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LETTERATURA: Lettera al Professor E. Schuozinger

18 Febbraio 2011

di Fabio Strafforello

Caro Professore
ho apprezzato molto la sua lettera, giunta da Lei a Noi tramite la posta tradizionale, anzi la abbiamo apprezzata tutti quanti in famiglia, la ringrazio altresì per la foto che ha posto in essa, e che ritrae un breve tratto del parco, per altro coperto da poca neve, attiguo al castello sito nella città dove Lei risiede nei pressi di Monaco di   Baviera. Come Lei sa caro Professore, al giorno d’oggi siamo troppo abituati a fare tante cose, e purtroppo alcune di esse avvengono solo tramite comportamenti virtuali, ed aver ricevuto il documento in questione scritto da Lei e su carta, ci ha riportato ad una sensazione di realtà e di percettibilità dei sentimenti umani, espressi, oltre che col pensiero anche col cuore… come frutti maturi di un uomo vissuto, e talvolta manifestati in modo forte ed incisivo.

La sua missiva è ricca di umanità, anche se con un po’ di rimpianti per un passato più sereno di quello che si intravede al nostro orizzonte nei tempi attuali, ma comunque sempre colma di sentimenti positivi e propositivi nei confronti anche delle nuove generazioni. Sono molto felice che i miei libri Le diano una veduta diversa rispetto al mondo che La circonda, essi sono nati dalla mia interiorità per portare l’uomo “fuori dalla dimensione ordinaria” nella quale può venirsi a trovare, naturalmente se egli ne ha il desiderio o la necessità. Non credo che questi testi possano cogliere grande riscontro e maggiore condivisione dell’attuale qui in Italia, anche se affrontati con passione e intensità d’animo da una frangia pur ristretta di lettori che li apprezzano e li fanno propri, ma forse i libri in questione avrebbero più successo se fossero proposti in lingua Tedesca alla visione da parte dello stesso Popolo Tedesco. Noi Italiani siamo un Popolo straordinario in tante cose, ma molto poco riflessivo ed ancor più superficiale, anche se credo che i difetti siano parte integrante un po’ di tutti i Popoli del mondo. In ragione di tutto questo penso che i miei lavori, oltre a non essere nel posto giusto, forse siano anche poco interessanti, ma sicuramente non inseriti nel modo migliore nel periodo storico di cui esprimono i contenuti anche di contrapposizione… e chissà se un giorno, solo dopo la mia morte, questi scritti potranno raccogliere e meritare un’accoglienza maggiore e migliore dell’attuale. So che Lei ama molto il nostro Paese, ma sia rinfrancato anche dalle mie parole, perché   dentro di me e dei miei familiari c’è un ottimo ricordo, del sia pur breve periodo che abbiamo passato nei pressi di Kempten, ospitati in modo principesco da cari amici Tedeschi. La Bassa Baviera è bellissima, nelle sue forme dolci, nei suoi colori, nella sua originalità, nel suo ordine e personalmente ne conservo un’immagine di straordinario fascino nel profondo del mio cuore.

Perché è necessario pensare e ascoltare quella voce…
E’ nel concetto stesso della riflessione, poter estrarre da essa due effetti:

Il primo senso compiuto della riflessione è spiegato semplicemente tramite la sua stessa parola e definizione, e in buona battuta se si vuole ottenere il riflesso di un corpo, occorre porlo di fronte ad un piano o ad un oggetto che in una qualche maniera ne catturi, e ne visualizzi i suoi contenuti esteriori, mostrandone, attraverso la proiezione dell’immagine, l’aspetto di divulgazione e di mutazione della materia, legato indissolubilmente da una miriade di componenti molecolari, nascoste dall’evidenza, ma poste con naturalezza alla vista dei nostri occhi.

Come seconda opportunità, e non è novità che si possa ricreare nell’essere umano, oltre all’immagine fisica del soggetto, c’è anche l’immagine speculare della propria interiorità, espressa attraverso la ricerca, la manifestazione dei suoi contenuti, l’identificazione degli stessi, e ritrovando quelle immagini guida che la presenza interiore ci offre, accomunate al desiderio personale, al coraggio e alla conoscenza della loro visione, generando così la possibilità di percorrere la via spirituale della propria esistenza. Naturalmente abbiamo consapevolezza di non scoprire i valori assoluti e di origine dell’essere umano, e tanto meno quelli di Dio, ma di poter conoscere almeno i contenuti base, e quindi essenziali per la comprensione, l’accettazione del senso e del motivo della nostra esistenza, della nostra evoluzione, fino a giungere non ultimo all’accettazione attiva e positiva del nostro ruolo in questa dimensione. In buone e semplici parole, si tratta di valorizzare questo scavo interiore, nella proiezione di intenti di una conoscenza approfondita di noi stessi, nell’ottica più pratica di una vivibilità consona al ruolo di “Esseri Umani”, ove poter contribuire da protagonisti attivi ad un mondo in continua evoluzione, dal quale rischiamo di essere esclusi attivamente tramite la nostra assenza sia pur anche indiretta. >>

