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LETTERATURA: I MAESTRI: Vittoriale rivisitato

9 Settembre 2008

di Alfredo Todisco
[dal “Corriere della Sera”, sabato 10 maggio 1969] ¬†

Rivisto dopo l’esperienza della contestazione di questi ultimi tempi, il Vittoriale pu√≤ apparire in un riflesso nuovo, molto moderno. C’√® perfino da chiedersi se un certo D’An ¬≠nunzio che in esso si specchia non appartenga ai pionieri della rivoluzione culturale che oggi dilaga un po’ da tutte le parti.
So che la tesi di un D’An ¬≠nunzio protocontestatore pu√≤ suscitare qualche sconcerto. Considerato secondo la sua ¬ę immagine ¬Ľ pi√Ļ corrente e consolidata, nessuno pi√Ļ del Comandante, esaltatore della guerra e della patria, pu√≤ sem ¬≠brare al polo opposto del mo ¬≠vimento a sfondo anarchico, dissacratore di tutti i ¬ę valori ¬Ľ stabiliti nella ¬ę societ√† dei pa ¬≠dri ¬Ľ. Ma D’Annunzio √® stato un personaggio complesso, con molte facce e molti demoni in corpo: e fra essi ve ne sono, a mio parere, che nel momento in cui riemergono alla superficie del nostro tem ¬≠po, meritano d’essere reinter ¬≠pretati.
La villa di Gardone, √® ve ¬≠ro, si presenta intenzional ¬≠mente come monumento – anche ampolloso e coccardiero – alla vittoria, all’eroismo, al sacrificio, alla grandezza nazionale: che sono ideali ra ¬≠dicalmente negati o ¬ę demisti ¬≠ficati ¬Ľ dalle nuove generazio ¬≠ni. Ma dietro a questa fac ¬≠ciata pi√Ļ esterna c’√® dell’al ¬≠tro. Alludo ai famosi ambienti morbidi e densamente edoni ¬≠stici che fanno parte della ca ¬≠sa originaria del Cargnacco: e dove permane pi√Ļ viva e fermentante l’orma della ¬ę dol ¬≠ce vita ¬Ľ cui indulgeva il suo estroso abitatore. Fra penombre e luci deliquescen ¬≠ti, la foresta del bric-√†-brac floreale esotico, le pareti sop ¬≠pannate, i sognanti cuscini, i pianoforti a coda, i quadri e gli arazzi, le pitture murali le boiseries istoriate, i motti, gli stemmi, i turiboli e gli spargiprofumi: sono interni in cui tutto si rivolge e percuote i sensi, intesi come mediatori privilegiati della esistenza in quanto piacere e affermazio ¬≠ne vitale; e dove ogni dato cospira a scongiurare qualsia ¬≠si processo di ¬ę sublimazio ¬≠ne ¬Ľ.
 

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Un riesame dell’arredamen ¬≠to dannunziano quale imma ¬≠gine riflessa del personaggio chiede il paragone con i mo ¬≠tivi pi√Ļ profondi che ispirano la protesta odierna: la quale, nella sua molteplicit√† di atteg ¬≠giamenti, pu√≤ essere ricondot ¬≠ta a un comune denominatore che ne rappresenta l’anima: il rifiuto della societ√† industriale in quanto supposto strumento di dominio sull’uomo.
Il rifiuto del dominio che costituisce il motore della con ¬≠testazione si richiama solo in parte, e alla lontana, alla teo ¬≠ria di Marx circa lo sfrutta ¬≠mento dei lavoratori da parte dei proprietari dei mezzi di produzione: e in realt√† va molto al di l√†, integrando vari aspetti dell’analisi freu ¬≠diana degli istinti in rapporto con la civilt√†. Il suo ragio ¬≠namento si potrebbe sintetiz ¬≠zare presso a poco cos√¨. La societ√† industriale avanzata o societ√† dei consumi fa s√¨ au ¬≠mentare la base materiale del ¬≠la vita, ma lo fa grazie ad una organizzazione repressiva che, lungi dal liberare l’uomo, lo strumentalizza e lo asservi ¬≠sce sempre di pi√Ļ.
Non si intende bene uno dei quid essenziali della filo ¬≠sofia della protesta se non si avverte che essa, al di l√† de ¬≠gli schemi della lotta di clas ¬≠se, se la prende con il lavoro faticoso, meccanico, parcella ¬≠re, automatico, dipendente, che con il taylorismo e la produ ¬≠zione in serie la societ√† indu ¬≠striale ha portato al massimo grado. Orbene, questo lavoro spiacevole non lo si pu√≤ otte ¬≠nere dall’uomo se non a prez ¬≠zo di una severa repressione degli istinti primari, della lo ¬≠ro sublimazione, e della cana ¬≠lizzazione delle loro potenti energie nelle attivit√† produt ¬≠tive.
Questa repressione degli istinti significa, essenzialmen ¬≠te, repressione dell’Eros: in ¬≠teso non semplicemente come sesso, ma come sfera in cui si radicano tutte le forze espan ¬≠sive e creative dell’uomo: arte, fantasia, gioco, creativit√†, li ¬≠bera realizzazione del proprio autentico e intero essere. E’ proprio la de-erotizzazione del corpo – coltivata dall’educa ¬≠zione sociale fin dall’infanzia – che rende l’uomo disponi ¬≠bile per la prestazione, per la sua riduzione a strumento. E’ qui il fondamento del vittorianesimo che, storicamente, ha accompagnato lo sviluppo della cultura industriale in oc ¬≠cidente e che accompagna tutt’oggi quello dell’industria ¬≠lizzazione in oriente.
 

