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LETTERATURA: I MAESTRI: Moderni mostri

27 Ottobre 2014

di Dino Buzzati
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 25 maggio 1969]

Una volta esistevano la sfin ¬≠ge, l’ippogrifo, l’echidna, il cinghiale caledonio, il tritone, il babau, il gatto mammone, il basilisco. Oggi non esistono pi√Ļ. Tuttavia anche a noi √® dato incontrare, di quando in quando, fenomeni molto stra ¬≠ni e mostruosi. Per esempio:

 

LA LEPRE GIGANTE √Ę‚ÄĒ E’ stata avvistata, a quanto sembra, l’autunno scorso, nel ¬≠l’alto Alpago, provincia di Belluno. Non erano tanto le dimensioni a suscitare meravi ¬≠glia, perch√© l’animale non su ¬≠pererebbe, stimato a vista, il metro e mezzo di lunghezza, quanto la capacit√† di assume ¬≠re la posizione eretta, poggia ¬≠to sulle zampe posteriori; e so ¬≠prattutto il fatto che il leprone imbracciava un minuscolo schioppo a due canne. Tre soli cacciatori, del resto assai at ¬≠tendibili, hanno incontrato la bestiaccia e, sbalorditi, non si sono azzardati a spararle; n√© onestamente gli si pu√≤ dare torto. Ma grandi sono stati lo scandalo e la indignazione ne ¬≠gli ambienti venatori, i quali giudicano sleale, anzi delittuo ¬≠so, l’atteggiamento cos√¨ minac ¬≠ciosamente contestatorio as ¬≠sunto dalla lepre gigante. Ch√©, se l’esempio si diffondesse, e anche le marmotte, i conigli selvatici, le volpi, i ricci, i ghiri, le pernici, le quaglie e gli altri volatili stanziali o di passo, si mettessero a girare armati, sia pure a solo scopo di legittima difesa, il mondo si troverebbe sovvertito, e do ¬≠ve finirebbe la sovranit√† del ¬≠l’uomo?

 

IL CAPO √Ę‚ÄĒ E’ dirigente di una grande industria, ha passato i sessant’anni, ogni mattina si alza alle sei, esta ¬≠te e inverno, alle sette √® gi√† in fabbrica dove rimane fino alle otto di sera e oltre. An ¬≠che la domenica va a lavora ¬≠re, pur se lo stabilimento e gli uffici sono deserti; ma un’ora pi√Ļ tardi, ci√≤ che egli considera quasi un vizio. E’ per eccellenza un uomo serio, ride raramente, non ride mai. D’estate si concede, ma non sempre, una settimana di va ¬≠canza nella villa sul lago. Non conosce debolezze di alcun genere, non fuma, non pren ¬≠de caff√®, non beve alcoolici, non legge romanzi. Non tolle ¬≠ra debolezze neppure negli al ¬≠tri. Si crede importante. E’ importante. E’ importantissimo. Dice cose importanti. Ha amici importanti. Fa solo te ¬≠lefonate importanti. Anche i suoi scherzi in famiglia sono molto importanti. Si crede in ¬≠dispensabile. E’ indispensabi ¬≠le. I funerali seguiranno do ¬≠mani alle ore 14.30, partendo dall’abitazione dell’estinto.

 

IL GENIO PERDUTO √Ę‚ÄĒ Se tra le migliaia di animali che vengono giornalmente tratti al macello, si trovasse un maiale, o un vitello, dota ¬≠to di intelligenza mostruosa, pari, se non superiore, a quel ¬≠la di Platone, di Leonardo da Vinci, di Einstein, come po ¬≠trebbe rivelarla a noi, e cos√¨ salvarsi? Come potremmo noi esserne informati? Tenuto pri ¬≠gioniero nella stalla fin dalla nascita, sprovvisto completa ¬≠mente di addestramento e di istruzione, non ha avuto la possibilit√† di apprendere nep ¬≠pure i rudimenti della nostra lingua, cos√¨ da poter eventual ¬≠mente imitarla con grugniti, muggiti, o altro. N√© i rozzi uomini preposti al suo alleva ¬≠mento dapprima, quindi al suo trasporto, infine alla sua uccisione, sono in grado di av ¬≠vertire quei minimi segni (bat ¬≠titi regolari con le zampe, la ¬≠menti ritmati, gesti di suppli ¬≠ca) con cui il geniale quadru ¬≠pede forse ha chiesto e chiede merc√®. Meravigliose luci della natura che, se scoperte e curate, potrebbero arricchi ¬≠re e forse salvare il mondo, vanno cos√¨ miseramente e bru ¬≠talmente distrutte.

 

IL PATITO SOCIALE √Ę‚ÄĒ E’ una creatura spiritualmen ¬≠te eletta. Ama l’umanit√† con ¬≠culcata e sofferente, partecipa con dedizione ai suoi dolori. Egli non √® stato conculcato, anzi, la fortuna √® stata prodi ¬≠ga con lui, per aspetto fisico, salute, censo, posizione socia ¬≠le. Ci√≤, intendiamoci, accresce il suo merito. Di notte stenta a prendere sonno, oppure si risveglia di soprassalto, op ¬≠presso appunto da quel pen ¬≠siero filantropico: le afflizio ¬≠ni del popolo angustiato dal ¬≠le ingiustizie. A motivo di que ¬≠sto grande amore, egli √® co ¬≠stretto a odiare intensamente. E mentre ci√≤ che ama √® una massa indifferenziata e senza volto, ci√≤ che egli odia sono invece delle persone precise, con nome e cognome, secondo lui complici, consapevoli o no, delle predette ingiustizie: ami ¬≠ci. vicini di casa, colleghi, spe ¬≠cialmente colleghi di successo. L’odio, si intende, √® tanto pi√Ļ intollerante e velenoso quanto pi√Ļ egli √® conscio della nobilt√† dei propri sentimenti; e diventa il suo precipuo interesse quotidiano, consolazione, sostegno e scopo della vita. Tutto a causa del cosiddetto peccato originale che, salvo interventi contrari della grazia, porta l’uomo ineluttabilmente al male e alla perfidia, anche se si tratta di un uomo cos√¨ altruista e moralmente elevato.

 

IL SAPONE MAGICO √Ę‚ÄĒ Un pubblicitario di talento, incaricato di pianificare una campagna promozionale per un nuovo tipo di sapone, pro ¬≠pose, anzich√© i consueti im ¬≠bonimenti iperbolici che pos ¬≠sono colpire il pubblico ma non essere creduti per la stes ¬≠sa loro esagerazione, il se ¬≠guente slogan: uno, su dieci ¬≠mila saponi X, procura un fa ¬≠scino irresistibile. (Dopodich√© si spiegava come il sapone magico fosse contraddistinto da uno speciale piccolo bollo d’oro). Bene. La stessa discre ¬≠zione dell’annunzio lo rende ¬≠va plausibile. La gente infatti ci ha creduto, questa fede, irraggiantesi da migliaia e mi ¬≠gliaia di sconosciuti, conver ¬≠geva su quelle pochissime sa ¬≠ponette col bollino, e le sapo ¬≠nette acquistavano un reale potere. Una di esse fu compe ¬≠rata per puro caso da una ra ¬≠gazza che faceva servizio a ore in casa di una mia cugina. Non si poteva dire brutta, ma scialba e insignificante s√¨; inol ¬≠tre aveva un curioso naso sot ¬≠tile a punta che la faceva as ¬≠somigliare a un fenicottero. Quell’acquisto fortunato fece naturalmente le spese di una quantit√† di chiacchiere diver ¬≠tite. In un minuscolo ambien ¬≠te, la giovane cameriera di ¬≠vent√≤ per qualche tempo un personaggio. E, fosse una rea ¬≠le virt√Ļ arcana della saponet ¬≠ta, fosse la invincibile forza della suggestione, nel giro di un mese la squallida servetta si trasform√≤ in un fiore deli ¬≠zioso. Oggi √® una delle foto ¬≠modelle pi√Ļ pagate di Parigi.

 

LA NUVOLA √Ę‚ÄĒ La sera del 28 aprile scorso √Ę‚ÄĒ per motivi di ordine pubblico in Francia si √® preferito insab ¬≠biare la notizia √Ę‚ÄĒ sopra la modesta elevazione del Monte Gimont (Alta Marna), non lungi da Colombey-les-Deux- Eglises, fu osservata una gran ¬≠de nube che raffigurava, con inconfondibile precisione, la testa del generale de Gaulle, quel giorno stesso ritiratosi per sempre dalla scena politica e trasferitosi alla celebre sua re ¬≠sidenza di campagna. Il so ¬≠praggiungere del buio impe ¬≠d√¨ registrazioni fotografiche e ulteriori osservazioni sul de ¬≠corso del fenomeno. D’altra parte, poche persone notaro ¬≠no il singolare spettacolo, poi ¬≠ch√© la stragrande maggioran ¬≠za degli uomini tiene gli sguar ¬≠di fissi alla terra e non al cie ¬≠lo. Si sarebbe potuto pensare a un caso di autosuggestione, se all’indomani, sopra una del ¬≠le ultime propaggini meridio ¬≠nali dei Vosgi, la nuvola-de Gaulle non fosse ricomparsa verso le undici del mattino: per circa dieci minuti la so ¬≠miglianza fu perfetta, poi le sembianze si dissolsero. L’e ¬≠spressione era solenne e malin ¬≠conica, ma dolce; nessun ci ¬≠piglio militaresco, nessuna ca ¬≠parbia smania di rivincita. Ecco: quasi che il generale volesse compiere un’ultima ispezione alla sua patria, lo straordinario ammasso di va ¬≠pori si √® riprodotto successiva ¬≠mente in varie contrade fran ¬≠cesi: per esempio, sulle Montagnes du Lomont (Besan√≠¬ßon), sul Puy de D√≠¬īme (Clermont Ferrand), sul Signal de Sauvagnac (Limoges). La emi ¬≠nente nube ha continuato il suo ¬ę tour ¬Ľ anche dopo la partenza di de Gaulle per l’Ir ¬≠landa. Gli ultimi avvistamenti provengono dall’Ile-de-Re e da una zona di mare circa ottan ¬≠ta miglia a nord-ovest di Brest. Qui il generale indossa ¬≠va il berretto e si vedeva an ¬≠che una mano che salutava militarmente. Come se fosse l’estremo addio prima del de ¬≠finitivo trasferimento nel mito.


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Bart