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LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini – De Robertis #11/29

21 Gennaio 2009

[da: Il tempo della Voce”, Longanesi & C. – Vallecchi, 1960]

Libreria della Voce.   Firenze

[Gennaio 1915]

Mio caro Prezzolini,

la Voce, con il suo scritto d’oggi, bellissimo, è pronta. Sono impaginati e stampati i due fogli: domani s’impagineranno gli altri tre.
Io le sono molto grato e riconoscente per quello che ha fatto per me e continua ancora a fare, e per la rubrica che inauguro in Suo nome e mi lascia meno solo nella mia fatica. Con lei, in Sua compa ­gnia so che avrò più coraggio e fede. Io le farò man ­dare a Roma tutto quello che può interessarla e lei scriverà note, appunti, quello che vorrà.
Penso con tristezza a lei lontano, distaccato da noi che gli vogliamo tanto bene e ci eravamo abituati alla sua presenza come ad una cosa necessaria. Del resto come la nostra, la sua solitudine dev’essere consolata dal pensiero dell’amicizia che dura e durerà ed è la cosa più bella della nostra vita: esempio di affettuo ­sità sincera che m’invirilisce l’anima.
Io con la Voce farò tutto quello che potrò perché lei non s’abbia a pentire di me, del suo De Robertis che purtroppo è più affezionato a lei che non sia bravo, e vale un poco per il sentimento che mette nelle sue cose. Qui hanno letto in parecchi il mio pri ­mo capitolo della « Collaborazione » e mi hanno detto cose che m’inorgogliscono. Ma questo poi mi fa più male che bene perché mi fa temere che d’un tratto non debba essere più capace di progredire. A ogni mo ­do sono contento per la Voce; e per la Voce scriverò spero le mie cose migliori. Se poi sarò finito non importa. Quel che importa è che la Voce viva, si ar ­ricchisca, s’imponga.
Ho scritto parecchie note, e mi preparo a scriverne altre per il prossimo numero. Campana, Moscardelli, Folgore, Lebrecht, Bacchelli (che ricevo ora).
Lei mi dirà prima di tutti, se il mio lavoro va, se la Voce così le piace, se le par cosa degna.
Sarà fatto tutto quello che dice a me e a Nencini. Nell’ultimo numero della Voce l’annuncio per l’Al ­manacco c’è: e forse le sarà sfuggito.
E coraggio, caro Prezzolini. Io leggo ora sempre il Popolo e le sue corrispondenze, rapide, incisive, realistiche, aderenti. Non accetto che la politica fatta da lei, e da lei ho imparato tante cose, e imparerò anche questo; sento intorno un senso di rinnovamento che mi fa piacere, e deve più far piacere a lei che con la Voce l’ha incominciato, inaugurato.
Basta. Mi ricordi, e si ricordi della Voce. Io le man ­derò presto una mia fotografia perché non desidero che di rivederla e di parlarle.
Tutta la Voce, cioè i migliori suoi amici, si racco ­mandano a lei perché continui a voler loro bene e si conservi vociano e duro in un ambiente così im ­becille e maligno.
Mi perdoni lo sfogo,

aff.

G     De Robertis

 

Settembre 1915

Mio caro Prezzolini,

anche a me dispiacque l’altra sera di non averti potuto salutare come desideravo e d’essere stato di ­sturbato così malamente da quei due venuti. Ebbi rimorso di averti lasciato a quel modo, e la sera volli venire alla stazione, ma fui costretto a tornare a casa per disturbi d’intestino. Così non t’ho più visto. Ma tu tornerai presto e ci rivedremo ancora.
Notizie di qui poche. Nencini sta meglio e comincia a venire in libreria anche la mattina. La signora mi dice che a Padova ti trovi male, annoiato e malinco ­nico. Immagino la tua condizione tra le recinte e la vita di caserma. Ma potrai tornare presto al fronte, dove non si ha tempo di pensare a nulla, neppure alla guerra, cioè alle conseguenze di questa guerra che potrebbero essere terribili.
Qui S… viene tutti i giorni ad annoiarci in libreria. Ma parte fortunatamente domani. È un uomo mediocre: ecco la verità, e degno di vivere a Roma, tra quella gente.
[Omissis]
Fammi intanto sapere tue buone notizie e man ­dami qualche impressione per la Voce. Ora, a questo momento, riuscirebbero più specialmente interessanti. E tu mi hai fatto nascere un curioso desiderio per quelle due lettere mandate a Papini.
Del numero di Serra sono già composti e stampati quattro fogli. Si fa come si può ed io ho consegnato stamattina la mia interminabile bibliografia. A ri ­pensarci sono contento: parlo di tutti gli scritti in ­sieme; e spero che così sarai contento anche tu. E poi bisogna farsi coraggio e lavorare e sopportare la vita; almeno questa vita provvisoria e tormentata di questi mesi. Certo che la ragione più forte di resistere me la da la Voce, questa Voce che ereditai da te e che mi ha procurato le gioie più pure e più vere. Non ti dico la mia gratitudine. Non te l’ho mai detta, e tu hai capito lo stesso, caro Prezzolini.
Perché il resto… non parliamo del resto. Il resto va male, ed è senza rimedio.
Ma non si deve parlare così in tempi così difficili. Perdonami lo sfogo. Io ti voglio bene e mi confesso a te. Abbi pazienza.

Un abbraccio dal tuo

De Robertis

Il numero su Serra uscì il 15 ottobre 1915.


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Bart