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Napolitano (e il Pd) non sanno fermare il tecnico che avevano voluto

18 Dicembre 2012

di Redazione
(da “il Foglio”, 18 dicembre 2012)

Mario Monti e Pier Luigi Bersani, l’uno di fronte all’altro nello studio del professore ancora presidente del Consiglio per qualche giorno e forse √Ę‚ā¨‚Äú forse √Ę‚ā¨‚Äú gi√† nume tutelare di una piccola costellazione di liste ‚Äúper Monti‚ÄĚ. L’incontro tra i due uomini √® stato cordiale, ma duro nella sostanza. Ambienti vicini al segretario del Pd lo riassumono all’incirca cos√¨: ‚ÄúCe ne importa poco di cosa vuole Monti, il presidente del Consiglio lo dovr√† fare Bersani‚ÄĚ. Lui, il segretario, invece la mette gi√Ļ in altri termini di fronte ai giornalisti: ‚ÄúMonti √® ancora in fase di valutazione, decider√† lui quello che vorr√† dire. Per me va bene qualsiasi decisione vorr√† prendere‚ÄĚ. Parole lontane, apparentemente, da quelle di Massimo D’Alema (‚Äúsarebbe immorale se si candidasse contro chi lo ha sostenuto‚ÄĚ). Nel Pd c’√® un po’ di nervosismo √Ę‚ā¨‚Äú eufemismo √Ę‚ā¨‚Äú intorno all’ipotesi di una candidatura del professore bocconiano alle prossime elezioni ed √® anche per questo che Bersani lo ha voluto incontrare di persona dopo che Monti aveva a lungo parlato con Giorgio Napolitano domenica scorsa. Il segretario del Pd ha voluto sentire dal professore, con le sue proprie orecchie, quello che il premier aveva gi√† spiegato al presidente della Repubblica. In sintesi estrema: non ho ancora deciso la formula, ma intendo avere un ruolo anche nella campagna elettorale e nella prossima legislatura.

Monti forse resta in politica, dunque, in un modo o nell’altro. Ed √® abbastanza per infastidire gli ambienti del Pd pi√Ļ vicini al segretario, quei circoli solidamente socialdemocratici che da qualche giorno, indirettamente, nei loro colloqui privati, hanno manifestato irritazione nei confronti di Napolitano (che del governo Monti √® stato il garante, il protettore, il grande regista). E’ soprattutto D’Alema, dicono, ad aver rivolto negli ultimi giorni parole critiche nei confronti del capo dello stato: Napolitano √Ę‚ā¨‚Äú dicono √Ę‚ā¨‚Äú ha plasmato ‚Äúil mostro‚ÄĚ, cio√® il professor Monti, il Golem che si ribella ai suoi creatori, la figura mitologica che ora minaccia di indebolire quella vittoria ‚Äúpiena‚ÄĚ che dalle parti del Pd fino a ieri ritenevano praticamente certa. Le malizie di corridoio, e gli spifferi, suggeriscono che, di rimando, il Quirinale tenga a sua volta il muso al professore. ‚ÄúConferir√≤ io l’incarico, mio malgrado‚ÄĚ, ha detto ieri Napolitano nel discorso di auguri alle alte cariche dello stato. ‚ÄúMa a quel punto √Ę‚ā¨‚Äú ha aggiunto il presidente √Ę‚ā¨‚Äú lo far√≤ sulla base dell’esito delle urne‚ÄĚ. Una affermazione logica, quasi ovvia, che trova forse la sua spiegazione nel contenuto del faccia a faccia di domenica tra Monti e il capo dello stato. Si dice infatti che nei colloqui dei giorni scorsi sarebbe emersa da parte di Monti la naturale predisposizione pi√Ļ a un ruolo esecutivo, di governo, che a un ruolo di rappresentanza istituzionale (il prossimo Parlamento dovr√† poi anche eleggere il successore di Napolitano al Quirinale). Al professore gli ambienti del Pd hanno gi√† fatto capire di essere disponibili a un accordo, in cambio di una sua pi√Ļ cauta (o nulla) partecipazione alla contesa elettorale. D’Alema e Bersani lo hanno detto: per il professore √® pronto il Quirinale o in alternativa un incarico da superministro. Qualcuno teorizza persino l’ipotesi di una staffetta: prima Monti premier, e poi Bersani dopo un anno. Al professore gli amici hanno suggerito di non fidarsi, mentre quelli del Pd minacciano: se Monti non accetta non va n√© al Quirinale (dove molti vorrebbero riconfermare Napolitano) n√© a Palazzo Chigi.


Quirinale e Palazzo Chigi dimenticano la Costituzione
di Marcello Pera, ex presidente del Senato
(da “Libero”, 18 dicembre 2012)

Signor direttore, la doman- da pi√Ļ insistente di questi giorni ri ¬≠guarda che cosa far√† Monti. Ne vorrei sollevare un’altra che a me sembra assai pi√Ļ importante, ur ¬≠gente e delicata. Monti far√† quel che vorr√† fare, anche se le cose che vorr√† fare non sono tutte ugual ¬≠mente degne di apprezzamento. Ad esempio, se Monti vorr√† fare il presidente del Consiglio, allora credo che dovrebbe dirlo in modo esplicito e inequivoco onde met ¬≠tere gli elettori in condizione di dargli il necessario consenso. Non sarebbe dignitoso da parte sua, credo, se dicesse che lui c’√® ma non in prima persona, che appoggia liste ma non capeggia alcuna lista, che si rivolge ai partiti che la pensano come lui ma non ne indi ¬≠ca alcuno. A parte l’obbligo mora ¬≠le di trasparenza politica, anche la legge elettorale prescrive che si vota una persona come candidato alla presidenza del consiglio. E una persona intenzionata a gui ¬≠dare l’Italia non √® un’idea o una ri ¬≠serva della repubblica o un personaggio europeo; non √® neppure un memorandum. √ą un tipo con una faccia che ci mette la faccia.

