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LETTERATURA: INTERVISTA A TOMMASO NUTI, autore di “Bacia la pioggia”

25 Agosto 2011

di Lorenzo Spurio

LS: Qual è stata la genesi del romanzo? Da quale idea è partita la scrittura di questo romanzo?

TN: Inizialmente era nato come copione teatrale. L’idea di svilupparlo come romanzo è venuta un paio d’anni dopo, partendo comunque dalla base del confronto generazionale dei due protagonisti. L’idea era di non fare il classico libro sugli anni ’80 ma di vederli in retrospettiva.

 

LS:   Perché la decisione di parlare degli anni ’80, età nella quale tu non eri ancora adolescente, piuttosto che parlare degli anni ’90?

TN: Proprio per l’idea della retrospettiva… mi piaceva l’idea che un ragazzo degli anni ’90, che per forza di cose non può conoscere il decennio precedente, si trovasse a darne un giudizio dall’esterno. Nel personaggio di Francesco ho approfittato per aggiungere delle atmosfere che io invece ho conosciuto, come quelle del mondo della radio anni ’90 nel periodo del cambio delle tecnologie. Anche il fatto che la canzone che dà il titolo al libro sia un pezzo anni ’90 e non ’80 è una contraddizione voluta, perché la storia è vista dagli occhi di Francesco che ha 15 anni nel 1997.

 

LS: Condividi l’interpretazione nostalgica che Raf dà con la sua canzone “Cosa resterà di questi anni Ottanta”? Cosa si conserva ancora degli anni Ottanta, secondo te nella nostra contemporaneità e che cosa invece si è irrimediabilmente perduto?

TN: C’è da considerare innanzitutto che “Bacia la pioggia” in realtà prende in giro soltanto una parte degli anni ’80, diciamo la parte peggiore, e che alla fine i “nostalgici” di qualsiasi epoca risultano anacronistici in qualsiasi decennio li metti. È ovvio che come in tutti i decenni c’era musica di serie A (nel caso degli anni ’80 il post-punk, il dark, ecc…) e musica di serie B. Si perdono per strada, diciamo così, le cose che “si devono perdere”…o che in qualche modo sono “ricollocate” per quello che erano e ridimensionate una volta perso il loro fascino del momento di grande successo. Probabilmente anche il pezzo di Raf in qualche modo era un elenco delle cose considerate, a livello mediatico, le più “dannose”. Le mode restano comunque, a mio parere, cicliche. Gli anni ’80 venivano citati come quelli del “vuoto” e dell’apparenza fine a se stessa, che è un tema che ritorna quasi 30 anni dopo nella società di oggi.

 

LS: Il titolo del tuo romanzo è abbastanza enigmatico. Qual è il significato che tu volevi trasmettere con Bacia la pioggia? Baciare la pioggia è qualcosa d’impossibile come cercare di riproporre una società basata su valori, convinzioni ed idee diffuse negli anni Ottanta? E’ una semplice traduzione di Kiss the Rain o ha un significato più ampio?

TN: Kiss the rain l’ho immaginata come una metafora… è legata alla canzone di Billie Myers ma, a tutti gli effetti, è basata più sulla traduzione letterale del titolo che non sul pezzo vero e proprio. Nella storia, Kiss the rain viene citata più volte come canzone che conterrebbe secondo Francesco un misterioso messaggio cifrato, che poi, alla fine, si scoprirà essere una metafora del conformismo. L’idea di base è che il baciare la pioggia è di per sé un qualcosa di assurdo, che non farebbe nessuno, e proprio per quello è un gesto simbolico. Quando il protagonista decide di lasciarsi andare a questa assurdità è il momento in cui abbandona il giudizio degli altri, in cui trova il coraggio di fare le sue scelte senza pensare a come la gente potrebbe giudicarlo. La pioggia è la libertà di essere se stessi, dalla quale ci si può riparare impauriti oppure si può abbracciarla.

 

LS: Nel romanzo parli del prototipo di giovane degli anni ’80 nominandolo yuppy e a volte ‘paninaro’. Potresti spiegare con più precisione questo secondo termine ed eventualmente la sua etimologia o dare esempi noti di ‘paninari’?

TN: Nel romanzo è volutamente confusionario il passare dai due termini. I paninari erano i fighetti di oggi e gli yuppies quelli che, come dice Diamante nel romanzo “sono cresciuti e hanno fatto i soldi”. La descrizione però è vista dagli occhi di Francesco, che non può capirla fino in fondo e dunque confonde le categorie. Nel romanzo viene citato “Drive in”, che negli anni ’80 ha coniato per primo il termine “paninari”, e non a caso è uno dei pochi riferimenti “storici” del libro, che tornerà quando verrà citato anche Giorgio Faletti, nel frattempo diventato scrittore di successo.

 

LS: Gli anni ’80 hanno rappresentato un momento importantissimo non solo per il tipo di musica a cui tu fai riferimento nel romanzo ma anche per la musica italiana. Nel 1980 Lucio Battisti pubblicò il disco “Una giornata uggiosa” che conteneva l’omonimo successo; Venditti, Baglioni e Zero confermarono le loro doti musicali; Loredana Bertè fu consacrata rock star; al Festival di Sanremo del 1989 la cantante romana Paola Turci vinse la sezione giovani e si consacrò come grande cantante. Pochi nomi, solo per far capire quanto l’universo musicale italiano degli anni ’80 sia complesso e articolato. Nel tuo romanzo non ci sono riferimenti alla musica italiana. Perché? Qual è il tuo rapporto personale con la musica italiana?

