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LETTERATURA: “Legenda aurea”: San Marco evangelista

1 Marzo 2022

(Estratto da Jacopo da Varazze: “Legenda aurea”. Curatori e traduttori dal latino Alessandro e Lucetta Vitale Brovarone. Editore Giulio Einaudi)

La “Legenda aurea” è un’opera del XIII secolo, a cui hanno attinto molti artisti. Ancora oggi la si legge con molto interesse. Ci narra la vita di numerosi Santi, raccontando fatti che pertengono più alla leggenda che alla storia. (bdm)

Marco evangelista era un sacerdote della tribù di Levi, figlio dell’apostolo Pietro nel battesimo e suo discepolo nella predicazione. Marco parti con Pietro alla volta di Roma. Mentre Pietro predicava il Vangelo, i fedeli della città chiesero a Marco di metterlo per iscritto, per poterlo sempre ricordare, anche in futuro. E Marco mise per iscritto con grande fedeltà ciò che udiva dalla bocca del suo maestro; Pietro poi esaminò scrupolosamente lo scritto, e trovandolo perfettamente rispondente alla verità, approvò che rosse proposto ai fedeli come veritiero. Vedendo inoltre Pietro quanto Marco fosse fermo nella fede, lo mandò ad Aquileia, dove predicando la parola di Dio converti una moltitudine innumerevole alla fede di Cristo. Si dice che in quello stesso luogo abbia messo per iscritto anche il suo Vangelo che ancor oggi è esposto nella chiesa di Aquileia ed è conservato con la dovuta devozione. Infine Marco portò a Roma, da Pietro, un abitante di Aquileia, un certo Ermagora, che egli aveva convertito, perché Pietro lo consacrasse vescovo di Aquileia. Ricevuta la carica del pontificato, Ermagora resse egregiamente la Chiesa di quella città finché fu preso dagli infedeli e in quel luogo mori, coronato dal martirio.
Marco invece fu mandato da Pietro ad Alessandria, e qui, per primo, predicò la parola di Dio.
Al suo arrivo ad Alessandria (a detta di Filone, il più famoso fra i Giudei per la sua eloquenza) si radunò una grande moltitudine che viveva nella fede, nella devozione e nel rispetto della continenza. Anche Papia, vescovo di Ierapoli, scrive di lui, con grande eleganza, i più grandi elogi. Pier Damiani inoltre dice di lui: «Ad Alessandria Dio gli dispensò tanta grazia che tutti quelli che si raccoglievano per iniziarsi alla fede, attraverso una vita morigerata e il perseverare nella santità di vita, erano arrivati quasi allo splendore della vita monastica. E questo fu dovuto non solo alla prodigiosità dei suoi miracoli, non solo all’eloquenza, ma anche alla grandezza del suo esempio ». E più avanti: «Alla sua morte il suo corpo fu riportato in Italia, perché la terra in cui gli fu dato di scrivere il Vangelo meritasse di possedere le sue sacre reliquie. Beata tu, Alessandria, arrossata da questo sangue trionfale, e tu felice, Italia, ricca del tesoro di questo corpo ». Si dice poi che tanta fosse la sua umiltà, che si era tagliato un pollice perché il giudizio degli uomini non potesse elevarlo alla dignità sacerdotale: ma la volontà di Dio e l’autorità di Pietro prevalsero, e quest’ultimo lo scelse come vescovo di Alessandria.
Era appena entrato in Alessandria che un suo calzare si ruppe e si sfilò dal piede; egli capì ciò che questo significava e disse:
– Ecco che davvero il Signore ha reso agile il mio passo e Satana non mi può fermare dopo che Dio mi ha liberato dalle cose morte.
Vide poi un uomo che cuciva vecchie cose, e gli diede la scarpa da aggiustare. Quello la stava riparando quando si feri malamente la mano sinistra e gridò:
– Uno è il Signore.
L’uomo di Dio esclamò:
– Un felice viaggio mi ha dato il Signore!
E impastata della terra con la saliva gli spalmò la mano e subito guari. Quell’uomo, vedendo il grande potere di Marco, lo fece entrare in casa e gli chiese subito chi fosse e da dove venisse. Marco disse che era un servo del Signore Gesù, e l’altro rispose:
– Vorrei vederlo.
– Te lo mostrerò, – gli rispose Marco e si mise a fargli conoscere il Vangelo e lo battezzò poi con tutta la sua famiglia.
Quando gli abitanti di quella città vennero a sapere che era arrivato un uomo della Galilea che disprezzava i sacrifici agli dèi, cercarono di prenderlo. Accortosene, ordinò vescovo della città Aniano, l’uomo che aveva curato, ed egli parti per la Pentapoli, dove rimase per due anni, poi ritornò ad Alessandria. Aniano intanto aveva fatto costruire una chiesa su delle rupi dominanti il mare, in un luogo chiamato Buccolo, cioè bifolco, e Marco vi trovò i fedeli in numero molto maggiore di quello precedente.
I pontefici dei templi cercavano di catturarlo e il giorno di Pasqua, mentre il beato Marco stava celebrando la messa, andarono tutti insieme da lui, gli misero una corda al collo e lo trascinarono per la città dicendo:
– Trasciniamo il bufalo al Buccolo.
Le sue carni si laceravano sul terreno e il suo sangue bagnava le pietre. Poi lo rinchiusero in carcere, dove un angelo venne a confortarlo dicendogli:
– Ecco il tuo nome è scritto nel libro della vita e sei diventato compagno delle virtù superne. E lo stesso Signore Gesù Cristo lo invitò e lo confortò dicendo:
– Pace a te, Marco, evangelista mio, – gli diceva, – non aver timore, io ti sono accanto per liberarti.
Al mattino gli legarono di nuovo una corda al collo e correndo lo trascinarono di qui e di là gridando:
– Trasciniamo il bufalo al Buccolo!
Egli invece mentre lo trascinavano rendeva grazie dicendo:
– Nelle tue mani rimetto l’anima mia, Signore, – e pronunciando queste parole spirò. Era il tempo di Nerone, che salì al potere verso il 57.
I pagani volevano bruciare il suo corpo, ma l’aria improvvisamente si fece scura, incominciò a grandinare, il cielo si riempì di tuoni e di lampi; tutti cercarono di fuggire e lasciarono intatto il santo corpo. I cristiani allora lo presero e lo seppellirono con tutti gli onori nella chiesa.
L’aspetto di Marco era questo: aveva il naso piuttosto lungo, le sopracciglia aggrottate, gli occhi espressivi, era un po’ calvo e aveva una bella barba, era di bell’aspetto, età media, brizzolato, misurato nell’espressione, pieno di grazia divina.


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Bart