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LETTERATURA: I MAESTRI: L’autore giudica i suoi scritti

23 Novembre 2014

Di Dino Buzzati
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 8 febbraio 1970]

Sapevo in partenza che Poema a fumetti, libro fatto pi√Ļ di disegni che di parole, rischiava di avere, anche da parte dei critici, strane accoglienze. Prima di tutto, quali critici? Quel ¬≠li letterari? O i critici di arte? Siccome l’assunto era fondamentalmente narra ¬≠tivo, si √® seguita la consue ¬≠tudine che vige per i ro ¬≠manzi. E le copie d’omag ¬≠gio sono state spedite so ¬≠prattutto ai titolari delle rubriche e delle pagine letterarie. Del resto non √® il critico musicale, il quale di pittura pu√≤ non capir ¬≠ne un’acca, a giudicare an ¬≠che le scenografie?

Confesso che mi aspetta ¬≠vo reazioni di scandalo, di disapprovazione, e anche di silenzio, dato che era umano che un critico si trovasse seriamente imbarazza ¬≠to a dover parlare di un prodotto simile. Devo dire che della critica italiana non avevo quasi mai avu-to a dispiacermi. Nel com ¬≠plesso, neppure questa vol ¬≠ta. Ci sono stati s√¨ dei set ¬≠tori di completo silenzio, sinonimi appunto di im ¬≠barazzo, se non di fasti ¬≠dio o disprezzo. Ma colo ¬≠ro che si sono occupati del libro l’hanno in genere preso molto sul serio, con una comprensione che sin ¬≠ceramente non avrei osa ¬≠to sperare.

Naturalmente qualcuno, magari apprezzando il mio lavoro, non ha mancato di rimpiangere il me stesso di una volta, come se io lo avessi tradito. E in questo non so dargli ragione. Se mai, il nuovo libro mi sem ¬≠bra segnare un deciso ri ¬≠torno ai motivi e all’atmo ¬≠sfera che frequentavo in giovent√Ļ. (E’ del resto fata ¬≠le, nella vita di uno scrit ¬≠tore √Ę‚ÄĒ e qui non mi riferi ¬≠sco ai critici √Ę‚ÄĒ sentir loda ¬≠re altamente le proprie opere di una volta, che ma ¬≠gari a lui sembrano abba ¬≠stanza insignificanti; gli amici infatti sono dispo ¬≠stissimi a riconoscere che tanti anni fa si era bravi, pur di far intendere impli ¬≠citamente che oggi siamo rincitrulliti).

Parecchi mi hanno rim ¬≠proverato l’eccessiva fre ¬≠quenza, nelle pagine, di ra ¬≠gazze nude, disegnate con accento libertino. Io l’ho fatto per tre motivi: primo, la nudit√† mi sembrava il costume pi√Ļ adatto nel mondo dei pi√Ļ; secondo, disegnare dei nudi √® pi√Ļ gradevole e stimolante che disegnare delle persone ve ¬≠stite (almeno per me): ter ¬≠zo √Ę‚ÄĒ e qui direte che mi do la zappa sui piedi, ma perch√© essere ipocrita? √Ę‚ÄĒ pensavo che l’ingrediente fosse producente agli occhi del pubblico. (Tra parente ¬≠si, nonostante il noto boom del sesso, regna ancora da noi una curiosa pruderie, per cui basta una donna svestita a far parlare di pornografia). Ma pu√≤ an ¬≠che darsi che io abbia un poco esagerato.

Parlare dei propri criti ¬≠ci, si sa, √® impresa delicata A essere sinceri, si fa la fi ¬≠gura di presuntuosi. Chiaro che piacciono pi√Ļ di tutti i recensori i quali ci defini ¬≠scono geni. Per√≤ √® il tono del discorso che soprattut ¬≠to conta, pi√Ļ che l’inten ¬≠sit√† delle lodi. Ci possono essere delle critiche nega ¬≠tive che tuttavia, fanno mol ¬≠to piacere. L’importante √® che ci decapitino in Cam ¬≠pidoglio, non in un deposi ¬≠to di immondizie.

