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LETTERATURA: I MAESTRI: Le rive del Giordano

20 Marzo 2010

di Cesare Angelini
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 14 marzo 1969]

La fantasia pugnace del gio ¬≠vane Carducci un giorno in ¬≠dugi√≤ disarmata sulle rive del fiume sacro, e nella commossa contemplazione della scena evangelica di turbe che trae ¬≠vano verso la mite apparizio ¬≠ne del giovane Messia e di madri che gli portavano i figli a benedire, gli parve di ritro ¬≠vare le sorgenti dell’amore e della bont√†. Certo trovava l’oc ¬≠casione di disinfettarsi delle sue ire politiche non sempre magnanime n√© giuste.

I versi del poeta (l’attacco √® bello anche se il resto sca ¬≠de) ci restituiscono la visione serena del fiume biblico, in questi giorni diventato brutalmente teatro di fucilate e cannonate tra arabi e ebrei ¬ę due popoli per una patria ¬Ľ. Sui rottami del ponte di Allenby, che univa Gerusalemme ad Amman in Transgiordania, ora passa la frontiera dell’odio e della vendetta

Leggendo la storia sacra, il Giordano con quei favolosi miracoli che volge e rivolge tra le sue rapide acque, un tempo ci appariva come il fiume che scorreva negli im ¬≠mediati dintorni del paradiso. E, a dir vero, non abbiamo provato troppa delusione, quando, pi√Ļ tardi, l’abbiamo visto coi nostri occhi, scende ¬≠re dai ¬† ¬† fianchi maestosi del grande Hermon, la montagna che unisce il cielo alla terra, pur riconducendolo alla sua dimensione reale.

Fiume che attraversa la Pa ¬≠lestina quant’√® lunga, il Gior ¬≠dano ha contribuito a darle un’impronta singolare e a de ¬≠terminarne la storia. Anche i fiumi hanno una loro voca ¬≠zione. Per la sua partecipa ¬≠zione ai fatti straordinari del popolo di Dio, lo si avvicina con una specie di horror religiosus, sacro; come accade a chi sale il Sinai e pensa: √Ę‚ÄĒ Pri ¬≠ma di me, ci √® passato il Si ¬≠gnore.

Solitamente lo si raggiun ¬≠ge da Gerico, per la strada immersa nel deserto e nel ven ¬≠to che porta ai guadi dove fu battezzato Ges√Ļ. Orme di pa ¬≠triarchi e voci di profeti ci accompagnano; e i beduini che sbucano dalle tende, spin ¬≠gendo i loro piccoli greggi di capre e di pecore in cerca d’un pascolo o d’un pozzo, ci aiu ¬≠tano a ritrovare con un senso di simultaneit√† millenaria i lo ¬≠ro volti perduti e gli usi e la forma della loro vita; essi stes ¬≠si frammenti vivi del glorioso passato.

*

E, d’improvviso, ecco il fiu ¬≠me, silenziosissimo. Piccolo in confronto a quello che s’era immaginato? Neanche. La me ¬≠raviglia non √® che sia pi√Ļ o meno piccolo (anche dove √® pi√Ļ largo, raramente supera i trenta metri); la meraviglia √® di trovarci in presenza del fiu ¬≠me che respira attraverso le pagine immense del libro di Dio.

Su queste rive e in questa vallata rimaste immutate, la storia d’Israele risplende lun ¬≠go i suoi millenni, epica, tra ¬≠gica, sacra; storia di √®sodi, di misteriose partenze, di guer ¬≠re, di vittorie, di sconfitte, di esilii, di catastrofi sostenute con speranze infrangibili, con fede sempre volta alla meta fissa, alla vocazione prefissa: l’aspettazione messianica. Sto ¬≠ria che, prima che dalla Bib ¬≠bia scritta, esce dalla terra, bibbia vissuta e viva. In prin ¬≠cipio era la terra, poi venne il libro, che ne √® l’eco e l’esal ¬≠tazione.

Il vento che mi viene in ¬≠contro, portandomi l’aroma di terra viva, √® ben vento di sto ¬≠ria sacra; quello stesso che inaspriva la barba di Abramo quando, lasciato il paese dei Caldei, insieme con Lot e la moglie e i servi e il gregge, giunse dopo mille chilometri nella terra del Chanaan che Dio aveva promessa a lui e alle sue maestose discenden ¬≠ze, le sacre figure dei patriar ¬≠chi sulle quali appogger√† il suo nome: Deus Abraham, Deus Isaac, Deus Iacob. E’ ancora il vento che gonfiava il mantello di Elia, che qui, tra Gerico e G√†lgala, incon ¬≠tr√≤ Eliseo mentre arava i suoi poderi con dodici paia di buoi. E questo sole che ora si leva dall’orizzonte come uno sposo che esce dal suo talamo, √® ben quello che fecondava le vi ¬≠gne d’Engaddi e abbronzava il volto della Sunamite can ¬≠tando versi d’amore.

