In un giorno di pioggia – II

di Fabio Fracas

[Fabio Fracas è autore, editor, giornalista e sceneggiatore. Oltre a racconti, libri e poesie scrive per il cinema, per il teatro, per i fumetti e su varie testate giornalistiche cartacee e Web. Suoi brani e suoi lavori sono stati rappresentati in vari festival e da diverse compagnie. Ha ricevuto una serie di riconoscimenti letterari e nel 2004, assieme alla poetessa Federica Castellini, ha fondato MacAdam – MacAdemia di Scritture e Letture.]

[Il racconto “In un giorno di pioggia – II” è stato portato in teatro, per la prima volta, nel 2005 nell’ambito della rassegna “Suoni e Narrazioni” inserita nel calendario delle manifestazioni del “Maggio thienese”.]

Potrebbe fermarsi, anche il tempo, ma invece continua. La pioggia, la gente, la luce che ancora non c’è.  

Anch’io potrei farlo, fermarmi, ma invece continuo. Mi sposto avanzando a disagio fra sacchi e sporcizia, bagagli e carrelli; ragazzi distesi o seduti, anche uno sull’altro e bambini: chiassosi e irrequieti. Stancati dall’acqua e dai nonni, pensosi e discreti, oggi inquieti a causa del tempo: che non deve fermarsi. Almeno per loro che cercano il sole e hanno paura del buio che potrebbe arrivare in qualsiasi momento.

Poggiati, in fianco uno all’altro, turisti provati da marce forzate, sorridono stretti. Le labbra tirate, i capelli schiacciati sotto strani cappelli che non fanno più ridere. Se mai ne hanno fatto. Sono stanchi anche loro, come tanti bambini costretti a giocare nelle sere d’estate. Come i bimbi nervosi che si muovono accanto. Che sono anche loro.

Attraverso spedito lo spazio che porta all’esterno. Mi fermo davanti alla porta, mi chino; poi apro la borsa e ne estraggo l’ombrello. È piccolo, rotto, ma ancora funziona: è un regalo che un giorno è arrivato insieme a un biglietto, a un bacio a un sorriso. Lo impugno, mi sento più forte. Lo apro, uscendo all’aperto, e per me splende il sole.

In un giorno di pioggia.

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Commenti

2 risposte a “In un giorno di pioggia – II”

  1. Avatar Gian Gabriele Benedetti
    Gian Gabriele Benedetti

    Si prefigura un “movimento” d’uscita dal grigiore di un giorno di pioggia (o dal grigiore di un quotidiano piatto e assai caotico?). Tutta la mobilità degli spunti tematici si esterna in elementi figurali profondamente e delicatamente scavati. La sottile eleganza della parola sottolinea emozioni e sensazioni, che scorrono attraverso i molteplici segnali dell’io. Non sembra avverarsi una spinta ascensionale. Ma basta un ombrello malandato, unica voce possibile di evasione, a riproporre affetti, a cancellare ombre, a portare un segno di chiarore
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Caro Gian Gabriele Benedetti, leggo ora la sua generosa analisi del mio lavoro e la ringrazio per avervi voluto cogliere quel “non detto” che, per me, spesse volte è più importante di ciò che viene reso manifesto. Quell’uscire che lei ravvisa, sia dal grigiore di un giorno di pioggia sia – col punto di domanda – dal grigiore di un quotidiano piatto e assai caotico, fa forse parte di quel “dove da qui” su cui anche Asimov – in altri ambiti – amava riflettere. Si può uscire pur restando all’interno, così com’è vero il contrario. A volte abbiamo bisogno di corazze, per riuscirci, altre di ombrelli malandati. Ancora grazie e un caro saluto,