Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Kafka #5/5

15 Novembre 2011

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Una mattina addirittura venne sfiorato lo scontro vero e proprio, quando Gregor, particolarmente offeso per essere come al solito trattato in un modo così insolente, aveva in modo chiaro abbozzato un “attacco”.;   al che la domestica, per nulla intimorita, aveva reagito impugnando una sedia con la chiara intenzione di spaccargliela sulla schiena. Convinta di averlo ridotto a più miti consigli: “allora non mi assali più?” si era alla fine alla fine calmata, deponendo la sedia.

 

Gregor da parte sua ormai non mangiava più, si limitava di tanto in tanto a mettere qualcosa in bocca, trattenerla a lungo per poi risputarla regolarmente.   Con dispiacere e sconcerto aveva notato che la sua stanza era diventata un deposito per resti di qualsiasi natura, tra l’altro adesso più numerosi e consistenti dato che una delle stanze era stata data in affitto a tre “ospiti” particolarmente attenti all’igiene della casa e soprattutto della cucina. La domestica era quindi solita scaricare nella stanza di Gregor non solo i resti, ma tutto il superfluo che i signori affittuari “scartavano”… A Gregor, una volta che la domestica   aveva lasciato semichiusa la porta della   stanza degli ospiti, capitò anche di assistere con profondo disagio al comportamento   “servile” della madre e della sorella, incaricate di portare vivande agli affittuari, cui era lasciata la possibilità di consumare i loro pasti nella sala, mentre il resto della famiglia, si era dovuto ritirate in cucina… Nel corso di una delle tante serate di quella convivenza imposta e di certo a Gregor non gradita, si sentì risuonare dalla cucina il suono di un violino. I tre pensionanti, incuriositi ed attirati da quell’improvvisa musica si alzarono recandosi in direzione della stanza da cui quella proveniva. Il padre, in un eccesso di cortesia aveva chiesto   loro se quella musica fosse sgradita, dicendosi pronto a farla cessare. Avuto la conferma del gradimento di quell’intermezzo improvvisato, accompagnato dall’invito che quella esibizione potesse aver luogo nella stanza degli ospiti, l’intera famiglia Samsa si prepara ad esaudire quella richiesta espressamente venuta dai loro ospiti. Grete comincia a suonare; a seguirla ammirati il padre   appoggiato alla porta e la madre che aveva accettato volentieri   di sistemarsi su una sedia messale a disposizione   dal uno dei suoi ospiti. A quell’atmosfera di irresistibile incantesimo non era riuscito a sottrarsi neppure Gregor, che nella stanza accanto, trascurando insolitamente ogni cautela, aveva “osato” avanzare fino alla soglia della sala. Soggiogati dalle note del violino e impegnati a seguire da vicino   il virtuosismo della piccola Grete, nessuno si accorse di quella presenza che stava per diventare troppo ingombrante; Gregor, il primo tra l’altro a meravigliarsi per l’effetto che su di lui aveva fatto la musica, si era all’improvviso reso conto di quale fosse in verità “quell’alimentazione sconosciuta e tanto desiderata”. Avrebbe voluto avanzare fino a raggiungere la sorella, convincerla a seguirlo nella sua camera e qui farla continuare a suonare solo per lui, perché nessuno di quegli occasionali ascoltatori era in grado di apprezzare quella musica come essa avrebbe meritato. Una volta guadagnata la stanza non l’avrebbe più lasciata uscire e sarebbe stato gelosamente attento a non fare entrare nessuno, intenzionato com’era a presidiare tutte le porte della sua stanza; in proposito l’avrebbe aiutato di certo la sua figura ributtante. Nel suo vaneggiamento la sorella doveva rimanere con lui spontaneamente, stargli vicino, seduta accanto a lui sul divano e avvicinandogli l’orecchio, per sentire   la sua intenzione – da tempo accarezzata – di consentirgli l’iscrizione e la frequenza al conservatorio, promessa che Gregor si riproponeva di rendere formalmente nota a Natale. A   quella comunicazione la sorella commossa si sarebbe abbandonata in un pianto dirotto e Gregor, erettosi fino a   raggiungere le sue spalle, l’avrebbe baciata sul collo… Quelle farneticazioni dovevano però essere bruscamente interrotte dal dito indice di un   pensionante, che, parlando a nome di tutti, sarebbe riuscito a profferire solo un concitato ma inequivocabile “Signor Samsa!”, indicando proprio quel Gregor che stava lentamente avanzando. A   quel punto il padre, invece che scacciare Gregor, ritenne necessario tranquillizzare gli ospiti, nonostante questi non sembrassero sconvolti, dando piuttosto l’impressione che più della sonata di violino era stata proprio la comparsa di Gregor ad interessarli. Il padre si precipitò verso di loro a braccia spiegate, cercando di spingerli nella loro stanza ed evitare loro con il suo corpo la vista di Gregor. Nel frattempo la sorella, superato il comprensibile smarrimento, getta violino e archetto sul grembo della madre e si precipita nella stanza accanto, a cui da una veloce e sommaria sistemata, prima dell’arrivo degli ospiti. A fornire il quadro della situazione l’impareggiabile   linguaggio di Kafka, capace di ridare col suo ritmo incalzante e convulso l’esatta dimensione di quel precipitare di eventi, che avrebbe trovato il suo naturale epilogo nella puntuale e comprensibile disdetta della camera, accompagnata dalla dichiarazione di non pagare nulla per l’ospitalità goduta e conclusa dalla concreta minaccia di rivalersi nelle sedi opportune per il danno subito. Una disfatta completa per la famiglia Samsa che tanto aveva puntato su quella sofferta decisione di tenere in casa dei pensionanti e adesso costretta a subire oltre al   danno anche la beffa… La prima reazione sarebbe stata quella del padre che vacilla e solo a tastoni riesce a raggiungere la sua poltrona sulla quale si lascia cadere. È letteralmente preda di un nervosismo che non lascia scampo e gli provoca tremore in tutto il corpo. Gregor, ammutolito, era rimasto immobile nella posizione in cui era stato sorpreso. Il fallimento dei suoi progetti, non disgiunto dalla debolezza derivante da un digiuno portato avanti da troppo tempo,   gli impedivano qualsiasi movimento. Era convinto di dover da un momento all’altro subire un collasso e non lo avrebbe scosso neppure l’improvviso rumore causato dalla caduta del violino caduto dal grembo della madre. A riportare brutalmente tutti alla ormai ineludibile   realtà l’intervento oltremodo deciso della sorella:   “Cari genitori”, questo l’esordio del suo sfogo, accompagnato da un inequivocabile pugno sul tavolo, quasi per sottolineare l’attenzione che stava per richiedere, “così non si può andare avanti. Se voi non ve ne siete ancora accorti, io sì. Non voglio pronunciare il nome di mio fratello davanti a questa bestiaccia e dico soltanto: dobbiamo cercare di liberarcene. Abbiamo fatto tutto quanto era umanamente possibile per assisterlo e sopportarlo, penso che nessuno possa farci il minimo rimprovero…”. Il padre non può che approvare e sussurra: “ha mille volte ragione” gettando al contempo uno sguardo verso l’immobile e silenzioso Gregor..  La madre, colpita da una tosse sorda, finisce con l’attirare   l’attenzione di Grete che, avvicinandosi, le sorregge la fronte. Ma la sorella non aveva ancora finito; con la determinazione che ormai si era impadronita di lei, si rivolge esclusivamente al padre e proclama: “Dobbiamo liberarci   di lui… finirà con l’uccidervi entrambi. Lo vedo avverarsi. Se già si deve lavorare tanto duramente, come facciamo noi tutti, non si può in aggiunta – una volta a casa – sopportare questo eterno supplizio. Neppure io lo posso”. A coronare lo sfogo un pianto accorato, così   violento da consentire alle   sue lacrime di raggiungere il viso della madre, da cui le asciugò subito con un meccanico movimento della mano. “Bambina”, questa la risposta del   padre che, dopo aver assunto un tono compassionevole ed estremamente comprensivo, completa la frase con una disperata domanda: “Ma cosa dobbiamo   fare?” . Al che alla sorella non resta altro che stringersi nelle spalle, ormai preda dello sgomento che l’aveva sopraffatta durante il pianto; e mostrando di aver nel frattempo perduto quella   risolutezza prima mostrata. – “Se  riuscisse a capirci” – avrebbe ripetuto il padre , che , chiudendo gli occhi, mostrava di condividere la convinzione della sorella sull’impossibilità di una cosa del genere, e aggiungendo subito dopo: “forse in quel caso sarebbe possibile trovare un’intesa con lui. Ma così…” – “Via, deve andarsene” urlò la sorella, emettendo da giudice molto coinvolto l’estrema sentenza. Poi,   quasi a rafforzare il verdetto, cerca anche di motivarlo:  “questo è l’unico sistema, papà. Devi solo cercare di liberarti dal pensiero che lui sia Gregor. La nostra disgrazia è di averlo creduto per troppo tempo. Ma come può essere Gregor? Se fosse Gregor avrebbe da tempo capito che è impossibile una convivenza tra uomini e una bestia del genere, e se ne sarebbe andato di sua iniziativa. In quel caso non avremmo più un fratello, ma potremmo continuare a vivere e tenere caro il suo ricordo. In questo modo però questa bestia ci perseguita, scaccia via gli ospiti a pensione, vuole chiaramente impossessarsi di tutto l’appartamento e farci dormire in mezzo ad una strada. Guarda anche adesso papà. Ricomincia già di nuovo”. Questo il suo grido conclusivo; poi ormai preda   di un terrore che risulta   incomprensibile allo stesso Gregor,   abbandona bruscamente la madre, allontanandosi dalla sua poltrona dove la stessa si era abbandonata, dando l’impressione di sacrificare piuttosto la madre anziché rimanere vicino a Gregor. In questo modo era andata a   finire dietro il padre, che, turbato da quel comportamento della figlia, si era alzato in piedi sollevando le braccia come per proteggerla. Ma Gregor non aveva intenzione alcuna di fare paura a nessuno e tanto meno alla sorella.   Aveva solo dato inizio a quelle faticose manovre che gli consentissero di girarsi   e rintanarsi nella sua stanza; manovre che facevano uno strano effetto viste le condizioni pietose in cui si era ridotto…. Alla fine le sue buone intenzioni finirono con l’essere riconosciute   e tutti, superato il momentaneo sgomento, lo guardavano in silenzio e con una grande pena nel cuore. La madre, quasi sfinita per la fatica continuava a starsene seduta ad occhi chiusi là vicino; poco lontani il padre e la sorella, che, in un gesto affettuoso, aveva poggiato la mano sul collo del genitore…

 

Intanto Gregor. sempre alle prese con i suoi faticosi e lentissimi movimenti, faceva attenzione di reprimere qualsiasi segno di fatica e moltiplicava di conseguenza le immancabili pause Una volta rigiratosi avrebbe dato inizio alla retromarcia, notando con estrema meraviglia   di aver percorso senza accorgersene un bel po’ di strada per arrivare ad ascoltare quella irresistibile musica… Tutte quelle manovre si erano svolte in un silenzio irreale; nessuno avrebbe osato disturbare quella immane fatica.   Non appena riuscì a scivolare nella sua stanza, la porta venne immediatamente chiusa e serrata. Era stata la sorella a corrergli dietro, aspettare che varcasse la fatidica soglia per poi , dopo essersi rivolta ai genitori con un significativo e liberatorio “finalmente”, chiudere la porta e girare la chiave nella serratura. Al povero Gregor, tagliato fuori dal mondo e definitivamente “sepolto” in una camera accuratamente sigillata,   non restava altro che meravigliarsi per quanto nonostante tutto era stato capace di fare in quegli interminabili minuti. Avvertiva sì dolori in tutto il corpo ma accarezzava ancora la speranza che si attutissero fino a sparire del tutto. Impegnato com’era in tutta una serie di movimenti, si era quasi dimenticato della mela che aveva conficcata sulla schiena e che era ormai in fase di avanzata decomposizione… Adesso il suo pensiero era completamente rivolto ai suoi cari, alla sua famiglia a cui avrebbe ancora dedicato una riflessione commossa e affettuosa. Non può essere un caso se per l’occasione ritrova le stesse espressioni già utilizzate alcuni mesi prima   in quell’altra piccola storia – “Das Urteil” (La condanna) – buttata giù nella notte tra il 22 e 23 settembre e dedicata all’amata Felice. Anche in questa storia, a lui particolarmente cara l’ultimo pensiero viene rivolto ai genitori – “Cari genitori, vi ho pur sempre amati…”- e l’accompagnerà prima di lasciare la spalletta del ponte a cui si era istintivamente aggrappato prima di lasciarsi cadere nella Moldava e sparire per sempre, proprio nel momento in cui sul ponte c’era un notevole traffico capace di sommergere anche il lieve tonfo che la caduta avrebbe provocato sull’acqua…   Ma nella “Verwandlung”a ferirlo in modo ancora più doloroso delle mele erano state le parole della sorella; Dopo averle distintamente ascoltate, la sua convinzione di dover sparire era ancora più ferma. Paralizzato da queste considerazioni e sopraffatto da una sensazione di vuota e serena meditazione, sarebbe rimasto immobile fino alle tre del mattino, inesorabilmente battute dall’ orologio della torre. Avrebbe avuto ancora il tempo di sbirciare sulla finestra intravedendo fuori   il primo schiarirsi dell’incombente alba; subito dopo il suo capo, ormai senza controllo, si sarebbe inclinato,   emanando al contempo il suo ultimo, fioco respiro. Un accomiatarsi che ci riporta ad una delle ultime sue annotazioni registrate nel “Diario” poco prima di morire: “… i terribili ultimi tempi, innumerevoli, quasi ininterrotti… Notti, giorni, incapace di tutto, fuorché di soffrire…”.  Strano destino quello delle dolenti figure kafkiane,   che lasciano la scena in silenzio con una discrezione assoluta, quasi per farsi perdonare la “colpa” di essere esistiti…

