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LETTERATURA: I MAESTRI: Il misterioso Dom Fernando

7 Aprile 2012

di Mario Luzi
[da ‚ÄúLa FieraLetteraria‚ÄĚ, numero 29, gioved√¨ 20 luglio 1967]

Un omaggio a Antonio Tabucchi scomparso il 25 marzo scorso

FERNANDO PESSOA
Poesie
a cura di Luigi Panarese Lerici, pagg. 488, lire 5800.

L’apparizione delle poesie di Fer ¬≠nando Pessoa in italiano √® o do ¬≠vrebbe essere l’avvenimento della sta ¬≠gione se esiste √Ę‚ÄĒ ipotesi assai con ¬≠troversa √Ę‚ÄĒ un pubblico per la poe ¬≠sia. Per ora del poeta portoghese sia ¬≠mo qui in Italia cos√¨ poco informa ¬≠ti che sar√† bene estrarre dal grande volume antologico dedicatogli da Lui ¬≠gi Panarese (Ed. Lerici) almeno qual ¬≠che dato orientativo, anche se questo aggettivo fosse destinato a muovere l’ironia postuma del poeta, considera ¬≠to il senso illimitato e ambiguo che ebbe della sua vita e perfino della sua identit√†. Nacque a Lisbona nel 1888, fu educato in scuole inglesi e il ro ¬≠manticismo inglese entra per qualche cosa nella sua cultura anche dopo la rivelazione della poesia simbolista e futurista. Per quanto partecipasse al movimento della Kenascenca portuguesa, la sua necessit√† d’artista fu troppo individuale perch√© potesse ap ¬≠pagarsi nell’allineamento e troppo av ¬≠venturosa per collimare con la linea uniforme del saudosismo. Dagli al ¬≠legati dell’ampia prefazione di Panarese risulta, mi pare, un’esistenza rat ¬≠tristata dalla solitudine intellettuale che solo l’amico poeta S√†-Carneiro finch√© visse era riuscito a forzare. Poco male in confronto con i tor ¬≠menti delle crisi dissociative e degli sperdimenti interiori a cui andava soggetto. La predisposizione psichica lo aveva portato a coltivare l’occulti ¬≠smo, a cercare forse altri tipi d’inizia ¬≠zione ma non a indossare l’abito del ¬≠la saggezza o a costituirsi quell’ordine traslato che in genere consegue alle inclinazioni e alle esperienze esote ¬≠riche; ne bruci√≤ se mai vitalmente gli avvertimenti e le intuizioni senza fissarle in un costante rapporto sim ¬≠bolico. In sostanza port√≤ con s√© fino in fondo l’angoscia e lo spaesamento di chi non lega con le cose e non si riconosce neppure in s√© stesso. Quando mor√¨ nel 1935 solo una pic ¬≠cola parte della sua opera era nota per quanto il suo nome godesse di una certa autorit√† per l’azione cultu ¬≠rale che aveva svolto a pi√Ļ riprese in giornali e riviste √Ę‚ÄĒ memorabile Orpheu. Ora √® distribuita in nove volumi e tuttavia non pu√≤ ancora pre ¬≠tendere alla denominazione di opera completa.

Vere e proprie intimazioni medianiche

Di quei nove volumi tre portano i nomi rispettivi di Alvaro de Campos, di Alberto Caeiro, di Ricardo Reis. Sono gli eteronimi di Pessoa: non finzioni o giochi della disponibilit√† del suo spirito, ma v√©re e proprie intima ¬≠zioni medianiche, precise, imperiose, se dobbiamo credere alle sue lettere a cui d’altra parte il piglio del poeti ¬≠co d√† pienamente ragione. Molto di ¬≠versi l’uno dall’altro, questi ego liri ¬≠ci √Ę‚ÄĒ dirotto, aperto, dissonante de Campos, il pi√Ļ adiacente al Pessoa ottimo; trepidamente rapito nella sua georgica Caeiro; un oraziano appena pi√Ļ luttuoso Reis √Ę‚ÄĒ mentre la costan ¬≠za autentica del linguaggio trapassa la variet√† visibile degli stili e delle incarnazioni, hanno probabilmente un unico compito replicato, e cio√® di ospitare in una presenza delimitata e bloccare e riposare dentro certi con ¬≠torni la possibilit√† indefinita di esi ¬≠stere fuori del tempo e del luogo o, che √® lo stesso, l’impossibilit√† di con ¬≠sistere che tormentava la psiche e il pensiero di Pessoa.

Questa sembra essere la loro rela ¬≠zione dialettica con il poeta respon ¬≠sabile in proprio come ci appare so ¬≠pra tutto dalla Poesias dell’ortonimo, a meno che qualcuno voglia pren ¬≠dere Pessoa per il verso del pelo e cercare che cosa sia accaduto in oc ¬≠culto. Il discorso potrebbe fermarsi alla descrizione di un caso se il sog ¬≠getto √Ę‚ÄĒ o l’oggetto? √Ę‚ÄĒ non fosse il gran poeta che √®.