Il paesaggio lirico si fa im ¬≠provvisamente epico al ricor ¬≠do di Giosu√® che, sceso coi suoi quaranta battaglioni dai monti di Moab, pass√≤ il fiu ¬≠me a piede asciutto (per ventun ore l’acque stettero ferme come alti argini) dietro il co ¬≠mandamento di Dio: ¬ę Passa questo Giordano, tu e il tuo popolo, e prendi possesso del ¬≠la terra promessa ai tuoi pa ¬≠dri ¬Ľ. Dall’alto del monte Nebo, Mos√® al quale non fu con ¬≠cesso di entrarci, guardava accoratamente quella terra e il suo popolo che dilungava ol ¬≠tre il Giordano, verso le bel ¬≠le montagne e il mare.

*

Era tempo di primavera quando Giosuè si stanziò sul ­la terra promessa ai padri, che, nel lessico familiare e mistico del popolo, si chiamerà la Terra Promessa.

Un popolo, una terra, una vocazione: l’attesa del Messia.

E vissero sotto le tende, nella sapienza d’una vita pasto ¬≠rale e contadina a cui sotto ¬≠stava anche il re; sempre pron ¬≠ti a spiantarle per andare ver ¬≠so nuove conquiste di pascoli e di pozzi, o per difendersi dalle incursioni nemiche. Codice di vita era il Decalogo avuto da Mos√® sulla monta ¬≠gna, e l’Arca dell’alleanza te ¬≠stimoniava l’amicizia col Si ¬≠gnore.

Crescendo di numero, si or ¬≠ganizzarono in dodici trib√Ļ, restando tuttavia legate nel ricordo dei padri e nel culto del Dio Unico, trascendentale e vicinissimo, ospite spesso delle loro tende. Si movevano in pellegrinaggi ai santuari do ¬≠ve Dio era apparso e ne se ¬≠gnavano gli altari con una pietra o un albero, spargendo ovunque il senso del sacro. N√© dei santuari all’aperto si di ¬≠menticarono mai, nemmeno dopo la costruzione del Tem ¬≠pio in Gerusalemme, il luogo santo dove convenivano da ogni parte nelle feste prescrit ¬≠te, cantando i salmi di Davide.

Nelle ore tristi delle infe ¬≠delt√† a Dio o alle parole dei padri, venivano morsicati dai virulenti appelli dei profeti, che li aiutavano a svelenirsi dalle contaminazioni forastiere; come li confortavano nelle disfatte nell’esilio in terra straniera, inculcando nei cuori il ricordo di Gerusalemme e il tempo dei padri, i cui nomi raccolti in genealogie di ¬≠ventavano quelli dei grandi antenati del Messia.

Finch√©, sulle rive del Gior ¬≠dano, per bocca dell’ultimo profeta risuon√≤ l’annunzio: √Ę‚ÄĒ Il Regno di Dio √® in mezzo a voi. √Ę‚ÄĒ Proprio l√¨ dove l’an ¬≠tico Israele aveva inaugurata la sua missione, in un prolun ¬≠gamento di visione religiosa il Messia inaugurava la sua, che era l’attuazione di quei valori di prefigurazione e di aspettazione. E il fiume ebraico diventa cristiano quando Ges√Ļ col suo battesimo nelle sue acque crea l’anello di con ¬≠giunzione tra la nascente ci ¬≠vilt√† e l’antica, che ne era antefatto.

*

Ora, lungo il Giordano gli Israeliani combattono contro gli Arabi, popolo bellissimo e infelice, il parente povero, vit ¬≠tima del suo temperamento estatico di popolo rimasto ai bordi del deserto a contem ¬≠plare e a fantasticare, custo ¬≠dendo il mistero. E, forse, vit ¬≠tima pi√Ļ ancora della insipien ¬≠za dei suoi capi e dei raggiri delle astute diplomazie.

Ma la loro guerra, gli Israe ­liani la combattono con un particolarissimo impegno; che non è quello di dominare il mondo, ma di salvare alla sto ­ria biblica il suo popolo, e al popolo la sua terra. Quel pez ­zo di terra, piccolo e immenso.


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Bart