Ma, dicevo, la domanda per me cruciale √® un’altra: non che cosa Monti far√†, bens√¨ che cosa Monti sta facendo e ha gi√† fatto. Questa domanda non riguarda la politica ma la Costituzione. So bene in quale considerazione essa √® caduta in ltalia: siamo al punto che √® di ¬≠ventata un canovaccio per spetta ¬≠coli comici. So altrettanto bene che essa √® spesso interpretata alla maniera che pi√Ļ aggrada all’inter ¬≠prete di turno. Ma ci sono limiti, superati i quali si entra in una zona gravida di conseguenze rischiose. Se la Costituzione e la prassi costi ¬≠tuzionale vengono trascurate, tut ¬≠to √® consentito, compresa la mes ¬≠sa in questione dei fondamenti democratici del nostro Stato.

Succede questo. Il segretario del Pdl censura in Aula il governo. Politicamente, √® un atto di sfidu ¬≠cia, ma tecnicamente, non lo √®, perch√© manca il voto che solo tra ¬≠sforma quell’atto politico in uno di rilievo costituzionale. Il presi ¬≠dente del Consiglio decide per√≤ di guardare solo alla politica e di tra ¬≠scurare la tecnica: un paio di gior ¬≠ni dopo, senza dire niente neppu ¬≠re ai suoi ministri, si reca dal presi ¬≠dente della Repubblica e gli co ¬≠munica che si dimetter√† presto. Siccome il nostro √® un regime par ¬≠lamentare, la logica e la pratica co ¬≠stituzionale avrebbero voluto che le dimissioni da lui preannunciate al presidente della Repubblica fossero ripetute davanti al Parla ¬≠mento. Allo stesso modo, la stessa logica e prassi costituzionale avrebbero voluto che, udite le pri ¬≠vate parole di dimissioni da parte del presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica lo avesse invitato a renderle pubbli ¬≠che in Parlamento.

Invece, niente. Succede che l’intenzione viene presa per buo ¬≠na, anche se non formalizzata da ¬≠vanti all’unico organo competen ¬≠te a giudicarla; che il presidente della Repubblica convoca segre ¬≠tari di partito di sola maggioranza, presidenti di Camera e Senato, ministri, sottosegretari (le ¬ęcon ¬≠sultazioni ¬Ľ?); che viene deciso un calendario di fine stagione; e che viene fissata una data ravvicinata dello scioglimento anticipato del Parlamento e delle elezioni. Senza che, formalmente, il Parlamento ne sappia nulla! Come se esso fos – se l’organo costituzionale incari ¬≠cato di leggere i giornali con l’ob ¬≠bligo di adeguarsi alla cronaca. Domanda: e il regime parlamen ¬≠tare fissato dalla Costituzione?

Non è difficile comprendere che la pratica che Napolitano e Monti hanno adottato è perfetta ­mente compatibile con il semi-presidenzialismo (il grassetto è mio. bdm). Con quel regi ­me, in Francia, un presidente del Consiglio investito dal presidente della Repubblica può andare dal presidente della Repubblica e an ­nunciargli le dimissioni, rasse ­gnando il mandato da lui, e solo da lui, ricevuto. Ma qui siamo in Ita ­lia: il nostro regime non è semi ­presidenziale, bensì parlamenta ­re, e le dimissioni del governo de ­vono essere annunciate al Parla ­mento. Anche se, per prassi, non devono essere necessariamente votate, devono comunque essere discusse. Un dibattito parlamen ­tare è necessario per lo sciogli ­mento del Parlamento. E nessuna privata conversazione del presi ­dente del Consiglio con il presi ­dente della Repubblica, e di questi coni capi dei partiti, può sostituire il dibattito parlamentare.
Invece, nulla. Ad oggi il Parla ¬≠mento lavora in gran fretta, ap ¬≠prova provvedimenti, e lo fa con voti di fiducia al governo, fino a che, votata l’ultima fiducia, esso si sentir√†… sfiduciato. Non √® nep ¬≠pure dato di sapere se, alla fine, il presidente del Consiglio si pre ¬≠senter√† alle Aule e far√† un discorso di commiato. Tutto √® cos√¨ contor ¬≠to, inusuale, irrituale, abnorme, fuori dalle regole costituzionali, che c’√® persino da temere che il presidente del Consiglio se ne va ¬≠da in silenzio, al pi√Ļ con una con ¬≠ferenza stampa. Mi chiedo: data questa situazione, c’√® ancora un Parlamento? E quale funzione ha? C’√® ancora una Costituzione? E quali vincoli pone? Mi sento dire: ma sono tutti d’accordo, che si vuole di pi√Ļ? Beh, ad esempio, si vorrebbe sapere se la sospensione della Costituzione, e con essa del ¬≠la democrazia, √® cosa che si pu√≤ fare quando tutti sono d’accordo. Se non si pu√≤ fare, allora siamo in presenza di un’ autentica violazione della Costituzione: un brutto affare; se invece si pu√≤ fare, allora vuol dire che il nostro regime co ¬≠stituzionale √® un regime arbitra ¬≠rio: un affare anche peggiore.

Signor presidente del Consi ­glio, lei che ha tanto spiccato il senso della dignitas, e signor pre ­sidente della Repubblica, lei che ha un non minore senso della sua gravitas, ne possiamo parlare pri ­ma che le cose precipitino, oppu ­re affidiamo tutto a Benigni?


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Bart