Per citare un esempio, Cesare Garboli, sul Mondo, nega che il mio proposito di fare un libro a fumetti sia riuscito. E fa sul tema un discorso preciso e intel ¬≠ligente. ¬ę La fatica di Buzzati √Ę‚ÄĒ dice tra l’altro √Ę‚ÄĒ ci defrauda di una novit√† saporosa nello stesso mo ¬≠mento in cui ce la pro ¬≠mette… Difetta in velocit√†, in suspense, in ritmo nar ¬≠rativo. Ignora quella simul ¬≠taneit√†, quell’automatismo nelle immagini per cui un vero fumetto √® sempre un film misteriosamente spiac ¬≠cicato sulla carta… ¬Ľ. Ma √© un giudizio negativo che automaticamente si rove ¬≠scia, in quanto Garboli so ¬≠stiene (e qui non sono d’accordo) che ¬ęla forza dei fumetti sta tutta nella loro volgarit√†, nella loro immediatezza corrotta e puerile, mitica e onirica. I nostri sogni sono forse dei Magritte, dei Delvaux? ¬Ľ. E io rispondo a Garboli: s√¨ i sogni, almeno i miei, sono molto spesso di una straor ¬≠dinaria bellezza surrealista.

Allo stesso modo, le ri ¬≠serve di Claudio Marabini, sul Resto del Carlino, ( ¬ęLet ¬≠teratura e immagine non si sposano. La letteratura non consente contaminazio ¬≠ni di nessun genere… Vor ¬≠remmo poter isolare queste contaminazioni dentro la giovanile parentesi di un di ¬≠vertimento fantastico… ¬Ľ) sono fatte su un piano di grande ¬† ¬† considerazione, a parte la lusinghiera vetri ¬≠na dell’elzeviro. E cosi quel ¬≠le, sul Tempo, di Enrico Falqui (¬ę … il Poema √® in ¬≠dubbiamente destinato ad essere affidato, per la discri ¬≠minazione, non al critico letterario bens√¨ al critico d’arte… al sociologo… allo psicologo e magari allo psi ¬≠canalista. A tutti fuorch√© al critico letterario… ¬Ľ) sono cos√¨ cortesi e amichevoli da riuscire decisamente grate.

E’ ovvio, comunque, che mi ha fatto piacere soprat ¬≠tutto chi ha sottolineato la novit√† del mio lavoro, che io tuttavia, non ho intrapre-so per ¬ę essere moderno ¬Ľ o per fare qualcosa di origi ¬≠nale ad ogni costo, ma mi √® venuto del tutto naturale (gi√† da ragazzo facevo, con parole e immagini mescola ¬≠te, delle storie di monta ¬≠gne, di spiriti e di gnomi).

Non so poi se in questa sede, tra quanti si sono oc ¬≠cupati del mio libro, mi sia lecito ringraziare Carlo della Corte, Piero Dallamano, Ferdinando Giannessi, Giuseppe Prezzolini, Vladimiro Lisiani, Paolo Gran-zotto, Lorenzo Gigli, Alfre ¬≠do Pigna, Alberico Sala, Giulio Nascimbeni, Antonio de Lorenzi, Oreste del Buo ¬≠no, P. Giorgio Martellini, Claudio Quarantotto, David Borioni, Mario Portaluppi e Franco Passoni. Da loro mi sono giunte le parole pi√Ļ simpatiche e confortanti. Un ¬† ¬† piccolo ¬† ¬† discorso a parte, infine, per Indro Montanelli. L’estate scorsa, quando seppe che io stavo per finire un libro a fumet ¬≠ti, da quel grande amico che √® sempre stato, si of ¬≠ferse subito di scriverne lui sul Corriere. E figurarsi se non lo presi in parola. Se-nonch√©, quando ha avuto il libro in mano, deve essere rimasto parecchio sconcer ¬≠tato, se non sgomento. Ma non ha avuto il coraggio di dirmi: ¬ęSenti, Dino, questa non √® roba per me. Meglio se ne occupi qualcun altro ¬Ľ. D’altra parte √® troppo schietto per dir bene di una cosa che non gli piace. Ed ecco entrare in gioco la sua diabolica bravura. Che cosa ha fatto? Ha sottoli ¬≠neato, secondo me forzando apposta la situazione, la componente sessuale (¬ęLo ritrovate anche qui l’autore del Deserto dei Tartari, ma con in pi√Ļ tutto quello che c’era sotto. E cosa c’era! E cosa c’√®!… Il pennello √® la sua psicanalisi, la tenaglia che gli consente di afferra ¬≠re il mostro che si porta annidato nelle viscere ¬Ľ), e via via rincarando le dosi, cos√¨ attizzando e riattizzan ¬≠do la curiosit√† pi√Ļ o meno morbosa del lettore. Insom ¬≠ma, a parte il fatto di aver ¬≠mi onorato di elzeviro, Mon ¬≠tanelli √® riuscito a realiz ¬≠zare il pi√Ļ paradossale dei virtuosismi: attraverso una stroncatura (ma s√¨, in fon ¬≠do pu√≤ essere definita cos√¨), invogliare maledettamente il pubblico a comperare il volume.


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Bart