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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: L’editing. Nell’editoria promuoviamo una conquista di giustizia e di verità

18 Luglio 2022

di Bartolomeo Di Monaco

In questi giorni su Facebook ho avviato un dibattito per distinguere tra autori di romanzi che hanno subito un editing e autori di romanzi che non lo hanno subito.
Sono arrivato a sostenere che i primi non dovrebbero accedere ai Premi letterari, in quanto non genuino il loro lavoro, elaborato più o meno in concorso con altri.
Poiché presso le maggiori case editrici, forse tutti i romanzi subiscono l’editing per varie ragioni e sono pochi quelli che vi si sottraggono, vorrei fare una proposta minima limitata a due obiettivi che rappresenterebbero una conquista di giustizia e di verità.
Di giustizia per l’editor che così vedrebbe riconosciuto il suo lavoro qualitativo, come già succede per i traduttori. Di verità, poiché il lettore verrebbe correttamente messo a conoscenza se si trovi davanti a un testo di sola mano dell’autore, oppure un testo elaborato, in qualche misura più o meno ampia, con altri.
Ed ecco i due obiettivi:
1 – riconoscere che l’editor ha diritto che il suo nome sia reso noto nell’opera con le stesse modalità con cui si rende noto il nome di un traduttore, prevedendo una sanzione per la casa editrice che omette l’adempimento;
2 – nei Premi letterari si dovrà trovare il modo di dare un vantaggio (punteggio aggiuntivo?) ai testi che non hanno subito l’editing.

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Riporto alcuni interventi su Facebook, a mio avviso utili.

15 luglio 2022

Lucio Angelini
Chissà perché con gli autori di quadri non ci si permette di ritoccarne l’opera.

Lucio Angelini
Te l’immagini un coglione che fa editing a un quadro di Van Gogh?

16 luglio 2022

Vincenzo Pardini
Io non sono mai stato ritoccato. Lo posso dimostrare comparando il file inviato e il testo pubblicato. Un scrittore a cui è stato sistemato o addirittura rifatto un testo non è tale perché non è se stesso , di conseguenza la sua opera non ha il valore che gli viene attribuito. Altro ambiguo aspetto di quanto ipocrisia ambiguità e demerito ci siano padroni.

Bartolomeo Di Monaco
Vincenzo Pardini Da te, s’impara a scrivere. Sei nato narratore, non lo sei diventato.

Vincenzo Pardini
A migliorare. Col risultato che siamo arrivati a imporre agli scrittori un unico, depurato e vuoto stile. Oggi passerebbero da questa depurazione anche Tozzi e Svevo. Chi scrive non deve solo saperlo fare, ma deve anche avere, se fa narrativa, una adeguata coscienza artistica, e non prenderla in prestito dall’editor o dall’editing, i quali, giustamente debbo correggere sviste ecc, ma non perfezionare il testo a seconda della loro visione. Il fatto è che siamo finito in peggio pure in questo. Siciliano, Garboli, Ginzburg, Calvino, Paolini, Sgarbi, Colasanti, Parpaglioni, Desiati, Genna, Monina, Rizzo ed altri non mi hanno mai proposto interventi di alcun genere. Moravia diceva che gli scrittori, se sono tali, non si correggono. Le parole sono anche suoni, armonia, richiami, ecc. Se alterate o cambiate nel contesto di una pagina o più pagine divengono frutta appassita. Forse è anche per questo che la gente legge sempre di meno. Oltre il cibo è inquinata anche la letteratura. Se a me proponessero tagli, cambiamenti ecc rescinderei il contratto. Son quello che sono e non mi importa. Mi importa, però, restare me stesso.

Bartolomeo Di Monaco
Vincenzo Pardini Non immagini quanto sia felice che concordiamo su questo punto. Tu, che sei un narratore autentico di eterna originalità e freschezza. Chi potrebbe mai essere in grado di correggere qualcosa di tuo. Si brucerebbe le dita sulla tastiera. Più tardi commenterò sugli originali che mi hai inviato e della qual cosa ti ringrazio.

22 luglio 2022

Marino Magliani
Bartolomeo Di Monaco non mi è possibile discutere punto per punto, ma una cosa, anzi due sì, mi piace dirtele: sono d’accordo che sia giusto rivelare al lettore il nome dell’editor. A breve escono i miei racconti liguri per Italo Svevo e il lavoro di editing l’ha fatto Dario De Cristofaro. È entrato nel mio giardino, ha visto i fagiolini magri e mi ha detto lo sai che la quercia impoverisce la terra? ehh, ma guarda che ombra, gli ho detto. Alla fine ho tagliato la quercia e ne ho piantato un paio in un terreno distante, incolto. I fagiolini me ne fanno a chili. L’editor non mi ha detto dai pesticidi e vitamine ai fagioli, è andato al problema. Per quercia intendo una serie di cose che impoverivano il testo. È giusto che il lettore che leggerà i racconti lo sappia che il giardino ha ricevuto la visita di un consulente della coldiretti? secondo me sì, come mettere in copertina il nome del traduttore, che a volte – errore – migliora il testo. Ma avere due metri nei premi, via Bart, è evidente che nessun editore che propone i suoi libri a un premio non ammetterebbe mai ci sia stato un lavoro di editing per non partire penalizzato. chiedo scusa perché sono andato fuori tema, come dire per restare nelle mie metafore fagioline, fuori seminato.

Bartolomeo Di Monaco
Marino Magliani Grazie Marino per la partecipazione. A questo ho pensato al punto 1, prevedendo una sanzione: “1 – riconoscere che l’editor ha diritto che il suo nome sia reso noto nell’opera con le stesse modalità con cui si rende noto il nome di un traduttore, prevedendo una sanzione per la casa editrice che omette l’adempimento.” Il diritto sia dell’editor di vedersi riconosciuto il proprio lavoro, sia del lettore di sapere se sta leggendo un lavoro autentico o elaborato, è, a mio avviso sacro per amore di verità e di giustizia, come ho scritto. Credo che spinto dal diritto dell’editor di veder scritto il proprio nome allo stesso modo previsto per il traduttore (è più facile ottenere questo risultato), si risolverà il problema, poiché la comunicazione del nome dell’editor nel libro, equivarrà alla conferma che esso ha avuto un intervento esterno. Battiamoci perciò per il diritto dell’editor ad aver scritto il suo nome e otterremo il risultato complessivo. Riguardo al punteggio aggiuntivo nei Premi, lo credo giusto e inevitabile per dare un corretto valore all’autore vincente. Ho fatto l’esempio dei due 7 che sembrano di egual valore ma uno di essi è ingannevole. E’ corretto ingannare il lettore? No. Sono convinto che prima o poi si arriverà a questo risultato di giustizia e di verità. Comunque, ora che mi sto ritirando da tutto, sono felice di chiudere con il lancio di questa mia proposta destinata, quando si affermerà, a migliorare la qualità del rapporto tra lettore e autore.

Giulio Mozzi
Bartolomeo Di Monaco norme e sanzioni su queste cose mi fanno venire l’itterizia. Nella collana che curo per Laurana, ‘fremen’, è indicato chi ha fatto il lavoro di editing. Il problema è che mentre una traduzione è una traduzione, un editing può essere di tutto: si va dalla quasi-riscrittura a interventi minimi. Quindi, Bartolomeo, a seguire la tua logica si dovrebbe non solo indicare chi ha fatto l’editing ma anche specificare di quale tipo di editing si è trattato. Potrebbero volerci parecchie pagine per spiegarlo. E qui ricorrerei al Manzoni, che indica due ragioni per non fare cose del genere: «la prima, che un libro impiegato a giustificarne un altro, anzi lo stile d’un altro, potrebbe parer cosa ridicola: la seconda, che di libri basta uno per volta, quando non è d’avanzo ».

Bartolomeo Di Monaco
Giulio Mozzi Mi fa piacere che, grazie a te, Laurana citi l’editor. Spero che sia di esempio per altri editori. Quando, però, parlo di editing intendo qualsiasi tipo di editing. La citazione dell’editor è sufficiente al lettore per sapere che quel testo è stato sottoposto ad editing. Voler far conoscere laddove è intervenuto non è praticabile, come dici tu, e ci si deve limitare perciò a dare semplice comunicazione al lettore (scrivendo il nome dell’editor) che il libro è stato in qualche modo elaborato. Salvo che non si tratti di minimaglie come la dimenticanza di un punto, il verbo ‘e’ senza accento è così via. Ma se, per esempio, c’è stato un intervento massiccio e complessivo sulla punteggiatura, anche questo è un editing. Verrà poi il tempo in cui si capirà che un testo che è passato integro dalle mani di un editor va premiato in qualche modo (ho fatto l’esempio di un punteggio aggiuntivo nei Premi letterari). Ringrazio anche te per la partecipazione, che mi consente di fare via via delle precisazioni su questo tema, non certo semplice. Ma che deve essere affrontato da tutti gli editori e da tutti gli organizzatori di Premi letterari.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invaitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart