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LETTERATURA: I MAESTRI: Mandelstam l’escluso

21 Marzo 2009
[Pubblichiamo due articoli sullo sfortunato poeta, il primo, “Mandelstam l’escluso”, di Pietro Sormani, il secondo, “Mandelstam e i lupi”, di Gustavo Herling]

Mandelstam l’escluso

di Pietro Sormani
[dal “Corriere della Sera”, gioved√¨ 20 febbraio 1969] ¬†

Si sono compiuti da poco trent’anni dalla morte, avve ¬≠nuta in un campo di smista ¬≠mento nei pressi di Vladivo ¬≠stok, di Osip Mandelstam (era il 27 dicembre 1938 e il poeta era diretto a un ¬ęlager ¬Ľ staliniano). Non una riga sui giornali sovietici, che pure sono cos√¨ sensibili agli anniversari, ha ricordato l’im ¬≠portante ricorrenza. Mandelstam, perseguitato in vita, √® dimenticato in morte. E’ l’uni ¬≠co ormai, tra le vittime pi√Ļ famose del terrore staliniano, a essere circondato da un si ¬≠lenzio cos√¨ ostinato e cos√¨ ot ¬≠tuso. Perfino Pilniak, che fino a poco tempo fa condivideva con lui lo stesso destino, co ¬≠mincia a essere discusso e pubblicato.

