di Pietro Piovani
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 9 ottobre 1969]
Interpretazione di Hegel di Enrico De Negri è, nella pur vastissima letteratura cri tica hegeliana, uno dei libri più importanti che siano stati scritti sul pensiero del grande filosofo tedesco. Bisogna sa lutarne con viva soddisfazione la nuova edizione, presen tata in questi giorni dalla Sansoni (pp. 415, L. 2800) in una indovinata collana edito riale, diffusa e accessibile. Ben noto agli specialisti, il libro non lo è altrettanto al pubblico colto, fra cui non mancano i curiosi della figu ra e dell’opera di Hegel; in fatti, nella prima edizione, pubblicato in Italia dalla Bi blioteca Filosofica della me desima casa editrice fioren tina, ma stampato a Praga, uscì alla fine del 1942, in an ni tragici, in cui, inegualmen te distribuito per forza di cose, si esaurì presso bibliote che e acquirenti specializza ti: da allora, era rinvenibile con difficoltà anche nell’am bito dell’antiquariato qualifi cato. Perciò va dato un lieto benvenuto alla recentissima, attesa nuova edizione, tutta riveduta, aggiornata, modifi cata, arricchita di un’appen dice.
Forse perché siamo fra quelli che considerano questo libro un vero modello di sto riografia filosofica, confessia mo che le sopraggiunte mo dificazioni poco ci persuado no. Per essere sinceri, dobbia mo dire che, nella sostituzio ne del capitolo XIII, fra la prima redazione (Il dolore dell’autocoscienza) e l’attua le (Servitù e infelicità del l’autocoscienza), preferiamo la prima. Probabilmente, le lunghe discussioni di questi ultimi lustri sulla famosa dialettica del signore-servo hanno indotto il De Negri a tornare sul tema. Egli è nella condizione di essere l’autore di un « classico » (nel suo ge nere) e di non saperlo. È una modestia che gli fa ono re, in mezzo a tanti scrittori di capolavori solo presunti, tali esclusivamente per i loro autori, anche nel campo del la storia e della filosofia. Pe rò, è un’umiltà che sospinge a revisioni e a rielaborazioni, secondo noi, inopportune.
Ma, quali che possano es sere i nostri gusti (molto opi nabili) di fronte alla riedizio ne fin troppo rinnovata, il libro rimane fondamentale; degnissimo di essere consi gliato a quanti vogliano cer care di capire il difficile He gel dall’interno. Proprio que sto è il merito centrale del l’esposizione: interpreta He gel con Hegel, seguendolo, senza eccessi di pedanteria, ma con sovrana padronanza dei testi, nei vari momenti dello sviluppo della sua ri flessione, mostrandone l’unità sostanziale profonda. Co noscitore appassionato e com petente dello Hegel giovane, su cui ha scritto anche al trove con sicura maestria, il De Negri non si ferma alla genesi giovanile come a sta dio definitivo della forma zione del pensiero del suo filosofo, tuttavia riesce a di mostrare che i grandi temi che stanno fra i primi fram menti ancora acerbi e il tur gore fecondo della Fenome nologia sono essenziali per la comprensione dell’intero Hegel.
La tesi del libro, sostenu ta al tempo stesso con di screzione ed energia, ridotta al suo scheletro potrebbe es sere questa: tutto il singola re, arduo linguaggio della filosofia hegeliana, aperto alle illuminazioni e ai frain tendimenti, può essere inte so solo se non si dimentichi no mai gli interessi non tan to « teologici », ma etico-reli giosi di Hegel, attratto dalle discussioni romantiche su grecità e cristianesimo; su bito abituato a pensare la fi losofia in termini di storia universale dello spirito; esper to di dibattiti contempora nei, ma capace di risalire a fonti anche lontane: da Schleiermacher a Lutero.
Certe formulazioni hege liane si possono intendere solo risalendo a Lutero, al particolare rapporto cultura le che lega Lutero da un lato al Medio Evo, da un lato
alla riforma del mondo mo derno. Il Cristo spartiacque della storia del mondo, è un segno di contraddizione radicale: è una scissione dello Spirito, un congedo defini tivo delle armonie unitarie della classicità. Spetta alla filosofia meditare su tale scis sione, capirla, superarla; la Filosofia dello Spirito di He gel è, sostanzialmente, que sto superamento: intellettua listico ma formidabile tenta tivo di riconquista della to talità contro la scissione. Del valore dell’opposizione e di tutta quanta la dialettica non si capisce nulla â— secondo De Negri â— se non si capi sce questo. E la filosofia he geliana, pur nelle sue contrad dizioni e lacerazioni, ha la sua unità intima nelle suc cessive proposte di unifica zione totale che avanza, fino alle concettualizzazioni estre me dell’ultimo periodo, le quali, con il materiale tratto liberamente dalla storia, rico struiscono genialmente la me tafisica.
Questa Interpretazione di Hegel, che tiene conto con originale acume, con intelli gente autonomia, degli studi hegeliani fra Dilthey e Haering, è rimasta chiusa con sette suggelli all’intendimento critico dei neohegeliani, usi a leggere Hegel in tutt’altra chiave. I commenti alla pri ma edizione del libro regi strarono, insieme con ricono scimenti significativi, incom prensioni sintomatiche e, più ancora, disorientamenti elo quenti. Oggi che i testi hege liani sono meglio avvicinati, o avvicinabili, nella varia gamma delle loro suggestioni, l’accoglienza alla nuova edi zione potrà essere diversa?
È augurabile. Ma â— occorre aggiungere â— non è, nemme no ora, molto probabile, giac ché, oggi, se Hegel non è più soltanto l’antenato di una scuola illustre, è, spesso, sola mente il ricco deposito di for mule utilizzabili da catechi smi contrapposti.
E il libro di De Negri, agli spacciatori e utenti di formu le dotte, non dice, non vuol dire nulla. Per De Negri, hegelista non hegeliano, Hegel non è un pretesto polemico, ma un’autentica passione spe culativa: non uno scrigno da saccheggiare, ma una mente da penetrare, una lezione da ascoltare.