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LETTERATURA: Il mio diario e la mia esperienza sindacale

19 Settembre 2023

di Bartolomeo Di Monaco

Un giorno dovrò trovare il tempo per leggere il mio diario cominciato alle ore 23:45 del 1 dicembre 1967. Stavo per compiere 26 anni, essendo nato il 14 gennaio 1942.
Da qualche anno vi annoto solo alcuni accadimenti significativi, ma per una trentina di anni esso ha accolto molte mie riflessioni. È costituito da 2 quaderni, il secondo dei quali è sgualcito e mal ridotto.

Il 14 gennaio 1972 compivo 30 anni e quanto segue è una parte di ciò che scrissi quel giorno sul diario:

“Oggi compio trent’anni. Mi pare trascorso così poco tempo dal giorno in cui annotavo in un taccuino giovanile i miei lieti entusiastici vent’anni.
Mi pare (davvero!) di essere ancora un ragazzo e anche nei rapporti con gli altri non so decidermi a pensare che essi vedono ora in me un trentenne.
Si è giovani dentro: è vero e credo in ciò. La senilità, la vecchiaia, arrivano quando entrano dentro l’uomo. Se il corpo invecchia, l’uomo non se ne avvede fino a che non è toccato nell’anima.”.

Qualche settimana dopo (il 13 febbraio 1972) annotavo sul diario qualche riflessione sulla mia attività di sindacalista.
Infatti, sono stato segretario provinciale dei bancari della CISL lucchese (FIB-CISL, oggi FIBA-CISL) dal 1970 al 1978, e ho cercato di svolgere il compito nell’interesse della mia categoria, difendendo le ingiustizie anche presso la magistratura, avvalendomi dell’artico 28 dello Statuto dei lavoratori. Ho difeso il lavoratore discriminato redigendo io stesso il ricorso e difendendolo davanti al giudice. Sono orgoglioso di quanto ho fatto.
Questa mia attività presso la magistratura mi procurò, con mia grande soddisfazione, le lodi del compianto avvocato Del Frate (purtroppo non ne ricordo il prenome, fu anche membro del Consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Lucca), e dei compianti avvocato Augusto Mancini e avvocato e docente universitario (un luminare famoso in tutta Italia) Giuseppe Pera.

Dunque, il 13 febbraio 1972 scrivevo:

“L’attività di sindacalista forse mi porta via tutto il mio tempo libero, con grave danno per il mio amore alla storia e all’arte.
Le riviste di diritto del lavoro sempre più prendono il posto degli altri libri e delle riviste letterarie.
E ciò non è senza ragione.
Infatti, il mondo del lavoro è ricco di situazioni vecchie e nuove, tradizionali o al passo coi tempi: ora accade un fatto qui, ora più lontano e il sindacalista che faccia il suo lavoro con scrupolo accorre a valutare e a ricondurre la situazione entro l’ambito della legge o del contratto.
Che cosa devo scegliere?
Non ci si può, tuttavia, tirare indietro quando ad ogni passo, quasi, si incontrano clamorose ingiustizie e, ancora di più, cattive e ostinate prevaricazioni.
Ho inviato già ai colleghi bancari due circolari, le prime di una serie che intendo curare, in cui, riportando le infrazioni dell’azienda a carico dei lavoratori, cito le norme contrattuali, le leggi, le circolari ministeriali ed altro in modo da mettere tutti i colleghi nella condizione di sapere fino a che punto l’azienda può esigere da loro.
Intanto, ho presentato, a nome della FIB, ricorso ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei lavoratori presso la pretura di Pietrasanta contro il Monte dei Paschi di Siena, filiale di Forte dei Marmi, che ha negato l’assemblea sul posto di lavoro. (La causa, che ho personalmente difeso, è stata vinta il 17 febbraio. Il Monte dei Paschi di Siena era difeso del già ricordato avvocato Del Frate)”.

Questa sentenza divenuta definitiva, o come si dice nel linguaggio giuridico, “passata in giudicato” fu pubblicata sulla Rivista del lavoro diretta dal Prof. Ugo Natoli.

___________

Ritornando sulla mia attività sindacale

Era l’anno 1973. Il Monte dei Paschi di Siena non pagava ai suoi dipendenti l’indennità di sostituzione allorché sostituivano un collega di grado superiore (un analogo problema si era presentato nel 1972 alla Cassa di Risparmio di Lucca, risolto favorevolmente).

Dopo alcuni scambi epistolari senza frutto, chiesi un appuntamento presso la Direzione Generale, in Piazza Salimbeni a Siena. Accettarono e mi feci accompagnare da un amico dipendente della filiale di Altopascio di quell’Istituto, di cui ricordo solo il cognome: Andreotti.
Mi accolsero gentilmente in una stanza elegante con varie belle poltrone. Mi accorsi che avevo di fronte, oltre al responsabile del Personale, due o tre avvocati che mi invitarono a esporre le mie ragioni. Così feci e ci fu un approfondito contraddittorio, al termine del quale mi diedero ragione.
Dopo poco, tutti i dipendenti del Monte dei Paschi di Siena che avevano nel tempo sostituito colleghi di grado superiore, ebbero riconosciuta l’indennità con gli arretrati, alcuni di consistente entità.
In una riunione nazionale del mio sindacato FIB-CISL che si tenne poco dopo a Roma, i dipendenti del Monte dei Paschi di Siena mi indicavano a dito, dicendo: “E’ quello che ci ha fatto avere l’indennità di sostituzione e gli arretrati”.
Insomma, una bella soddisfazione.


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