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LETTERATURA: La Croce sul Monte Penna

24 Maggio 2011

di Mario Camaiani

Il territorio della Garfagnana e Media Valle del Serchio, in lucchesia, posto fra le Apuane e l’Appennino Tosco-Emiliano, è costellato e circondato da tanti e tanti monti, alcuni dei quali veramente imponenti e maestosi. Anche per questo si differenzia dalle caratteristiche tipiche del territorio toscano; ma vi si differenzia in modo positivo, tant’è che la Garfagnana viene anche definita come la “Svizzera d’Italia”.

Ebbene, sulla cima di molti dei nostri monti è stata posta una Croce da parte di amanti della montagna, in modo spontaneo, libero, come espressione di fede, sia per amore della montagna e della natura, sia per invogliare altre persone a recarsi lassù, presso la Croce, e da lì elevare il pensiero a Dio, ammirando le bellezze del Creato. E quanti sono gli escursionisti, come anch’io lo sono stato, che dopo aver percorso gli impervi sentieri che conducono alle sommità dei monti, raggiunte dopo ore di faticoso ma gioioso cammino, trovandosi di fronte ad una Croce, hanno elevato al Signore una fervida preghiera!

Dirimpetto a Fornaci di Barga, ben visibile ad occhio nudo, svetta, sul monte Penna, una bellissima Croce, in traliccio di ferro di quattro metri di altezza e di due metri di larghezza ai bracci, eretta dai marciatori di Bolognana, frazione di Gallicano, nel 1971. Detta Croce è situata su un promontorio, sotto la vetta del monte, che fa terrazza panoramica naturale, a 800 metri di altitudine, dalla quale si domina la Media Valle del Serchio: le Apuane, con la cima del monte Pisanino; la Garfagnana, fino alla Pania di Corfino; verso est si ammirano i massicci degli Appennini; poi, verso sud, tutto il territorio fino ai monti oltre Bagni di Lucca; in basso in verticale, con uno strapiombo di 650 metri, Bolognana e, di là dal Serchio, sono visibili tante altre innumerevoli località. Osservare questo meraviglioso panorama affascina e rende gli escursionisti piacevolmente incantati.

Da allora, dopo la erezione di detta Croce, quel promontorio è chiamato “Colle della Croce”, e i marciatori di Bolognana lo curano tenendolo pulito, ed altrettanto fanno per i sentieri atti a raggiungerlo, tutti segnalati con cartelli del C.A.I.

E il due giugno di ogni anno vi si svolge una grande festa campestre, organizzata dagli escursionisti di Bolognana, durante la quale viene anche celebrata la Santa Messa, con grande partecipazione di tanti e tanti amanti della montagna, non solo del luogo, ma altresì provenienti dalle più disparate località, anche lontane. Quest’anno questa festa sarà particolarmente solenne perché ricorre il quarantesimo anniversario della inaugurazione di questa Croce. Ma il pellegrinare verso questo “promontorio” continua sempre durante ogni anno, con qualsiasi stagione, sia da parte di singoli marciatori che di gruppi organizzati. Il sentiero più breve e più agevole è quello che parte da Vallico di Sopra, frazione di Fabbriche di Vallico, ed è percorribile in circa un’ora di tempo a passo normale. Lungo detto sentiero vi si trovano, scritte su cartelli, delle brevi poesie di un poeta del posto, Valentini da Bolognana, che invitano i viandanti ad ammirare la natura e a non deturparla. Eccone una:

La natura e le sue meraviglie
Questo è il mio mondo
son nato qui,
non mi toccare,
son bello così,
potrai farmi, se vuoi
una lieve carezza
se mi cogli distruggi
la mia grande bellezza,
e questo piccolo mondo
a cui dò il mio splendore,
ritornerà un sasso
senza valore.

Concludendo, si può affermare che questo monumento di fede, dall’alto del monte Penna, è come un faro che irradia sentimenti di amicizia e di fraternità per tutti gli abitanti della valle e per tutti coloro che provenienti anche da lontano, lassù si recano.


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1 commento

  1. Commento by mario — 24 Maggio 2011 @ 19:10

    Riporto con piacere  quanto inviatomi dall’amico Gian Gabriele Benedetti:
    “Bellezza naturale e fede si compenetrano in questo brano. Si ha un canto, per cui ritorni benefico l’amore per il Creato e per il suo Creatore. E questo amore è testimoniato dall’esigenza avvertita di una pietà, che si esprime appieno col simbolo cristiano per eccellenza posto in cima al monte, vicino al Cielo, da dove lo sguardo può spaziare su un panorama d’incanto. E proprio lì l’animo si inebria e si rigenera, ritrovando la giusta dimensione, proiettata oltre l’intimismo, in un abbraccio indispensabile per la realizzazione di finalità umane ed assolute.
    Anche la delicata e sentita poesia è a supporto di quanto sopra.
    Gian Gabriele Benedetti”

    Ti ringrazio sentitamente, Gian Gabriele, per il tuo bellissimo commento al mio modesto lavoro.
    Mario.

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