Morte che mi auguro arrivi a prendermi il più tardi possibile, essendo mio desiderio di contribuire attivamente alla formazione cosciente, oltre che dei miei figli, anche delle persone che sentono la necessità di affrontare il “destino compiuto del mondo verso il futuro”, con più consapevolezza e coraggio. Probabilmente se io scrivessi romanzi, o gialli, inserendo al loro interno argomentazioni che parlano di sesso, di facili guadagni o divulgassi la formula magica per diventare dei buoni arrampicatori sociali, (sono quelli che farebbero qualsiasi cosa pur di raggiungere la vetta dell’egoismo, del disprezzo e dello sfruttamento dei più deboli per le loro soddisfazioni personali) avrei sicuramente maggiore ascolto e una risonanza economica molto più incisiva. Purtroppo e meno male, io non so scrivere quello che gli altri mi ordinano di fare, così scrivo quello che sento giungermi dalla mia anima e da quello che traggo dal mio buon senso, come espressione libera delle sensazioni umane, ma che comprenda anche la ricerca profonda dei quesiti essenziali relativi al senso della vita e della struttura emotiva dell’uomo… o comunque ci provo. Per mia fortuna l’attività letteraria alla quale dedico parte del mio tempo, non è il lavoro sul quale devo guadagnarmi da vivere, per me e per la mia famiglia, ma oltre ad essere una passione è anche una sorta di vocazione, di percorso che mi consente di crescere psicologicamente, spiritualmente e di diventare umanamente più forte, più cosciente e indipendente dalle pressioni esercitate dai singoli individui e dal mondo circostante.

L’obiettivo principale che mi sono posto relativamente a questo scavo interiore, è quello di rendere maggiormente visibile alle persone disattente, o che non conoscono l’argomento, che in ogni uomo c’è un’anima vivente, e che riuscire, anche solo in una piccola parte di noi stessi, a scoprire questa straordinaria dimensione, significa aver trovato il senso della propria esistenza, potendo così sentirsi rinfrancati dalla sua stessa forza, energia e presenza.

 Alcuni critici letterari molto attenti hanno definito il contenuto di questi testi con il termine “particolari”, profondi, saggi, di grande spiritualità, e a volte con un ordine di pensieri che va oltre il mondo visibile, spero così di poter essere almeno utile nella formazione personale dei miei figli, senza dovergli imporre nulla o doverli condizionare nelle loro scelte di vita, ma di poter mostrare loro la via della verità, il senso del sacrificio, il valore del buon senso, il motivo della bontà, il frutto dell’umiltà, la forza del perdono e di tante altre qualità indispensabili per vivere bene con se stessi, ma anche utili a far vivere chi è intorno a noi con serenità ed equilibrio. Nel contesto di evoluzione di un mondo rapido a cambiare i suoi valori di riferimento, e che rischia di travolgerci nella sua trasformazione, occorre trovare dentro di noi quelle risposte e quei punti fermi sui quali orientare la nostra vita e le nostre sensazioni. Mi farebbe piacere altresì di poter essere utile anche ad altre persone, le quali hanno perso, per effetto dell’andar del tempo e degli eventi negativi o forvianti dalla propria esistenza, “ la propria luce” , e so relativamente a questo di aver portato qualche sorriso sulle labbra di chi riusciva prima a ridere solo a denti stretti, mi sento così già molto felice e sufficientemente gratificato per qualche buon risultato ottenuto.

