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LETTERATURA: I MAESTRI: Noiosi

13 Marzo 2018

di Alberto Moravia
[dal “Corriere della Sera”, sabato 1 novembre 1969]

Siamo in macchina, fermi, tra cento altre macchine, fer ­me anch’esse, mentre il sema ­foro, ozioso come un occhio che ammicchi a vuoto, passa dal verde al giallo e poi al rosso e poi di nuovo al verde senza, per questo, che la co ­lonna delle automobili si muova. Stiamo fermi e liti ­ghiamo. O meglio, ci rinfac ­ciamo tutte le verità che, a casa, per non scandalizzare i nostri figli, non ci diciamo mai.

« Sei un bugiardo. Secondo te, adesso, andresti dal tuo socio, eh? E invece vai da quella tua sgrinfia. E, per giunta, vuoi che ti ci porti io ».

« E tu dove vai, di grazia quando vai dal parrucchiere? Già, da un parrucchiere che però fa anche l’architetto e abita all’Aventino in un ap ­partamento di dieci stanze ».

« Io non ti dico che questa bugia. Ma tu menti come respiri » Mentire è il tuo hobby preferito ».

« Ognuno il suo, no? Io le bugie e tu il furto ».

« Ora mi dai anche della ladra ».

« No, ma è pur vero che fai la cresta sulle spese di casa. Una cresta gigante ».

« Per forza. Debbo pensare al mio avvenire, a quello dei miei figli. Uno di questi gior ­ni tu e il tuo socio finite in galera, di certo. Metto da par ­te i soldi per quel giorno ».

« In galera ci starò meglio che a casa. Lo sai perché? Perché non vedrò più quella tua triste faccia di donna tra ­dita ».

« Guarda, ne ho abbastan ­za. Scendi e cercati un tassì ».

*

Con violenza, spalanca la portiera, salta giù e si allon ­tana tra le macchine, girando intorno i cofani che sbuffano, i portabagagli che sussulta ­no. Un uomo sui quarant’an ­ni, visto di spalle, con la giacca a quadri e, in cima al ­la testa, una calvizie tonda come una chierica di prete. Lo guardo mentre se ne va, con odio e con rabbia: e pensare, cretina! che per alcuni anni l’ho amato. Poi, d’im ­provviso, ecco, la mandria ferma delle automobili rico ­mincia a muoversi e io mi ac ­corgo che non ho più alcuna voglia di girare per i negozi, come era stata mia intenzione. Mi sento irritata e fru ­strata; meglio tornare a casa. Oltretutto lì, almeno, ho i miei figli: Eliana, dieci anni, Oliviero, nove anni. E, per male che vada, la televisione.

Dopo pochi minuti sono di nuovo ai Parioli, a parcheg ­giare la macchina nello stes ­so luogo in cui stava quando sono uscita. Entro nel palaz ­zo, mi chiudo nell’ascensore salgo all’attico.

Ma, nell’anticamera, la por ­ta del soggiorno è socchiusa e si sente parlare. Sono le voci di Eliana e di Oliviero. Elia ­na dice: « Adesso tu fai mamà io faccio papà ».

Mi viene la curiosità di ve ­dere, non veduta, quello che stanno combinando. Rapida ­mente, per un’altra porta, pas ­so nel tinello, poi in cucina e di qui mi affaccio nel sog ­giorno, dietro un paravento.

I miei due figli stanno in piedi, nello spazio di fronte al camino, come nel mezzo di una ribalta. Eliana indossa una giubba di mio marito che le arriva alle ginocchia e por ­ta, calcato sul naso, un ber ­retto che lui si mette quando va a caccia; Oliviero, più semplicemente, ha sulla te ­sta una mia parrucca bionda

Oliviero obbietta: « La so ­la cosa che non capisco è perché io che sono maschio debbo fare mamà e tu che sei femmina devi fare papà. Non sarebbe meglio il contra ­rio? ».

Eliana ribatte con impa ­zienza: « Lo vedi che non capisci niente. Se tu fai una parte da uomo e io una parte da donna, allora non possiamo più recitare ».

« Perché? ».

« Perché saremmo noi stessi ».

« Ho capito. Ma che cosa debbo fare per rifare ma ­mà? ».

« Ecco il punto. Non so come andare avanti ».

« Perché non sai come an ­dare avanti? ».

« Stupido. Ne abbiamo par ­lato finora. Perché papà e mamà sono perfetti ».

« E allora? ».

« Allora una commedia si recita prendendo in giro i difetti. Per esempio, se recitassi una commedia su di te, prenderei in giro il tuo difet ­to principale che è di aver paura di tutto, specie dei ca ­ni senza museruola ».

« Anche tu sei piena di di ­fetti. Per esempio, sei golosa. Se facessi una commedia su di te, prenderei in giro la tua golosaggine ».

« Sì, ma questi sono i ‘ no ­stri ‘ difetti. Invece, siccome papà e mamà sono senza di ­fetti, addio commedia. L’hai capito adesso? ».

« Sì, hai ragione. Non ci avevo pensato. Un’idea: per ­ché non inventiamo i loro difetti? »

Stupido, se li inventiamo perché allora fare papà e mamà invece di chiunque al ­tro ? ».

Per un momento stanno zitti. Poi la bambina dice:

« Penso che bisogna rimanda ­re ogni cosa. Non ci siamo abbastanza preparati. Prima di recitare, dobbiamo osser ­vare ben bene papà e mamà. Allora vedrai che i difetti salteranno fuori e così po ­tremo prenderli in giro ».

« E invece no. Non osserve ­remo un bel nulla ».

« Perché? ».

« Perché papà e mamà so ­no davvero perfetti. Figurati che l’altra sera, dopo che ma ­mà è venuta a darmi la buo ­nanotte, quasi mi è sembrata che avesse intorno la testa un cerchio di luce, come le sante dipinte nelle chiese ».

« Anch’io considero papà un santo, si capisce, è così buono. Ma anche i santi han ­no i loro difettucci ».

*

Nuovo silenzio. Poi la bam ­bina esclama: « D’accordo, li osserveremo. Ma intanto sai che facciamo? Invece di pren ­derli in giro, li imitiamo nel ­la loro perfezione ».

« E in che modo? ».

« Io mi metto a sedere nel ­la poltrona, con la pipa tra i denti e un giornale tra le mani, come papà. Tu che sei mamà siedi nella poltrona di fronte e leggi una rivista il ­lustrata. Ogni tanto io e te, esattamente come papà e mamà, sospendiamo di leggere e parliamo ».

« E che diciamo? ».

« Quello che dicono lo ­ro ».

Ecco che eseguono. La bam ­bina prende una pipa tra le tante di mio marito, se la stringe tra i denti, si cala nel ­la poltrona. Di fronte a lei, il bambino sfoglia una rivista di mode. Poi la bambina di ­ce: « Cara, che giorno è og ­gi? ».

« Caro, è giovedì ».

« Cara, lo sai, questo vesti ­to ti sta tanto bene ».

« Caro, stavo per dire lo stesso della tua cravatta ».

« Cara, che ne pensi del film che abbiamo visto ieri sera? Non era forse molto in ­teressante? ».

« Assolutamente d’accordo. Interessantissimo, caro ».

« Cara, comincia a far freddo. Bisognerà accendere il termosifone ».

« Caro, ci ho già pensato. Trappoco farà più caldo ».

« Beh, me ne vado, cara, vado al mio ufficio. E tu che cosa fai questo pomeriggio? ».

« Andrò dalla mia sarta, caro, è già venti giorni che mi prova un vestito e non l’ha ancora finito ».

Tutto ad un tratto la bam ­bina dà in un grande scoppio di risa. Quindi si alza in pie ­di, comincia a ballare nel mezzo del salone: « Ho tro ­vato, ho trovato, ho trova ­to ».

« Ma che cosa hai trova ­to? ».

« Ho trovato il difetto di papà e mamà ».

« E qual è questo difetto? ». « Il difetto è questo: papà e mamà sono ‘noiosi’! ».

 


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Bart