Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: La favola amara di Ada Negri

4 Settembre 2012

di Vittore Branca
[dal ‚ÄúCorriere della Sera”, marted√¨ 14 luglio 1970]

La figura del maestro √Ę‚ÄĒ non quello con la presuntuosa ini ¬≠ziale maiuscola ma quello vero e autentico delle elementari √Ę‚ÄĒ √® al centro della vita sociale italiana fra Ottocento e Nove ¬≠cento. Anzi, sulle ali degli en ¬≠tusiasmi dei radicali umanitari e dei socialisti prima maniera, nasce addirittura un mito che culmina nell’epopea del Cuore e del Romanzo di un maestro e nella leggenda apostolica dei Ravizza e dei Cena. Ed ha poi un’affermazione (non diremmo felice!) anche in politica: quan ¬≠do alla testa dell’Italia, per pi√Ļ di un ventennio, si impone un maestro di origine socialista.

A questo mito non poteva mancare naturalmente un bar ¬≠do. Non lo furono certo Pom ¬≠peo Bettini o Filippo Turati, ma lo fu un vero insegnante elementare, in gonnella per√≤: la famosa maestrina di Motta Visconti (il paese di Caserio), la ¬ę vergine rossa ¬Ľ di cui si celebra quest’anno il centena ¬≠rio della nascita. Gi√† su queste colonne Cesare Angelini ha det ¬≠to, con elegantissima precisio ¬≠ne, della poesia come meravi ¬≠gliosa condanna e come invo ¬≠lucro della lunga favola di Ada Negri. Ma il suo messaggio umano e sociale, oltre che let ¬≠terario, √® presentato ora, con straordinaria ricchezza di do ¬≠cumentazione e con profonda partecipazione, da un critico d’eccezione come Salvatore Co ¬≠mes ( Ada Negri. Da un tempo all’altro, ed. Mondadori, pp. 192, tavv.20, L. 2000). Critico d’ec ¬≠cezione, ho detto. Perch√©, coi tempi che corrono, chi crede ¬≠rebbe che ci fosse ancora un alto funzionario, devoto servi ¬≠tore dello Stato in un settore delicato e difficile come quello universitario, disposto a rubare il tempo al sonno per mettersi ogni mattina al suo scrittoio privato quattro ore prima di sedersi, alle nove precise, nella sua poltrona ministeriale? Con ¬≠tinua cos√¨ l’umanistica e lumi ¬≠nosa tradizione dei Chiarini, dei Fiorini, dei Ricci, dei So ¬≠lerti, dei Trabalza, degli Zottoli: grandi amministratori e insieme illustri studiosi e scrit ¬≠tori.

Salvatore Comes, con una mirabile fedelt√† al suo mestiere di critico dei nostri due ultimi secoli letterari, dopo i narra ¬≠tori garibaldini e gli scapigliati, dopo l’Onufrio (da lui risco ¬≠perto e imposto con grande successo all’attenzione del pub ¬≠blico) e il D’Annunzio, ha ora affrontato il difficile compito di definire l’ambiguo e ambiva ¬≠lente temperamento √Ę‚ÄĒ tra di zingara e di regina, disse An ¬≠gelini √Ę‚ÄĒ della Negri. La mae ¬≠strina non poteva desiderare un biografo spirituale e lette ¬≠rario pi√Ļ penetrante di questo autorevolissimo direttore gene ¬≠rale del suo ministero.

Al di là della fine e appas ­sionata rilettura degli scritti della Negri, la grande novità del libro sta nella luce rivela ­trice gettata sulle impennate e sulle posizioni sentimentali, sociali, politiche di questa for ­te personalità: la donna che, conla Dusee la Deledda, do ­minò il pubblico italiano fra i due secoli e che come nessun altro poeta fu sulle labbra del ­le masse dei lavoratori e degli studenti, esaltata così dai rapisardiani come dai futuristi, a cominciar da Marinetti.

Prepotente giovinezza

Ma quello che forse oggi pi√Ļ conta della esperienza della Negri √® la vicenda e la soffe ¬≠renza umana, cui sentiamo ade ¬≠rire e di cui sentiamo nutrirsi la sua poesia. La storia dell’affermarsi della sua prepotente giovinezza nella portineria del palazzo signorile √® narrata in Stella mattutina con una disa ¬≠dorna semplicit√† che felicemen ¬≠te supera la letterariet√† e il turgore che spesso dominano il discorso in versi e in prosa (e spesso, ahim√®, anche in prosa ¬≠poetica). Quell’osservare il mon ¬≠do dalla guardiola, quelle let ¬≠ture serali dei Misteri di Parigi e di Rocambole fatte dalla mamma alla nonna e ascoltate trepidando dalla bimba gi√† nel suo lettino dove la credono ad ¬≠dormentata, quell’accorrere sem ¬≠pre pi√Ļ malvolentieri ad aprire il cancello alla carrozza dei si ¬≠gnori, quella piet√† per le carni della madre straziate dai ram ¬≠poni del ¬ę fabbricone ¬Ľ, quel de ¬≠solato contemplare la squallida fine dell’ammirato fratello in una corsia di tisici; e poi l’espe ¬≠rienza della scuola e dei primi fremiti dei sensi e della poesia, tutto prepara coerentemente quella poetica di rivendicazio ¬≠ne continua, di inappagamen ¬≠to gridato o pianto che carat ¬≠terizza la carriera della scrit ¬≠trice.

In questa situazione umana, traversata da esperienze dolo ¬≠rose e tempestose, si colloca l’itinerario della Negri da vate Proletario a Accademico d’Ita ¬≠lia (unica donna in quel con ¬≠sesso), da un populismo rivo ¬≠luzionario a un nazionalismo soreliano e poi a un fascismo ¬ę in penombra ¬Ľ, fin dalla visi ¬≠ta √Ę‚ÄĒ che la folgor√≤ √Ę‚ÄĒ all’an ¬≠tico ¬ęcompagno ¬Ľ, divenuto con ¬≠dottiero di squadristi, nel ¬ę co ¬≠vo ¬Ľ di via Paolo da Cannobio. E’ un itinerario caratteristico nel tessuto politico e sociale dell’Italia dei primi decenni del secolo (e mi vengono su dalla memoria i fremiti proletari e antifascisti che in noi, ragazzi del ginnasio superiore, suscita ¬≠va sapientemente il nostro pro ¬≠fessore, scolopio liberale e car ¬≠ducciano, leggendoci gli appelli incendiari e le imprecazioni antiborghesi in Fatalit√† e in Tempeste di ¬ę Ada Negri, Acca ¬≠demica d’Italia ¬Ľ). Ed √® una vicenda pungentemente illu ¬≠strata dall’interessante carteg ¬≠gio Negri-Mussolini finora ine ¬≠dito e pubblicato dal Comes con un puntuale commento.

¬ę La prima attivit√† poetica della Negri √® stata di carattere sociale. C’erano motivi intimi, oltre al colore del tempo. Il socialismo √® stato, per la Ne ¬≠gri, poetica, come per me, ad esempio, esperienza politica ¬Ľ. Cos√¨ scriveva autobiografica ¬≠mente, il 9 luglio 1921, Benito Mussolini facendosi critico av ¬≠veduto di Stella mattutina sul ¬ęPopolo d’Italia ¬Ľ. E da quelle radici socialiste ottocentesche, rilevate acutamente da Missiroli in poi, da quella formazio ¬≠ne romantico-deamicisiana, pre ¬≠sente nel maestro romagnolo anche quando sar√† dittatore, vengono i succhi nostalgici e contraddittori dell’articolo. Il quale √® contrappuntato nel car ¬≠teggio da una serie di abban ¬≠doni eroici ed erotici del tipo dannunziano pi√Ļ di moda in quegli anni: gli anni della gran ¬≠de passione Mussolini-Sarfatti, che Ada, amicissima di Marghe ¬≠rita e anch’essa allora avvolta in ¬ę grande passione ¬Ľ, segue discreta e vigile.