 

La mattina dopo sarà la domestica   a scoprire il cadavere e la scena viene descritta con quell’umor nero(Galgenhumor) che spesso avrebbe contraddistinto la prosa kafkiana. Quel donnone rotto a   qualsiasi esperienza e con la quale c’era già stato qualche screzio, era solita irrompere fragorosamente nell’abitazione della famiglia Samsa, sollecita a fare una visitina all’animale nei cui confronti non aveva mai nutrito rispetto alcuno. Questa volta, vedendolo immobile e nella convinzione che stesse in quel modo magari per farle un dispetto o per atteggiarsi a fare l’offeso, cerca di solleticarlo con la punta della scopa. Non assistendo a reazione alcuna, diventa più decisa con la scopa e riesce a spingerlo senza trovare resistenza… A quel punto si sarebbe resa conto di essere di fronte ad un evento per certi versi atteso, ma pur sempre spiacevole.   Istintivamente sgrana gli occhi ed emette un fischio; reazioni queste che per certi versi corrispondevano al tipo rozzo che rappresentava. A rafforzare questa impressione seguono atti concreti come l’apertura violenta della porta della stanza da letto e soprattutto il suo grido per annunciare alla famiglia la notizia: “vengano pure a vedere, è crepato; giace proprio qui, completamente crepato!”.  L’aver usato la parola “krepiert”, che tra l’altro   non appartiene al lessico tedesco, tradendo tute le parole con finale in “…ieren” una provenienza straniera,   suggella il disgusto della domestica per qualcosa che non può neppure nominalmente appartenere alla vita   delle persone “comuni”.   Kafka per l’occasione l’aveva mutuata dal linguaggio paterno con una citazione precisa riportata nella ormai famosa “Lettera al padre” : “…oppure il tuo ricorrente modo di esprimerti riguardo ad un commesso tubercolotico – deve crepare questo cane ammalato -” .

 

I coniugi Samsa, ancora a letto, sarebbero stati i primi ad essere raggiunti dalla notizia e si precipitano nella stanza di Gregor, subito seguiti dalla sorella, il cui volto portava visibili i segni dell’insonnia che la  tormentava.   Il padre sarebbe stato il primo a riprendersi e a tentare di riportare tutti alla quotidianità. Il suo   – “Adesso, possiamo ringraziare D io…” – rappresenta più che un doveroso ringraziamento anche l’auspicio di chiudere una pagina dolorosa, a cui si uniscono le due donne seguendo il suo esempio col segno della croce. L’unica a non cercare distrazioni era la piccola Grete, il cui sguardo, letteralmente calamitato da quel povero cadavere, le aveva suggerito una dolente notazione: Guardate quant’era magro. Da tempo ormai non mangiava più, le vivande venivano portate via così come era state deposte”.  

 

A questo punto la “piccola” storia può veramente dirsi conclusa, anche se il finale non soddisferà mai l’autore e era in effetti un’insoddisfazione motivata, visto che con la lenta agonia di Gregor si era esaurita anche la sua vena ispiratrice. La passeggiata in tram della famigliola rigenerata, i loro progetti di ricominciare una nuova vita magari in un appartamento più piccolo ed economico, ma meglio posizionato, erano unanimemente condivisi A coronare quella ritrovata serenità la constatazione dei genitori che quella loro figlia, nel frattempo cresciuta ed in procinto di sbocciare come un fiore,, meritava un”bravo” marito che l’aiutasse a realizzare i suoi sogni…


Letto 1294 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart