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LETTERATURA: I MAESTRI. Pirandello. L’unica casa veramente sua

15 Settembre 2016

di Corrado Sofia
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 35, gioved√¨ 31 agosto 1967]

Agrigento, agosto

Una targa nuova splendente sulla facciata del municipio. Piazza Luigi Pirandello. Due berretti neri cammi ¬≠nano su e gi√Ļ per la piazza. Se chie ¬≠dessi a loro un giudizio su Pirandello?

¬ęPerch√© proprio a noi? Ci sarebbe ¬≠ro tanti da interrogare. Noi aspettia ¬≠mo il segretario del comune ¬Ľ.

¬ę Non sapete chi era? ¬Ľ.

¬ę Certo che lo sappiamo. Gli hanno fatto pi√Ļ feste che a San Calogero. Nacque qui cento anni addietro. Scri ¬≠veva commedie, romanzi. Mor√¨ a Ro ¬≠ma, buonanima, al tempo del fasci ¬≠smo ¬Ľ.

Mi ero imbattuto in due paesani che avevano incollato la sua effige sulle buste delle lettere. In occasione del centenario, Agrigento ha dedicato a Pirandello oltre alla piazza del muni ¬≠cipio un francobollo commemorativo. Una stele √® stata collocata davanti la casa natale, uno spettacolo Il piacere dell’onest√† √® stato allestito, un altro La sagra del signore della nave √® in preparazione per l’autunno a Palermo. Per ricordarlo in modo solenne √® stato inaugurato il Museo archeologico, uno dei musei pi√Ļ importanti d’Europa.

Non si pu√≤ dire che concittadini e conterranei non gli abbiano reso gli onori dovuti bench√©, fra i frequenta ¬≠tori dei caff√®, non manchi chi tiene a dimostrare un qualche disappunto verso il letterato che rivel√≤ i lati grot ¬≠teschi dei siciliani e rivoltava le loro anime e i loro vestiti. Rimane da spie ¬≠gare a costoro che la Sicilia attuale, la Sicilia di Franca Viola, cio√® della ribellione contro le forme ataviche dell’ossequio incondizionato, deve a Pirandello il progresso imboccato e la maturit√† raggiunta. E’ lui che co ¬≠minci√≤ a descrivere figure, altrimenti condannate al silenzio, attorno ai pic ¬≠coli fatti e ai problemi d’ogni giorno. Anche quando si divertiva a distin ¬≠guere tra il signor Lavaccara, che vanta l’intelligenza del proprio suino mentre lo porta al macello, e un suo contraddittore (non ingrasserebbero se fossero intelligenti, non ingrasse ¬≠rebbero per essere scannati e mangia ¬≠ti dagli uomini) apriva gli occhi di un’umanit√† ancora selvaggia, la de ¬≠scriveva coi colori e le emozioni di un Brueghel. Nella folla di anime che gli si accalcano intorno, Pirandello sceglie i semi da mostrare. Quei se ¬≠mi crescono nelle pagine dei raccon ¬≠ti come dentro una serra. Ne allar ¬≠ga sempre pi√Ļ l’area trasferendo il campo di indagine al terreno della piccola borghesia romana e italiana e poi d’ogni Paese. Ci offre cos√¨ la spe ¬≠ranza e il metodo di chiarire la no ¬≠stra immagine. Ci insegna il segreto per venirne a capo.

La Sicilia di oggi è una terra che dovrà ancora lottare per portarsi al livello europeo, ma senza dubbio ha avuto in Pirandello il primo grande narratore che ha analizzato i suoi contrasti, le estrosità, le debolezze del ­la sua gente, in tal modo ha scoper ­to una civiltà in una terra di civiltà perdute. Nacque in mezzo ai templi greci, come uno che aveva assorbito il succo di tutto quello che era stato pri ­ma; la sorte lo fornì di prepotenza, resistenza, intensità, leggerezza, fan ­tasia, che gli permisero di vedere la vita con occhi nuovi.

Nella Agrigento di oggi, il signor Lavaccara non passeggia pi√Ļ come trenta anni addietro tenendo d’occhio la moglie e le figlie che camminavano allora davanti a lui, come un piccolo gregge; avvengono semmai altri dram ¬≠mi in questo paese: un commissario che bazzica coi trafficanti di droga viene ucciso a colpi di lupara; ma le ragazze della generazione di Franca Viola si ribellano ai mafiosi e li fan ¬≠no finire in galera. Le ragazze delle magistrali che il loro nuovo insegnan ¬≠te, il poeta Giuseppe Burgio, chiama aurore nascenti, confessano nei loro compiti di avere grazie a Pirandello una nuova coscienza.

