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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Il futuro del romanzo (Parte terza e ultima)

1 Marzo 2009

di Giuliano Zincone
[dal “Corriere della Sera”, gioved√¨ 27 febbraio 1969]

Il mondo contemporaneo √® nemico del romanzo? E’ an ¬≠cora possibile, per il narra ¬≠tore, parlare agli uomini di oggi della realt√† dei nostri giorni? Per rispondere con sufficiente attendibilit√† sareb ¬≠be necessario considerare tan ¬≠to la realt√† quanto il roman ¬≠zo come archetipi immobili, cadaveri a confronto sul let ¬≠tino dell’anatomista. Stiamo al gioco, comunque, e tentia ¬≠mo di individuare, con l’aiuto degli esperti che abbiamo in ¬≠tervistato, una serie di ter ¬≠mini di paragone schematici.

1) IL TEMPO. ¬ęAffoghia ¬≠mo nel mare dei prodotti ¬Ľ di ¬≠ce Goffredo Parise. ¬ę L’uomo non pu√≤ vivere nei tempi industriali, che lo consumano e lo bruciano. E’ necessario tornare ai tempi umani, alla povert√† e alla lentezza ¬Ľ. Non √® una novit√† che gli intel ¬≠lettuali e gli artisti si sen ¬≠tano esclusi dalla logica im ¬≠passibile della societ√† indu ¬≠striale, nella quale il valore di uomini e prodotti √® diret ¬≠tamente proporzionale alla loro disponibilit√† a essere consumati rapidamente e a essere facilmente sostituiti. L’artista e l’intellettuale ten ¬≠dono, invece, a fabbricare (lentamente) prodotti durevo ¬≠li, e ad esigere dal ¬ę consu ¬≠matore ¬Ľ ¬† ¬† partecipazione e complicit√†. Essi, inoltre, si proclamano orgogliosamente ¬ę inutili ¬Ľ, in un mondo ge ¬≠stito da politici, scienziati, economisti, da uomini, cio√®, che adorano, se non l’utilit√†, almeno l’opportunit√†.
Se √® vero che ¬ę tutte le forme sono in crisi ¬Ľ (Mora ¬≠via) √® anche vero che la pa ¬≠rola scritta risente di questa crisi pi√Ļ di ogni altra forma. Le arti visive, infatti, si rin ¬≠novano con maggiore rapidi ¬≠t√†, sono capaci di suggestio ¬≠ni infinitamente pi√Ļ dirette. Il romanzo, ¬ę arte riflessiva ¬Ľ, (Parise), √® battuto in veloci ¬≠t√† dal cinema, dalla pittura, dal teatro; da tutti i mezzi che possono mutare pi√Ļ ra ¬≠pidamente il proprio linguag ¬≠gio e che si prestano a un consumo pi√Ļ rapido.

2) LO SPAZIO. Il romanzo non serve a informare, non si pone il problema di co ¬≠municare con le masse, non √® uno strumento di cono ¬≠scenza immediata, non √® un divertimento adatto a una so ¬≠ciet√† frettolosa, non possiede la persuasivit√† imperiosa del ¬≠le immagini. Che cosa gli ri ¬≠mane? Qui tutti gli esperti sono d’accordo: la letteratu ¬≠ra, che ¬ę non √® pi√Ļ onniscien ¬≠te ¬Ľ (Crovi) deve applicarsi alla indagine sull’esistenza (Moravia, ¬† ¬† Benedetti), deve costruire un aspetto pi√Ļ a-vanzato di quanto sullo stes ¬≠so argomento non possa dire l’informazione ¬Ľ (Volponi), de ¬≠ve essere ¬ę sobillatrice di emozioni ¬Ľ (Pratolini). Oppu ¬≠re deve svolgere una azione di ricerca limitata ai propri strumenti (Balestrini) di or ¬≠ganismo autosufficiente (Ar ¬≠basino).
Dato, dunque, per scontato che ¬ę l’angoscia del vivere to ¬≠glie spazio alla meditazione ¬Ľ (Gadda), rimane al romanzo l’area occupata dai ¬ę felici pochi ¬Ľ che intendano riflet ¬≠tere su problemi esistenziali o espressivi, e che siano in grado di abbandonarsi alla corrente della fantasticheria artistica. E’ un prodotto di √©lite, insomma, il romanzo; fatto, se vogliamo estremiz ¬≠zare, per una minoranza ca ¬≠pace di sottrarsi alle lusin ¬≠ghe del mondo contempora ¬≠neo.

3) LA SOCIET√≠‚ā¨’. ¬ę Il ro ¬≠manzo deve avvicinarsi alla realt√† (anche ambientale) del lettore. E’ importante tener presente il livello della cultu ¬≠ra nazionale e della comuni ¬≠cativit√† della lingua ¬Ľ. Que ¬≠sto giudizio di Gadda (con ¬≠diviso da Moravia) √® trasfor ¬≠mato da Pratolini in una dia ¬≠gnosi molto precisa: ¬ęAl cen ¬≠tro del romanzo √® sempre stato l’uomo. Oggi si √® persa la misura significante dell’uo ¬≠mo: per questo ci si continua a proporre come modello il borghese, cio√® l’esponente di una classe ormai incapace di esprimere valori significanti. Nella nostra letteratura non ci sono protagonisti operai; eppure la classe operaia √® la pi√Ļ numerosa, √® la protago ¬≠nista della produzione. Noi, insomma, mentre critichiamo (giustamente) il realismo so ¬≠cialista, non facciamo che in ¬≠sistere su un ‘ realismo bor ¬≠ghese ‘, che non pu√≤ davvero portarci molto lontano ¬Ľ.

4) I CONTENUTI. Anche su questo argomento, i pareri sono unanimi: no al conte ¬≠nutismo, no al personaggio emblematico di una condi ¬≠zione sociale, no alla lotta politica esplicita attraverso la letteratura. ¬ę Niente predi ¬≠che ¬Ľ dice Volponi. ¬ę Questo tipo di narrativa parte da si ¬≠tuazioni gi√† note, le svolge attraverso meccanismi preco ¬≠stituiti, e conclude con giudi ¬≠zi gi√† noti, in sede ideologica, prima che cominciasse il ro ¬≠manzo ¬Ľ. ¬†

5) IL LINGUAGGIO. E’ ammesso abbastanza pacifi ¬≠camente che i mass-media e la pubblicistica specializzata siano in grado di trasmet ¬≠tere i dati della realt√† con maggiore efficacia di quanto non possa fare il romanzo. E’ anche assunto che, mentre la narrativa possiede un fa ¬≠scino pi√Ļ amabile (Gadda) e la saggistica gode di un’auto ¬≠rit√† maggiore (Moravia), ci si debba guardare dal pro ¬≠porre come intercambiabili i due tipi di messaggio (Volpo ¬≠ni): un romanzo che preten ¬≠da di informare sar√† sempre in svantaggio rispetto a una fonte di informazione scien ¬≠tifica, come il saggio, o diret ¬≠ta, come il giornalismo e la televisione (Benedetti),
Le scienze umane educhino il pubblico, lo spingano a pretendere una letteratura di pi√Ļ alto livello (Calvino) en ¬≠trino nel bagaglio culturale dello scrittore come nutri ¬≠mento indispensabile della sua arte (Arbasino, Gadda); i mass-media forniscano al ¬≠l’avanguardia tecniche di co ¬≠municazione (Balestrini) e motivi di allarme allo scrit ¬≠tore tradizionale. Il romanzo non ha paura: trover√† sem ¬≠pre nel linguaggio la propria forza discriminante, la so ¬≠stanza che distingue il pro ¬≠dotto artistico dallo strumen ¬≠to d’uso quotidiano.

6) LE IPOTESI DI AGGIORNAMENTO sono legate, dunque, a scelte di linguaggio che tengano conto (per analogia o per contrasto) della realt√† che si intende prendere in esame. Parise propone una valorizzazione della ¬ę parola detta ¬Ľ e, come Arbasino, non disprezza le ¬ę comunicazioni di consumo ¬Ľ (come la musica leggera). Gadda sottolinea il primato della ¬ę scrittura formale ¬Ľ sull’arroganza delle comunicazioni di massa; Bale-strini carica le operazioni sul linguaggio di significati eversivi nei confronti di tutta la societ√†.
Moravia, che giudica ¬ę pas ¬≠sato di moda ¬Ľ il tecnicismo letterario, invita a considera ¬≠re la scrittura come ¬ę una azione che scatena l’incon ¬≠scio ¬Ľ, al di l√† di ogni ricetta precostituita; Volponi √® tutto per la capacit√† inventiva, poetica del romanziere, che, attraverso il linguaggio, di ¬≠viene ¬ę arbitro delle situazioni che tocca ¬Ľ. Benedetti d√† fi ¬≠ducia a ¬ę quel tanto di mi ¬≠sterioso che c’√® nell’arte ¬Ľ e aggiunge: ¬ęLo scrittore, non potendo rinunciare alla real ¬≠t√†, deve trovarne il senso me ¬≠taforico, renderla liricamen ¬≠te ¬Ľ. Pratolini difende il ro ¬≠manzo per le sue facolt√† di rivelare, di coinvolgere il let ¬≠tore suo malgrado.

7) IL MERCATO. La realt√† contemporanea √® fatta anche di questo. Gli editori concordano nel riconoscere la tendenza ad abbandonare gli ibridismi: alle informazioni, alla lotta politica √® destinata la saggistica; all’invenzione e alle ricerche sul linguaggio si dedica la narrativa. Il pubblico ha interessi sempre pi√Ļ precisi e frazionati: pre ¬≠tende prodotti onesti, si √® fatto diffidente. Il libro-stru ¬≠mento e il libro-comizio sa ¬≠ranno dunque ben distinti dal libro-meditazione e dal li ¬≠bro-evasione.
Tutto questo, che è fin troppo giusto, non toglie che il commercio abbia le sue esi ­genze e i suoi riflussi. Nel momento in cui il libro-stru ­mento avrà saturato il mer ­cato, si può star certi che il libro-meditazione si prenderà una bella rivincita. Gli arti ­sti delle rispettive scuderie saranno messi alla frusta, molte crisi saranno disinvol ­tamente superate, molti dub ­bi risolti. Fino alla prossima saturazione.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I MAESTRI: Il futuro del … — 1 Marzo 2009 @ 11:23

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart