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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Il romanzo si difende (Parte seconda)

28 Febbraio 2009

Interviste a cura di Giuliano Zincone
[dal “Corriere della Sera”, gioved√¨ 20 febbraio 1969]
[La prima parte qui]

¬ę I tempi – diceva Car ¬≠ducci – sono oggimai scon ¬≠solati di bellezze e d’ideali ¬≠t√† ¬Ľ. E’ proprio vero, il mon ¬≠do agonizza. Scotta il Medio Oriente, i negri e i bianchi delle due Americhe trama ¬≠no guerriglie, i cannoni e le carestie decimano l’Asia e l’Africa; l’Europa geme, op ¬≠pressa a est, contestata a ovest. La spada nucleare √® sulla testa del globo. I tem ¬≠pi, oggi pi√Ļ che mai sconso ¬≠lati, piangono la morte di Dio e della Patria, maledi ¬≠cono il benessere e le sue pompe. E, come se tutto que ¬≠sto non bastasse, si paventa la crisi del romanzo.
Si √® detto che la narrati ¬≠va, oggi, √® minacciata dalle comunicazioni di massa e dall’industria del divertimen ¬≠to (chi guarda le stelle, il 10 agosto, in un cinema al ¬≠l’aperto?); si √® detto che chi vuole informarsi ha ragione di anteporre al romanzo la stampa specializzata. Il neo ¬≠realismo √® battuto dalla so ¬≠ciologia, il racconto non-fic ¬≠tion dall’onesta cronaca. Che fare? Come difendersi?
Non tutti gli scrittori, per la verità, si sentono mobili ­tati alla riscossa. Ecco, per esempio, il parere di Italo Calvino:
¬ę Il fatto che oggi in Ita ¬≠lia si leggono pi√Ļ libri di cultura che romanzi √® tutt’altro che negativo, anche dal punto di vista di chi ha a cuore la letteratura. Da un pubblico pi√Ļ colto, c’√® da aspettarsi, se non oggi do ¬≠mani, la richiesta d’una let ¬≠teratura di pi√Ļ alto livello. I grandi romanzieri del no ¬≠stro secolo e del passato tro ¬≠varono i loro lettori non nel pubblico nutrito esclusiva ¬≠mente di romanzi, ma tra le persone dallo spirito pi√Ļ sve ¬≠glio, pi√Ļ critico, pi√Ļ proble ¬≠matico, pi√Ļ ricco di interessi vitali ¬Ľ.
Goffredo Parise √® ancora pi√Ļ drastico:
¬ę Sono pessimista sull’avve ¬≠nire della parola scritta: la letteratura d’invenzione √® soffocata dalla realt√†, √® in crisi violenta; anche perch√© √® sempre pi√Ļ rara, per il lettore, l’occasione di con ¬≠centrarsi e (quindi) di rece ¬≠pire una scrittura partico ¬≠larmente elaborata. Reste ¬≠rebbe la letteratura contenu ¬≠tistica, ma sarebbe davvero troppo poco. In Cina, ecco, √® di moda il racconto deamicisiano, la storia del macchi ¬≠nista che si sacrifica per non far deragliare il treno. E’ il Cuore, sentimental – maoista. E’ arte? No, no, l’arte √® un forte sentimento, una passio ¬≠ne che va espressa con la massima immediatezza. E la forma pi√Ļ ‘povera’ diretta e autentica per esprimersi √® la parola detta. Proprio co ¬≠si: bisognerebbe dire in pub ¬≠blico i propri romanzi; solo in questo modo non sarebbe pi√Ļ possibile confondere l’ar ¬≠te con l’informazione indu ¬≠strializzata ¬Ľ.
Terra bruciata, insomma, per recuperare l’autenticit√† dell’ espressione individuale. Raffaele Crovi √® pi√Ļ cauto. Non crede, tanto per comin ¬≠ciare, che gli strumenti di comunicazione della civilt√† tecnologica abbiano messo in crisi la letteratura, alla qua ¬≠le rivendica una funzione diagnostica nei confronti dell’uomo, carica di audaci implicazioni.
¬ę La letteratura – dice Crovi – ha smesso da tem ¬≠po di descrivere avvenimen ¬≠ti; indagatrice di colpe (an ¬≠che storico-sociali) si inte ¬≠ressa ormai solo dei peccati d’omissione. Qui lo spazio della sua indagine √® inesau ¬≠ribile. E’ finito il tempo delle tranches de vie, dei quadri di costume, degli spaccati ambientali. Vivaddio: le ar ¬≠ti della visione e la sociolo ¬≠gia hanno dimostrato di sa ¬≠per operare su questo terre ¬≠no con molta efficacia. Dun ¬≠que, √® morto il romanzo, √® morto il social-realismo: non la letteratura. Certo, l√† do ¬≠ve si hanno revivals del ro ¬≠manzo, o meglio del roman ¬≠zesco (da Doeblin a Graham Green, da Aragon a Sciolokov, da Pasternak a Lampe ¬≠dusa), la narrativa si pre ¬≠senta ormai come una dida ¬≠scalia senza forza rappresen ¬≠tativa ¬Ľ.
Anche per Crovi, dopotut ¬≠to, il romanzo – romanzo √® spacciato: la letteratura si salva in quanto esplorazione delle coscienze e delle socie ¬≠t√†. Il problema dell’invenzio ¬≠ne-rivelazione si pone sol ¬≠tanto come complemento di un sicuro itinerario intellet ¬≠tuale.
Con Nanni Balestrini si torna su posizioni nette. D’accordo con i colleghi nel mostrarsi impavido di fron ¬≠te alle comunicazioni di mas ¬≠sa, Balestrini ricorda che la poetica del Gruppo ’63 si fond√≤ proprio sull’ afferma ¬≠zione dell’autonomia della letteratura. Niente rivalit√†, dunque (e niente paura), di fronte ai mass-media.
¬ę L’avanguardia – dice Ba ¬≠lestrini – ha sempre tenuto conto delle tecniche delle co ¬≠municazioni di massa; le ha utilizzate e trasposte in tec ¬≠niche letterarie, le ha consi ¬≠derate come altrettanti stru ¬≠menti capaci di trasformar ¬≠si in poesia. Quanto all’al ¬≠tro aspetto della letteratura, quello sociale, noi (Sanguineti, Porta, Manganelli, io) crediamo che l’unica azione politica che si possa svolge ¬≠re al livello dell’arte consi ¬≠sta nel mettere in crisi il linguaggio della societ√† al potere. Al contenutismo non credevamo e, contrariamen ¬≠te a tanti altri, non ci ab ¬≠biamo mai creduto ¬Ľ.
Secondo Balestrini, dun ¬≠que, non c’√® competizione, ma alleanza tra mezzi di co ¬≠municazione di massa e ro ¬≠manzo. ¬ę.E’ noto – dice – che i mass-media hanno au ¬≠mentato la disponibilit√† del pubblico verso il libro. Del resto, a pensarci bene, an ¬≠che il libro √® un mass-medium ¬Ľ.
Siamo al punto di parten ¬≠za. Credevamo di aver tro ¬≠vato i colpevoli dell’attenta ¬≠to al romanzo e ci tocca am ¬≠mettere che essi sono i suoi migliori alleati. Un equivoco dei detectives?
¬ę No – precisa Alberto Arbasino -, un abbaglio dei romanzieri italiani, che te ¬≠mono la realt√† e la cultura perch√© non ne hanno espe ¬≠rienza; e credono di poter comunicare col pubblico d’og ¬≠gi senza conoscere le scienze umane, le arti figurative, il cinema, il teatro. Per que ¬≠sto vedono nemici dove do ¬≠vrebbero cercare alleati ¬Ľ.
Il ¬ę romanzo romanzesco ¬Ľ pu√≤ essere, secondo Arbasi ¬≠no, un oggetto demod√© e prezioso, lontano dai gusti d’oggi. Ma non √® detto che non sia sostituibile da altri ¬ę oggetti ¬Ľ. Portatori di ric ¬≠chezza fantastica e di cul ¬≠tura aggiornata, difficili, ma ¬≠gari, da iscrivere in un pre ¬≠ciso ¬ę genere ¬Ľ letterario.
¬ę Non si pu√≤ dire, in ogni modo, se un genere si usa ancora o no. Se uno, scrive L’Infinito, la poesia si usa. Oggi, poi, il razionalismo √® sconfitto in tutto il mondo: l’indovino che legge i fondi di caff√® batte i precisissimi computers; il parere dell’a ¬≠strologo drogato batte i cal ¬≠coli del dirigente di banca. Gli stati illuministi non rie ¬≠scono a funzionare, rischia ¬≠no in ogni istante di essere rovesciati da movimenti ir ¬≠razionali. Figuriamoci se l’in ¬≠venzione letteraria pu√≤ esse ¬≠re sconfitta dalla televisione o dalla saggistica. Deve im ¬≠parare a servirsene, piut ¬≠tosto ¬Ľ.
Siamo proprio daccapo. Dopo gli interventi di Cal ¬≠vino, Parise, Crovi, Balestri ¬≠ni e Arbasino, sembra che non ci sia pi√Ļ motivo di cercare il colpevole. N√© tut ¬≠ti sono d’accordo sul fatto che esista una vittima.
Quanto alle strategie, √® chiaro, a questo punto, che una mobilitazione collettiva in favore del romanzo sareb ¬≠be, come minimo, un prov ¬≠vedimento sproporzionato al ¬≠l’entit√† della crisi. Sarebbe il caso, semmai, di sensibi ¬≠lizzare alla causa l’esercito dei lettori, poich√©, come di ¬≠ce Gadda, ¬ę il romanzo pu√≤ chiamarsi una forma di co ¬≠municazione di massa quando la massa sia suscettibile di ri ¬≠cevere la sua comunicazione ¬Ľ.
Un problema di scuola, dunque? Moravia insinua il dubbio che ci voglia una scuola anche per i roman ¬≠zieri. Una scuola dove si in ¬≠segni a ¬ę dire cose attuali, che ‘importino’ alla gente; perch√© la realt√† √® fatta di cose che il pubblico sente ¬Ľ. Il segreto, per Moravia, con ¬≠siste nel vivere intensamente nella realt√†, nel trasmetter ¬≠la al lettore in tutta la sua pienezza. Arrigo Benedetti insiste perch√© questa opera ¬≠zione sia condotta sotto le insegne del disinteresse ar ¬≠tistico. E porta due esempi concreti:
¬ęTolstoi – dice – quan ¬≠do credette d’avere uno sco ¬≠po a cui asservire la sua ar ¬≠te, smise d’essere un grande scrittore. Gorkij, appena di ¬≠ventato cosciente di incidere sulla realt√† russa con i suoi racconti, divent√≤ efficace po ¬≠liticamente e socialmente, ma, a rileggerlo oggi, risul ¬≠ta noioso ¬Ľ.
Dire cose che importino alla gente, e senza la prete ¬≠sa di istruirla a tutti i costi. A questo livello di sincerit√† e di autonomia, aggiunge Volponi, ¬ę l’attendibilit√† del romanzo diventa esclusiva, e la sua autorit√† non pu√≤ es ¬≠sere minacciata dal rigore della scienza e dall’imperio ¬≠sit√† delle comunicazioni di massa. Quella del romanzo torna a essere la pi√Ļ dolce delle autorit√†, dal momento che √® fatta di poesia ¬Ľ.
Pratolini, per concludere, si serve di uno slogan:
¬ę Potere all’immaginazione, anche nel romanzo ¬Ľ. E su ¬≠bito chiarisce: ¬ę Ma perch√© l’immaginazione abbia pote ¬≠re bisogna che parta da un dato reale: pi√Ļ una forma d’arte √® fondata nella cro ¬≠naca essenziale del suo tem ¬≠po, pi√Ļ ha probabilit√† di far ¬≠si amare, e di attraversare il tempo ¬Ľ.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart