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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Le crocelline

29 Aprile 2017

di Tommaso Landolfi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 20 maggio 1969]

Un certo scrittorello di brut ¬≠te speranze contemplava avvi ¬≠lito tal suo manoscritto nel corpo del quale spiccavano, spesso troncando a mezzo le frasi o addirittura le parole, numerose crocelline. Naturalmente non c’era da capirci un’acca; ma intanto il direttore del giornale aspettava il pezzo, e d’altra parte i figlioletti e la moglie dello scrit ¬≠tore aspettavano che il pezzo fosse pubblicato per poter provvedere ai loro bisogni. Come risolvere?… Qui per√≤ sembra necessario fare un pas ¬≠so indietro e spiegare cosa fossero codeste crocelline; che fortunatamente √® presto detto.

Per duro volger di tempi, lo scrittore s’era ridotto ad espli ¬≠care la propria attivit√† in un angolino della camera da pranzo: esposto cio√® a qua ¬≠lunque interruzione, incursio ¬≠ne ed azione di disturbo della famiglia, presa nel suo insie ¬≠me o spicciolata nei suoi sin ¬≠goli componenti. Ora, la prima volta che gli avevano inter ¬≠rotto il lavoro, a lui era av ¬≠venuto (come ai lettori col dito indice) di puntare saldamente la penna sul foglio; e poi, per effetto di qualche successivo movimento, vi aveva tracciato una specie di crocellina appunto; donde, da ultimo, la cosciente adozione di tale segno o segnale. In ¬≠somma, ogni crocellina stava a rappresentare una s√Ļbita e subita interruzione.

Tanto chiarito, possiamo tornare allo scrittore stesso che si sente perduto e non sa che pesci pigliare. Ma ecco gli viene un’idea luminosa: ¬ę Se provassi a sviluppare le crocelline che costellano il mio sciagurato manoscritto: ossia, dichiarando per disteso i vari impedimenti? ¬Ľ.

Il risultato, diciamolo subito, non fu brillante; in com ­penso fu ed è autentico. Lo si registra comunque qui sotto, avvertendo che il corsivo figu ­rerà i brindelli del breve con ­testo cui (saggiamente) si re ­strinse lo scrittore, il tondo quanto si oppose ad una sua plausibile redazione.

 

La letteratura: che cosa è in fondo la letteratura? Un modo, un metodo per

РPapà, che vuol dire Ipotiposi?

– Ipotiposi: dove hai trovato una simile parola? Del resto vattene, non ho tempo.

– Non lo sai; allora a che serve essere scrittori?

– Ma sta’ zitto, insolente; fattelo spiegare dalla mamma.

– E’ lei che mi ha man ¬≠dato da te.

РAh, a questo siamo; e non lo sa, lei, che io son qui a spremermi le meningi per mandare avanti la baracca? Via, via, e non fate chiasso, di là.

 

offrire agli uomini di buon volere una rappresentazione differenziata della realtà.

– Caro il mio uomo, il ra ¬≠gazzo m’ha riferito la tua per ¬≠tinente osservazione. Ma, se tu tiri la carretta, credi pure che anch’io…

– Sicuro, sicuro, e chi lo nega! Adesso per√≤…

РPer esempio, tu immagi ­ni sia lo stesso darmi centomila lire tutte insieme o dar ­mele a briciole, a minuzzoli?

– E tu, vuoi capirlo che non te le do tutte insieme pel buon motivo che non le possiedo? Io mi arrangio come posso, alla giornata.

– E pretendi che una moglie e due creature vivano in eterno alla giornata? O sei un perfetto irresponsabile?

РNon pretendo niente e sì va bene, sono un perfetto irresponsabile; ma adesso la ­sciami lavorare.

– Mah!

 

E cosa precisamente si deve intendere con ¬ę rappresentazione differenziata della real ¬≠t√† ¬Ľ? Questo: che la realt√† pu√≤ essere duplicemente concepita: sotto specie

Grande fragore di cocci rot ­ti verso la cucina.

– Ma che succede?

– Niente, pap√†; la pentola a pressione ha sbuffato in viso alla mamma, e la mamma l’ha lasciata cadere sui piatti.

– Ah… Ehi ma tu, picco ¬≠lina, perch√© non sei a fare i compiti?

– Li ho finiti.

– E quanto fa sette per otto?

– Sette per otto?

РSì, e non ripetere sempre la domanda; rispondi invece.

– Cinquantaquattro.

– Pensaci bene, grullina

– Cinquantasei.

– Oh via. Ora marsc, ho da fare.

di realt√† pura e semplice, ovvero di richiamo a diversa o pi√Ļ distinta realt√†, che ben potremmo definire originaria

(Qui poi allo scrittore sembr√≤ vagamente che codesto bel discorso fosse farina d’altrui sacco. Ma egli non ebbe il tempo di rifletterci, giacch√©:)

Perentoria scampanellata; parlottamento, indi passi affrettati in anticamera.

РSarei indiscreto se chiedessi cosa avviene, voi lì di fuori?

РMacché indiscreto, sèrvi ­ti con comodo.

– La bolletta della luce?

РSì, e guarda la cifra.

– Diavolo!… Ma √® natura ¬≠le: tu ti ostini a tenere lo scaldabagno acceso tutta la notte.

РDunque i nostri poveri figliuoli, già così disgraziati, dovrebbero anche essere su ­dici?

– Va’, va’: mi fai scappare le maglie del ragionamento; e la pazienza. Io mi domando come mai a tanta gente √® con ¬≠cesso…

– D’avere accanto a s√© una compagna dolce e compren ¬≠siva?

РSì, questo.

– Ed io mi domando come mai tante donne hanno la fortuna…

– Vattene, per l’amor di Dio.

– D’accordo.

Tali premesse, ad ogni mo ­do, non sono indispensabili ove si tratti

Ancora due tocchi di cam ­panello.

– To’, una lettera.

– Una lettera: e di chi? chi si permette di scrivermi?

РChe ne so io; leggila piuttosto, può anche darsi che sia una buona notizia o una offerta di lavoro.

– E’ pi√Ļ facile che muoia l’asino a qualche poverino.

– E questa che significa?

РNiente, niente: è un det ­to del mio paese.

– Ah beh, tanti saluti.

(Era infatti un’offerta di la ¬≠voro, ma poneva un difficile problema di comportamento e richiedeva una scelta impegna ¬≠tiva: che lo scrittore rimand√≤ a miglior tempo. Ora come ora, gli premeva concludere il suo vessato raziocinio. Riscor ¬≠se l’ultimo rigo: Tali premesse non sono indispensabili ove si tratti… Eh, ormai solo il Diavolo avrebbe potuto dire di che si trattasse. Del resto:)

Improvviso e terribile stre ­pito dalla strada, giusto di sotto le finestre.

– Oh Dio, che altro c’√®?

– Eppure son due settima ¬≠ne che brontoli e inveisci con ¬≠tro l’amministrazione comuna ¬≠le perch√© non sai dove mettere i piedi quando esci: son ve ¬≠nuti, con tutte le loro mac ¬≠chine, ad aggiustare il selciato.

– Uhm. Ma tu cosa fai, origli?

– Nossignore, io son qui in cucina.

– E dalla cucina ti riesce di udire le mie menome escla ¬≠mazioni? Allora fa’ tanto il piacere, chiudi anche la porta della cucina: ti par possibile che ci si metta a urlare e a leticare attraverso due stanze? Eppoi cos√¨ mi sento scoperto, come nudo. Mentre, per tua norma, ho bisogno d’isolamen ¬≠to: ho da finire un articolo.

Ove si tratti… ove si tratti…

Mentre scrivo, lo strepito continua. Non saprei pertanto aggiungere altri tocchi a que ­sto bozzetto di vita domestica.


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Bart