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LETTERATURA: Jean de Maleissye: “Storia dei veleni”, Sugarco edizioni

23 Gennaio 2010

di Maria Antonietta Pinna

Il veleno. Un’alchimia. Bisogna riconoscere le piante tossiche, le quantitĂ  necessarie per ottenere certi risultati, il metodo di preparazione.

La parola vÄ•nÄ“num, sostantivo neutro della seconda declinazione latina, non è nĂ© buona nĂ© cattiva, dipende dall’uso che se ne fa. La digitale purpurea dalle foglie spiraliche, che cresce nei boschi dell’Europa centro-meridionale, per esempio, ha proprietĂ  curative, antiaritmiche. La sua azione si esplica inoltre a livello del sistema nervoso parasimpatico. Per la presenza di glicosidi è capace di agire sul muscolo del cuore con effetti benefici contro l’insufficienza cardiaca. Se propinata in dosi eccessive la stessa pianta può avere effetti letali, causando vomito, visione in giallo e arresto cardiaco.

Oltre alle piante, com’è noto, anche gli animali possono essere velenosi. Rane, serpenti, scorpioni, ragni, insetti come la cantaride o mosca di Spagna, coleottero che vive sui frassini, ricordato da Dioscoride, etc.

Il libro di Jean de Maleissye ripercorre la storia dei veleni, da Socrate ai giorni nostri, riportando anche ricette e micidiali intrugli.

Ibn Washya, di origine nabatea, per esempio, scrisse un trattato sulla cucina infernale, vero campionario di preparati mortali, ordinati per categoria, con scrupolo farmaceutico e relativo antidoto. Perfino la natura dei recipienti viene considerata con accuratezza. Si raccomanda di usare contenitori di ferro arrugginito, rame ricoperto di un abbondante strato di verde o piombo che provoca il saturnismo.

La composizione dei veleni in passato era lunga e laboriosa, capace in alcuni casi di sfiorare il surreale con ingredienti di difficilissima reperibilitĂ  o associazioni improbabili.

Riporto una ricetta tipo tra le tante presenti nel libro: introdurre in un vaso tre rondini punte da calabroni, oppure un topo o uno scorpione che dentro un catino chiuso si uccideranno reciprocamente. Dopo la completa decomposizione, i corpi vengono disseccati e polverizzati. Si possono aggiungere anche sostanze vegetali come l’aconito, l’opoponaco, l’elleboro. La canfora viene usata per un effetto ritardante, mentre lo zafferano accelera i tempi.

L’uomo è sempre stato attratto dalle sostanze tossiche, usate per eliminare imperatori, nemici, mariti scomodi e noiosi, per decidere l’innocenza o la colpevolezza nelle ordalie, per ottenere allucinazioni durante il sabba delle streghe, per cacciare.

Da individualista il veleno si è però evoluto. La sua metamorfosi da prodotto “artigianale” a arma chimica lo ha trasformato in uno stragista, in un assassino di milioni di vittime inermi. Un’involuzione della civiltĂ  nel raffinamento della cattiveria umana attraverso tecniche sempre piĂą sofisticate e moderne. Le camere a gas non possono essere dimenticate…

La memoria è preziosa e non ci sono anacronistici Santi, “pastori angelici” del gran silenzio, pseudo-eroi imposti dalla chiesa di Roma e da un papa tedesco che possano cancellarla o distruggerla.


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3 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Jean de Maleissye: “Storia dei … — 23 Gennaio 2010 @ 11:30

    […] Articolo completo fonte:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Jean de Maleissye: “Storia dei … […]

  2. Commento by Bianca Stefania Fedi — 24 Gennaio 2010 @ 00:48

    Sì, la memoria è preziosa come la dimenticanza.

    Approfitto per postare una poesia di Paul Celan

    drĂĽben
    erst jenseits der kastanien ist die welt.

    von dort kommt nachts ein wind im wolkenwagen
    und irgendwer steht auf dahier…
    den will er ĂĽber die kastanien tragen:
    bei mir ist engelsuíŸ und roter fingerhut bei mir!
    erst jenseits der kastanien ist die welt …

    dann zirp ich leise, wie es heimchen tun,
    dann halt ich ihn, dann muss er sich verwehren:
    ihm legt mein ruf sich ums gelenk!
    den wind hör ich in vielen nächten wiederkehren:
    bei mir flammt ferne, bei dir ist es eng …
    dann zirp ich leise, wie es heimchen tun.

    doch wenn die nacht auch heut sich nicht erhellt
    und wiederkommt der wind im wolkenwagen:
    bei mir ist engelsuíŸ und roter fingerhut bei mir!
    und will ihn ĂĽber die kastanien tragen –
    dann halt, dann halt ich ihn nicht hier …

    erst jenseits der kastanien ist die welt.

    Dall’altra parte

    appena oltre i castagni c’è il mondo.

    da lĂ  di notte arriva un vento in carri di nuvole
    e qualcuno sta qui…
    lo vuole sollevare sopra i castagni:
    ? da me c’è il polipodio e la digitale purpurea*, da me!
    appena oltre i castagni c’è il mondo. ?

    lĂ  frinisco flebilmente, come fanno i grilli,
    poi lo trattengo, poi si deve rifiutare:
    il mio richiamo gli si posa attorno all’articolazione!
    molte notti sento il vento ritornare:
    da me fiammeggia la distanza, da te è stretto.
    poi frinisco flebilmente, come fanno i grilli.

    tuttavia quando la notte anche oggi non si schiarisce
    e ritorna il vento in carri di nuvole:
    da me c’è il polipodio e la digitale purpurea, da me!
    e lo vuole sollevare sopra i castagni –
    poi non lo trattengo, poi non lo trattengo qui…

    appena oltre i castagni c’è il mondo.

    *)

  3. Commento by damit — 11 Maggio 2013 @ 18:30

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