In realt√† non √® la prima volta che un tipo umano si trova intimamen ¬≠te conformato in modo da sanziona ¬≠re con il sigillo del proprio destino una situazione storica oggettiva; non dico dell’¬ę operatore di poesia ¬Ľ, ma nel caso del poeta √® stata anzi questa la condizione per una autorit√† irre ¬≠futabile. I transfert, le alternanze espressive di Pessoa sono certo even ¬≠ti psichici particolari ma, a parte il profitto che l’artista ne ricavava sul piano della suggestione immediata, nella prospettiva critica si presentano suscettibili di significato pi√Ļ vasto. Direi senza mezzi termini che √® pos ¬≠sibile vederli come un aspetto molto singolare che prese la crisi della sog ¬≠gettivit√† nella creazione posteriore al romanticismo.

Sconfitta sul piano dell’assoluto √Ę‚ÄĒ un coup de d√©s jamais n’abolira le hasard √Ę‚ÄĒ l’ambizione al superamen ¬≠to dell’io si ritorce contro le pretese del poeta mettendone in dubbio non solo il diritto a legiferare ma perfi ¬≠no la centralit√† all’interno della sua opera. Immagino il lettore eventuale di questa rubrica abbastanza infor ¬≠mato delle conseguenze variamente diminutive di questa repressione nel ¬≠la poesia moderna. Meno in vita, per ¬≠ch√© meno pittoresco, il versante della poesia che non ¬ę molla ¬Ľ, non ripiega nell’ironia o nella dissacrazione, ma dal fondo della propria interezza ten ¬≠de a tradurre il declassamento dell’io in una reale conquista dell’altro. E’ un processo che d√† effetti curiosi quando non si concretizza in una dialettica interna del poema (e del poetare) e invece si esprime per giustapposizio ¬≠ni o alternanze: il mio poema e quel ¬≠lo di un altro me stesso, il mio poe ¬≠ma o quello possibile di un altro me stesso.

L’eteronimo di Antonio Machado, Juan de Mairena, √® un’espressione alternativa che non scalfisce per nul ¬≠la la compattezza d√®i suo canzoniere ortonimo, ma corregge in una certa misura la visuale sull’opera d’insieme per effetto di quella reciprocit√†.

Traduzione chiara e ferma

Il bisogno di alterit√† √® tanto pi√Ļ stringente in Pessoa a cui franava sot ¬≠to i piedi il terreno della sua consi ¬≠stenza individuale: il poeta si appiglia a quelle ¬ę altre ¬Ľ persone che gli ven ¬≠gono incontro dalla scatola cinese del ¬≠la sua esistenza psichica per trovare un momentaneo punto fermo, un ubi consistam. Si esprime dunque per alienazioni successive, divergenti, che tuttavia mantengono un nesso organi ¬≠co pi√Ļ che dialettico con la sua par ¬≠te consapevole e volontaria. L’altro da s√© √® probabilmente illusorio. Se si richiamano all’ortonimo tutti gli eteronimi mi pare si possa vedere che il rapporto √® tra disgregazione dell’io e proliferazione del medesimo; e questa terminologia atomica mi pa ¬≠re tutt’altro che fuori luogo.

Non sono in grado di esprimere un giudizio sulla scelta di Panarese; ma posso forse dire della traduzione che √® chiara e ferma tanto da consentire al lettore italiano di apprezzare la forza e la sottigliezza dissolutrice del ¬≠la frase di Pessoa e insieme la sua inversa capacit√† compositiva. Lo sfon ¬≠do linguistico mi pare una quasi deli ¬≠rante facolt√† o voracit√† di interioriz ¬≠zazione con la quale neppure Rilke reggerebbe il confronto perch√© si tro ¬≠va ampiamente fuori del dominio del ¬≠la metafora, allo stato di struggimen ¬≠to o di deflagrazione psichica non mediati. Su questo sfondo, a questa temperatura che in Pessoa sembra normale, ogni libert√† di rompere e di riconnettere gli √® consentita. Si direbbe anzi che codesta libert√† non ha da fare i conti con il suo oppo ¬≠sto, sebbene il poeta agisca dentro un linguaggio civile, non aberrante, di cui certo non sente il peso. Ma su tutto questo ritroviamo una quali ¬≠t√† essenziale del Novecento europeo e cio√® l’esattezza, l’interno equilibrio, quella capacit√† di fusione profonda che danno una stabilit√† ineccepibile perfino a un mondo personale che pare abbia rotto i ponti con il tempo, e con lo spazio.


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