Musil. Torna a casa l’uomo senza qualità

di Claudio Barbati
[da “La Fiera Letteraria”, numero 36, giovedì 7 settembre 1967]

Musil aveva scritto, in una pagina dei diari: sarò l’unico scrittore del quale non si troveranno opere postu ­me. E nel ’36, quando erano già usciti a Berlino i primi due volumi dell’Uomo senza qualità, pubblicò presso un editore di Zurigo una raccolta di novelle e di pensieri sotto il titolo Nachlass zu Lebzeiten (Scritti postu ­mi in tempo di vita), come a chiude ­re in anticipo la partita con i biogra ­fi, mantenendo alla lettera la singola ­re promessa. Ma fu clamorosamente smentito dai fatti. Alla sua morte, i manoscritti inediti componevano un lascito di oltre diecimila carte: raccon ­ti, annotazioni, abbozzi, prime stesure; quasi che Musil, con una estrema, im ­prevedibile contraddizione, avesse vo ­luto prendersi gioco della posterità, la ­sciando ai critici che in vita lo ave ­vano misconosciuto una mole di lavo ­ro tale da scoraggiare la più agguerri ­ta équipe di filologi.

Il meccanismo della rivalsa, sia pu ­re in ritardo, ha funzionato egregia ­mente. Proprio in questi giorni, a ven ­ticinque anni dalla morte dello scrit ­tore, lo « scandalo » delle sue opere inedite è scoppiato sulla stampa vien ­nese con la forza di un caso nazionale: i critici si battono il petto, gli intel ­lettuali deplorano la paurosa indiffe ­renza con cui l’Austria da almeno cen ­t’anni si lascia depredare dei suoi in ­gegni più alti, puntualmente « nazio ­nalizzati » e condotti in trionfo altro ­ve, e una fitta corrispondenza diplo ­matica corre tra il ministero vienne ­se della Pubblica Istruzione e l’isti ­tuto Austriaco di Cultura a Roma. Pa ­role d’ordine: recuperare gli inediti di Musil, a qualunque costo.

Il prezioso baule si trova infatti in Italia. Ne è erede e custode il profes ­sor Gaetano Marcovaldi, assai noto per i suoi lavori su Dante ma anche per alcuni importanti contributi agli studi di germanista: sono sue, ad esempio, le traduzioni degli scritti estetici di Wilhelm Humboldt e sua è la voce su Humboldt dell’enciclopedia Trecca ­ni. Manoscritti e taccuini di Musil fu ­rono lasciati al professor Marcovaldi dalla madre Martha, che aveva sposa ­to lo scrittore austriaco in terze nozze.

Com’è noto, dopo l’occupazione dell’Austria da parte di Hitler, nel 1938, Robert Musil si rifugiò dapprima in Italia, poi a Zurigo e infine a Gine ­vra, dove rimase nel suo ritiro a Che- min de Clochettes fino alla morte, che lo colse, il 15 aprile 1942. La ve ­dova, Martha Musil, dopo una breve permanenza negli Stati Uniti presso Annina Rosenthal, la figlia nata dal primo matrimonio, decise nel ’47 di trasferirsi in Italia e di andar a vi ­vere nella casa di Gaetano Marcoval ­di, figlio del suo secondo marito. Due anni dopo, a Roma, Martha Musil mo ­riva, lasciando a Gaetano il grosso baule contenente le carte e i taccui ­ni dello scrittore, ancora quasi del tutto sconosciuto.

Già in precedenza, poco dopo la scomparsa dello scrittore, Martha Mu ­sil si era adoperata con passione per assicurare la sorte di quegli inediti. Aveva cominciato col rivolgersi a Fritz Wotruba, il giovane scultore au ­striaco, uno degli amici di Musil du ­rante l’esilio ginevrino, affidando al ­le sue cure i manoscritti del marito. Ma alla ricostituzione dell’Austria, quando il presidente federale Renner lo invitò a ritornare in patria, Wotru ­ba non ritenne prudente portare con sé, in quel momento, nell’Austria qua ­dripartita, la raccolta degli inediti.

Rientrato in Austria, tuttavia, Wo ­truba non cessò di occuparsi degli ine ­diti dell’amico scomparso. Per anni, con interventi sempre più pressanti, cercò di interessare alla causa delle opere postume di Musil circoli sem ­pre più larghi di intellettuali.

Il 18 febbraio di quest’anno, un ar ­ticolo apparso sul maggior quotidiano viennese, Die Presse, rendeva di pub ­blica ragione la vicenda dei mano ­scritti, sollecitando un intervento go ­vernativo. Chieda ufficialmente l’Au ­stria al professor Marcovaldi di met ­tere i manoscritti a disposizione degli storici della letteratura; si dichiari fi ­nalmente lo Stato competente all’ac ­quisto di tali opere.