Il dannunzianesimo, di cui purela Negri√® vittima, gonfia persino gli sfoghi del periodo matteottiano-quartarellista. ¬ęC’√® ancora qualcuno che non mi ha tradito? Chi non mi tradir√†? ¬Ľ apostrofa il quasi dittatore ri ¬≠volgendosi alla scrittrice. E ri ¬≠spondendo, il 9 giugno 1925, alle felicitazioni per le celebrazioni in Campidoglio del Pascoli, il poeta nazionale e socialista de ¬ę La grande proletaria s’√® mos ¬≠sa ¬Ľ, Mussolini colora pi√Ļ alla Gabriele che alla Foscolo lo sdegno ironico per gli attacchi violenti degli antichi ¬ę compa ¬≠gni ¬Ľ: ¬ęS√¨, il mio Governo ha la melanconia di onorare i grandi Poeti e vivi e morti: ma che cosa significa questo, di fronte alla rovina degli im ¬≠mortali principi dell’ ‚Äė89? E’ la mia tirannide che maschera le sue catene, cingendo con lauri pi√Ļ o meno capitolini le tempie dei Poeti! non lo capite dun ¬≠que? Non leggete dunque pi√Ļ il giornale europeo [dei socia ¬≠listi]? La mia salute va tanto bene che mi disgusta. Bisogna essere sempre un po’ malati, per non morire mai! ¬Ľ.

L’umile fine

Scatta nello sfogo anche quel vittimismo istrionico che Mus ¬≠solini amava letterariamente atteggiare in facili panni leo ¬≠pardiani. Ma, cinque anni do ¬≠po, il 27 dicembre 1930, l’ac ¬≠cenno al Leopardi a proposito di Vespertina √® anticipatore del motivo pi√Ļ rilevato dalla criti ¬≠ca del nuovo volume di versi: ¬ę Voi avete toccato le corde pi√Ļ profonde della lirica italiana dal Leopardi in poi. Avete rea ¬≠lizzato una identit√† fra il vo ¬≠stro spirito e la varia vasta na ¬≠tura: lo avete fatto nello spa ¬≠zio e nel tempo, il tutto tra ¬≠versato da una melanconia che mi ha reso un po’ triste ¬Ľ. C’√® anche qui il fiatone romanticheggiante del maestro elemen ¬≠tare ottocentesco.

Vicende letterarie e umane mantengono prevalentemente il carteggio in un tono di confi ¬≠denziale abbandono. La Vita di Arnaldo detta alla Negri un giudizio affettuoso, di quello stampo maeterlinckiano da lei abusato (¬ę d’una densit√† e in ¬≠tensit√† che a volte fa persino male, come una mano premuta fortemente sul cuore ¬Ľ); e Par ¬≠lo con Bruno sollecita uno slan ¬≠cio di madre dissolto nel solito facile leopardismo (¬ę avete scritto… con padronanza del dolore, persino crudele contro il dolore stesso: eppure son parole di la ¬≠grime e di sangue… Penso alla chiusa della lirica leopardiana: “Quel d√¨ ch’io pieghi addormen ¬≠tato il volto nel tuo virg√≠¬≠neo seno‚ÄĚ ¬Ľ).

Sono lettere dolenti, al di l√† e al di sopra degli omaggi re ¬≠ciproci un po’ convenzionali delle bizze e dei puntigli della scrittrice che ora non ammette le contestazioni dei fascisti ul ¬≠tra, alla Farinacci, o delle gio ¬≠vani generazioni littorialesche, ora ha trasalimenti da antica femminista turatiana (¬ę Fossi un uomo… Ma sono una po ¬≠vera donna: una povera donna che ha lavorato e lavora ¬Ľ).

Del comune socialismo giova ¬≠nile rimane sempre viva e me ¬≠lanconica l’ombra: negli inter ¬≠venti a favore della antica col ¬≠lega anarchica Nella Giaco ¬≠melli, nelle menzioni affettuose dell’avvocato Gonzales, nella religiosit√† evangelica e umani ¬≠taria che la Negrisuggeriscediscretamente nel ’42 all’anti ¬≠co ¬ę compagno ¬Ľ, ormai Duce al tramonto. Poi l’ultima imma ¬≠gine a contrasto, emblematica di quella nostra Italia tormen ¬≠tata: Mussolini che nei vani sogni di rinnovamenti sociali vorrebbe ancora incontrare nel ¬≠la sua solitudine di Sal√≤, nel novembre del ’44, l’aralda del suo populismo giovanile; la vecchia e ormai disincantata maestrina, che approdata a un cristianesimo doloroso e proble ¬≠matico si chiude invece nel si ¬≠lenzio, fino alla morte umile e ignorata, fra i bombardamenti e gli orrori, nella sua Milano, in quel tragico gennaio del ’45.


Letto 2096 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart