di Carlo Quintavalle
[da “La fiera letteraria”, numero 34, giovedì 24 agosto 1967]
Limone, agosto
Lo credono un pescatore a causa del retino. Vladimir Nabokov, l’auto re di Lolita, cerca farfalle sul colle di Tenda. Da Limone, con lo sky lift sa le sulla montagna. Poi va su a piedi, per i sentieri, mentre una vena a « V » sulla fronte pulsa per lo sforzo. Indossa un pullover, una camicia di flanella leggera, pantoioni beige di cavalry. Ha l’aspetto di un universitario anglosassone. Meccanicamente, con
lo sguardo classificatore, salendo, di stingue gli insetti posati sulla flora al pina: una « bombice dispari » (Liman tria dispar. L., come con automaticità ricorda nel codice di Linneo), una «aporia del biancospino » (Aporia cra- taegi), un « perdilegno » (Cossus ligniperda, la cui femmina proprio in luglio introduce le uova nelle cortec ce dei pioppi). Esemplari comuni. Senza far caso alle palpitazioni del vecchio cuore affaticato dalla salita affretta il passo. Poi ci ripensa. Gira intorno a un cespuglio col retino al zato. Resta immobile, finché l’aporia, incuriosita dal colore del pullover, si avvicina. L’acchiappa con un colpo deciso. La ripone nella borsa di pelle infilata alla cintura.
Il sole è alto. Da certi punti lo sguardo scende sulle vallette, le pra terie, le malghe, i boschetti declinan ti in scorci cinematografici; da altri il panorama è quello riprodotto nelle cartoline del tabaccaio di Limone: l’azzurro intenso, il verde pisello, il turchese del cielo, della vegetazione, dei laghetti alpini; la pianura grigia, col bordo rialzato verso il mare. Nel le cartoline non c’è traccia dell’atmo sfera tersa che affina il giudizio e lo assimila alle sensazioni: le brezze fre sche come alito infantile, il mormorio delle sorgenti, il frullo d’ali di un uc cello, il ronzio degli insetti. Come in cantato, quassù si sente che la mon tagna ha un ordine particolare: con la luce il ciclo delle ore regolate dal so le, dei giorni, delle stagioni; con le tenebre la magia dell’immaginazione. L’ordine naturale sembra imporsi per sino allo Stato. A Tenda il confine at traversa un tunnel. Dalla parte italia na il tunnel è chiuso da un cancello.
« E’ bizzarro », mi dirà poi in alber go a Limone, bevendo gin and tonic con la moglie Vera. « Possono esserci farfalle d’aspetto identico, gli stessi colori, lo stesso disegno, ma che ap partengono a specie diverse ». Il sacri ficio dell’aporia alla sua curiosità per le metamorfosi naturali, dalla pavonia all’uomo, il nesso vivo per lui fra entomologia e letteratura, riflette un’ombra nell’occhio baltico. « Sì… », ripete solo per terminare il pensiero, neutrale, affidando la persuasione al concetto. « A forme uguali corrispon dono diverse strutture ». (Da bruco la pavonia, Saturnia pyrix, è grosso e vistoso, verde e giallo con segmenti picchiettati di tubercoli azzurri muni ti di spinuzze e setole nere). Il con cetto implica che la metamorfosi pos sa essere determinata da un impe rativo naturale forte come le nostre passioni.
Ha usato un vocabolario critico mo derno: tema, struttura, voci da teoria letteraria. Ma dietro la voce ritrovo il puntiglio per il fatto, la meravi glia per le leggi, per il gusto d’in terpretar le analogo al gusto di Marcel Proust per la « madéleine ». La memo ria è aristocratica, una forma elegan te. L’evocazione è un potere quasi so vrannaturale. La memoria è l’unico potere sovrannaturale dell’uomo. Dal l’evocazione ritorna la vita come nella sua pagina tornano i fiammiferi che Il generale Kuroppatkin, comandante supremo dell’esercito russo in Orien te, allinea orizzontalmente dicendogli, nel salotto materno quando ha quat tro anni: « Ecco il mare calmo » e poi dispone a zig zag dicendogli: « Ecco la tempesta » e, durante la rivoluzione, quindici anni dopo, il fiammifero che lo stesso generale, travestito da men dicante, chiede casualmente al padre per strada. E lui scriverà con ironia: « I fiammiferi… L’individuazione di questi sviluppi tematici che corrono nella vita di un individuo dovrebbe essere, a parer mio, il vero scopo del la biografia ».
Con la moglie Vera abita al Grand Hotel Cita, al centro del villaggio tu ristico, una verruca di cemento, pia nelle e casermoni sul paesaggio di montagna. In una stanza sono collo cati alcuni strumenti: microscopi e ipiodometri, una scatola di metallo con una parete di vetro smerigliato il luminata dall’interno, come nei gabinetti radiologici per leggere le lastre. Lo scrittore vi si ritira dopo colazio ne Con gesti precisi, aiutandosi con le pinzette, stende le quattro ali dell’aporia sul vetrino, aggiusta il fuoco delle lenti, applica l’occhio al micro scopio per lunghi minuti. Sulla parete sono appuntate alcune tavole con de gli ingrandimenti, le carte geografiche delle farfalle. Non so quale particola re stia verificando, quale farfalla stia cercando. Vi accennerà la sera, bevendo ancora gin and tonic, registran do che alle undici i bambini dei vil leggianti sono svegli. Citerà l’opera delle farfalle mediterranee di uno stu dioso il cui cognome, che ho avuto il torto di non annotare, termina con una i, una doppia zeta e un’altra i, izzi. E’ un’opera che ha in mente di completare.
