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LETTERATURA: I MAESTRI: Il vitalizio

14 Aprile 2015

di Piero Chiara
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 28 dicembre 1969]

La villa, o meglio la casa del signor Ovidio, sorgeva sul ciglio di un prato cos√¨ ben nascosto fra le alture boscose, che pochi la conoscevano. Chi vi arrivava dall’alto, per la larga carraia che partiva dal ¬≠la provinciale, ne vedeva appena il colmo del tetto, al di √† di un muro nel quale si apriva una porticina di legno. Chi invece, arrampicandosi per certi sentieri che affiora ¬≠vano al margine delle vigne e dei coltivi capitava ai piedi del colle, la vedeva tutta in ¬≠tera dal basso e dal lato di occidente, bianca e spettrale, con sei finestre dipinte di un colore celeste pallido e sem ¬≠pre chiuse. Molti pensavano che la villa fosse disabitata. Vi stava invece, da molti anni e in rigorosa solitudine, il si ¬≠gnor Ovidio.

Il dolce clivo, che scendeva come un tappeto in molli on ¬≠dulazioni fino al sentiero ed appariva chiuso ai lati da due quinte d’alberi, era verde esta ¬≠te e inverno. Voltato verso il sole e riparato dai venti, sembrava un lembo di riviera trasportato fra le Prealpi. Fio ¬≠rivano infatti, sulla spianata dove sorgeva la casa, i melo ¬≠grani, i nespoli del Giap ¬≠pone, le mimose e gli olean ¬≠dri. Un po’ pi√Ļ in basso, un ulivo grigio-argento spiccava sopra la macchia scura di tre grandi magnolie. In fondo al prato, dove passava il sentie ¬≠ro, la propriet√† era chiusa da una fitta siepe di martello cre ¬≠sciuta ad altezza d’uomo.

La villa, nonostante le no ¬≠bili essenze vegetali che la circondavano, aveva l’aspetto semplice e lineare di una quie ¬≠ta dimora dell’Ottocento, sor ¬≠ta quando i signori, e spesso anche i borghesi di qualche consistenza, potevano compe ¬≠rarsi un’intera collina per i loro ozi campestri.

Il signor Ovidio, sull’indi ¬≠cazione di qualche mediatore, l’aveva scelta come presidio della sua quiete e del suo si ¬≠lenzio, venendovi a stare da Milano, dove aveva concluso una vita certamente attiva, dal ¬≠la quale pareva aver salvato solo se stesso, senz’ombra di famiglia, ma con una rendita che gli permetteva l’illimitato riposo di quel luogo incantevole.

Alcuni, che passeggiando tra i colli avevano osato infilarsi dentro la siepe di martello, potevano descrivere il proprie ¬≠tario della villa, pur non es ¬≠sendo riusciti ad intavolare un qualsiasi discorso con lui. Di ¬≠cevano costoro che il signor Ovidio era sempre vestito di un completo grigio chiaro, con la camicia bianca e il colletto chiuso ma senza cravatta, un berretto di seta color piombo in testa e le mani nascoste nelle tasche della giacca. L’a ¬≠vevano visto fermo in mezzo al prato, presso un albero o vicino alla siepe, sempre ino ¬≠peroso e con l’aria di un estraneo o di uno stordito che stia in ascolto di lontani ru ¬≠mori. Quando si accorgeva degli intrusi, lungi dall’irritarsi, sorrideva con gli occhi, che aveva di un azzurro in ¬≠tenso nel viso pallido e flo ¬≠scio. Poi, stirando le labbra in una smorfia fredda ma gen ¬≠tile, seguiva con lo sguardo colui che aveva violato la sua clausura quasi comandan ¬≠dogli mentalmente d’andarsene. Gli indiscreti, per prender tempo, fingevano di ammirare il bel clivo verde, chiuso ai lati degli alberi e in alto dalla casa, ma davanti all’impassibilit√† del signor Ovidio ben presto s’infilavano di nuovo nella siepe come conigli ed uscivano sul sentiero.

Pago dell’olezzo balsamico delle sue piante e bisognoso di nulla, tanto poco si sprecava in quella pace, il signor Ovidio pareva vivere d’aria; tanto che da qualcuno era stato preso per un fantasma diurno o per uno di quei so ¬≠litari che vagano nei boschi e nelle campagne, poi si ferma ¬≠no perplessi ora in mezzo a un sentiero ora presso un al ¬≠bero o a ridosso di un muro, come per accertarsi, prima di compiere qualche gesto equi ¬≠voco, che non vi sia persona all’intorno.

