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LETTERATURA: I MAESTRI: Tocqueville, un maestro della libertà

4 Giugno 2015

di Arturo Colombo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 11 settembre 1969]

L’invito a leggere (o a ri ¬≠leggere) i grandi classi ¬≠ci non significa solo l’ap ¬≠prodo a una sponda sicura per chi chiede alla pagina scritta l’esempio di una le ¬≠zione di vita; pu√≤ diventare anche il pi√Ļ stimolante ri ¬≠chiamo per seguire il filo rosso, che unisce la storia di ieri alla cronaca di oggi. Ecco perch√© chi ha veri in ¬≠teressi culturali, soprattutto di tipo politico-ideologico, non deve lasciarsi scappare il fortunato ¬ę ritorno ¬Ľ di Tocqueville, che appare ades ¬≠so in due grossi volumi di Scritti politici a cura di Ni ¬≠cola Matteucci, nella prezio ¬≠sa collana diretta da Luigi Firpo (ed. Utet, pp. 1082 + 884, L. 18.500).

Alexis de Tocqueville, l’aristocratico francese lonta ¬≠no nipote di Malesherbes, √® vissuto tra il 1805 e il 1859, negli anni inquieti che dalla avventura napoleonica porte ¬≠ranno alla restaurazione, al ¬≠la monarchia di luglio, alla breve parentesi del ’48, fino alla svolta del due dicem ¬≠bre e alla metamorfosi del secondo impero. Ma in que ¬≠sto mezzo secolo di continui rivolgimenti sociali e di al ¬≠trettanto rapidi giri di valzer dell’intelligentsija europea (i socialisti utopisti o Marx, Hegel o il positivismo di Comte), Tocqueville occupa un posto particolare, perch√© non accetta gli schieramenti prestabiliti e rimane sempre il severo e solitario morali ¬≠sta ¬ę incapace di andar d’ac ¬≠cordo coi tempi ¬Ľ.

Ne offre un penetrante ri ¬≠tratto a tutto tondo lo stes ¬≠so Matteucci in un vivacis ¬≠simo saggio, che va ben al di l√† di una occasionale in ¬≠troduzione e serve a chiarire la singolare forma mentis, il temperamento complesso e i caratteristici tratti psi ¬≠cologici di questo osservato ¬≠re acuto e intransigente, ca ¬≠pace come pochi suoi con ¬≠temporanei di cogliere le af ¬≠finit√† e i contrasti, i van ¬≠taggi e le contraddizioni fra la vecchia Europa e il nuo ¬≠vo mondo d’oltre atlantico.

Basta prendere il primo magistrale libro De la d√©mocratie en Am√©rique, apparso nel 1835 dopo un attentissi ¬≠mo soggiorno di studi negli Stati Uniti, o il lucido sag ¬≠gio sulla ¬ę condizione poli ¬≠tica e sociale della Fran ¬≠cia ¬Ľ, o certi vigorosi discor ¬≠si pronunciati dai banchi dell’assemblea nazionale (do ¬≠ve rimarr√† fino al 1851, al colpo di stato di Luigi Na ¬≠poleone), o la severa archi ¬≠tettura che arricchisce l’ope ¬≠ra della piena maturit√†, L’Ancien R√©gime et la R√©vo ¬≠lution. I temi, ovviamente, cambiano; ma oltre i rilievi e i giudizi sugli avvenimen ¬≠ti di cui √® testimone, il mo ¬≠tivo ispiratore del suo pen ¬≠siero rimane sempre identi ¬≠co: come garantire la par ¬≠tecipazione di tutti alla vi ¬≠ta politica, sfuggendo gli abusi del potere? come con ¬≠ciliare l’obbiettivo dell’egua ¬≠glianza senza cadere nel pe ¬≠ricolo della tirannide della maggioranza? insomma, co ¬≠me costruire la democrazia nella libert√†?

Ideale discepolo di Machia ¬≠velli, di Pascal e di Monte ¬≠squieu, ha una concezione pessimistica ma virile della natura ¬† ¬† umana, ¬† ¬† che ritiene imperfetta eppure perfetti ¬≠bile. Cos√¨, non crede nell’a ¬≠stratto modello dell’autogo ¬≠verno immaginato da Rous ¬≠seau, n√© si fida dei falsi pro ¬≠feti, che con la promessa del paradiso in terra potrebbero ripetere il terrore giacobino; ma nello stesso tempo √® trop ¬≠po realista per non avverti ¬≠re che dietro la fragile fac ¬≠ciata della restaurazione ser ¬≠peggiano nuovi fermenti di idee, nuovi aneliti di con ¬≠quista, nuovi richiami agli ¬ę immortali princ√¨pi ¬Ľ dell’89.

Allora si lascia alle spal ¬≠le la struttura centralizzata e accentratrice della Francia e va al di l√† dell’oceano, per farsi un’idea concreta di come funzionano i meccani ¬≠smi interni di quel regime politico e nello stesso tem ¬≠po per ¬ę trovare in America degli insegnamenti da cui noi (= noi europei) si possa trarre profitto ¬Ľ. Da questa specie di esemplare repor ¬≠tage sull’America del primo ‘800 (e dai successivi scrit ¬≠ti) viene fuori una serie di riflessioni, che giustamente Matteucci definisce ¬ę insie ¬≠me freddamente descrittive e passionalmente moralisti ¬≠che ¬Ľ, perch√© danno un’idea chiarissima del modello di stato in cui Tocqueville cre ¬≠de: un organico sistema di autonomie locali, che avvi ¬≠cina i cittadini alla macchi ¬≠na del potere; un rapporto partecipativo alle scelte po ¬≠litiche, che impedisce ogni umiliante obbedienza servi ¬≠le; una struttura pluralista di centri indipendenti e so ¬≠vrani, che evita le fatali scor ¬≠ciatoie autoritarie; un con ¬≠vincimento radicato, genui ¬≠no, quasi religioso, che la li ¬≠bert√† √® l’unico bene da di ¬≠stribuire a tutti, perch√© ri ¬≠mane la condizione di un fecondo progresso civile.

Certo, dietro l’analisi del ¬≠lo studioso, che ricostruisce con efficacia di sintesi le tappe della giovane America, o dietro le fertili ricerche per mettere a confronto i vincoli oppressivi dello sta ¬≠to unitario (erede dell’asso ¬≠lutismo) e la saggezza del sistema federale (aperto al contributo di ogni cittadino), si sente vibrare la passione civile di Tocqueville, la sua costante fedelt√† etico-politi ¬≠ca nel primato della demo ¬≠crazia come migliore costu ¬≠me per vivere nella libert√†. Che √® un obbiettivo diffici ¬≠le da raggiungere, oggi non meno di ieri; ma che rap ¬≠presenta un traguardo al ¬≠trettanto decisivo per il fu ¬≠turo che ci attende. Proprio come dicono le sue parole profetiche: ¬ę a seconda che avremo la libert√† democrati ¬≠ca o la tirannide democrati ¬≠ca, il destino del mondo sa ¬≠r√† diverso ¬Ľ. Praga sta l√¨ a dimostrarcelo.


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Bart