di Felice Muolo
Dall’età di quattordici anni, Nora era fidanzata con Giacomo. Com’era usanza del paese, Giacomo ‘si cresceva’ la ragazza. Per sei anni, l’aveva scortata da casa a scuola e viceversa. Nei giorni festivi, l’aveva portava a messa e a strusciare in piazza. Era di pochi anni più grande di lei, disoccupato e parcheggiato all’Università. Non appena avesse trovato un posto di lavoro sicuro, l’avrebbe sposata.
La maggior parte dei ragazzi teneva in piedi una situazione del genere. Succedeva che i legami amorosi, lunghi, monotoni, senza sbocchi, si rompessero. Spesso si ricomponevano, per tornare di nuovo a rompersi e magari a riannodarsi.
Non ero parcheggiato da nessuna parte né avevo la ragazza. Possedevo un diploma e svolgevo lavori occasionali.
All’inizio dell’estate, affittavo cabine in uno stabilimento balneare. Nell’ufficio, un giorno comparve Nora senza la consueta scorta. Impegnò una cabina per l’inera stagione balneare.
Dal giorno seguente, con sua madre prese a frequentare la spiaggia. Con sdraio e ombrellone, si accampavano poco distante dal mio ufficio. Nora aveva lunghi capelli neri, occhi neri e indossava un costume da bagno provocante. Fatto il bagno, si esponeva al sole e si tuffava nella lettura di un quotidiano.
Era trascorsa una settimana, quando le chiesi di dare un’occhiata alle offerte di lavoro. Mi passò il giornale e nei giorni successivi me lo offrì di sua spontanea volontà. Nel restituirlo, parlavamo della disoccupazione giovanile. Lei aveva sostenuto gli esami per conseguire l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole elementari e attendeva il risultato.
Di lì a qualche mese, me lo comunicò: era positivo, e m’invitò a uscire per festeggiare. Esitai ad accettare. Lei mi lesse nel pensiero e mi informò che la sua storia era finita.
Mi presentai all’appuntamento con la macchina nuova di zecca di mio fratello. Dubitavo che Nova vi salisse. La consideravo ancora impegnata. Il diritto di proprietà, acquisito in anni di frequentazione, a Giacomo rimaneva fino a quando non si fosse trovato una nuova ragazza. Solo allora, poteva essere rimpiazzato.
Nora salì in macchina e mi incitò a partire. La cosa ebbe un seguito e ci fidanzammo. Lei ripeteva che presto avrebbe avuto uno stipendio fisso e ci saremmo sposati. Ragazze disposte a mantenerti, in giro non ce n’erano molte.
Giacomo si materializzò a rivendicare i suoi diritti.
Prese a telefonare e a posteggiare Nora. Lei lo ignorava ma lui perseverava: voleva un appuntamento. Nora mi teneva al corrente della situazione. Mi informò che Giacomo ronzava intorno a casa sua in macchina. Un giorno me lo indicò.
“Posso rompergli il muso,” proponevo.
“Si stancherà,” lei ribadiva.
Giacomo era diventato l’argomento costante delle nostre conversazioni.
“Non hai mica intenzione di rimetterti con lui?”
“Siamo stati legati sei anni. Non dimenticarlo.”
“Giacomo vuole strapparti a me per salvare la faccia. Non ti sposerebbe mai.”
“Come fai ad esserne sicuro?”
Le donne sonno vulnerabili di fronte alle lusinghe del corteggiamento, e io e Nora cominciammo a litigare di brutto. Se Giacomo non ci avesse dato un taglio, avrebbe finito col rovinare il nostro rapporto. Tanto per cominciare, Nora smise di nominalo. La cosa mi insospettì.
Andammo avanti fino a fine estate. Da una settimana non veniva nessuno allo stabilimento balneare, anche Nora e sua madre avevano smesso di frequentarlo.
Terminata in anticipo l’ultima giornata lavorativa, inforcai il motorino e ritornai al paese, quattro chilometri distante dal posto di lavoro. Arrivato a destinazione, andai direttamente a casa di Nora. Sua madre mi informò che la figlia non c’era, era a casa di una zia. Salutai e andai a cercarla. La zia mi disse che era andata via da un pezzo.
“Dove?”
“A casa sua.”
“Non c’è.”
“Ha ricevuto una telefonata, prima di uscire.”
Ripartii con il motorino. Certamente era di Giacomo la telefonata e Nora si trovava con lui. Il mio sesto senso non sbagliava.
Girai in lungo e in largo per il paese e non li trovai. Puntai verso le colline.
Vi ero sopra, quando incrociai una macchina simile a quella di Giacomo. Feci dietro front e la inseguii.
Aveva aumentato la velocità ma non andava forte: la strada era stretta e piena di curve. La raggiunsi. Attraverso il vetro posteriore, guardai nell’abitacolo. Riconobbi i capelli neri di Nora che cercava di mimetizzarsi. Per poco non ebbi un infarto.
Accelerai al massimo, intenzionato a tamponare la macchina. Questa scartò improvvisamente di lato, la mancai e finii nel rosmarino che cresceva ai margini della strada.
Districatomi, mi rimisi in piedi. Non avevo nulla di rotto, solo qualche strappo al vestito. Subito dopo, mi accorsi che la macchina con Giacomo e Nora dentro, era ferma non molto lontano. Senza pensarci due volte, scattai in corsa nella sua direzione.
La macchina ripartì allo stesso tempo ma non riuscì a sfuggirmi: le arrivai addosso e mi aggrappai a uno sportello. Cercai inutilmente di aprirlo, era inserita la sicura. Balzai allora sul cofano e mi afferrai ai tergicristalli.
La macchina prese a correre a zig-zag per buttarmi giù. Attraverso il parabrezza, scorgevo Nora che si teneva la testa tra le mani e supplicava Giacomo di fermarsi. Non durò a lungo: finii di nuovo nel rosmarino.
“Vattene, non si è fatto niente,” gridò Nora.
Era presso di me. La macchina, ferma a una decina di metri distante, ripartì.
Mi rimisi in piedi. Ero pieno di graffi e avevo i pantaloni a brandelli. Senza spiaccicare una parola, recuperai il motorino, caricai Nora e ritornammo al paese.
Commenti
3 risposte a “Legami amorosi”
La cifra descrittiva di Felice Muolo è l’assoluto distacco dalla materia che tratta. Quando lo leggo mi sembra di ascoltare ( mi si perdoni l’apparente contraddizione) la sua voce imparziale.
Un notevole sforzo letterario che va elogiato.
Carlo Capone
Grazie Carlo, soprattutto per la cortesia di leggermi.