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LETTERATURA: In punta di piedi

14 Maggio 2009

di Fabio Fracas
[Fabio Fracas ̬ autore, editor, giornalista e sceneggiatore. Oltre a racconti, libri e poesie scrive per il cinema, per il teatro, per i fumetti e su varie testate giornalistiche cartacee e Web. Suoi brani e suoi lavori sono stati rappresentati in vari festival e da diverse compagnie. Ha ricevuto una serie di riconoscimenti letterari e nel 2004, assieme alla poetessa Federica Castellini, ha fondato MacAdam РMacAdemia di Scritture e Letture.]
[In punta di piedi, nato per altre occasioni e presentato in teatro nel 2005, è stato letto per l’ultimo saluto all’amico Mauro. Un piccolo ricordo nella ricorrenza del secondo anniversario.]

[Fabio Fracas, il prossimo sabato 16 maggio, presenterà presso la Libreria Draghi di Padova il proprio ultimo lavoro. Tutte le informazioni al riguardo sono disponibili a questo indirizzo.]

Cammino, in punta di piedi, non voglio più fare rumore. Ho voglia soltanto di stare in disparte, seduto in silenzio con un monitor spento davanti che racchiude nel nero parole mai scritte, parole mai dette, né lette, né udite. Ho voglia di chiudermi dentro, di ascoltare il me stesso che urla da tempo. Di starmi a sentire, non far finta di niente, mentre invece mi ignoro. Mi lascio passare da anni e da sogni che non posso sognare.  

Ho voglia di aprire le porte del cuore: di dire a chiunque chi sono e che voglio. Perché passano gli anni, le mie mani invecchiano e il cuore si apre. Ho voglia di uscire in mezzo alla gente e guardarla negli occhi. Anche se fa paura: per il nulla che ha dentro, che vuole e che cerca con gioia; con la gioia del nulla che sa di trovare.  

Anch’io ho dentro il nulla? Non so. So solo che scrivo parole di fumo che escono a sprazzi, come getti di sangue. Ferite sofferte di tagli decisi, di salti nel buio, di scelte improvvise neanche volute. Ferite che segnano l’uomo che è senza ferite. Ferite che hanno fatto di me l’uomo che adesso scrive davanti a un monitor spento. Che invece funziona e registra parole sofferte, intrise di un sangue color dell’inchiostro.


Letto 2587 volte.


8 Comments

  1. Commento by Massimo L. — 14 Maggio 2009 @ 10:13

    “Un sangue color dell’inchiostro”. Scrittura/vita/morte si intrecciano in questa frase come in tutto il tuo racconto e come, mi sembra di capire, in altri tuoi pezzi. L’ho letto in un attimo ma credo che mi rimarrà dentro molto a lungo. Grazie per averlo voluto condividere con noi.

  2. Commento by Federica — 14 Maggio 2009 @ 12:40

    “Mi lascio passare da anni e da sogni che non posso sognare”.
    Credo che tutti, almeno una volta, abbiano provato questa sensazione.
    Va letto in punta di piedi, ma verso le ultime righe è difficile alzarli. Un ritmo leggero come un soffio, un senso pensante come l’essere. Un’insostenibile leggerezza.

  3. Commento by Vittorio — 14 Maggio 2009 @ 13:53

    E’ qualcosa che ci diciamo quando le realtà ci vendono proiettate davanti, soprattutto in modo brutale. Quante volte quel “ho voglia di” è un semplice “vorrei”. Ma i “vorrei” sono inutili, nascondono le paure e le mancanze di coraggio. “Vorrei”, no.. no.. “Ho voglia di” pensarla così… di stare in punta di piedi e ricordarmi che le cose importanti che ci circondano sono vicine, così vicine da non riuscire a vederle se non quando non ci sono più. Ho voglia di gurdarle ora, anche se talvolta loro non vogliono, anche davanti alle paure.
    “Ho voglia di” continuare a sognare, perché quando non sognerò più sarà la fine della vita.
    “Ho voglia di” ricordarmi queste parole perché troppo spesso me ne dimentico e non mi guardo dentro.
    Grazie per aver condiviso questo scritto…

  4. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 14 Maggio 2009 @ 18:35

    Invocazione lirica intrisa di analisi e privilegi meditativi, che si affidano alla volontà di un io esplorante, di un io che si interroga, manifestando il caparbio bisogno di una decisione non semplice. Non si toccano i confini dell’annientamento, che potrebbero essere a portata di mano, ma, anzi, l’auspicio e il sogno, la riflessione stessa danno vita ad una parvenza di speranza, che aderisce al miracolo per colmare quello che potrebbe essere l’illusione di un presente progettuale. E sono ancora il sogno ed il sentimento d’animo che restituiscono un’identità e proiettano oltre un’evocazione intimistica, verso l’aggancio ad una dimensione più consona, se non felice. Anche se, prigionieri della nostra ansia e delle nostre paure, ci attanagliano ferite, ci adombrano dubbi, si “registrano parole sofferte, intrise di sangue color dell’inchiostro”. Ma… “in punta di piedi…”.
    Gian Gabriele Benedetti

  5. Commento by Fabio Fracas — 15 Maggio 2009 @ 09:09

    @tutti: senza alcuna retorica vi confesso che rileggere le mie parole tramite i vostri scritti mi ha dato un’intensa emozione. Vi ringrazio moltissimo. Un caro saluto,

  6. Commento by B.Fly — 15 Maggio 2009 @ 10:23

    Ogni volta che leggo questo pezzo mi commuovo e non posso fare altro che ascoltare in “punta di piedi”.Grazie per la bella emozione che mi hai donato.

  7. Commento by Alessandra — 17 Maggio 2009 @ 18:06

    Fabio ha la grande capacità di parlare a noi lettori, affrontando temi e argomenti che ci toccano tutti, indistintamente. E riesce a farlo scavando nel profondo per noi, per condividere con noi lettori ciò che lui ha appreso e capito. Ma in questa discesa nella complessità dell’esistenza, Fabio offre sempre una scaletta per permettere a ogni lettore di fermarsi al gradino che desidera. I più temerari arrivano in fondo, ( ma c’è un fondo? ) mentre altri si fermano per riprendere fiato. E sulla scala c’è posto per tutti, per fortuna :)
    Leggendo le parole di Fabio, rivedo immagini lontane che forse volevo dimenticare e tocco spessori e sottigliezze che non conoscevo.
    Ora sono pronta: scendo ancora un po’
    Grazie Fabio.

    Alessandra

  8. Commento by Fabio Fracas — 18 Maggio 2009 @ 17:32

    @B.Fly e Alessandra: grazie di cuore anche a voi! Un caro saluto,

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