¬Ľ per individuare quel connota ¬≠to di letterariet√† che fa di un’opera √Ę‚ÄĒ appunto √Ę‚ÄĒ una opera letteraria. E propone la nozione di straniamento assai prima di Brecht, quando chia ¬≠risce lucidamente l’Uso Poe ¬≠tico dell’Immagine (¬ę una ster ¬≠zata semantica per rendere estraneo l’abituale ¬Ľ), indican ¬≠do come maestro esemplare di tale procedimento… addi ¬≠rittura Tolstoj.

Raramente il nostro secolo ha vissuto avventure intellet ¬≠tuali cos√¨ eccitanti, cos√¨ ele ¬≠ganti. I Formalisti erano tal ¬≠mente legati alla grande avan ¬≠guardia artistica prerivoluzio ¬≠naria che come protagonisti di questa raccolta appaiono i critici leggendari √Ę‚ÄĒ oltre a Jakobson e Sklovski, Boris Ejchenbaum, Juri Tynjanov, Boris Tomasevskij, Viktor Vi-nogradov √Ę‚ÄĒ mentre come comprimari e comparse, ecco Pastern√†k e l’Achmatova, Be ¬≠ivi e Meyerhold e Sciostacovic. E Majakovskij, che scrive: ¬ę la poesia √® un tipo di produzione, molto difficile e complicato, per√≤ sempre produzione ¬Ľ. E poi: ¬ę l’arte non √® una copia della natura, ma la decisione di deformare la natura secondo le riflessioni della coscienza individuale ¬Ľ. E i Cubofuturisti acclamano: ¬ę se c’√® una nuova forma, de ¬≠ve esistere un nuovo conte ¬≠nuto; √® la forma che lo deter ¬≠mina! ¬Ľ. Ma Lunaciarskij: ¬ę prima della Rivoluzione, il Formalismo era verdura di sta ¬≠gione. Ora √® marcia! ¬Ľ.

Invece, a parecchi decenni di distanza, la tensione cultu ¬≠rale di questa saggistica ap ¬≠pare altissima, densissima, af ¬≠fascinante: intatta. Sullo sfon ¬≠do di vicende meravigliose e terribili, i Formalisti studiano il Monologo e il Dialogo. Con ¬≠trappongono Metonimia e Me ¬≠tafora. S’accaniscono sulla Poesia: √® un’arte verbale; i suoi materiali non sono im ¬≠magini n√© emozioni, ma pa ¬≠role. Sar√† inferiore alla pit ¬≠tura… Per√≤ ha a disposizione ¬ę l’intero nesso delle relazioni formali-logiche inerenti al lin ¬≠guaggio e incapaci d’espres ¬≠sione in ogni altro campo ar ¬≠tistico ¬Ľ. Comporre versi √® ¬ę un equilibrio sulla corda ver ¬≠bale ¬Ľ. E’ ¬ę una oscillazione fra campi semantici ¬Ľ. E’ ¬ę spogliare nudo il tessuto fo ¬≠nico della parola ¬Ľ. E’ ¬ę una danza degli organi articolatori ¬Ľ!… Studiano Husserl, ado ¬≠rano Hoffmann, applicano for ¬≠mule matematiche all’identit√† fra Segno e Referente. Svo ¬≠lazzano fra cinema e cabaret. S’impossessano delle categorie estetiche neo-kantiane. Rileg ¬≠gono (antropologicamente, con Vladimir Propp) le ¬ę fa ¬≠vole di mag√¨a ¬Ľ. Rirecensisco ¬≠no l’Eugenio Onieghin come ¬ę trattamento d’una fabula mediante digressioni incorpo ¬≠rate ¬Ľ, e il Mantello di Gogol come ¬ę interazione dei due li ¬≠velli stilistici della narrazione comica e della rettorica senti ¬≠mentale ¬Ľ… Per√≤ Sklovski proclama il Tristram Shandy il pi√Ļ ¬ę tipico ¬Ľ romanzo del mondo. E grida che ¬ę addebitare idee o sentimenti al poeta √® rozzo e assurdo come bastonare il Giuda delle filodrammatiche ¬Ľ.

Esigendo intorno al 1930 ¬ę l’assoluta neutralizzazione di questi neutralizzatori da parte di un plotone d’esecuzione ideologico ¬Ľ, lo stalinismo ne consegna i protagonisti alla tragedia, e le teorie alla Leg ¬≠genda. Il giro di vite stronca in un’agonia di ritrattazioni mai conclusa la loro rigorosa frivolezza, la loro generosa empiet√†, il lucido capriccio. Si buttano nella versatilit√†. Op ¬≠pure, si rinchiudono nell’eru ¬≠dizione. E fra soprassalti d’in ¬≠transigenze e di rinnegamenti, scrivono, scrivono: reportages prefazioni ai classici, sceneg ¬≠giature, testi scolastici, bio ¬≠grafie romanzate… Sklovski espatria, scrive a Berlino lo stupendo Zoo, poi rientra. Ejchenbaum muore sfinito, Vinogradov si sperpera… Ma at ¬≠traverso la straordinaria car ¬≠riera successiva di Jakobson, il Formalismo Russo feconda le tappe pi√Ļ significative del ¬≠la cultura contemporanea: la linguistica e la fonologia di Praga, la cura dell’eredit√† di Trubetzkoy e di Saussure, il New Criticism americano at ¬≠traverso la mediazione di Re ¬≠n√© Wellek, e oltre l’esplosio ¬≠ne strutturalistica, le nuove ¬ę maniere ¬Ľ critiche francesi. Infatti, fra le due grandi guer ¬≠re, le vicende del Formalismo Russo paiono biforcarsi in una Storia Postuma e in una Storia Segreta. Ma tutta una serie di ¬ę coincidenze ¬Ľ sor ¬≠prendenti costella l’opera critica di T. S. Eliot e di I. A Richards, di William Empsom e di Cleanth Brooks, mentre i nessi tra formalismo e strut ¬≠turalismo verranno esaminati sistematicamente nella saggi ¬≠stica dei Barthes e dei Rousset.

Intanto, in Russia, nel suo isolamento durato quarant’anni, Sklovski lavorava solitario all’avanguardia della critica moderna che si lascia alle spalle la Letteratura come so ¬≠vrastruttura (della storia, della biografia, della realt√†…). E si domandava invece il perch√© della Letteratura: come Maurice Blanchot. O ne indagava il come: ¬ę neoretoricamente ¬Ľ, come Northrop Frye… Meno filologo degli altri formalisti, e meno profondo, ma pi√Ļ bril ¬≠lante, pi√Ļ vivo, e spesso pi√Ļ geniale, Sklovski lavora a una ¬ę teoria dei generi letterari come sistemi di convenzioni ¬Ľ; e tenta una narrativa-critica, ¬ę il romanzo della Prosa ¬Ľ; compone una ¬ę storia delle idee letterarie viste da un uo ¬≠mo solitario ¬Ľ… Ma pare so ¬≠prattutto straordinario il modo del recupero dei vecchi mae ¬≠stri formalisti da parte della giovent√Ļ sovietica attuale. Non tanto coi sorvegliati entusia ¬≠smi dei poeti del Disgelo, ma piuttosto da parte degli inge ¬≠gneri, e specialmente dei ci ¬≠bernetici (poco controllati ideologicamente: si fa quindi del formalismo frenetico non gi√† nei simposi letterari, ma piuttosto nei congressi sulla segnaletica stradale, o spaziale…).


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1 commento

  1. Commento by Russia — 28 Maggio 2013 @ 18:07

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    of writing is actually a pleasant article, keep it up.

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Bart