Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: L’infinito letterario: l’Aleph

20 Febbraio 2012

di Maurice Blanchot
[da ‚ÄúIl libro a venire‚ÄĚ, 1959]

Borges, parlando dell’infinito, dice che questa idea corrompe le altre Michaux evoca l’infinito, nemico dell’uomo, e dice della mescalina che ¬ęrifiuta il movimento del finito ¬Ľ: ¬ęInfinivertie, elle d√©tranquillise ¬Ľ.

Sospetto Borges d’aver trovato l’infinito nella letteratura. Non voglio insinuare che ne abbia solo una conoscenza tranquilla, attinta dalle ope ¬≠re letterarie, intendo dire che l’esperienza letteraria √®, forse, fondamen ¬≠talmente affine ai paradossi e ai sofismi di ci√≤ che Hegel, per escluderlo, chiamava il cattivo infinito.

La verit√† della letteratura risiederebbe nell’errore dell’infinito. Il mondo in cui viviamo, quale noi lo viviamo, √® per fortuna limitato. Ba ¬≠stano pochi passi per uscire dalla nostra camera, pochi anni, per uscire dalla nostra vita. Ma supponiamo che in questo spazio angusto, buio d?un tratto, d’un tratto ciechi, noi ci smarriamo. Supponiamo che il deserto geografico diventi il deserto biblico: non bastano pi√Ļ quattro passi, non undici giorni per attraversarlo, ma il tempo di due generazioni, ma tutta la storia di tutta l’umanit√†, e di pi√Ļ, forse. Per l’uomo misurato e misu ¬≠ratore, camera, deserto e mondo, sono luoghi rigorosamente determinati. Per l’uomo desertico e labirintico, votato all’errore di un passo neces ¬≠sariamente un poco pi√Ļ lungo della sua vita, il medesimo spazio sar√† dav ¬≠vero infinito, anche se egli sa che non lo √®, tanto pi√Ļ anzi.

Il senso del divenire. L’errore, il fatto di essere in cammino senza mai potersi fermare, mutano il finito in infinito. Si aggiunga questa peculiarit√†, che dal finito, sebbene conchiuso, si pu√≤ sempre sperare d’u ¬≠scire, mentre la vastit√† infinita √® prigione, perch√© senza uscita. Cos√¨ ogni luogo senza uscita diventa infinito. Il luogo dove ci perdiamo ignora la linea retta; non ci si sposta da un punto all’altro; non si parte di qui per andare l√†; nessun punto di partenza e nessun inizio al cammino. Prima di cominciare, gi√† si ricomincia; non si √® ancora finito che gi√† si ripete, e questa assurdit√† di ritornare senza essersi mai mossi, o cominciare col ricominciare, √® il segreto della ¬ę cattiva ¬Ľ eternit√†, corrispondente alla ¬ę cattiva ¬Ľ infinit√† (e forse in entrambe √® nascosto il senso del divenire).

Borges, uomo essenzialmente letterario (cio√® sempre pronto a capi ¬≠re secondo il modo di comprensione proprio della letteratura), √® alle pre ¬≠se con la cattiva eternit√† e la cattiva infinit√†, le sole, forse, che ci √® dato sperimentare, fino a quel rovesciamento glorioso che si chiama estasi. 11 libro in linea di massima √® il mondo per lui, e il mondo √® un libro. Que ¬≠sto dovrebbe tranquillizzarlo sul senso dell’universo, perch√© della ragio ¬≠ne dell’universo si pu√≤ dubitare, ma il libro che √® opera nostra, in spe ¬≠cial modo i libri di finzione abilmente organizzati, come problemi total ¬≠mente indecifrabili che richiedono soluzioni totalmente chiarificatrici, quali i romanzi polizieschi, li sappiamo penetrati d’intelligenza e anima ¬≠ti dal potere ordinatore della mente. Ma se il mondo √® un libro, ogni li ¬≠bro √® il mondo, e da questa innocente tautologia nascono temibili conse ¬≠guenze.

Anzitutto, viene a mancare ogni termine di riferimento. Il mondo e il libro si rimandano eternamente e infinitamente le loro immagini rifles ­se. Questo potere indefinito di riverberazione, questo scintillante e illi ­mitato moltiplicarsi che è il labirinto della luce e che peraltro non è nulla, sarà allora tutto ciò che troveremo, vertiginosamente, in fondo al nostro desiderio di comprendere.