Sepolto vivo

Il silenzio cadde su Mandelstam mentre egli era an ¬≠cora vivo. L’ultimo suo li ¬≠bro, se si eccettua il Discorso su Dante apparso in edizione limitata due anni fa, fu pub ¬≠blicato nel 1928. Qualche poe ¬≠sia √® riuscita negli ultimi tempi a sfuggire al controllo del censore, di preferenza in riviste di regioni periferiche dell’Unione Sovietica che, es ¬≠sendo meno diffuse, godono di un po’ pi√Ļ di libert√†. Ma l’edizione completa delle sue opere, pi√Ļ volte promessa, non ha ancora visto la luce, e, coi tempi che corrono, √® pro ¬≠babile che il progetto verr√† accantonato.
Eppure tutti conoscono Mandelstam e hanno letto le sue poesie e i suoi saggi pi√Ļ importanti. Vecchie edizioni sono state riesumate e pas ¬≠sate di mano in mano; i for ¬≠tunati possessori dell’edizione quasi completa delle sue ope ¬≠re pubblicata qualche anno fa negli Stati Uniti in due volumi – un terzo, dedicato alla corrispondenza, dovrebbe uscire tra breve) l’hanno im ¬≠prestata agli amici, che ne hanno fatto a loro volta nu ¬≠merose copie. Si pu√≤ afferma ¬≠re che Mandelstam √® oggi uno degli scrittori pi√Ļ popo ¬≠lari, soprattutto tra i giovani, e uno di quelli che pi√Ļ in ¬≠fluenza le nuove leve poeti ¬≠che. Egli √® entrato a far parte, accanto a Pasternak, alla Akhmatova e alla Cvetaeva, dell’olimpo delle lettere sovietiche. E’ la rivincita di Mandel ¬≠stam. Una rivincita postuma, ma di cui egli non dubit√≤ mai. Anche quand’era pi√Ļ persegui ¬≠tato, umiliato, beffeggiato, era convinto che un giorno il suo valore sarebbe stato ricono ¬≠sciuto. ¬ę Non sono mai stato il contemporaneo di nessu ¬≠no ¬Ľ, scrisse una volta. Non fu un poeta del suo tempo, e il ¬† tempo lo respinse. Ma oggi, a trent’anni dalla morte, lo ricerca non per assolverlo, ma per essere assolto.
Nacque il 3 gennaio 1891 a Varsavia, ma si trasfer√¨ giovanissimo a Pietroburgo. Suo padre era un commerciante di pellami ebreo, poco incli ¬≠ne alla letteratura, che tut ¬≠tavia non gli fece mancare l’educazione necessaria. Sua madre era un’insegnante di musica, da cui apprese la pas ¬≠sione per il ritmo e l’armo ¬≠nia, che cerc√≤ poi sempre di trasferire nelle sue poesie. ¬ę Il compito della nostra ge ¬≠nerazione – disse – √® di in ¬≠trodurre nella poesia quello stile gotico che Bach ha in ¬≠trodotto nella musica ¬Ľ.
La mancanza di informa ¬≠zioni ha contribuito a creare la leggenda di un Mandel ¬≠stam gracile, timido, oppresso da un complesso di inferio ¬≠rit√†. Non √® esatto. Era un uomo di altezza media, con larghe spalle, di fisico forte. Amava fare lunghe passeg ¬≠giate all’aria aperta. Aveva un carattere aperto e piace ¬≠vole, sempre pronto allo scherzo. Con gli amici era semplice e spiritoso; ma con i nemici e con le autorit√† era caustico e aggressivo. Non poteva tollerare la vilt√† e l’ipocrisia. Ebbe relazioni con molte donne, ma ne am√≤ una sola, che conobbe a Kiev nel 1919 e che fu sua fedele compagna fino alla morte.
Mandelstam era imbevuto di classicit√†. Per reazione al simbolismo di Blok, egli ade ¬≠r√¨ insieme alla Akhmatova e a Gumiliov al movimento ¬ęacmeista ¬Ľ, che si proponeva di riportare la poesia russa alla purezza e alla perfezione del mito. Egli descrisse una partita di tennis come se fosse una gara antica. Il verso do ¬≠veva essere solenne, imperso ¬≠nale, il metro classico, lo sti ¬≠le freddo e laconico. Le im ¬≠magini venivano prese dal ¬≠l’architettura e dalla scultu ¬≠ra: la poesia di Mandelstam in questo periodo ha sempre un carattere statuario. Il ti ¬≠tolo della sua prima raccolta, pubblicata nel 1922, ha un si ¬≠gnificato programmatico: La pietra.
L’¬ę acmeismo ¬Ľ ebbe breve vita e fu spezzato dalla rivo ¬≠luzione e dal futurismo. Guar ¬≠dare al passato non fu pi√Ļ di moda: bisognava pensare ai nuovi tempi e all’uomo nuovo. Non pi√Ļ nostalgia, ma ottimismo. Non pi√Ļ distacco, ma partecipazione. Non pi√Ļ immobilismo, ma dinamismo. Non pi√Ļ pietra ma acciaio. Non pi√Ļ letteratura ma vita. Tutto il contrario di quello che Mandelstam aveva credu ¬≠to e sognato. Con l’afferma ¬≠zione del futurismo e il suo iniziale appoggio da parte del regime, Mandelstam cadde progressivamente in disgra ¬≠zia. Pubblic√≤ poco: due rac ¬≠colte di saggi, Il fragore del tempo e il Francobollo egi ¬≠ziano, una raccolta di poesie, Tristia.
Le ragioni dell’ostilit√† uffi ¬≠ciale furono ovviamente d’or ¬≠dine politico pi√Ļ che lettera ¬≠rio. La prima reazione di Mandelstam alla rivoluzione era stata di scetticismo, ma ben presto questo sentimento si tradusse in ostilit√†. Men ¬≠tre molti letterati credevano di poter scendere a un com ¬≠promesso con le autorit√† co ¬≠muniste e alcuni, come Maiakovski, addirittura si illude ¬≠vano di potersene servire ai propri fini, Mandelstam cap√¨ la loro natura anti-umanisti ¬≠ca e quindi anti culturale. ¬ę Ci sono delle epoche – egli scrisse in un suo saggio – in cui non c’√® posto per l’uomo; in cui l’uomo viene utilizzato come un mattone o del cemento; per costruire, ma non a suo vantaggio ¬Ľ.
 

