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LETTERATURA: I MAESTRI: La verità di Piovene

22 Luglio 2014

di Carlo Bo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 26 marzo 1970]

Guido Piovene pubblica in questi giorni un nuovo romanzo, Le stelle fredde Mondadori, pp. 232, L. 2200), che per l’altezza del risultato si riallaccia innanzitutto alle Lettere d’una novizia e a quanto di meglio ci ha dato negli ultimi anni, per esem ¬≠pio, a Le Furie, libro con cui ha in un certo senso la par ¬≠tenza in comune.

E’ un po’ l’opera della pie ¬≠na maturit√†, in cui l’artista tenta il bilancio della sua esperienza di vita e col sus ¬≠sidio di un preciso ingranag ¬≠gio arriva a darci il resocon ¬≠to delle sue ultime approssi ¬≠mazioni alla verit√†. Quale sia poi questa verit√† il let ¬≠tore avr√† modo di studiarla a ogni nuovo incontro col libro, perch√© non esiste una risposta immediata ma piut ¬≠tosto una lunga serie di pro ¬≠poste e in diversi tempi che bisogna avere la pazienza di mettere insieme, di comporre o, meglio, di innestare l’una con l’altra. Ci√≤ che invece a noi sembra piena e intera √® la passione dello scrittore che prende di petto la sua storia nascosta, la storia dietro i fatti dell’esistenza, e intende procedere per successivi mo ¬≠menti di scoprimento e di invenzione.

C’√® naturalmente un fatto, un intreccio ma quanto mai esile e che potremmo definire come il tema del ritorno (un tema, del resto, congeniale al Piovene di sempre, anche quando agli inizi sembrava accettare la scommessa del fatto puro e assoluto): un uomo che non ha ancora compiuto la quarantina im ¬≠provvisamente prende una decisione capitale, abbando ¬≠nare la vita in citt√† e riti ¬≠rarsi nella villa lasciatagli dal nonno ma abitata da un padre dagli affari disordinati e dedito allo smantellamento quotidiano della “sua” casa. Quasi in concomitanza col ri ¬≠torno c’√® un delitto piuttosto misterioso ma del tutto epi ¬≠sodico e marginale e che ha soltanto la funzione di spin ¬≠gere il protagonista a un al ¬≠tro salto in avanti. E’ appun ¬≠to nella seconda parte della storia che il romanzo assume la sua pi√Ļ vera fisionomia e ha inizio quella straordinaria opera di decifrazione della realt√† intera (visibile e non) che costituisce il grande tema del libro o, meglio, rappresen ¬≠ta la soluzione della vicenda terrena dello scrittore.

Per coordinare meglio tale rapporto il protagonista ha in dono due incontri, il pri ¬≠mo con un poliziotto-filosofo e il secondo con il redivivo Dostoewskij: due incontri che contribuiscono direttamente a introdurci in quello che √® il secondo mondo dello scrittore, posto ai confini fra il visibile e l’invisibile, una specie di Aldil√† che ha tutti i numeri per essere pi√Ļ autentico della nostra realt√† quotidiana, dotato com’√® di strumenti preziosi per leggere nella coscienza ultima e in ¬≠corruttibile la nostra esistenza, il nostro mondo umano. Alla fine troviamo il protagonista intento a un nuovo lavoro di catalogazione di tutti i fenomeni possibili e sul punto di strappare il se ¬≠greto del nostro passaggio verso le ¬ę stelle fredde ¬Ľ, ver ¬≠so un regno dove gli inganni delle passioni non abbiano pi√Ļ alcun potere d’insidia.

Ma la trama √Ę‚ÄĒ lo ripetia ¬≠mo √Ę‚ÄĒ ha appena un valore di guida, nel senso che serve a contenere il gran flusso del ¬≠le interrogazioni che si mol ¬≠tiplicano all’infinito con echi, ripensamenti, ritorni, trasfor ¬≠mazioni: un prodigio di cor ¬≠rispondenze quale una lette ¬≠ratura strettamente meccani ¬≠ca, come quella degli ultimi tempi, non sa neppure imma ¬≠ginare. Il lettore alla seconda prova avr√† modo di constata ¬≠re come il libro tenga proprio sulla costruzione di questi ri ¬≠chiami fra personaggi e perso ¬≠naggi, fra cose e oggetti, fra simboli inerti e simboli vi ¬≠venti. Valga il caso del gran ¬≠de rapporto centrale fra il ciliegio e Dostoewskij, il Dostoewskij della fotografia di Berlino, o meglio dell’uomo che prende il posto dell’albero, proprio come la scienza dell’uomo prende il posto del ¬≠la poesia. Ma questo √® un esempio tra cento e, in ef ¬≠fetti, l’armatura del libro si basa non tanto sulla soluzio ¬≠ne della favola quanto sui vari momenti di denudamen ¬≠to della realt√†. A questi rap ¬≠porti costanti ne corrisponde uno di ordine superiore e che per comodit√† chiameremo il rapporto fra la vita e la mor ¬≠te. Questa √® la grande doman ¬≠da che viene alle labbra del ¬≠l’osservatore che si avvia alla fine della sua lunga sperimen ¬≠tazione delle cose e degli uo ¬≠mini: chi vive? dov’√® la vera vita?

