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LETTERATURA: Kafka #2/5

30 Settembre 2011

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

La lettera in cui si parla espressamente anche delle deprecabili abitudini alimentari di Kafka (che era diventato vegetariano..) e della sua precaria salute, si conclude con una sofferta “preghera”: “… in ogni caso non deve avere sospetto alcuno che io le abbia scritto e non deve assolutamente sapere che io sono al corrente della vostra corrispondenza. Se Le dovesse essere possibile di cambiare il suo stile di vita, le sarei infinitamente debitrice e diverrei la madre più felice”. Mentre sulla relazione di  Kafka e Felice si alternano persone che sono affettivamente ad essi legati, continua il rapporto “difficile” tra i due, con Franz, seriamente preoccupato di pregiudicare con i suoi continui rimproveri per lettere attese e non arrivate, la salute della sua corrispondente berlinese. Nella lettera del 17 novembre c’è un preciso riferimento ad una speciale apatia che si impadronisce di lui ogni volta che viene assalito da una speranza disattesa: “.. ero semplicemente deciso di non alzarmi dal letto prima che arrivasse la lettera e per questa decisione non c’era bisogno di alcuna forza particolare, ero semplicemente impossibilitato ad alzarmi per la tristezza…”. Finalmente, ma solo in tarda mattinata – viene annotata anche l’ora (11,45) -, sarebbe arrivata l’attesa lettera da Berlino, la cui busta viene letteralmente strappata e il cui contenuto “divorato” in   un attimo. La notizia che il ritardo era dovuto ad un leggero malessere   di Felice, lo tranquillizza… e non vuole sottacerlo: “… adesso ci siamo ritrovati e con una stretta di mano vogliamo reciprocamente aiutarci e riguadagnare salute e, una volta ristabiliti,   continuare a condividere le nostre speranze”. La lettera si conclude con un accenno che risulterà decisivo per un proposito ancora indistinto ma che presto avrebbe assunto contorni   precisi e sconvolgenti: “Ti scriverò ancora oggi stesso, anche se devo personalmente sistemare tante cose e buttare giù una piccola storia che mi è sovvenuta – turbandomi –   mentre ero   ancora a letto e che intimamente mi opprime”. Sarebbe stato questo il primo accenno in assoluto della nascita della Metamorfosi….. Come promesso Kafka torna la notte stessa (tra il 17 e il 18 novembre)   a partecipare al suo altro “ego” quel proposito che gli era balenato e a cui stava adesso tentando di dare corpo: “ Carissima   è l’una e mezza di notte, la storia preannunciata non è per nulla terminata, per il romanzo non ho scritto una riga, me ne vado a letto con poco entusiasmo. Se avessi la notte a disposizione per poterla utilizzare   senza deporre la penna fino alla mattina!…”. La lettera tuttavia contiene un’ulteriore confessione sul suo impegno quotidiano che assume ogni giorno di più i contorni di un inevitabile “supplizio”: “No, dell’ufficio non mi lamenterò troppo, anche se riconosco la giustezza di questo risentimento dal fatto di avere alle spalle già cinque anni di vita d’ufficio, di cui a dire il vero il primo anno è stato semplicemente tremendo in un’Agenzia di Assicurazione privata, con orario dalle 8 del mattino fino alle 8,30 – al diavolo tutto questo! In quell’agenzia   c’era un preciso posto su un piccolo corridoio che portava nel mio ufficio, in cui ogni giorno mi assaliva un momento di disperazione, abbondantemente capace per uno che avesse avuto un carattere più forte e coerente del mio di portarlo ad un auspicato   suicidio….