Com’era prevedibile, nel clima di tensione determinato dalla controver ­sia altoatesina, l’articolo suscitò vivo scalpore. Qualche giorno dopo, in una lettera al giornale, il ministro federa ­le dell’istruzione si giustificava dinan ­zi alla pubblica opinione precisando che in realtà fin dal novembre del 1966 erano in corso delle trattative per l’acquisto tra l’istituto Austriaco di Cultura a Roma e il professor Marco ­valdi; tali trattative erano tuttavia « condizionate da una serie di circo ­stanze che consigliavano molta cau ­tela e un’attenta preparazione dei con ­tatti, dovendosi ovviamente tener conto delle reazioni psicologiche ai fatti del Sud Tirolo, che rendevano per il momento assai difficili le rela ­zioni austro-italiane ».

Chi più degli altri ha fatto le spese della polemica è stato il professor Marcovaldi, descritto in molti casi co ­me un guardiano geloso o un esoso speculatore. La verità è tutt’altra. Ger ­manista egli stesso, il vecchio profes ­sore ha avuto l’onestà intellettuale di non valersi del suo privilegio per monopolizzare le ricerche sui mano ­scritti in suo possesso e la cura della loro pubblicazione. Ha anzi agevolato in tutti i modi â— le testimonianze al riguardo sono numerose â— i ricerca ­tori seri che intendevano dedicarsi allo studio di Musil.

Fra questi studiosi sono da citare in primo luogo Eithne Wilkins, un ger ­manista di Oxford, e il viennese Ernst Kaiser, compagno di Musil durante l’esilio ginevrino. Da quindici anni Wilkins e Kaiser, ritenuti oggi i mag ­giori esperti dell’opera di Musil si de ­dicano a portare in luce il tesoro de ­gli inediti. La fortuna letteraria di Musil cominciò, in pratica, da un loro articolo apparso sul Times Literary Supplement nell’ottobre 1949. Quattro anni dopo l’Università di Londra inca ­ricava i due studiosi di condurre ri ­cerche sistematiche sull’opera di Mu ­sil: da queste indagini doveva nascere il fondamentale Robert MusilEine Einführung in das Werk pubblicato a Stuttgart nel 1962. Si devono inoltre a Wilkins e Kaiser la versione inglese del Mannes oline Eigenschaften, del Törless e dei racconti, e la supervi ­sione al testo italiano dell‘Uomo sen ­za qualità, pubblicato da Einaudi tra il ’61 e il 62.

Una vera leva di studiosi di Musil è poi quella cresciuta a Tubinga in ­torno al germanista Friedrich Beissner: tra essi, Wilhelm Bausinger, mor ­to assai giovane dopo aver dato un de ­cisivo apporto di studi a una edizione storico-critica del capolavoro musiliano, Karl Corino ed Elisabeth Albertsen, che appunto a Roma hanno in gran parte compilato il loro catalogo di tutte le opere postume. Sulle carte custodite da Marcovaldi comincerà presto a lavorare anche un altro gio ­vane filologo, proveniente dalla scuo ­la viennese del professor Seidler. E troppo lungo sarebbe ricordare i mol ­ti studiosi che lo scrittore di Klagenfurt conta in Italia. Basti dire che un convegno sull’opera di Musil promos ­so a Bari nel ’66 dall’istituto Austria ­co di Cultura si risolse in un plebisci ­to entusiastico, conducendo all’inatte ­sa scoperta che gli appassionati di Mu ­sil sono, nel nostro Paese, ancor più numerosi dei devoti di Stendhal o di Proust.

Probabilmente, al fondo di tutta la storia, gioca un comprensibilissimo « spirito di riparazione ». Tra i Paesi europei, l’Austria è quello che ha sco ­perto Musil per ultimo, e la scoperta non avrebbe potuto essere più casua ­le. Durante una visita d’ufficio all’Expo di Bruxelles del 1958, il Landeshauptmann del dipartimento di Karnten venne per caso a sapere che L’uomo senza qualità era stato dichia ­rato « libro dell’anno ». Ma questo Ro ­bert Musil, si chiese stupefatto, non era uno di Kiagenfurt? Tornato in Au ­stria, si fece promotore di un Archivio di Musil a Klagenfurt.

L’Austria vuol riparare al suo debi ­to nei confronti di Musil. Dopo aver ­ne amareggiato l’esistenza e ignorato per decenni l’opera letteraria, oggi lo esalta, gli tende le braccia, gli spalan ­ca le porte: « Le sue opere postume devono ritornare a casa », si legge nei titoli dei giornali. Non è improbabile, comunque, che alla fine prevalga il buon senso e che la polemica intorno alle « carte romane » si concluda, co ­me già qualcuno ha timidamente sug ­gerito, con l’istituzione di una fonda ­zione austriaca a Roma, destinata al ­la conservazione e allo studio della grande eredità letteraria di Musil.

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