Gli amici fidati

Fu arrestato nel 1934. Non perch√© avesse organizzato manifestazioni sediziose o avesse pubblicamente affer ¬≠mato il suo odio per il regi ¬≠me; ma per aver letto a una riunione di amici una poesia, forse un epigramma, in cui criticava Stalin. Erano una dozzina di amici fidati, ep ¬≠pure uno di essi trad√¨. Fu mandato per tre anni al con ¬≠fino, prima negli Urali, poi a Voronezh. Visse come un mendicante, senza poter scri ¬≠vere n√© lavorare. La gente aveva paura di farsi vedere con lui: ai tempi di Stalin, la sola conoscenza di una perso ¬≠na invisa alle autorit√† pote ¬≠va essere motivo d’arresto.
Nel maggio del 1937 fu liberato e si stabil√¨ prima a Mosca e poi, non avendo il permesso di soggiorno, a Kalinin. Era stanco, impaurito, sfiduciato. Temeva di essere avvelenato, come Zoscenko. Ogni volta che una macchina si fermava davanti al porto ¬≠ne di casa, il cuore aveva un sussulto: credeva che fos ¬≠sero gli agenti della polizia politica venuti a prelevarlo. Improvvisamente, un raggio di speranza. L’Unione degli scrittori, che .non aveva mai mosso un dito in suo aiuto, gli offr√¨ una delle sue case di riposo, vicino a Mosca. Man ¬≠delstam accett√≤ con entusia ¬≠smo, senza sospettare nulla.
 

L’ultima ora

Nella notte tra l’1 e il 2 maggio 1938, la temuta auto ¬≠mobile della polizia segreta si ferm√≤ davanti al villino di legno dove si trovava Man ¬≠delstam. Stava dormendo. Quando fu svegliato dai colpi alla porta, cap√¨ che era giun ¬≠ta la sua ultima ora. E si accorse di non aver pi√Ļ pau ¬≠ra: si rese conto, come tante vittime dei campi di lavoro staliniani, che l’attesa del sa ¬≠crificio era peggiore del sa ¬≠crificio stesso. La morte era diventata per lui una libera ¬≠zione. Si accomiat√≤ dalla mo ¬≠glie. Era probabilmente diret ¬≠to alle miniere della Kolim√† quando, 8 mesi dopo, il suo cuore cedette, nei pressi di Vladivostock.
Il destino di Mandelstam fu tragico. Altri scrittori, co ¬≠me Babel, Olescia e Pilniak, furono imprigionati e mori ¬≠rono in campo di concentra ¬≠mento; altri ancora, come la Akhmatova e Pasternak, seb ¬≠bene liberi, furono duramen ¬≠te perseguitati. Ma nessuno √® stato cos√¨ osteggiato come lui, nessuno √® rimasto vitti ¬≠ma cos√¨ a lungo della con ¬≠giura del silenzio. Tutti gli altri sono stati pubblicati, sia pure parzialmente e dopo molte difficolt√†; Mandelstam, nonostante sia stato riabili ¬≠tato nel 1956, non √® pi√Ļ stato stampato da 40 anni (con l’eccezione che abbiamo det ¬≠to). La pi√Ļ recente edizione della Piccola enciclopedia so ¬≠vietica, pubblicata nel 1960 da Kruscev, non lo nomina neppure. Eppure Mandelstam √® pi√Ļ popolare oggi di quan ¬≠do era in vita. La lotta cieca e ostinata delle autorit√† non √® riuscita a distruggerlo. La poesia, diceva Orazio, √® pi√Ļ resistente del bronzo: i monumenti creati da Mandel ¬≠stam con le sue poesie sa ¬≠ranno ancora ammirati quan ¬≠do dei suoi persecutori si sar√† perso perfino il ricordo.

