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LETTERATURA: I MAESTRI: Il caso Nietzsche

6 Settembre 2013

di Riccardo Bacchelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 30 giugno 1970]

La casa editrice Adelphi si distingue in pubblicazioni di genere scelto in occasioni op ¬≠portune. Tale il ¬ę tutto Niet ¬≠zsche ¬Ľ in traduzione italiana da testo filologicamente re ¬≠staurato criticamente dai due studiosi Giorgio Colli e Maz ¬≠zino Montinari.

L’impresa, laboriosa, deli ¬≠cata e difficile, non √® pi√Ļ lon ¬≠tana da compiersi, ma col re ¬≠cente tomo III del volume VI ha raggiunta la compiutezza per quanto nell’opera di Niet ¬≠zsche concerne la dottrina del superamento e della ¬ę trasva ¬≠lutazione di tutti i valori ¬Ľ, ¬ę di l√† dal bene e dal male ¬Ľ, nel mito di ¬ę Zarathustra ¬Ľ e nella mistica del superuomo e del superumano. E qui egli protesterebbe che non √® un mito n√© una mistica: ma al ¬≠lora √® sogno e fantasticheria.

Questo terzo tomo compren ¬≠de l’ultimo Nietzsche, ¬ęultimo ¬Ľ in ogni senso e significato, di quel fervido e frenetico anno 1888, in cui il dramma intel ¬≠lettuale dello scrittore, grande, come tale, e sempre geniale, si chiuse, anzi precipit√≤ nella catastrofe fisiologica della paz ¬≠zia, ai tre di gennaio dell’89.

E’ in questo libro, il critico ed autocritico del ¬ę Caso Wag ¬≠ner ¬Ľ e di ¬ę Nietzsche contra Wagner ¬Ľ; √® il Nietzsche pole ¬≠mico ed ultrapolemico imper ¬≠versante nella filosofia ¬ę a martellate ¬Ľ del ¬ę Crepuscolo degli idoli ¬Ľ e di ¬ę Anticri ¬≠sto ¬Ľ; √®, cos√¨, nel ¬ę Crepusco ¬≠lo ¬Ľ come in ogni pagina, il passionato eversore d’ogni, sia tradizionale e sia attuale, fede e convinzione; il Nietzsche in ¬≠fine di ¬ę Ecce homo ¬Ľ, auto ¬≠biografico di suo genere.

Che questo dionisiaco, anzi questo Nietzsche-Dioniso, pre ¬≠senti sintomi patologici d’esal ¬≠tazione e megalomania e schi ¬≠zofrenia, √® un fatto, ma da sommettere a giudizio critico e storico: letterario poi, in quanto anche e precisamente l’esaltazione ¬ę dionisiaca ¬Ľ del Nietzsche ¬ę ultimo ¬Ľ, artistica e filosofica che sia, poetica ed umana, √® logica, inevitabile, necessaria, eroica a suo modo e in ogni modo tragica: e let ¬≠terariamente feconda e ge ¬≠niale.

A questa conclusione criti ¬≠ca riesce di valido aiuto la filologia dei restauratori del testo originale genuino, che nelle opere suelencate, scabro ¬≠se e scandalose anche e spe ¬≠cialmente per nietzsciani di prima osservanza come il ¬ę di ¬≠scepolo ¬Ľ Gast e la sorella Eli ¬≠sabetta, sub√¨ manipolazioni e ¬ę castrazioni ¬Ľ, √® il termine usato dal Gast, alle quali prov ¬≠vidamente rimediano in buo ¬≠na parte i due curatori odier ¬≠ni, con risultati che stanno in ¬≠contrando, grato a sapersi, ap ¬≠prezzamento e successo inter ¬≠nazionale.

 

 

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Fatto sta che questo Niet ¬≠zsche dell’88 pot√© assai a pro ¬≠porre un dilemma: pazzo di genio o genio impazzito? A risolvere il quesito, a uscir dai corni del dilemma, porge va ¬≠lido soccorso storico proprio la filologia con le sue indagini e scoperte, con le sue ragioni e giustificazioni, che vengono spontaneamente a dimostrare la connessione, lo sviluppo, la unit√† logica e fantastica, let ¬≠teraria ed umana, del poeta di una ¬ę sensibilit√† filosofica ¬Ľ, il termine √® suo, del teste e con ¬≠fessore, in tutti i possibili toni dello spirito, di una spirituale passione estrema, irremissibile, disperata, frenetica, e in ci√≤ eroica, come ho detto, e tra ¬≠gica, non che, ¬ę di l√† dal be ¬≠ne e dal male ¬Ľ, di l√† dal reale e dal fantastico.

La pretesa, per altro, di fi ¬≠losofare ¬ę a martellate ¬Ľ e, vien fatto d’aggiungere, di cri ¬≠ticare a unghiate, per esem ¬≠pio nel capitolo del ¬ę Crepu ¬≠scolo ¬Ľ, ¬ę Scorribande di un inattuale ¬Ľ, potrebbe intanto far torto al raro, straordinario artista della critica, poeta del ¬≠l’estetica, intenditore, amatore, intimo, delle arti e degli ar ¬≠tisti, specialmente poeti e mu ¬≠sici. E fu intenditore forse uni ¬≠co in tal grado e con tanta fi ¬≠nezza di sentimento e d’espres ¬≠sione, nel dire quel che nel ¬≠l’arte e nella fruizione del ¬≠l’opera d’arte c’√® di inappa ¬≠gabile felicit√†, di felicit√† no ¬≠stalgica, di beatitudine rag ¬≠giunta e perduta, d’insufficien ¬≠te e d’irrinunciabile a un tempo.

In particolare, si rischierebbe di far torto al Nietzsche che definendo Wagner come genio espressivo di luci ed ombre e mezzeluci e penombre e sbalzi e sfumature dell’irraggiungibi ¬≠le, dell’eterno fuggitivo poeti ¬≠co, viene a dar definizione ed espressione di se stesso come esperto e saggiatore, mirabil ¬≠mente intelligente e sensitivo, delle opere e del fatto esteti ¬≠co, come teste e confessore d’una vita e vocazione spiri ¬≠tuali intense fino a frangere. Sicch√©, la catastrofe finale vie ¬≠ne a rivelare e a sancire la fa ¬≠tale ed umana irrimediabilit√† di tal vita e di ci√≤ che la resse e govern√≤, che la sofferse, cio√® la coscienza di s√© ch’egli chia ¬≠ma amor del fato. Resta a dire che le traduzioni, accuratissime, sommettono alle esi ¬≠genze della rigorosa, scrupo ¬≠losa fedelt√†, non pure le ambizioni ma anche le tentazioni letterarie di un originale di scrittura, come tale, non che splendida e felice, concettosa e epigrammatica, curiosa e aggressiva, brillante.

 

*

 

 

Mi vien di riandare al prime letture, e poi alle discussioni su Nietzsche con un amico che non pot√©, e neanche forse volle, svolgere intiero il vigore e l’acume di un ingegno critico acuto e rigoroso: Vincenzo Cardarelli. Che noi avessimo profondo rispetto per Nietzsche, risultava anche e sopra tutto dalla durezza degli esami e saggi a cui sottoponevamo il suo estetismo, ¬ę zarathustriano ¬Ľ fosse o ¬ę dionisiaco ¬Ľ o anticristiano o sovrumano, saggiandolo secondo l’austera moralit√† estetica dell’Action di Blondel, secondo il severo concetto filosofico dell’Estetica di Croce ed anche con l’aspra e acre polemica di quel disperato Weininger, che dalla metafisica e dall’etica di Kant deriva un’irata ed irosa condanna appunto dell’estetismo zarathustriano e dionisiaco e delle sue esibizioni ed evoluzioni. Rispettavamo, appunto studiandolo e saggiandolo, Nietzsche: che risolvessimo il problema non saprei affermarlo, e neanche che lo ponessimo in giusti termini. Direi che quanto pi√Ļ lo approfondivamo, tanto pi√Ļ riusciva insoluto, problematico. E non √® che questo sia accaduto a noi soli, n√© che per noi soli il Caso Nietzsche fosse e restasse caso e quesito sospeso, fecondo di suggestioni pi√Ļ che di certezze.

Per tanto e perci√≤ √® con senso di gratitudine intellettuale che riconosco all’edizione critica e al suo apparato dimostrativo, esemplificativo, giustificativo, un valido concorso, direi pure decisivo, a porre il problema nei termini risolutivi. Nel riconoscere, filologicamente e criticamente dimostrato, come Nietzsche ¬ę divenne se stesso ¬Ľ, si riconosce storicamente ed esteticamente evidente, ci√≤ ch’egli √®. E se ancora sia da chiamarsi ¬ę caso ¬Ľ, √® caso tragico, errore, anche nell’errore, eroico, quanto tremendamente, disperatamente logico e coerente fino alla follia, forse nella follia anche.

Sarebbe da dirlo un ¬ę caso ¬Ľ ascetico e religioso; ma lui protesterebbe fin dalla tomba!

E come canta alle ¬ę zampillanti fontane ¬Ľ notturne Zathustra? ¬ę Ah, foss’io notte! Ma questa √® la solitudine mia: ch’io sia recinto di luce ¬Ľ.

Luce desertica, letale, solitudine di deserto al sole, del deserto che a s√© fa Zarathustra e che si faranno l’Anticristo e Dioniso, il Nietzsche ultimo, l’Inattuale in toto, passato e presente e futuro. Che se da tale un deserto della storia e del mondo, cosmico ed umano, egli creda o pretenda di ricavare e ricevere e sperare ancor sensi affini e argomenti in favore della sua profetante e predicatoria polemica e dottrina, non sono, per proseguir la metafora, realt√† di oasi, ma illusioni di fata morgana.

Ma anche questo e proprio questo significa ch’egli non √® un ¬ę caso ¬Ľ ma ¬ę un destino ¬Ľ: se non quale s’immagin√≤ d’essere, quale fu in quel che sofferse e sostenne, in errore e in verit√†, conferendo un significato trascendente al titolo di un libro fra i pi√Ļ incantevoli suoi: ¬ę ¬ęumano, troppo umano ¬Ľ.

 


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