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L’accusa, dunque, che ani ¬≠ma il rifiuto della societ√† mec ¬≠canica, si appunta contro il doppio dominio su cui essa procederebbe: dominio sulla natura fisica in quanto ma ¬≠teria prima di trasformazione, e dominio sulla natura istin ¬≠tiva dell’uomo: e tutto a van ¬≠taggio di un aumento, di beni di consumo che non soddisfa ¬†i ¬†bisogni artificiali, repressivi, indotti attraverso la persuasio ¬≠ne e la manipolazione dei mass media.
Questa critica della societ√† industriale (capitalista e so ¬≠cialista insieme) inalberata da moltissimi pensatori moderni che hanno riscosso il consen ¬≠so di numerose folle di prote ¬≠statari, √® un fiume che viene di lontano. Risalendone il cor ¬≠so, vi troviamo Freud e, prima di lui, Nietzsche. Anche se non del tutto consapevole del ¬≠la portata rivoluzionaria delle sue teorie, il ¬ę borghese ¬Ľ Freud mise in rilievo incisi ¬≠vamente il rapporto contrad ¬≠dittorio che intercorre fra na ¬≠tura e ordine sociale quando disse che nessuna civilt√† si pu√≤ edificare senza una severa repressione e sublimazione de ¬≠gli istinti primari, salvo poi ad aggiungere che tale sacri ¬≠ficio della natura gli uomini pagano a caro prezzo in termini di nevrosi (cos√¨ caro – egli ebbe a scrivere nel suo Malessere della civilt√† – da far sorgere il dubbio se il gio ¬≠co valga la candela).
Quanto a Nietzsche, a cui Freud si ricollega per alcuni aspetti essenziali, oggi noi non possiamo non ravvederlo come un anticipatore di molti dei motivi della protesta con ¬≠temporanea che accampa i di ¬≠ritti dell’Eros, della volont√†, della espansione creatrice di fronte alla organizzazione op ¬≠pressiva dell’ordine costituito. Cogliendo con le sue antenne sensibili il malessere fermentante nel seno della societ√† industriale puritana, il filosofo di Zarathustra esalt√≤ i valori del paganesimo dionisiaco e degli istinti contro l’umiliazio ¬≠ne a cui la morale cristiana esporrebbe l’uomo: un uomo diminuito, depotenziato, fru ¬≠strato nei suoi bisogni pi√Ļ autentici.
Nella odierna contestazione della societ√† industriale c’√® del Freud, c’√® del Nietzsche, e, a mio parere, c’√® anche del D’Annunzio: le cui assonanze con il pensatore tedesco sono ben note. C’√®, insomma, la ri ¬≠volta dell’Eros come espres ¬≠sione dell’uomo libero contro un ordine fondato sul dominio dell’uomo de-erotizzato e trasformato in macchina da lavoro alienato. Chi avesse dubbi circa il carattere rivo ¬≠luzionario che i contestatori attribuiscono a Eros, ricordi i loro slogans: da sex is fun al jouissez! fiorito sui muri della rivolta di maggio. Orbene, l’autore de Il Piacere fu anche lui un esaltatore dell’Eros contro il vittorianesimo incom ¬≠bente sul mondo ¬ę borghese ¬Ľ del suo tempo. Messo a para ¬≠gone della morale prevalente, egli fu un ribelle, un eslege, un anticonformista. La sua vi ¬≠ta privata fu un continuo ¬ę scandalo ¬Ľ. E nel suo culto della personalit√† ¬ę inimitabi ¬≠le ¬Ľ, della esistenza come in ¬≠venzione, immaginazione, gio ¬≠co, affermazione dell’essere unico, oggi noi possiamo anche leggere l’opposizione al livel ¬≠lamento dell’uomo massifica ¬≠to, denaturato, spersonalizza ¬≠to dell’era industriale.
 

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Il Vittoriale √® anche un mo ¬≠numento antivittoriano. L’in ¬≠trico tropicale del suo arre ¬≠damento, il ¬ę colore ¬Ľ che per ¬≠vade ogni ambiente, si posso ¬≠no collegare alla passione che molti giovani contestatori, in odio all’¬ę uomo in grigio ¬Ľ che simboleggia la societ√† in ¬≠dustriale, ostentano per gli abiti sgargianti, i colori ac ¬≠cesi, l’antiquariato e la bigiot ¬≠teria pi√Ļ pittoreschi, i mobili e le decorazioni pi√Ļ fantasma ¬≠goriche.
D’Annunzio era l’opposto di un uomo in grigio. Amava il piumaggio variopinto. Nel calvo poeta dell’Alcyone, c’era dello hippy: si pensi a certe sue uniformi ¬ę fuori ordinan ¬≠za ¬Ľ, a certe sue vestaglie da Gran Khan, a certe sue cami ¬≠cie a ramages che farebbero oggi la delizia di molti capel ¬≠loni. La psicanalisi ci ha inse ¬≠gnato che tutto quanto √® orna ¬≠mentazione affonda le sue ra ¬≠dici nell’Eros; e nel ¬ęfolklore ¬Ľ bizantino della protesta affiora la polemica contro lo squal ¬≠lore del razionalismo e del funzionalismo industriale, che ha raggiunto la sua espressio ¬≠ne pi√Ļ coerente nell’architet ¬≠tura moderna, da Loos alla Bauhaus a Le Corbusier, alla insegna del motto: ¬ę ogni or ¬≠namento √® un crimine ¬Ľ. Non per nulla sta sorgendo al Sigmund Freud Institut di Francoforte una scuola critica che ravvisa nell’architettura spigolosa e sfrondata che do ¬≠mina nell’attuale era industria ¬≠le la forma pi√Ļ coerente e estrema di vittorianesimo.
Ma vi sono altri motivi che possono far pensare alla at ¬≠tualit√† di molti aspetti dan ¬≠nunziani. Il suo guerriglierismo ribelle, i suoi colpi da commandos, il suo gusto anar ¬≠chico e irriverente. E quel ¬≠l’aereo del volo su Vienna sospeso al plafond del museo, quella prua della nave Puglia incastrata nel giardino – che tanto divertono le sempre nu ¬≠merose folle dei visitatori – non siamo oggi tentati di rive ¬≠derli in una luce da scultura pop?

 

 

 


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 9 Settembre 2008 @ 20:12

    L’uomo √® istinto e razionalit√†. Sia l’uno che l’altra devono armoniosamente convivere, non prevalere singolarmente in modo esasperato, parossistico, fino al soffocamento di una parte. Ma deve esistere anche una morale a regolare la vita ed ogni eccesso. √ą vero che, come affermava Reich, ‚ÄúOgni specie di moralismo √® la negazione della vita‚ÄĚ, ma, come scriveva Russell: ‚ÄúSenza moralit√† civile le comunit√† periscono, senza morale privata la loro sopravvivenza √® priva di valore‚ÄĚ. Ben venga anche l’Eros, tanto esaltato dal D’Annunzio (che apprezzo pi√Ļ per le sue grandi opere letterarie che come uomo, come politico e combattente), ma mai condividerne la trasgressione e l’esasperazione. Al contempo, tuttavia, va condannata pure la societ√† troppo oppressiva ed alienante, il bigottismo esasperato ed annullante la libera personalit√†. Io sto moderatamente con Erasmo da Rotterdam, che diceva: ‚Äú√Ę‚ā¨¬¶ma affinch√© la vita degli uomini non sia troppo triste, Giove ha dato loro pi√Ļ passioni che ragione‚ÄĚ. Non dimentichiamo, per√≤, che ‚ÄúLa ragione √® la parola dell’intelligenza che in essa si specchia come un’immagine‚ÄĚ (Nicola Cusano) e che ‚ÄúIl grande segreto della morale √® l’amore‚ÄĚ (Shelley). E che dire poi della coscienza che opera in ciascuno di noi e della fede?
    Mi scuso per il mio confuso procedere in queste mie considerazioni, ma esse vogliono essere un contributo per un eventuale dibattito
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 9 Settembre 2008 @ 20:30

    Sei sempre preciso e puntuale, Gian Gabriele.

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