L’autista Giovanni Bosco, allorch√© lo interpello sul prezzo per condurmi alla casa natale, comincia a protestare.

¬ę Mai sia! Mai sia, signor mio! Ne ¬≠goziare per Pirandello? A questo pun ¬≠to siamo? Lo sa che nel portafogli io conservo la sua fotografia? Non mi dia niente, ma non posso mettermi a con ¬≠trattare ¬Ľ.

Al Caos in gita con Marta Abba

Aveva accompagnato due volte Pirandello al Caos, nel 1928, e poi nel 1934; per Pirandello si dichiara di ­sposto a qualunque sacrificio, anche gratis mi ci condurrebbe, ma non deb ­bo avvilirlo, umiliarlo, sospettarlo di speculazione chiedendogli quanto pre ­tende. Non pretende niente, va bene? Gesticola e alza la voce come un at ­tore e subito vedo in lui, come spesso capita da queste parti, un personag ­gio delle sue novelle e commedie. Mi piace talmente la parte che inventa che non insisto per conoscere il prezzo.

In compenso, non √® avaro di ricor ¬≠di, non chiede di meglio che discor ¬≠rerne. Mentre corriamo verso la vec ¬≠chia casa di campagna ridipinta color arancione, mi racconta che Pirandel ¬≠lo         vi venne con Marta Abba nel 1934, dopo il conferimento del Premio No ¬≠bel. Alle finestre della borgata Villa Seta avevano esposto coperte di raso per fargli festa. Ci fu una merenda sull’erba, all’ombra del pino, dove adesso sono collocate le ceneri. Arri ¬≠varono gli amici, il professor Seminara, il professor Zirretta e qualche al ¬≠tro. Fu una giornata piacevole. Indi ¬≠menticabile, dice. Fino a qualche set ¬≠timana addietro, conservava la foto ¬≠grafia, ma una giornalista americana alla quale volle mostrarla gli ha scrit ¬≠to da New York per averla, per ri ¬≠produrla.

L’americana, che l’autista aveva ac ¬≠compagnato, voleva sapere come Pirandello si era comportato durante il percorso da Agrigento al Caos. ¬ę Aveva scherzato con l’attrice? In che tono le parlava? Le sussurrava paroline al ¬≠l’orecchio, si chinava a baciarle le ma ¬≠ni, le accarezzava il collo? ¬Ľ. ¬ę No, no, era serissimo ¬Ľ, dice l’autista. E l’ame ¬≠ricana delusa: ¬ę Non l’abbracciava? Possibile? Non le dichiarava il suo amore in mezzo a questa natura? Non mostrava di volerle bene? Perch√© dun ¬≠que era venuto fin qui? ¬Ľ.

La leggenda della passione di Pirandello per la giovane interprete, questo viaggio che egli compie nel sud durante la fioritura dei mandorli, di ritorno dall’aver ricevuto dal re di Svezia il Premio Nobel, eccitava la fantasia della straniera. In Pirandello vedeva il grande latin lover dei tempi moderni, uno che scriveva per il        teatro e aveva montato apposita ¬≠mente una compagnia per poter vi ¬≠vere accanto al suo amore, per farle dire frasi che altrimenti lei non avrebbe saputo immaginare ed espri ¬≠mere. Ma l’autista non favoriva que ¬≠sto gioco. ¬ę Erano venuti soltanto a fare una passeggiata ¬Ľ dice.

Dalla strada nazionale per arrivare alla villetta del Caos, bisognava allo ­ra percorrere un sentiero campestre lungo il burrone. Marta Abba venne fatta salire su un asino, Pirandello a piedi le faceva da guida, le indicava i posti della sua infanzia, le recitava i versi che gli avevano ispirato que ­sti luoghi.

 

Avea mio padre, avventuroso, e accorto
mercante, amica la fortuna, e quante
venian di Francia navi
e navi d’Inghilterra
tutte per lui se ne partian gravi
di zolfo o per Levante
o verso Gibilterra.

¬ę Io sono figlio del Caos ¬Ľ, diceva Pirandello, ¬ę e non allegoricamente, ma in giusta realt√†; perch√© son nato in una nostra campagna, che trovasi presso a un intricato bosco denomi ¬≠nato in forma dialettale c√†vusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialet ¬≠tale del genuino e antico vocabolo gre ¬≠co X√†os ¬Ľ.

Al ginnasio con quattro in italiano

Nacque in questo podere, a met√† strada fra Agrigento (la Girgenti di allora) e Porto Empedocle, il 28 giu ¬≠gno 1867, mentre in paese infieriva il colera. Il padre era stato pi√Ļ d’un me ¬≠se fuori casa, fra la vita e la morte; per non allarmare la moglie aveva fatto sapere che un urgente commer ¬≠cio lo tratteneva a Palermo. Poi per rimettersi aveva pensato di trasferir ¬≠si in campagna. La signora vi era sta ¬≠ta trasportata in lettiga, lungo il sen ¬≠tiero che Marta Abba percorse sopra un asino. Il bambino venne alla luce senza l’aiuto della levatrice perch√© nessuno voleva spostarsi durante la epidemia. Il camerone descritto nel romanzo I vecchi e i giovani √® la stanza dove lo scrittore venne al mon ¬≠do; don Cosimo √® lo zio materno don Vincenzo che assistette alla nascita del nipote.

La madre, signora Caterina Ricci Gramitto, di famiglia garibaldina, ave ¬≠va sposato nel 1863 il commerciante di zolfo Stefano Pirandello. Don Ste ¬≠fano desiderava dapprima che il figlio seguisse gli studi tecnici, ma il ragaz ¬≠zo non si adattava e fu iscritto al ginnasio. Su una parete della casa fi ¬≠gura una pagella di quegli anni. Il futuro laureato di Bonn, il Premio No ¬≠bel 1934, il riformatore del teatro moderno, aveva quattro in italiano soltanto allora le riusciva a migliora ¬≠re la media. Sulla parete accanto, spic ¬≠ca un atto notorio in cui i testimo ¬≠ni attestano l’avvenuto battesimo. Sempre a causa del colera, invece che in chiesa il neonato era stato battez ¬≠zato nella casa di campagna dal par ¬≠roco don Giuseppe Librici: pi√Ļ tardi, in occasione delle nozze con la cugi ¬≠na Antonietta Portulano, si era do ¬≠vuto ricorrere a un decreto vescovile per registrare nel libro dei battezzati che Pirandello era uno di loro.

Sono un viaggiatore senza bagagli

Le quattro stanze sono rispettiva ¬≠mente dedicate ai ritratti di famiglia; ai manifesti e alle rappresentazioni teatrali; agli oggetti personali; ai li ¬≠bri e alle pubblicazioni. Nell’ultima camera, su un’agenda da tavolo aperta al foglio 7 dicembre (Pirandello mor√¨ il 19) una mano infantile segn√≤ a ma ¬≠tita Nonno a letto. Dentro una bache ¬≠ca un crocefisso, il diploma del No ¬≠bel, una decorazione straniera, le boz ¬≠ze di Come prima meglio di prima, la tesi di laurea in tedesco, l’annun ¬≠cio delle nozze, le Novelle per un anno.

Gli ingrandimenti fotografici tolgo ¬≠no un po’ della commozione che si ri ¬≠ceve entrando in queste stanze. Ma dalla finestra l’occhio spazia sul ma ¬≠re, sulle vigne, sul vecchio pino. Si vedono le colline dei templi: sospeso nell’aria, fra il coro delle cicale, rima ¬≠ne quel senso di mistero che vi por ¬≠tarono i greci. Ed √® come affacciarsi sull’infanzia dello scrittore.

Nella cornice di questo lembo me ¬≠ridionale dell’isola, un marinaio stra ¬≠niero si ammala, non pu√≤ proseguire il viaggio, viene ricoverato in una ca ¬≠sa colonica, una ragazza lo cura e se ne innamora; ma i due non riescono a parlare, nessuno conosce la lingua dell’altro. E’ la storia della novella Lontano che Pirandello apprese dal padre e coltiv√≤ per anni prima di scri ¬≠verla, come faceva con le storie che pi√Ļ gli piacevano, vi sentiva la pro ¬≠pria solitudine, la solitudine umana.

Gli anni, gli uomini non hanno rim ­picciolito il paesaggio. Il sentiero lun ­go il burrone è scomparso, una como ­da rotabile conduce adesso fin davan ­ti la casa. Circondata di aiuole e ram ­picanti, questa è diventata una villa elegante, come la costruirebbe un ar ­chitetto dei nostri giorni, le corone di fiori ingialliscono al sole: la custo ­de non sa se toglierle o lasciarle, te ­me di sbagliare prendendo iniziative: sono così strani questi visitatori che lei, poverina, non sa proprio se sba ­glia o meno nello spalancare le fine ­stre, nel tenerle chiuse, nel togliere i fiori appassiti che le scolaresche ven ­gono a deporre ai piedi del pino.

La signora Maria Alajmo, allieva dello scrittore, riconosce che questa ri ¬≠mane l’unica casa che Pirandello sen ¬≠t√¨ veramente sua. Trasformata in mu ¬≠seo, coi pavimenti di maiolica azzur ¬≠ra, coi pochi mobili Ottocento che il professor Zirretta √® riuscito a recu ¬≠perare, ogni anno accoglie migliaia di visite. I registri si infittiscono di fir ¬≠me. Le stanze risuonano di accenti stranieri.

Nel ’26 osserva Maria Alajmo nel ¬≠l’anno in cui Pirandello s’era provato a edificarsi una casa, confessava di es ¬≠sere uno che ha tagliato tutti i ponti. Fu un senza casa, se per casa s’inten ¬≠de quella che l’uomo stabilisce come stanza permanente della propria per ¬≠sonalit√†, deposito e custodia delle sue cose. ¬ę Invecchiare in un luogo? Non si pu√≤ invecchiare che con la propria compagna e io… Io viaggio. Sono un viaggiatore senza bagagli ¬Ľ.

Gli bocciarono il primo dramma

Per quindici anni una folle aveva guidato la sua mano. Poi fu rinchiusa nella casa dei pazzi e Pirandello prese a correre per questo immenso mani ­comio che è il mondo. Il viaggio ini ­ziato qui era giusto che qui si con ­cludesse.

Nel 1882, la famiglia si era trasfe ¬≠rita a Palermo, era andata ad abita ¬≠re in via Porto di Castro, in un ap ¬≠partamento al primo piano dietro le mura del palazzo reale, poi in via Borgo, dirimpetto la chiesa di Santa Lucia. Nel 1885, quando padre e ma ¬≠dre rientrano a Girgenti, Luigi per non interrompere gli ultimi anni di liceo fu lasciato, insieme al fratello Enzo, presso una vecchia zia paterna. Di quel periodo sono le prime liriche raccolte nel volumetto Mal Giocondo al quale la ¬ę Nuova Antologia ¬Ľ dedi ¬≠c√≤ una recensione intitolata: ¬ę Salu ¬≠tiamo un nuovo poeta ¬Ľ.

Da Palermo, and√≤ a Roma, in casa dello zio materno, Rocco Ricci Gramitto, consigliere di prefettura. Si iscrisse all’Universit√†, vi rimase due anni per poi completare in Germania, presso la facolt√† di Filosofia di Bonn, la tesi di laurea sul dialetto agrigen ¬≠tino, ¬ę Mundart von Girgenti ¬Ľ. In Ger ¬≠mania conobbe e am√≤ la bellissima Jenny Schulz cui dedic√≤ Pasqua di Gea e altre liriche. Tornato a Roma, sempre in casa dello zio, in via Ripetta, descritta nel romanzo Il fu Mat ¬≠tia Pascal, cominciarono gli anni in ¬≠quieti e difficili. Gli editori rifiutavano i suoi manoscritti, il capocomico Clau ¬≠dio Laigheb gli restitu√¨ il primo la ¬≠voro teatrale. Nel 1894, spos√≤ Anto ¬≠nietta Portulano da cui ebbe i figli Stefano, Lietta, Fausto. Nove anni pi√Ļ tardi, il rovescio di fortuna del padre gli fece perdere la dote della moglie che era stata investita nell’azienda commerciale. Dovette lottare contro ristrettezze economiche che non cono ¬≠sceva. Lo stipendio della cattedra al Magistero non bastava a soddisfare gli impegni. Le difficolt√†, le amarez ¬≠ze, la crisi nervosa della moglie, con ¬≠seguenza del crollo finanziario, furo ¬≠no esperienze dolorosissime.

In tanta sventura, la gloria aveva cominciato a sorridergli. Gli aveva strizzato l’occhio col romanzo Il fu Mattia Pascal, gli schiuse completamente le porte con le novelle e i la ¬≠vori di teatro. I cosiddetti benpensan ¬≠ti, i borghesi affezionati al reperto ¬≠rio convenzionale, protestavano dopo le prime. Pirandello diceva: ¬ę Con chi ce l’hanno? Cosa vogliono? ¬Ľ.

L’affermazione del suo genio ebbe la rapidit√† e la violenza di un ura ¬≠gano. La sua fama valic√≤ presto le frontiere. Dopo D’Annunzio √® l’auto ¬≠re italiano meglio conosciuto e pi√Ļ apprezzato all’estero. Aveva ricevuto dal padre quello spirito d’avventura che lo conduceva sui palcoscenici di ogni Paese. Chi scrive queste righe an ¬≠dava a trovarlo durante le prove dei suoi attori. Una sera, in un teatro romano, mi disse: ¬ę Tu sei giovane, cosa pensi di tutta questa ginnastica che ci vogliono imporre? Ti sembra serio? Io credo che finir√† col portar ¬≠ci tutti alla rovina ¬Ľ. Alludeva ai sal ¬≠ti attraverso i cerchi di fuoco e alle altre prodezze dei gerarchi. Citava l’esempio di una principessa che non riusciva a dare un erede alla sua fa ¬≠miglia a causa dell’eccessivo sport praticato. Specialisti famosi venivano consultati, Pirandello non faceva un mistero degli strani consigli che da ¬≠vano a lei e al consorte. Aveva questo modo, tipico dei siciliani, di pettego ¬≠lare attorno ai fatti della vita per ti ¬≠rarne una conclusione morale.

La chiacchierata sulla ginnastica √® quella che pi√Ļ mi impression√≤ delle confidenze che raccolsi dalla sua voce. La depongo ai piedi del pino, omag ¬≠gio di una memoria fedele.

S√¨ direbbe, dunque, che la casa na ¬≠tale adempie al suo ufficio. Il conflit ¬≠to di competenze tra i depositari del ¬≠lo studio romano (dove si trovano va ¬≠ri inediti, bozze, occhiali, macchina da scrivere ecc.) e i depositari della villetta siciliana dovrebbe essere ri ¬≠solto in favore di quest’ultima. Ad Agrigento la casa diventa un centro di studi; a Roma, nonostante la buo ¬≠na volont√† di chi vi √® preposto, non √® che un polveroso deposito. Ma nel timore di insane speculazioni, occor ¬≠re evitare che la casa natale si tra ¬≠sformi in una piccola industria d√¨ spettacoli all’aperto. Esiste un proget ¬≠to di teatro all’aperto nelle adiacenze del Caos che sinceramente ci spaven ¬≠ta. In onore di Pirandello, spettacoli se ne potrebbero allestire perfino nel ¬≠la cornice dei templi, dove nel passa ¬≠to furono offerte eccellenti rappresen ¬≠tazioni. Qui occorre soprattutto non disturbare la sua quiete.

Sepolto nelle rocce di Marino Mazzacurati

¬ę Nessuno m’accompagni, n√© parenti n√© amici. Il carro, il cavallo, il coc ¬≠chiere e basta. Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato di ¬≠sperdere, perch√© niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me ¬Ľ.

Deposte in un cratere attico, le ce ¬≠neri, dapprima custodite a Roma, poi al museo civico di Agrigento, poi nel ¬≠la casa natale, hanno finalmente tro ¬≠vato la loro sistemazione. Lo sculto ¬≠re Marino Mazzacurati, chiamato a studiare la cornice pi√Ļ idonea, aveva inutilmente vagato per una intera set ¬≠timana attorno a queste colline; stava rinunziando all’incarico quando una sera, d’un tratto, corse ad abbracciare Luigi Feritore, un avvocato di qui, che gentilmente lo accompagnava. In una lastra di pietra, bucata dalla piog ¬≠gia e dal vento, aveva visto quanto cercava: ¬ę Qualche rozza pietra nella campagna dove nacqui ¬Ľ. Vennero chiamati due operai. Con assi di le ¬≠gno, la pietra rimossa fu rotolata dal ¬≠la collina del tempio di Demetra fino alla strada sottostante, poi trasporta ¬≠ta sotto il pino dove si trova.

Il pino non √® vegeto come nel pas ¬≠sato, il vento comincia a bruciarlo. Quando soffia il ponente, il fumo del ¬≠le fabbriche di Porto Empedocle ar ¬≠riva fin qui. Pi√Ļ che lo smog o il ven ¬≠to marino, sono gli anni a distrugge ¬≠re il verde della sua chioma. Si ri ¬≠cordino le ragazze di Agrigento e di Alcamo, le fanciulle ravvivate dalle sue pagine, di piantarne un altro nel ¬≠lo stesso posto quando questo cadr√†.


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Bart