Ma adesso, avendo cambiato lavoro, pur rimanendo sempre nello stesso settore (l’Agenzia era quella statale), le cose erano cambiate in meglio, con uno dei direttori interessato a Heine e le cui poesie era solito spesso leggerle anche in ufficio, mentre fuori della porta si ingrossava la fila della gente in attesa di essere ammessa per un colloquio personle.. Il giorno dopo (18 novembre) –   un’altra lettera con il fermo proposito di continuare a buttar giù la storia appena iniziata e i soliti rimpianti sulla vita di ufficio:   “Proprio adesso mi metto a sedere per portare avanti la mia storia di ieri con un proposito infinito di riversarmi in essa, spinto dallo sconforto…”. Le lettere da Praga si susseguono senza sosta, con un ritmo impressionante; Kafka scrive tutti i giorni e spesso più volte nella stessa giornata, mentre quelle provenienti da Berlino accusano qualche ritardo che diventa motivo di disperazione per un   Kafka che sembra dipendere letteralmente da esse: “Carissima, cosa Ti ho fatto perché Tu mi tormenti in questo modo? Anche oggi nessuna lettera né con la prima, né con la seconda posta. Quanto mi fai soffrire, mentre una parola scritta potrebbe rendermi felice! Tu non ne puoi più di me, non c’è altra spiegazione e non è per nulla un miracolo, incomprensibile è solo il fatto che Tu non me lo scriva. Se voglio continuare a vivere non posso aspettare inutilmente come in questi infiniti ultimi giorni   Tue notizie…”.  A testimoniare la sofferenza disperata sarebbe stato il giorno 20 novembre ; la notte susseguente – molto probabilmente era nel frattempo arrivata la tanto sospirata lettera –   il tono cambia radicalmente; Kafka si rende conto di usare toni ingiustamente duri e chiede perdono: “Ti prego, amatissima, perdonami! Mandami una rosa come segnale che mi hai perdonato…Posso solo dire, rimani accanto a me e non lasciarmi…”. Ad esperti di psicologia l’esame di questi “sfoghi” esagerati e spesso immotivati, lascia tuttavia semplicemente attoniti e senza parole il loro puntuale ripetersi, determinati dall’assoluta “solitudine” di un’anima disperata. A confortare questa tesi ancora una volta una lettera scritta il 2 novembre da Max Brod a Felice Bauer   e   con la quale l’amico più intimo, prendendo come spunto la lettera che Julie Kafka (la madre) aveva indirizzato a Felice,   cerca di far luce sulle condizioni esistenziali in cui era costretto a vivere Franz: “…La madre di Franz lo ama molto, ma non ha la più pallida idea di suo figlio,   dei suoi bisogni… Non serve a nulla l’amore più incondizionato se non si ha comprensione… I genitori avrebbero voluto che Franz andasse di pomeriggio al loro negozio. Al che Franz si era fermamente deciso di   suicidarsi e mi aveva già scritto una lettera d’addio. All’ultimo momento sono riuscito con un deciso intervento a proteggerlo dai suoi “affezionati” genitori… Nelle condizioni la sua vita è più o meno un vegetare con momenti felici di luce – adesso può capire meglio il suo nervosismo”. La notte del 23 novembre Kafka   riprende il suo colloquio notturno con l’amata e i toni sono sempre i soliti: Di rilevante c’è tuttavia l’accenno alla storia da poco incominciata e che per certi versi appartiene già a tutti e due: “Amatissima, mio Dio, quanto ti amo! È molto tardi, ho messo da parte la mia piccola storia a cui tuttavia non ho potuto per nulla lavorare da due sere e che comincia in silenzio a profilarsi come una storia più grande. Dartela da leggere, come potrei? Anche se fosse finita? È scritta in modo illeggibile e anche se questo non fosse un ostacolo, dato che fino adesso non è che Ti abbia viziato con una bella scrittura, non ho intenzione alcuna di inviartela. Te la voglio leggere io, Sì sarebbe bello leggerTi questa storia ed essere al contempo costretto a tenere la Tua mano, dato che la storia è un po’ tremenda. Essa è intitolata “Verwandlung” (Metamorfosi) e Ti farebbe una vera e propria paura e Tu forse ringrazieresti per l’intera storia, dato che paura è quella che io purtroppo sono costretto   giornalmente a farTi con le mie lettere… Adesso sono troppo turbato e forse non avrei dovuto scriverTi. All’eroe della mia storia è andata male anche oggi e si tratta solo dell’ultima tappa della sua infelicità che comincia a diventare perpetua…”.