 

*

 

Alla sua casa, scomparsa da alcuni anni insieme al prato e alle piante per far posto a un villaggio residen ¬≠ziale, giungeva ogni sabato, verso la met√† del pomeriggio e venendo dalla provinciale, una macchina pubblica con la targa di Milano. Ne scendeva una donna elegante, seguita da un autista sovraccarico di pacchi. Scomparivano entram ¬≠bi dietro la porticina che il signor Ovidio, senza sporgere la testa, veniva ad aprire al primo tocco di tromba, e che continuava a riaprire, due o tre volte, per far andare in ¬≠nanzi e indietro l’autista che caricava e scaricava ceste, in ¬≠volti e cassette. Finite quelle operazioni l’autista si rimette ¬≠va al volante, avviava la mac ¬≠china e si allontanava. La do ¬≠menica pomeriggio sul tardi tornava, dava un colpetto di tromba e subito la porticina si apriva. Ne usciva rapidamente la donna, che saliva sulla macchina, tirava una ten ¬≠dina e si abbandonava sul sedile posteriore per lasciarsi trasportare probabilmente a Milano, da dove era venuta.

La macchina era sempre la stessa e l’autista il medesimo, ma non la donna, che pare si alternasse con una o due altre del suo stesso aspetto spiglia ¬≠to e cittadino, se non della stessa et√†.

 

*

 

Sul conto del signor Ovi ¬≠dio, del quale per allora nes ¬≠suno conosceva il nome, nac ¬≠quero e si sparsero voci d’ogni sorta. Alcuni lo davano per un pazzo tranquillo, relegato in quella solitudine da ricchi parenti che temevano la ver ¬≠gogna del manicomio. Altri, forse ispirati dalle sue fine ¬≠stre sempre chiuse, lo ritene ¬≠vano un impresario del me ¬≠retricio che da lontano am ¬≠ministrava le sue case. Un ta ¬≠le, che la sapeva lunga per aver passato molti guai, assi ¬≠curava d’averlo conosciuto in prigione. Ma una voce pi√Ļ autorevole forniva tutt’ altra versione, secondo la quale do ¬≠veva trattarsi di un diploma ¬≠tico a disposizione e pi√Ļ pre ¬≠cisamente di una spia, ma del governo, collocata in posizio ¬≠ne strategica, vicino al confi ¬≠ne, per tenere in mano le fila di un servizio segreto.

Solo alcune persone senza fantasia opinarono che fosse semplicemente un vedovo con tre o quattro figlie grandi, le quali venivano a turno a fargli visita. Un uomo facoltoso co ­munque, al quale non man ­cava nulla per alleviare la sua solitudine.

La curiosità della gente du ­rò per molti anni, senza trovare uno spiraglio che con ­sentisse di accreditare una qualsiasi delle tante supposi ­zioni che erano state fatte nel borgo e nelle ville circostanti. Ma come tutti i misteri uma ­ni, anche quello del signor Ovidio un giorno fu misera ­mente svelato e si sciolse nel nulla.

L’autista, andando e venen ¬≠do da Milano, aveva finito per abituarsi a delle soste in pae ¬≠se, tanto al sabato dopo aver scaricato, quanto alla domeni ¬≠ca pomeriggio quando torna ¬≠va, con qualche ora di anti ¬≠cipo, a riprendere la signora che aveva portato in villa il giorno prima. Al Caff√® Cen ¬≠trale, dove giocava qualche partita a carte o a biliardo, fece degli amici e un giorno si sbotton√≤.

Disse innanzitutto che il suo cliente si chiamava Ovidio, poi che era un gran formag ¬≠giaio del Lodigiano, un ¬ę furmagiatt ¬Ľ, come si dice in Lombardia non nel senso di produttore del grana, ma di venditore e commerciante. Verso i cinquant’anni, trovan ¬≠dosi senza moglie e senza pa ¬≠renti stretti, il signor Ovidio aveva studiato un genere di vita di suo gusto, forse per ripagarsi delle lunghe astinen ¬≠ze alle quali si era costretto pur di risparmiare, fin dai tempi in cui andava per i paesi col banco del formag ¬≠gio. Ricco com’era, aveva po ¬≠tuto stipulare un costoso vi ¬≠talizio con un’impresa di Mi ¬≠lano, che provvedeva a spe ¬≠dirgli una donna per settima ¬≠na, noleggiandola sul mercato della prostituzione di lusso. Insieme alla donna l’impresa gli forniva un vettovagliamen ¬≠to completo comandato espres ¬≠samente da Peck, il cambio settimanale della biancheria personale, da tavola e da letto, nonch√© quant’altro poteva ne ¬≠cessitare ad un uomo che vo ¬≠leva vivere dentro una specie di paradiso terrestre, ma solo, senza indiscreta servit√Ļ per i piedi e senza alcuno di quei rapporti sociali che formano il piacere della vita di pro ¬≠vincia, e che per lui, sempre vissuto fra i formaggi, non avevano alcun senso.

Bast√≤ quella rivelazione per ¬≠ch√© intorno al signor Ovidio cadesse ogni curiosit√†. Rimase viva solo un po’ d’invidia per quel suo verde e ameno Ben ¬≠godi, ma dur√≤ brevemente, perch√© il formaggiaio, quasi avesse fiutato un vento avver ¬≠so, scomparve com’era ve ¬≠nuto.


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Bart