E ancora, se il libro √® la possibilit√† del mondo, dobbiamo anche dedurne che √® proprio dell’opera nel mondo, non solo il potere di fare, ma quel grande potere di fingere, di falsificare e d’ingannare di cui ogni ope ¬≠ra di finzione √® il prodotto, tanto pi√Ļ evidente quanto meglio questo po ¬≠tere vi sar√† dissimulato. Finzioni, Artifici, rischiano di essere i nomi pi√Ļ onesti che alla letteratura possano essere attribuiti, e biasimare Borges perch√© scrive dei racconti fin troppo conformi a questi titoli, significherebbe rimproverargli l’eccesso di sincerit√† senza il quale la mistificazione si prende pesantemente alla lettera. (Schopenhauer, Val√©ry sono, chiaramente, gli astri che brillano in questo cielo senza ciclo). ¬†

Termini come trucco, falsificazione, riferiti al pensiero e alla lettera ¬≠tura, ci urtano. Pensiamo che un tal genere di frode √® troppo semplice, pensiamo che se vi √® una falsificazione universale, √® comunque in nome di una verit√† forse inaccessibile, ma degna di venerazione e per qualcuno di adorazione. L’ipotesi del genio maligno non ci pare la pi√Ļ sconfortan ¬≠te: un falsificatore, anche onnipotente, √® sempre una solida verit√† che ci dispensa dall’andare oltre col pensiero. Borges sa che la rischiosa digni ¬≠t√† della letteratura non consiste nel farci supporre dietro al mondo la presenza di un grande artefice, assorto in fantastiche mistificazioni, ma di farci provare la vicinanza di una strana potenza, neutra e impersonale. Gli piace che si dica di Shakespeare: ¬ę Somigliava a tutti gli uomini, salvo in questo, che somigliava a tutti gli uomini ¬Ľ. Vede in tutti gli autori un solo autore che √® l’unico Carlyle, l’unico Whitman, che non √® nessuno. Si riconosce in George Moor, in Joyce – potrebbe dire in Lautr√©amont, in Rimbaud – capaci d’incorporare nei loro libri pagine e figure d’altri, perch√© l’essenziale √® la letteratura e non gli individui, e, nella letteratura, che essa impersonalmente sia, in ciascun libro, l’unit√† inesauribile di un solo libro e la ripetizione esternata di tutti i libri.

Borges ci propone d’immaginare uno scrittore francese contempora ¬≠neo che scriva, partendo da pensieri propri, delle pagine che riproduca ¬≠no testualmente due capitoli del Don Chisciotte: assurdit√† memorabile, non diversa da quella cui si assiste in ogni traduzione. In una traduzione noi abbiamo la stessa opera in un doppio linguaggio; nella finzione di Borges, abbiamo due opere nell’identit√† dello stesso linguaggio e, in que ¬≠sta identit√† che non √® tale, il vertiginoso miraggio della duplicit√† dei pos ¬≠sibili. Ora, di fronte a una replica perfetta, l’originale √® cancellato, e per ¬≠fino l’origine. Cos√¨ il mondo, se si potesse esattamente tradurlo e raddop ¬≠piarlo in un libro, perderebbe ogni principio e ogni fine, per diventare quel volume sferico, finito e senza limiti, che tutti gli uomini scrivono e in cui sono scritti: non sarebbe pi√Ļ il mondo, ma sarebbe, sar√† il mondo pervertito nella somma infinita dei suoi possibili. (Questa perversione √® forse il prodigioso, l’abbominevole Aleph).

La letteratura non √® un semplice inganno, √® il potere pericoloso di andare, attraverso l’infinita molteplicit√† dell’immaginario, verso ci√≤ che √®. La differenza fra reale e irreale, l’inestimabile privilegio del reale, √® che la realt√† √® meno reale, non essendo altro che irrealt√† negata, dissolta dall’energico lavoro della negazione, e da quell’altra negazione che √® il lavoro stesso. Proprio questo meno, sorta di scarnificazione e di assottigliamento dello spazio, ci permette di andare, con la felicit√† della linea retta, da un punto all’altro. Ma √® il pi√Ļ indefinito, l’essenza dell’imma ¬≠ginario, a impedire sempre a K. di raggiungere il Castello, come per l’eternit√† ad Achille di raggiungere la tartaruga, e forse all’uomo di rag ¬≠giungersi vivo in un punto che renderebbe la sua morte perfettamente umana, e, di conseguenza, invisibile.


Letto 1772 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart