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LETTERATURA: Il costruttore di piste

28 Marzo 2009

di Mariapia Frigerio

     Aveva solo dodici anni ed era già il più abile costruttore di piste di tutto il bagno Tirreno. Era una grande emozione quando si metteva all’opera, perché, a suo modo, di vera e propria opera si trattava. Tutti i ragazzini della spiaggia seguivano estasiati. Pochi erano ammessi a collaborare. Le bambine impazzivano per lui.
    Iniziava sempre col cercare qualche bambino che si lasciasse trascinare per segnare il percorso sulla spiaggia. Poi la pista veniva bagnata con secchielli di acqua di mare e battuta dalle sue mani esperte. Immancabili erano il sottopasso, la curva a U, la cunetta, i tornanti della montagnola con la relativa caduta nel cratere che riportava la pallina in pista.
    Lui aveva sempre quella verde, con Anquetil. La colpiva con il dito medio e la faceva rotolare nel sottopasso, nella curva a U, sulla cunetta, sui tornanti della montagnola. Poi, quando dal cratere ricadeva in pista, dava l’ultimo colpo. Il suo dito medio si staccava dal pollice e colpiva la pallina con la spinta decisiva per percorrere il lungo rettilineo e tagliare il traguardo.
    Era quasi sempre il vincitore oltre che il costruttore.
    Terminata la gara, il caldo del sole faceva perdere fisionomia alla pista. E verso sera le piccole onde della battima completavano l’opera. Della pista non restava più traccia.
    Il costruttore crebbe. La sua vita simile alle sue piste: tutta sottopassi, curve a U, cunette, tornanti. Nessun rettilineo, però. Lui continuava a vincere, anche senza Anquetil.
    Vinceva incarichi di prestigio, posti di lavoro invidiabili con inaspettate curve a U, difficili cunette, pericolosi tornanti. Poi c’erano le donne: tante e tutte importanti. Mai una comune.
      Anche le onde della battima della sua vita non lasceranno traccia.

Lucca, 11 marzo 2009


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 28 Marzo 2009 @ 16:39

    Storia tenera e forte ad un tempo. Vi è racchiusa una vita. Per un attimo mi sono ritrovato fanciullo nelle mille gare, con le palline o con i piccoli tappi delle bottiglie di bibite, sulle piste di terra sapientemente realizzate. Poi ho ammirato la capacità, la creatività e la decisione di un ragazzo che già costruiva il suo domani. Ed il domani lo ha accolto con successo. Ma ogni cosa arriva amaramente ad essere distrutta dalla “battima della vita”. Resta, però, il ricordo? Io credo di sì. Ricordo da noi vissuto ed al quale ci si aggrappa, in fondo agli anni; ricordo di noi anche negli altri. E questo può in parte consolare.
    Lavoro essenziale, che, pur nella sua brevità, offre profondità di contenuto e diviene messaggio e proposta di riflessione. La partecipazione emotiva, evidenziata anche e soprattutto dalla sicurezza di espressione, non esita a manifestare il concetto emblematico dell’esistere
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by wainer riccardi — 9 Aprile 2009 @ 18:43

    Un grande ritratto e tutta una vita che scorre nelle poche righe di un racconto intensissimo. E anche meravigliosamente ‘visivo’ perchè ci lascia non poche fotografie e spezzoni di cinema da cui fatichiamo a staccarci.

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