Mandelstam e i lupi

di Gustavo Herling
[dal “Corriere della Sera”, domenica 2 marzo 1969] ¬†

I1 bell’articolo di Pietro Sormani su Osip Mandelstam (Corriere Letterario del 20 febbraio) richiede un breve supplemento sulle circostan ¬≠ze della morte del poeta, in ¬≠torno alla quale oggi si ha maggior dovizia di partico ¬≠lari grazie ad alcune testi ¬≠monianze e lettere ritrovate. La ricostruzione che segue √® attinta dall’edizione in due grossi volumi delle sue ope ¬≠re complete, pubblicata qual ¬≠che anno fa in russo negli Stati Uniti a cura di Boris Filipov e del professor Gleb Struve.
Arrestato per la seconda volta nella notte del 2 mag ¬≠gio 1938, Mandelstam √® stato dapprima rinchiuso nella pri ¬≠gione Butyrki di Mosca. Il trasporto dei prigionieri de ¬≠stinato ai terribili campi di Kolyma lasci√≤ Mosca il 9 settembre, per arrivare a Vladivostok il 12 ottobre. Nel campo di transito a Vladi ¬≠vostok si soleva aspettare i periodi propizi alla naviga ¬≠zione verso il Magadan. Du ¬≠rante il trasporto Mandel ¬≠stam cominci√≤ a rivelare se ¬≠gni di pazzia. Sospettando che la scorta avesse ricevuto a Mosca l’ordine di avvele ¬≠narlo, si rifiutava di accet ¬≠tare il suo rancio. La fame lo spingeva a rubare il pane degli altri prigionieri, i quali all’inizio reagivano percuo ¬≠tendolo selvaggiamente, fin ¬≠ch√© un giorno divenne chiaro anche a loro che era impaz ¬≠zito. Nel campo di transito a Vladivostok il suo squili ¬≠brio mentale, e la conseguen ¬≠te abitudine di derubare del cibo i compagni, provocarono l’inevitabile: venne buttato via dalla baracca. Dormiva vicino all’immondezzaio, si nutriva di rifiuti. Sporco e puzzolente, con i capelli grigi e una lunga barba, coperto di stracci, si trasform√≤ in uno spauracchio del campo. Di tanto in tanto gli davano qualcosa da mangiare i me ¬≠dici dell’ambulatorio, pure loro prigionieri, fra cui uno di Voronezh che un tempo lo aveva frequentato e amava molto la sua poesia.
Ma prima di impazzire del tutto era ancora riuscito a scrivere questa lucida lettera al fratello, datata 20 ottobre 1938: ¬ę Caro Szura! Mi trovo a Vladivostok (segue l’indirizzo del campo e il nu ¬≠mero della baracca). Mi han ¬≠no dato cinque anni per la attivit√† controrivoluzionaria in virt√Ļ della decisione del Tribunale Speciale. Dalla pri ¬≠gione Butyrki di Mosca sia ¬≠mo partiti il 9 settembre, siamo arrivati qui il 12 otto ¬≠bre. Salute molto precaria, estremo esaurimento, sono di ¬≠magrito e quasi irriconosci ¬≠bile, non so se ha un senso spedirmi vestiario, roba da mangiare e soldi. Provateci comunque. Sto morendo di freddo senza vestiti pi√Ļ caldi. Carissima Nadia (la moglie), come stai colombella mia? Tu, Szura, scrivimi subito di Nadia. Questo √® il campo di transito. Non mi hanno pre ¬≠so per Kolyma. Si dovr√† for ¬≠se svernare. Amati miei. Vi bacio. Osia (diminutivo di Osip). Ancora a Szura. Sono stato recentemente ai lavori. Questo ha migliorato il mio umore. Dal nostro campo di transito si parte verso i cam ¬≠pi stabili. Probabilmente so ¬≠no stato escluso e sar√≤ co ¬≠stretto a svernare qui. Fatevi vivi e mandatemi telegrafica ¬≠mente i soldi ¬Ľ.
Morì due mesi dopo, il 27 dicembre.
Nel maggio 1934, quando lo arrestarono per la prima vol ¬≠ta, gli fu sequestrata durante la perquisizione una breve poesia che, a quanto pare, venne usata come corpus delicti nell’atto d’accusa con ¬≠tro di lui. E’ invece il suo atto d’accusa contro il tem ¬≠po e luogo in cui gli √® acca ¬≠duto di vivere e morire. Una delle quartine comincia cos√¨: ¬ę Mi piomba sulle spalle il secolo lupesco, ma non scorre nelle mie vene il sangue dei lupi… ¬Ľ.


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ÔĽŅ

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Bart