Piovene sin dagli inizi con l’incontro della bambina met ¬≠te sull’avvviso il lettore: d√† il protagonista per morto, per un essere ¬ę fermo ¬Ľ. Da que ¬≠sta prima presa di coscienza, la decisione di partire, del distacco improvviso da tutto ci√≤ che fino a quel momento lo aveva tenuto legato al la ¬≠voro, agli amici, alle passio ¬≠ni. C’√® cosi un primo tempo che ha tutto il peso di un distacco, di una lacerazione accettata, anzi voluta e su cui pi√Ļ tardi si inserir√† la nozione del dimissionario, del ¬ę disertore ¬Ľ, di chi si mette da parte solo per guardare o √Ę‚ÄĒ per ripetere l’immagine dello scrittore √Ę‚ÄĒ del morto che sta seduto sulla propria tomba, del morto arbitro fra la sua morte e lo spettacolo della vita degli altri.

N√© gli serviranno i discorsi e i consigli o gli avvertimen ¬≠ti del poliziotto trasformato in filosofo o del Dostoewskij che fa esattamente il suo cammino all’inverso. La no ¬≠zione di corrispondenza in Piovene non √® appena oriz ¬≠zontale, in maniera prepo ¬≠tente √® verticale, per cui il suo mondo ha due piani, co ¬≠s√¨ come la sua nuova vita avr√† due posti d’osservazione. C’√® di pi√Ļ, la stessa idea di morte viene sdoppiata, per cui assistiamo a una morte che √® la continuazione della vita (una morte, cio√®, che si trascina dietro i resti delle passioni umane) e una morte intera, fredda ma che per√≤ consente la lettura e la regi ¬≠strazione delle occasioni, de ¬≠gli oggetti e dei simboli del ¬≠la vita.

La morale √® ambivalente e multipla, ma si sbagliereb ¬≠be a estrarre una conclusio ¬≠ne di cinismo o di dispera ¬≠zione. E’ vero che alla fine viene auspicata una sorta di disumanizzazione della no ¬≠stra realt√† (¬ę L’estate era gi√† passata da un pezzo. Era giunto l’inverno con i grandi stellati freddi. Nel guardarli per metterli nel mio inven ¬≠tario riflettevo quanto v’era di giusto nelle idee degli an ¬≠tichi, per esempio che alcuni uomini diventino costellazio ¬≠ni. Era probabilmente questo il loro modo di rappresentare l’idea di una lastra o pellico ¬≠la universale che lavora a trattenere tutto. Non esiste niente e nessuno che non vi cada dentro, persona, cosa, suono, odore, pensiero. Io, Ida, i morti che catalogo, sia ¬≠mo come Ercole, Orione… ¬Ľ) ma proprio nel lavoro di cata ¬≠logazione sopravvive l’idea dell’uomo con la sua memo ¬≠ria e soprattutto con la sua forza intellettiva.

Si direbbe che fra il prota ¬≠gonista del libro (inutile dire che √® tutto Piovene fin nei particolari e negli episodi marginali) e il mondo c’√® l’√†ncora di salvezza della me ¬≠moria. ¬ę So che il mio √® lo stesso lavoro che fa il mon ¬≠do, lo scopo stesso della sua esistenza. Lavorando cos√¨, mi sprofondo nella sua memoria, e vi ritrovo una sensazione di sicurezza e di realt√†. A volte penso all’aldil√†, l’altra parte rispetto a quella che in cui mi trovo adesso, cio√® la mia vita di prima ¬Ľ.

Ma proprio alla condizione della memoria il protagoni ¬≠sta era naturalmente dispo ¬≠sto sin dal principio. A questo dato di partenza si aggiunga la paura di soffrire e la rete dei dolori che le nostre pas ¬≠sioni esigono e impongono. Rovesciando i termini del problema, Piovene sembra vo ¬≠ler dire che la nostra realt√† non ha senso al di fuori del registro dei ¬ę casi ¬Ľ e che la soluzione va anticipata: non dobbiamo aspettare che la morte ci sveli il nostro segre ¬≠to ma dobbiamo cominciare √Ę‚ÄĒ appena possibile √Ę‚ÄĒ l’ope ¬≠ra di disillusione e di affran ¬≠camento. E questo perch√© ¬ę il mondo esiste e solo per esse ¬≠re catalogato ¬Ľ.

Come accade con tutti i libri degni di questo nome, non si finirebbe pi√Ļ di commentare e di moltiplicare i punti del discorso. Valga questa semplice notazione provvisoria per raccomandare ai lettori uno dei grandi romanzi del nostro tempo, stupendo frut ¬≠to di un artista abituato da moltissimi anni a indagare i cammini del cuore umano fra gli inganni e i dubbi dei nostri giorni.


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Bart