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LETTERATURA: I MAESTRI: Questo è il Kafur

28 Settembre 2013

di Riccardo Bacchelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, sabato 17 maggio 1969]

Dei selvaggi veri e propri, della foresta integra, portento formidabile della pi√Ļ naturale natura, Gaetano Casati d√† re ¬≠lazione confusa ed ingenua, ma in ci√≤ tanto pi√Ļ attendi ¬≠bile e verosimile. Alla confu ¬≠sione contribu√¨ il fatto che, venuto dalle foreste d’Equatoria a trattare il passaggio di Emin Pasci√† e delle sue genti egiziane all’Uganda per l’Unioro, si trov√≤ in bal√¨a di un po ¬≠polo e d’un suo sovrano, i quali avevano acquisito dal contatto e commercio con i forestieri arabi ed europei, ca ¬≠ratteri d’astuzia e di sospetto e prepotenza non pi√Ļ istintivi e ingenui ma anche meditati e perfidi. Le credenze invete ¬≠rate nel malocchio e nelle pra ¬≠tiche magiche, avevan preso semmai violenza maggiore e pi√Ļ crudelt√†. Cos√¨ avvenne che al malavventurato Casati, de ¬≠predato, spogliato, avvinto in tormentosi legami sotto il tor ¬≠mento del sole, furon brucia ¬≠te le note delle sue decennali osservazioni e memorie, per ¬≠ch√© il sovrano e le genti dell’Unioro temevano che conte ¬≠nessero scritte le formule e cifre di una sua tremenda po ¬≠tenza magica. E cos√¨ egli non ebbe poi, alla narrazione dei suoi ¬ę dieci anni in Equatoria ¬Ľ, altro ausilio che della memoria.

Quel sovrano, potente e prepotente despota unificato ¬≠re dell’Unioro, strano e vigo ¬≠roso impasto di tirannia e di astuzia politica, di terrori e atrocit√† superstiziose e di va ¬≠lentia guerresca, di passione per l’allevamento di bestiame ovino in grande, re mandria ¬≠no, guerriero, sacerdotale, non che politico, da Casati √® chia ¬≠mato Cina, ma ebbe poi no ¬≠toriet√† e fama col nome di Cabrega, ¬ę macama ¬Ľ di Unioro, nella sua lunga e irriduci ¬≠bile lotta contro gli inglesi, e il conquistatore e colonizza ¬≠tore Lugard, che del nemico Cabrega traccia un ritratto in cui da buon inglese giudica testardaggine e malvagit√† e rabbia, quelle che in un ami ¬≠co considererebbe tenacia ed astuzia e prodezza.

Oggi l’Unioro di allora √® incorporato nello stato del ¬≠l’Uganda: ai tempi di Casati e di Macama Cina, fra i due potentati negri c’era odio in ¬≠veterato e perenne guerra di preda, devastazione, sterminio.

 

*

 

√Ę‚ÄĒ Questo √® il Kafur, ossia Fiume della Morte, come lo chiama Casati giustamente. Il nome √® ancora il medesimo e designa quel che fu il confine, lungo l’amplissimo arco fluviale e palustre del Kafur, fra l’Unioro ed Uganda. Lo passiamo nel suo tratto nordo ¬≠rientale, per andare al Nilo Vittoria, a valle delle celebri cascate Murchison, dove tor ¬≠me di ippopotami in acqua fi ¬≠no alle narici e agli occhi di sguardo chiotto e bonario, e placide e possenti famiglie di elefanti d’ogni et√† che s’ab ¬≠beverano e si docciano con la proboscide, e trib√Ļ di scim ¬≠mie, e branchi di svelti por ¬≠celli selvatici, e quant’altri ani ¬≠mali ha l’Africa tropicale, vi ¬≠vono in unna sorta di grandioso idillio selvatico, fluviale. L’a ¬≠nimale temibilissimo, il pi√Ļ or ¬≠rendo e schifoso esemplare del ¬≠la naturale morfologia dell’or ¬≠rido e del terrorizzante, vi metterebbe una nota di repul ¬≠sione e di costernazione, se non vi si insinuasse un tal qual ridicolo a sentir dire che anche il discendente di anti ¬≠chi mostri d’et√† geologiche, do ¬≠po tanti millenni di feconda conservazione, ormai √® ridotto ad aver bisogno di protezio ¬≠ne anch’esso, perch√© la richie ¬≠sta di pelle di coccodrillo per borsette e scarpette e valigie, la pelletteria insomma, sta estinguendo la sua lubrica, vi ¬≠scida, scagliosa e dentatissima specie. Una nota eroica invece √® quella dell’aquila dal collo bianco, la cosiddetta pescatrice, tanto se posa con araldica dignit√† sugli alberi, e di pre ¬≠ferenza sui secchi, uccisi dalle crescite del fiume, quanto se vola: ed eccone d’un tratto due, battendo le grandi ali fortissime, con fiere strida, che si son prese per il becco e lot ¬≠tano a morte. Scese a precipi ¬≠zio nel folto, dopo poco una sola riemerge dal bosco, su ¬≠perstite vittoriosa.

Sui ripiani sterminati dell’Unioro e negli avvallamenti freschi d’acqua e d’erbaggi, l’agio, la libert√†, la larghezza della tranquillit√† animalesca la fa pi√Ļ agiata e libera e spa ¬≠ziosa; e crescon di numero sui piani rilievi e negli avvalla ¬≠menti, e sull’ampiezza degli orizzonti, vasti se aperti, va ¬≠sti se preclusi alla vista diret ¬≠ta. Son pacate, solenni con ¬≠greghe di grigi elefanti; tor ¬≠me nere di bufali dalla cata ¬≠pultante struttura, calmi se an ¬≠che sospettosi e torvi come sempre; son branchi dei con ¬≠sueti animali. D’una in altra ondulazione del terreno, si fa sentire la crescente vicinanza e consistenza del sistema col ¬≠linare dell’Unioro pedemonta ¬≠no, davanti i rilievi, le alture, le vette, in ponente, della spal ¬≠la montagnosa del Mutanzighe, odierno Lago Alberto. Infine, a Masindi, verdi colli, spiazzi ubertosi, lembi di superstiti foreste: √® l’esatta topografia locale descritta dal Casati, che a Masindi stessa ed in questa regione colloca le sedi regali di Cina, coi gran pascoli intorno, perenni, col fasto delle sue reggie di sette gerarchiche entrature, dimora e fortilizio e sacro recesso del ¬≠le terribili giustizie e delle san ¬≠guinose pratiche magiche, ora ¬≠colari, sacrificali. Egli descri ¬≠ve anche, il Casati, gli stra ¬≠tagemmi di una battaglia di Cina contro invasori ugandini, nella quale sfrutta con sapien ¬≠te destrezza strategica la po ¬≠sizione di una collina e d’uno di questi nodi stradali di fondovalle che ho sotto gli occhi. I resti forestali e la vista in distanza delle montagne, rie ¬≠vocano il ricordo delle risorse strategiche fornitegli appunto dalle foreste e dalle montagne in congiunture difficili e nella guerra di cui Casati narra le vicende.

Sono conferme sul terreno e in natura, ed in ci√≤ ampie e convincenti, della esattezza e veridicit√† delle notizie che di quei tempi e di paesi e genti, ci vengon tramandate dall’esploratore italiano, sic ¬≠ch√© vuol parermi che varreb ¬≠be la pena di estendere l’inda ¬≠gine e l’esame geografico, etno ¬≠grafico, storico nella misura del possibile, data la natura delle fonti orali e tradizionali e interrotte da tempo, di quan ¬≠to c’√® di vero nelle referenze del Casati, trasferte e tra ¬≠sfuse nel romanzo che n’ho ri ¬≠cavato.

Di pi√Ļ, e pi√Ļ pertinente ¬≠mente, mi vien di ricordare che Casati appartenne a quel ¬≠la scuola d’africanisti, ¬ę esplo ¬≠ratori a piedi ¬Ľ, in prevalenza italiani, alla quale si ascriveva il Nesbitt quando mi venne a trovare perch√© non credeva che potessi aver avuto la ¬ęsen ¬≠sazione tecnica ¬Ľ dell’Africa senz’esserci stato. Per la sto ¬≠ria, di tale scuola l’ultimo fu Gaetano Casati, che della vita dei negri indigeni, tanto dei selvaggi quanto e pi√Ļ che dei barbari, prevedendone e pre ¬≠sentendone la prossima fine, ebbe sentimento e cognizione generosamente umani, singo ¬≠larmente intrinsechi col costu ¬≠me e la psicologia dei natu ¬≠rali, dei figli della foresta.

Ho appreso che negli isti ¬≠tuti e scuole del Kenya e del ¬≠l’Uganda odierni, studiosi na ¬≠zionali si adoperano a rico ¬≠struire con metodo e criterio scientifico e storico, nelle traccie superstiti, nelle tradizioni, nelle leggende, la realt√† stori ¬≠ca dell’antica Africa negra. Quel che ne d√† il libro di Ca ¬≠sati, e in poetica, ma non per ¬≠ci√≤ fittizia n√© falsa, trasfusione, il mio, √® documento e rappresentazione di quella realt√† nella esperienza pratica del ¬≠l’esploratore e poi nella visione estetica, del romanziere: europei, bianchi: non da dir falsa per questo. Per mio con ¬≠to, son dell ‘avviso che varreb ¬≠be la pena di fare una verifica critica e del documento e del ¬≠la rappresentazione, in quan ¬≠to e perch√© originano dal ri ¬≠spetto e dalla umanit√† che spirarono verso i negri selvag ¬≠gi e la loro primitivit√† per tanti aspetti difficile s√¨ da in ¬≠tendere e s√¨ da frequentare, gli ¬ę esploratori a piedi ¬Ľ della scuola italiana ormai an ¬≠ch’essa antica, contemporanea degli ultimi selvaggi puri.

Questo pensiero, o piutto ¬≠sto desiderio vago, mi si rav ¬≠viva in capo nel ripassare, nel tratto sud occidentale del suo vasto arco, il confine d’una volta fra l’Unioro e l’Uganda del tempo che fu, e nel rico ¬≠noscervi il corso del Kafur, Fiume della Morte e delle guerre che furono, lento nell’intreccio d’erbe palustri e nel folto di selve di canne e pa ¬≠piri. E anche di queste ne de ¬≠scrive una il Casati con esat ¬≠tezza.

Se una traduzione di Mal d’Africa nel comune linguag ¬≠gio d’Africa Orientale, l’ingle ¬≠se, mi sa che potrebbe forse riuscir grata e non inutile ad avviare il proposito di far la storia degli africani primitivi d’una volta, parlo nel mio in ¬≠teresse di autore romanziere, ma non credo di proporre una idea sbagliata e senza fonda ¬≠mento, da attuare criticamente.

Ma ormai √® vicino il giorno che prender√≤ l’aereo, in volo diurno questa volta, sperando di vedere la gran valle del Nilo, il deserto, le isole e co ¬≠ste di Grecia, e l’Italia, rien ¬≠trando in patria.

 


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Bart