TN: Bacia la pioggia è una storia semi-immaginaria, quindi non ho messo riferimenti a artisti realmente esistenti a parte Billie Myers. Ovviamente è ambientata nel nostro paese, dato il riferimento ai “paninari” che, come si è detto, è un termine coniato in Italia, ma la mia idea non era quella di fare un romanzo puramente “storico”, bensì di creare una sorta di parodia degli stereotipi del cantante anni ’80 di serie B, quindi che in realtà, come si scoprirà alla fine del romanzo, hanno avuto già allora poche frequentazioni con personaggi realmente importanti del mondo della musica italiana (come possono essere gli artisti che citi). Personalmente amo la musica italiana e molti degli artisti che hai citato, ma la parodia di “Artista Rock” è volutamente basata sui personaggi che in quegli anni hanno fatto soltanto le cosiddette hit “one shot” e che sono stati dimenticati nel giro di pochi anni.

 

LS: Il personaggio di “Artista Rock” è basato su qualche cantante o dj realmente esistito? Ha un qualche riferimento con la realtà?

TN: Sì e no, ripeto, è più uno stereotipo della categoria degli artsti “one shot” in quanto tale che non la descrizione di un cantante ben preciso. Chiaramente ho messo qualche citazione semi-nascosta per divertimento, ma preferisco considerarlo come un personaggio che in realtà quasi non esiste, nell’atto pratico della storia del romanzo. È un personaggio del quale non si sa nemmeno il nome reale e che, a conti fatti, appare fisicamente solo su un palco e soltanto una volta in tutta la storia. Sono i veri protagonisti del libro, Diamante e Francesco, in un certo senso, ad alimentarne il “mito” a dismisura solamente parlandone.

 

LS: Con questo romanzo hai coniugato la tua attività di dj con la tua passione di scrivere. Credi che ne è fuoriuscito un buon connubio?

TN: Penso di sì… in radio ho lavorato anche come autore, e comunque la passione per la scrittura c’è sempre stata, e quindi è un qualcosa che in realtà ho sempre considerato un tutt’unico…per me la comunicazione in radio e lo scrivere sono uno l’appendice dell’altro, in un certo senso… inoltre nel libro, alla fine, si parla anche della radio, e quindi è stato relativamente facile ambientare anche i dialoghi dei personaggi.

 

LS: Parlando di musica è curioso ricordare come nel giro di pochi decenni si sia passati dal vinile al compact disc. Ai nostri tempi i cd hanno conosciuto però un grande calo di vendite perché la gente preferisce utilizzare programmi internet come I-tunes dove è possibile comprare le canzoni per pochi euro, senza per altro essere costretti a comprare l’intero cd dell’artista. La musica si è cosi digitalizzata e computerizzata. La rovina del compact disc tradizionale è però dovuta, principalmente, allo scaricamento gratis di cd musicali tramite programmi peer to peer. Che cosa ne pensi? Qual è il destino della musica secondo te?

TN: Mah…da “utilizzatore” (come tutti) degli mp3, probabilmente non sono in grado di stabilire cosa sia giusto o meno, è chiaro che adesso è più importante la quantità che non la qualità… in un hard-disk probabilmente puoi inserire tutti i dischi esistenti sulla faccia della terra e, rispetto a un periodo in cui anche solo per questioni di spazio non potevi possedere tutto è un avanzamento in positivo. Poi però, chiaramente, essendo tutti digitalizzati e compressi, gli album perdono il loro valore di “opera globale”… il più delle volte sono archivi che chi ha magari preso gratis con un peer to peer non ha idea del significato che avevano quando uscirono… ripeto, è difficile dare un giudizio totale su una cosa che stiamo tuttora vivendo e utilizzando tutti, e che è tuttora in evoluzione. Diciamo che ci sono dei lati positivi e negativi come in tutte le cose: quando ho iniziato a fare il dj e lavoravo soprattutto col vinile, possedere fisicamente il disco era considerato uno status symbol e un segno di cultura, il dj era quello che ne sapeva più degli altri e veniva rispettato per questo. Adesso potenzialmente tutti possono avere una cultura “standard”, il che è sicuramente positivo perché scopri artisti che magari 10 anni fa non avresti avuto il tempo (e i soldi) per poter seguire… contemporaneamente però le conoscenze si fanno più numerose, ma anche più sommarie.

 

LS: Hai qualche progetto di scrittura in cantiere? Stai scrivendo un nuovo romanzo? Se sì puoi darci alcune anticipazioni?

TN: C’è un secondo romanzo in ballo, sempre legato al mondo della musica, ma a differenza di Bacia la pioggia sarà più contestualizzato e avrà riferimenti reali. Sarà anche e soprattutto una lunga storia corale legata alla mia città, Firenze.

 

Ringrazio Tommaso Nuti per avermi concesso questa intervista.

 

lorenzo.spurio@alice.it
http://www.blogletteratura.wordpress.com/

 


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