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LETTERATURA: I MAESTRI: La difficile fede di Coretta King

19 Dicembre 2012

di Alfredo Todisco
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 18 febbraio 1970]

Alla notizia dell’attentato a Robert Kennedy, Martin Lu ¬≠ther King esclam√≤: ¬ęE’ quello che succeder√† anche a me. Que ¬≠sto paese √® ammalato ¬Ľ. Quat ¬≠tro mesi dopo, l’apostolo nero della non violenza veniva assas ¬≠sinato a Memphis, all’et√† di soli trentaquattro anni. Martin Lu ¬≠ther King aveva il presenti ¬≠mento della sua eliminazione fisica. Dal momento in cui emerse sulla scena americana come il leader pi√Ļ prestigioso del movimento negro per i di ¬≠ritti civili (nell’ottobre del 1964 gli venne conferito il premio Nobel per la pace) egli fu sem ¬≠pre consapevole del pericolo mortale che proprio la sua cam ¬≠pagna di rivendicazione pacifi ¬≠ca, e all’insegna della non-violenza, avrebbe rappresentato per lui.

Questo un piccolo frammen ¬≠to delle cose che Coretta Scott King ha raccontato nel suo li ¬≠bro ¬ę La mia vita con Martin Luther King ¬Ľ uscito negli Stati Uniti nello scorso autunno (ven ¬≠dute finora 80.000 copie) e ora pubblicato in italiano da Mon ¬≠dadori. Per l’occasione √® arri ¬≠vata a Milano. L’ho incontrata volentieri ad una colazione di lavoro: perch√© credo che questa donna investita dalla tragedia di Memphis (e che si unisce alle molte vedove dell’assassinio politico che si contano in Ame ¬≠rica) rappresenti qualcosa di molto importante nell’esagitato mondo contemporaneo.

Coretta King, quarantatr√© anni, di aspetto ancora fioren ¬≠te, √® un personaggio di prima fila nella crociata contro l’o ¬≠scuro mostro che il 4 aprile 1968 stronc√≤ la vita dei marito: il pastore battista che nel guidare la lotta di milioni di confra ¬≠telli per l’integrazione razziale predicava con Gandhi la non violenza e con Cristo l’amore per il prossimo esteso anche ai nemici, anche ai persecutori. Chi si rende conto che non solo gli Stati Uniti, ma il mondo intero √® malato di violenza, di intolleranza, di aggressivit√†, di fanatismo √Ę‚ÄĒ il male dei mali, quello da cui derivano tutti gli altri √Ę‚ÄĒ capisce anche che chiunque porti sulle strade il messaggio della comprensione, della fratellanza, della non vio ¬≠lenza √® degno della massima considerazione.

Certo, la fede nella non vio ¬≠lenza √® una fede difficile da portare. Come Cristo, come Gandhi, i due grandi ispira ¬≠tori della ¬ę filosofia ¬Ľ di Mar ¬≠tin Luther King, anche il pa ¬≠store negro √® stato soppresso violentemente, dalla mano del ¬≠l’odio. Predicando l’affratella ¬≠mento fra gli uomini, ha rac ¬≠colto il delitto di Caino.

Durante la colazione in un albergo del centro, qualcuno degli interlocutori ha voluto saggiare la ¬ę fede difficile ¬Ľ che Coretta King ha ereditato dal marito e alla quale, ora, ha dedicato la sua intera vita. Con una certa brutalit√† le ha chiesto: quali sono i suoi sen ¬≠timenti per James Earl Ray? Cio√® per l’uomo che con un colpo di pistola le ha tolto il marito e il padre dei suoi quat ¬≠tro figli.

La signora King ha risposto con molta calma e con tono assolutamente privo di ranco ¬≠re. E’ una vedova, Coretta King, che pur mostrando un atteggiamento improntato a dignitosa compostezza, non si abbandona al lugubre e al ma ¬≠linconico. Non indossava un abito di lutto; tutt’altro. Il suo era un abito a strisce di colori vivacissimi su fondo bianco, in contrasto con l’ebano dei ca ¬≠pelli e degli occhi dallo sguar ¬≠do penetrante. A tratti, una lieve allegrezza si impadroni ¬≠va della sua conversazione. Quello che questa donna an ¬≠cora giovane professa per suo marito, non √® un culto sepol ¬≠crale per un morto illustre: ma √® un culto per un uomo ancora vivente nel suo spirito. Mi ha detto: ¬ę Dopo l’assassi ¬≠nio, non ho mai pensato che la morte di Martin fosse la fi ¬≠ne di tutto. Ho piuttosto pen ¬≠sato che fosse un principio ¬Ľ.

Alla domanda su Ray, Coretta King ha risposto con vo ¬≠ce serena (una voce insieme risonante e smorzata, in cui si rivela quella di una cantante di professione √Ę‚ÄĒ ora Coretta King si esibisce in recitals in cui, su motivi spirituali negri, racconta la storia del marito). Ha detto: ¬ę Io e la mia fami ¬≠glia non crediamo nella pena di morte. La nostra attenzio ¬≠ne non converge tanto verso l’uomo che ha ucciso Martin; ma piuttosto mira a promuo ¬≠vere un cambiamento profon ¬≠do nella societ√†, tale che uo ¬≠mini come lui non abbiano pi√Ļ ad affiorare ¬Ľ.

La fede nella non violenza, l’abbiamo detto, √® una fede dif ¬≠ficile. Muovendo dalla nozione biblica che ¬ę chi di spada fe ¬≠risce, di spada perisce ¬Ľ crede che rinunciando di rispondere alla violenza con la violenza, e facendo in modo di rispon ¬≠dere allo schiaffo porgendo l’al ¬≠tra guancia, si ottenga il fine di spezzare la spirale della guerra reciproca. Per√≤ la sorte di Martin Luther King (come quella di Gandhi) ci ammoni ¬≠sce che per spada perisce an ¬≠che chi tende verso il prossi ¬≠mo una mano amichevole.

Alludendo al fatto che oggi, nel mondo dei negri america ¬≠ni, sembra guadagnare terre ¬≠no una disposizione alla riven ¬≠dicazione violenta (vedi le ¬ę pantere nere ¬Ľ) qualcuno ha chiesto a Coretta King se la strategia non violenta √®, se ¬≠condo lei, sempre quella pi√Ļ giusta.

Ha risposto affermativamen ¬≠te. L’uso della violenza scate ¬≠na la controviolenza, ha detto. Inoltre i negri d’America sono una minoranza, il 12 per cen ¬≠to della popolazione. Non han ¬≠no armi. Una lotta di tipo in ¬≠surrezionale potrebbe scatena ¬≠re una controsferzata molto dannosa per tutto il movimen ¬≠to negro.

Un po’ alla volta, il fuoco di fila delle domande ha preso diverse direzioni. Un interlocu ¬≠tore ha chiesto se con la pre ¬≠sente amministrazione ameri ¬≠cana la lotta per la parit√† ci ¬≠vile e per la desegregazione razziale incontra una resisten ¬≠za pi√Ļ forte che in passato. Con molta disinvoltura, Coret ¬≠ta King ha criticato Nixon per il ¬ę clima conservatore ¬Ľ che egli, con l’aiuto dei mass-me ¬≠dia, cerca di instaurare nel paese; e se l’√® presa con il vi ¬≠ce-presidente Agnew il quale ¬ę non perde occasione per fare dichiarazioni violente contro tutto ci√≤ che √® progressivo ¬Ľ.

Fra le pagine del suo libro di memorie, si legge fra l’al ¬≠tro. ¬ę Mio marito aveva sem ¬≠pre detto che era pronto a da ¬≠re la vita per una causa in cui credeva. Sapeva che donar ¬≠si completamente costituisce una forza redentrice, in quan ¬≠to serve di ispirazione agli al ¬≠tri. Questo significava che egli sarebbe risorto in tutti coloro che avrebbero dedicato la pro ¬≠pria esistenza a una grande causa. Martin si sentiva misti ¬≠camente partecipe della passio ¬≠ne di Cristo ¬Ľ.


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Bart