Alle passeggiate in montagna e al laboratorio si aggiungono le gite in auto, studiato il calendario per evitare il traffico dei giorni festivi. L’auto, una Mercedes guidata dalla mo glie, è fonte di malessere. Il figlio trentenne è pilota a Monza. Il figlio è ai primi posti di una gerarchia affetti va che comprende i superstiti del leg gendario universo, confermato da Pasternak, della Russia presovietica. So no gli amici cui a difetto della fortuna attribuisce gli onori dell’intelligenza. Per loro, per la loro lingua, ha termi nato la traduzione del libro che gli è più caro in russo, spedendo le bozze revisionate all’editore di New York dall’ufficio postale di Limone. Le se quenze della spedizione, atto conclu sivo di una lunga fatica, sono colora te dall’epica dell’avventura. I volumi della realtà fissano quantomeno certe proporzioni, le storicizzano. Intorno a un eccesso di peso di 450 grammi, ri dotto poi a 150, vive l’avventura della coppia alle prese con la realtà quoti diana, l’itinerario Limone-New York, le rigidità del regolamento postale, le flessibilità della gerente dell’ufficio di Limone, amabile con i forestieri.
La sua fama turba il personale del l’albergo e i villeggianti intrufoloni, certo perché alza il tono della locali tà, non per ragioni artistiche. Il turba mento si esprime con punti interro gativi indeterminati, tracce di sensua lità negli sguardi curiosi di un se greto che non esiste, rivelato ormai nei libri, rivelato nel puntiglioso ri torno biografico sulla rivoluzione d’ot tobre, sulla vita del centroeuropa fra le due guerre, sulle ragioni della scelta degli Stati Uniti come patria e di Montreaux come residenza. A Li mone non c’è una vera libreria. Il ta baccaio si è rifornito soprattutto dei suoi romanzi, ora in mostra fra siga rette e giornali. Con un rigido control lo della privacy, lo scrittore si difen de dalle indiscrezioni, in blanda pole mica con le interpretazioni approssi mative. E’ la stessa polemica che lo oppone agli ambienti letterari in Ita lia e in Francia, dove è situato più volentieri nel « luna park » del caso letterario che nelle antologie.
Amare Robbe-Grillet, affermare un nesso fra entomologia e letteratura fa parte di questa polemica. « Chissà come mai », dice, « i greci e i romani non capivano nulla di entomologia, benché osservassero con attenzione la natura. Consideravano le farfalle solo un ornamento. A Tarquinia ho identi ficato la specie di un esemplare illu strato in una tomba: Acherontia atropos, secondo la definizione di Linneo. Inspiegabilmente però i romani igno ravano perfino le mutazioni del bru co in crisalide e in farfalla ». Come un appassionante argomento di medita zione, il quesito si aggiunge a quello sulle inspiegate mutazioni formali senza modificazioni di struttura.
Spiega di essere un entomologo con un passato di scrittore. La diffusione dovuta al successo ha operato la vol garizzazione della sua esperienza for se ferendolo e costringendolo a ripie gare, quasi circolino per il mondo mi gliaia di ambigui curriculum, tanto svisanti quanto le interpretazioni dei lettori. Tributo alla letteratura, ricono sce di studiare la relazione fra la scre ziatura multicolore della pavonia e il sistema genitale dei lepidotteri, pour l’amour de l’art, come studia e descri ve l’uomo arricchendone la fenome nologia. Afferma che la guida per le farfalle e la letteratura è la medesi ma, infastidendosi se, per quest’ultima, essa è identificata con una meto dologia troppo invadente, l‘école du regard, pertanto congenere. Alle vol garizzazioni del pubblico unisce le semplificazioni della critica nell’ob brobrio della confusione.
Nel « luna park » dei casi letterari, nei boccali, in vetrina, c’è posto per la mostruosità. Nabokov accredita il suo caso per difendersi, così desidera far credere di essere dotato dell’abi lità del grande campione di scacchi, prodigioso per gli innesti delle performances della memoria sulla gran de tradizione letteraria. Cioè tenta, pur di preservarsi, un’operazione mi metica. Anche se a volte la sua verità non coincide con la verità effettiva. I fiammiferi bruciati non reggono l’im palcatura da lui costruita. Accadde a Nizza nella hall di un grande alber go, il Negrescu, non molto tempo fa. Affermava di essere stato in quell’al bergo nel 1905, accompagnato dal pa dre. Era vanitoso della sua memoria.
Il petulante riferimento all’infanzia dorata è uno degli elementi della mi mesi, un’illusione. Ritrovava i saloni con gli specchi impero, le moquettes, le livree. Ma il Negrescu era stato costruito nel quattordici.