di Carpendras (Manlio Cancogni)
[da “La fiera letteraria”, numero 48, giovedì 30 novembre 1967]
Giorni fa a Firenze fu indetta una manifestazione per Theodorakis, il musicista greco incarcerato dal governo di Atene. Organizzatore il sovrintendente del Teatro co munale Remigio Paone. Presentatore Arrigo Benedetti.
Alla vigilia Benedetti ricevette un telegramma. Il Co munale lo avvertiva che la manifestazione era sospesa. Lo scrittore non chiese spiegazioni. L’indomani veniva a sapere che il provvedimento di sospensione riguardava solo lui. Il suo nome era stato soppresso dal program ma. Perché? Forse non era considerato degno di parteci pare a una cerimonia democratica? Un tempo, non di mentichiamolo, tale trattamento era riservato ai collabo razionisti della repubblica di Salò, ai persecutori degli ebrei, alle spie.
Che cosa ha commesso Benedetti di tanto grave? Di ciamo prima come si sono svolte le cose. Tutto è partito da un intervento, privato, di Enzo Enriquez Agnoletti, ex-vicesindaco socialista di Firenze al tempo di La Pira, e direttore del « Ponte », la rivista fondata da Piero Cala mandrei. Egli ha detto di non ritenere che Benedetti, il quale nel giugno scorso aveva preso partito per Israele con argomenti da lui, Agnoletti, ritenuti incompatibili con le idealità democratiche che ispiravano la manife stazione del Comunale, fosse adatto a esserne il presenta tore. Contemporaneamente la gioventù comunista e democristiana votavano due ordini del giorno quasi simili coi quali si diceva di no a Benedetti e si spiegava il veto (più esplicitamente i comunisti) alludendo a certi concet ti espressi pubblicamente in giugno dallo scrittore a pro posito del conflitto fra arabi e Israele. Paone piegava il capo; l’« indegno », Benedetti, era escluso.
Dunque, aver parteggiato per Israele, denunciando l’ag gressione di cui era vittima e le minacce di sterminio, è considerato da certi progressisti un delitto? Chi l’ha commesso s’è macchiato per sempre, o almeno fino al ravvedimento (in questo caso si perdona ben altro) di una colpa inespiabile? Si deve decretare la sua fine civile?
Non sarebbe grave se la «sentenza » riguardasse solo quelli che l’hanno emessa. Ma ecco che un Ente pubblico come il Comunale l’accetta, e, vedremo, non soltanto il Comunale. E d’altra parte la memoria della gente è così labile, il suo senso morale così fiacco, la sua indipenden za di giudizio così debole, che soltanto pochi si preoccu pano di esaminare i fatti. I più li subiscono alla stre gua di slogan pubblicitari. « Benedetti » si dice, «odia gli arabi: è con gli imperialisti ». Che cosa c’è di più sempli ce, di più comodo che ripeterlo?
Come ogni sigla pubblicitaria la sentenza ha i suoi co rollari. « Benedetti », si dice, « ha scritto che gli arabi so no d’una cultura arretrata. Dunque è un razzista ». Il cu rioso è che gli stessi arabi, almeno i più illuminati, han no lamentato la loro condizione d’arretratezza culturale, at tribuendo a essa la causa prima della loro sconfitta. Non importa. E’ bello essere più realisti del re. Lévy-Strauss in bocca, il nome basta, qualsiasi ignorantella autonominatasi progressista ha il diritto di dire che Benedetti è un nazista. Il triste è che proprio un Enriquez Agnolet ti, che come Benedetti ha coraggiosamente combattuto contro il nazismo, avalli con la sua imprudenza e la sua au torità morale queste sciocchezze.
Lanciato lo slogan le conseguenze si succedono con lo gica inesorabile. Se tu stai per Israele è ovvio che terrai anche per i colonnelli che governano ad Atene e tengono in carcere Theodorakis. E dunque non ti permettiamo di parlare in suo favore. E domani ti diremo che sei per Franco, per Barrientos, Duvallier, il generale Ongania e per chiunque governi con metodi polizieschi. Soltanto noi che siamo per Nasser abbiamo diritto di protestare, dis sentire, contestare.
La riflessione, l’arte di distinguere, la coscienza della realtà (per cui ogni fenomeno va preso per quello che è non per le sue esteriori relazioni con altri fenomeni) non hanno più corso. Troppo complicate. Si preferisce adottare i sillogismi più primitivi. Ad esempio: Benedetti, nella sua controversia per la faccenda del Comunale, è stato difeso da Enrico Mattei della « Nazione »; Mattei è un reazionario, dunque Benedetti è un reazionario. Oppu re: in giugno Benedetti ha preso le difese di Israele; an che il MIS l’ha fatto; dunque Benedetti è del MIS. E co sì via. Il gioco è facile, non affatica, il caso è sbrigato e si passa a vedere la televisione.
A proposito della quale voglio riferire un altro episo dio. Sempre riguardo al caso Theodorakis essa aveva chie sto a Benedetti, tramite l’ufficio fiorentino, una dichiarazio ne. Benedetti aveva accettato; aspettava l’operatore per la registrazione. Ed ecco, subito dopo la pubblicazione sui giornali degli ordini del giorno comunista e democristia no, una telefonata. E’ l’operatore che confuso, comunica a Benedetti che la trasmissione è sospesa. Anche per la di rezione della TV dunque Benedetti è un uomo macchia to? Per forza: là credono fermamente che il nuovo cor so della civiltà passi attraverso i deserti del Medio Orien te, fra le acque sacre e i pozzi di petrolio.