di Marisa Cecchetti
(dal “Corriere Nazionale”)
Precipita nell’angoscia fin dalle prime pagine il romanzo di Lara Cardella, “Io non farò rumore” (Barbera), quella che nasce dalla perdita improvvisa della memoria. Sceso il buio su tutto il vissuto, Maria è un neonato adulto su cui si chinano in attesa i familiari. Persone sconosciute passano davanti ai suoi occhi in una casa divenuta estranea, il suo stesso volto non le suggerisce nulla, se non l’immagine gradevole di una donna giovane. Non sa parlare davanti a quelle presenze che sente assillanti. Parla nel registratore, quando è sola, per fissare un presente che sembra l’inizio di una nuova vita. Quale trauma ha provocato tutto questo? Alla radice c’è il troppo amore per un uomo, il marito, che è stato centro di ogni attenzione, che si è abituato alla dedizione e alla passione di Maria come qualcosa di dovuto, che nessuno doveva sottrargli. Nemmeno un figlio. Ma la nascita di un figlio sposta l’attenzione di Maria, trasforma le abitudini, fa del figlio il rivale del padre che allora ricerca l’attenzione in modo cinico e razionale. Maria, offesa e tradita, lo abbandona. Allora scatta una vendetta, che finisce per travolgere il figlio innocente. Non rimane che vuoto e silenzio.