di Tommaso Landolfi
[dal “Corriere della Sera”, martedì 20 maggio 1969]
Un certo scrittorello di brut te speranze contemplava avvi lito tal suo manoscritto nel corpo del quale spiccavano, spesso troncando a mezzo le frasi o addirittura le parole, numerose crocelline. Naturalmente non c’era da capirci un’acca; ma intanto il direttore del giornale aspettava il pezzo, e d’altra parte i figlioletti e la moglie dello scrit tore aspettavano che il pezzo fosse pubblicato per poter provvedere ai loro bisogni. Come risolvere?… Qui però sembra necessario fare un pas so indietro e spiegare cosa fossero codeste crocelline; che fortunatamente è presto detto.
Per duro volger di tempi, lo scrittore s’era ridotto ad espli care la propria attività in un angolino della camera da pranzo: esposto cioè a qua lunque interruzione, incursio ne ed azione di disturbo della famiglia, presa nel suo insie me o spicciolata nei suoi sin goli componenti. Ora, la prima volta che gli avevano inter rotto il lavoro, a lui era av venuto (come ai lettori col dito indice) di puntare saldamente la penna sul foglio; e poi, per effetto di qualche successivo movimento, vi aveva tracciato una specie di crocellina appunto; donde, da ultimo, la cosciente adozione di tale segno o segnale. In somma, ogni crocellina stava a rappresentare una sùbita e subita interruzione.
Tanto chiarito, possiamo tornare allo scrittore stesso che si sente perduto e non sa che pesci pigliare. Ma ecco gli viene un’idea luminosa: « Se provassi a sviluppare le crocelline che costellano il mio sciagurato manoscritto: ossia, dichiarando per disteso i vari impedimenti? ».
Il risultato, diciamolo subito, non fu brillante; in com penso fu ed è autentico. Lo si registra comunque qui sotto, avvertendo che il corsivo figu rerà i brindelli del breve con testo cui (saggiamente) si re strinse lo scrittore, il tondo quanto si oppose ad una sua plausibile redazione.
La letteratura: che cosa è in fondo la letteratura? Un modo, un metodo per
– Papà, che vuol dire Ipotiposi?
– Ipotiposi: dove hai trovato una simile parola? Del resto vattene, non ho tempo.
– Non lo sai; allora a che serve essere scrittori?
– Ma sta’ zitto, insolente; fattelo spiegare dalla mamma.
– E’ lei che mi ha man dato da te.
– Ah, a questo siamo; e non lo sa, lei, che io son qui a spremermi le meningi per mandare avanti la baracca? Via, via, e non fate chiasso, di là.
offrire agli uomini di buon volere una rappresentazione differenziata della realtà.
– Caro il mio uomo, il ra gazzo m’ha riferito la tua per tinente osservazione. Ma, se tu tiri la carretta, credi pure che anch’io…
– Sicuro, sicuro, e chi lo nega! Adesso però…
– Per esempio, tu immagi ni sia lo stesso darmi centomila lire tutte insieme o dar mele a briciole, a minuzzoli?
– E tu, vuoi capirlo che non te le do tutte insieme pel buon motivo che non le possiedo? Io mi arrangio come posso, alla giornata.
– E pretendi che una moglie e due creature vivano in eterno alla giornata? O sei un perfetto irresponsabile?
– Non pretendo niente e sì va bene, sono un perfetto irresponsabile; ma adesso la sciami lavorare.
– Mah!
E cosa precisamente si deve intendere con « rappresentazione differenziata della real tà »? Questo: che la realtà può essere duplicemente concepita: sotto specie
Grande fragore di cocci rot ti verso la cucina.
– Ma che succede?
– Niente, papà; la pentola a pressione ha sbuffato in viso alla mamma, e la mamma l’ha lasciata cadere sui piatti.
– Ah… Ehi ma tu, picco lina, perché non sei a fare i compiti?
– Li ho finiti.
– E quanto fa sette per otto?
– Sette per otto?
– Sì, e non ripetere sempre la domanda; rispondi invece.
– Cinquantaquattro.
– Pensaci bene, grullina
– Cinquantasei.
– Oh via. Ora marsc, ho da fare.
di realtà pura e semplice, ovvero di richiamo a diversa o più distinta realtà, che ben potremmo definire originaria
(Qui poi allo scrittore sembrò vagamente che codesto bel discorso fosse farina d’altrui sacco. Ma egli non ebbe il tempo di rifletterci, giacché:)
Perentoria scampanellata; parlottamento, indi passi affrettati in anticamera.
– Sarei indiscreto se chiedessi cosa avviene, voi lì di fuori?
– Macché indiscreto, sèrvi ti con comodo.
– La bolletta della luce?
– Sì, e guarda la cifra.
– Diavolo!… Ma è natura le: tu ti ostini a tenere lo scaldabagno acceso tutta la notte.
– Dunque i nostri poveri figliuoli, già così disgraziati, dovrebbero anche essere su dici?
– Va’, va’: mi fai scappare le maglie del ragionamento; e la pazienza. Io mi domando come mai a tanta gente è con cesso…
– D’avere accanto a sé una compagna dolce e compren siva?
– Sì, questo.
– Ed io mi domando come mai tante donne hanno la fortuna…
– Vattene, per l’amor di Dio.
– D’accordo.
Tali premesse, ad ogni mo do, non sono indispensabili ove si tratti
Ancora due tocchi di cam panello.
– To’, una lettera.
– Una lettera: e di chi? chi si permette di scrivermi?
– Che ne so io; leggila piuttosto, può anche darsi che sia una buona notizia o una offerta di lavoro.
– E’ più facile che muoia l’asino a qualche poverino.
– E questa che significa?
– Niente, niente: è un det to del mio paese.
– Ah beh, tanti saluti.
(Era infatti un’offerta di la voro, ma poneva un difficile problema di comportamento e richiedeva una scelta impegna tiva: che lo scrittore rimandò a miglior tempo. Ora come ora, gli premeva concludere il suo vessato raziocinio. Riscor se l’ultimo rigo: Tali premesse non sono indispensabili ove si tratti… Eh, ormai solo il Diavolo avrebbe potuto dire di che si trattasse. Del resto:)
Improvviso e terribile stre pito dalla strada, giusto di sotto le finestre.
– Oh Dio, che altro c’è?
– Eppure son due settima ne che brontoli e inveisci con tro l’amministrazione comuna le perché non sai dove mettere i piedi quando esci: son ve nuti, con tutte le loro mac chine, ad aggiustare il selciato.
– Uhm. Ma tu cosa fai, origli?
– Nossignore, io son qui in cucina.
– E dalla cucina ti riesce di udire le mie menome escla mazioni? Allora fa’ tanto il piacere, chiudi anche la porta della cucina: ti par possibile che ci si metta a urlare e a leticare attraverso due stanze? Eppoi così mi sento scoperto, come nudo. Mentre, per tua norma, ho bisogno d’isolamen to: ho da finire un articolo.
Ove si tratti… ove si tratti…
Mentre scrivo, lo strepito continua. Non saprei pertanto aggiungere altri tocchi a que sto bozzetto di vita domestica.