Ormai la   piccola storia – “Verwandlung” – era entrata prepotentemente nella vita di Kafka e, rivolgendosi nella notte successiva a Felice (23-24 novembre), non può fare a meno di parlarne: “Carissima! Che storia sempre più schifosa è questa che adesso metto da parte, per riprendermi rivolgendo a Te i miei pensieri. Ha già superato di un po’ la sua metà ed in linea di massima   non sono scontento di essa, ma è aberrante oltre ogni limite e cose del genere, vedi, provengono dallo stesso cuore in cui Tu risiedi e che Tu sopporti come abitazione. Non essere triste,   chissà tanto più io scrivo e tanto più mi libero, diventando forse più pulito e degno forse per Te, ma di sicuro c’è ancora molto di me da buttare via e le notti non possono essere abbastanza lunghe per questa attività tra l’altro oltremodo piacevole…”.  La domenica, nel primo pomeriggio, viene salutata da un grido di giubilo: “Due lettere! Due lettere! Dov’è la domenica che in conseguenza di una tale introduzione potrebbe esserne degna…”.  Il “bambino” Kafka reagisce nel modo più spontaneo; bastano due lettere per farlo esplodere in una incredibile felicità. Ma il sapere che Felice gli dedica le sue notti, sacrificando il suo   sonno, gli procura preoccupazioni che non può fare a meno di esprimere: “Per favore, per favore, non mi scrivere più di notte, leggo queste lettere pagate col Tuo sonno solo con un misto di felicità e dolore. Non farlo più, dormi beata, come meriti, non   potrei lavorare sereno, sapendo   che Tu sei ancora sveglia e per causa mia…”.  Nella stessa lettera – oltremodo lunga – c’è un ulteriore accenno alla “Verwandlung”, di cui si “sente” per certi versi prigioniero: “La mia piccola storia domani   di sicuro sarebbe completata   e adesso devo partire domani sera alle 6…”. Il solito “dilemma” che continuerà a tormentarlo: l’ufficio e l’insopprimibile   vocazione letteraria.   La sua storia, o perlomeno quella parte che era nel frattempo riuscita a scrivere e di cui era intimamente fiero,   l’aveva già letta quella stessa mattina, durante il solito incontro domenicale con i suoi coetanei “scrittori”: “… in mattinata sono stato da Baum (conosci Oskar Baum?) come tutte le domeniche e ho letto la prima parte della mia piccola storia (c’era anche Max con sua moglie). Subito dopo entrò una signorina, che in qualche modo mi ha ricordato Te. (In effetti non c’è bisogno di molto per ricordarmi di Te). L’ho guardata come incantato e, una volta passate in rassegna con i miei occhi le piccole somiglianze, sarei volentieri andato alla finestra per guardare fuori, non vedere creatura alcuna e appartenere completamente a Te…”.  Si fa martellante la presenza di Felice nella sua vita e quasi compiacendosi lo comunica. Anche la finestra, che nelle opere di   Kafka assume un significato particolare – viene definita un “elemento” condiviso; essa sarebbe diventata per un solitario introverso come lui la “chiave” per partecipare – non visto – alla vita degli altri… Sulla sua storia torna immancabilmente la notte tra il 24 e il 25 novembre e non può fare a meno di aggiornare Felice: “Adesso devo, carissima mettere da parte l a mia piccola storia alla quale purtroppo oggi come ieri non ho potuto lavorare molto e lasciarla riposare una o due giornate a causa di questo dannato viaggio a Kratzau. Mi dispiace, anche se spero che questo non abbia conseguenze troppo negative per la storia, per completare la quale ho bisogno ancora di 3-4 serate. Quando parlo di conseguenze negative mi riferisco al fatto che essa è già stata purtroppo   abbastanza danneggiata dal mio modo di lavorare. Una storia del genere dovrebbe essere scritta al massimo con una interruzione in due periodi di 10ore, allora otterrebbe il suo piglio e la sua energia naturali, come quelli che aveva assunto nella mia mente la domenica scorsa. Ma non dispongo di 10 ore moltiplicate per due. In questo caso   bisogna cercare di fare il meglio possibile, visto che l’assoluto è negato. Peccato che non possa leggerteLa, peccato, peccato, per esempio in una mattinata di domenica”.  

Nei giorni seguenti – impegnato com’era nell’odiato viaggio di lavoro a Kratzau, non si parla più della storia nelle immancabili e sempre puntuali lettere. Essa riappare non appena torna dal viaggio (26 novembre) e, come accadrà spesso, sarebbe stata una lettera colma di rimpianti e di sofferenza: “…Non si dovrebbe a nessun prezzo partire e piuttosto disobbedire all’ufficio se a casa si è impegnati in un lavoro che richiede ogni goccia di energia. Questa eterna pena, che continuo ad avere anche adesso, che   il viaggio danneggerà la mia piccola storia,   che io non potrò più scrivere nulla e cose simili… ”. Le lettere continuano sullo stesso ritmo, anche se il tono non è sempre quello “disperato” di uno che cerca inutilmente di dare significato e stimoli alla sua quotidianità. In quella scritta il 30 novembre c’è un accenno interessante; viene citata espressamente “Das Urteil” (La condanna), quel breve racconto buttato giù in una notte e subito dedicato a Felice, il cui incontro ne aveva determinato l’ispirazione. Come testimonia il diario il racconto era nato nella notte tra il 22 e 23 settembre, scrivendolo in 8 ore ininterrotte. Come c’era da aspettarsi quella fatica immane viene contraddistinta da “gioia” frammista a “schifo”.   Un lavoro che non sarebbe passato inosservato nell’ambiente colto di Praga; sarà infatti l’Associazione Johann Gottfried Herder a farsi carico di una serata di lettura, programmata per la sera di mercoledì 4 dicembre – ore 8 -; a leggere lo stesso autore, preceduto da brevi presentazioni di autorevoli esponenti della cultura praghese quali Willy Haas, Max Brod e Oskar Baum. Kafka. Con un certo compiacimento Kafka allega l’invito alla lettera, accompagnandolo con una precisazione: “… Leggerò la Tua piccola storia (Das Urteil). Ci sarai pure Tu, credimi, anche se rimani a Berlino. Sarà una strana sensazione apparire davanti a una Associazione con la Tua storia, quindi per certi versi con Te. La storia è triste e penosa, non si capirà il mio viso gaio durante la lettura”.

Il giorno dopo l’oggetto della lettera è di nuovo “Die Verwandlung” che gli comincia a crescere tra le mani… “Carissima Felice, una volta portata a termine la lotta con la mia piccola storia, si profila una terza parte, ma di sicuro l’ultima…”. A riparlarne ancora sarà il 3 dicembre, alla vigilia della pubblica lettura di “Das Urteil” e sempre di notte…”Carissima, avrei dovuto trascorrere la notte scrivendo. Sarebbe stato mio dovere, dato che sono quasi alla fine della mia piccola storia e l’unitarietà e il fuoco di ore con essa connesse le   farebbe bene. Chissà inoltre se domani dopo la lettura, che adesso maledico, potrò ancora scrivere… E adesso basta! La mia storia non mi farebbe dormire, sei Tu a portarmi con i sogni il sonno…”. Il giorno dopo, tornato dalla lettura, non può fare a meno di continuare il suo dialogo notturno: “Ah carissima, infinitamente amata, per la   mia piccola storia è adesso veramente troppo tardi, come del resto avevo già temuto;   incompleta fisserà il cielo fino a domani notte…”.   Nella stessa lettera ci sarà ancora un accenno alla serata di lettura, a quella piccola storia che le aveva dedicato: “..Tu però non la conosci ancora. È un po’ selvaggia e insensata e se non contenesse un’intima verità non sarebbe nulla…Oh amatissima quanto sono felice grazie a Te; in una delle lacrime che alla fine la Tua storia mi è sgorgata dagli occhi, si mescolavano anche lacrime di questa felicità…”. La conclusione della storia, così   spesso evocata, arriva nella notte tra il 5 e il 6 dicembre: “Piangi, carissima, adesso è arrivata l’ora del pianto! L’eroe della mia piccola storia è da poco morto. Se ti consola, sappi che è morto abbastanza sereno e riconciliato con tutti. La storia stessa non è ancora completamente finita, ma adesso non ne ho proprio voglia e lascio la conclusione per domani…”.

Nel frattempo erano arrivate le prime recensioni su “Das Urteil” e Kafka si compiace di allegare l’articolo relativo, accompagnandolo con un suo commento:   “vedi, ragazza felice. Come viene lodata pubblicamente e in modo esagerato, nonostante di una manifestazione privata, la Tua piccola storia. E a scrivere non è uno qualsiasi, è   Paul Wiegeler …” . Autore della recensione, apparsa sulla “Deutsche Zeitung Bohemia” del 6 dicembre   era stato un noto scrittore, critico e traduttore che in proposito avrebbe scritto: “La sua novella ‘Das Urteil’ è l’ingresso di un talento sorprendentemente grande, appassionato e disciplinato, che già adesso possiede la forza di andare per la sua strada”.  Dopo questa lusinghiera recensione,   Kafka torna nella stesa notte a parlare della “Verwandlung”: “Carissima, ascoltami dunque, la mia piccola storia è conclusa, anche se il finale di oggi non mi rende per nulla felice, sarebbe dovuto essere migliore, non c’è dubbio alcuno”.


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Bart