Condivido quello che Lei dice nella sua lettera, il mondo in questi ultimi decenni è cambiato molto, e in alcune cose nel modo sbagliato, creando un caos orientativo dal quale sarà doloroso e difficile uscire con facilità, me ne rendo conto perché viaggiando molto con i pullman e a contatto con la gente, mi accorgo che c’è poca serenità, molta tensione, rabbia, incomprensione e tante visioni sbagliate rispetto alla realtà sociale, e ai valori essenziali e veri della vita, soprattutto nella mente dei ragazzi, i quali sono la parte più delicata e pericolosamente esposta a questo “progetto di demolizione e di ricostruzione dell’identità e della ragione d’Essere Umani”. E’ un progetto al quale ogni essere umano concorre attivamente o ne subisce passivamente l’effetto, nella speranza di raggiungere il miraggio del proprio ed egoistico Paradiso Terrestre, tramite l’utilizzo pratico dell’azione esercitata dalla forza della sola materialità, e dove la solitudine da essa generata sembra essere l’unico punto di contatto fra esseri umani, ponendoci così alla pari condizione e deriva con gli altri individui, ma che naturalmente nel valore del suo stesso contenuto, non ci consente di creare alcun punto di incontro, ne orientativo ne positivo per la specie. Proprio la solitudine è l’elemento centrale e dominante dei contenuti vuoti e sensibili dell’uomo moderno, il quale tende ad isolarsi dagli altri esseri umani, perché catturato dai bagliori della ricchezza, dal desiderio inconscio di indipendenza rispetto ai vincoli sociali verso gli altri esseri viventi, dall’opportunità offerta dalla tecnologia in direzione di una evasione dal proprio spirito e spinto dall’assenza di valori comuni anche ad altri esseri viventi. Si pensi a quanto aiuto pratico hanno fornito all’uomo, in questi ultimi decenni, l’utilizzo di automazioni di qualsiasi genere… sia in ambito domestico, sia nel campo dell’attività lavorativa, e di cui l’essere umano giornalmente può disporre in senso pratico, così da poter risparmiare oltre al proprio tempo, anche la propria fatica fisica, strumenti utili tanto da consentirgli di avere maggior tempo per un contatto con se stesso, ove concentrarsi e dedicarsi più incisivamente alla propria crescita culturale e interiore, nella proiezione di una vivibilità migliore in relazione agli altri esseri viventi. E’ nell’assurdità di come viene vissuta la nostra vita, che ci accorgiamo invece di avere sempre meno tempo a disposizione per noi stessi, affannati per il raggiungimento di un traguardo quasi mortale per il futuro dell’uomo. Un mondo, che tramite una forte evoluzione tecnologica, ma anche di sfruttamento delle risorse umane ed energetiche, non ha gettato dei “ponti culturali”, tali che possano compensare a quel degrado evolutivo provocato dalla sola “spinta economica” e quello generato dalla sola applicazione pratica e asciutta della scienza, tanto che l’effetto devastante è quello di creare nell’uomo un forte scompenso orientativo e di identità. Nonostante la sua intelligente e dirompente evoluzione, la spinta evolutiva della scienza non ha saputo creare la “formula magica” del motivare l’essere umano a non pensare ai soli contenuti di immagine personale, spingendolo così fuori dalla propria dimensione e indirizzandolo alla realizzazione del proprio ed egoistico comportamento. Ne viene invece per contrasto, in modo semplice e pratico dalla natura, che da un seme microscopico o da una piccolissima pianta, ne possiamo veder crescere un grande albero, forte e rigoglioso, radicato sul terreno attraverso le sue stesse opportunità e capacità di adattamento. I bambini sono il seme della vita, e tramite la propria inventiva, desiderio di sopravvivenza, e la capacità di conquista dell’esistenza, proiettano l’uomo consapevolmente verso il futuro, ed è a loro che occorrerebbe volgere il nostro sguardo con maggiore attenzione. A parer mio, l’essere umano ha già raggiunto e superato l’espressione pratica e di contenuti, relativa al livello massimo di libertà individuale, alla quale gli esseri pensanti possono ambire solo in relazione a fasi culturali pronunciate verso l’arte, o dove la centralità dell’individuo sia conseguente, o rispecchi, l’osservazione e il rispetto della natura. Credo che oramai questo processo volga inesorabilmente verso il “collasso delle scelte individuali”, legato indissolubilmente ai molti problemi che assillano e che assilleranno l’uomo del futuro. Le facoltà intellettive potranno essere quindi determinanti per aspirare alla salvezza individuale, ove il senso di sopravvivenza, e quindi di adattamento, sarà determinante per utilizzare al massimo le risorse a nostra disposizione. Avrei così voluto completare il mio insegnamento verso i miei figli, mostrando loro come la terra possa darci, sia pur con fatica e rinunce, quanto ci è necessario per sopravvivere, e che dal rispetto di essa l’uomo ha sempre tratto il sostentamento necessario per non morire di fame, consentendogli altresì di poter crescere i suoi figli, ma mi rendo conto che questi discorsi non trovano lo stesso terreno fertile ove i giovani   preferiscono coltivare se stessi!

E’ sicuramente utopia parlare di libertà individuale, nei luoghi in cui l’uomo non manifesta il desiderio forte e partecipe di elaborare il proprio pensiero, e quindi nella prospettiva e nel significato ultimo di cercare un senso alla propria vita, sia pur nella sola comprensione dei suoi eventi, e dove sembra inscindibile dal nostro egoismo il concetto del disinteresse verso gli altri esseri viventi e il conseguente passaggio, poi, alla stessa manifestata aggressività. Senza tornare indietro ad epoche molto remote, è sufficiente aprire un panorama di discussione e di analisi dell’evoluzione umana degli ultimi duemila anni, per capire quanto l’uomo non abbia imparato nulla dalla storia, in quanto egli è sempre sordo e cieco agli esempi lasciati dagli altri. Sono passate così appena settanta generazioni, o forse anche di meno, calcolando la media dei trent’anni come età fertile di concepimento e di nascita di un individuo giovane, dall’inizio di un evento che avrebbe potuto cambiare il mondo, ma dal quale dover assistere sempre, e in eguale maniera, al ripetersi di avvenimenti che si profilano con le stesse caratteristiche, come già è accaduto nei secoli addietro, e ci fanno pensare ad un uomo che oltre ad aver imperniato solo su se stesso il fulcro delle proprie necessità, è anche di poca memoria. Infatti se noi lo poniamo in relazione comportamentale con altri esseri viventi, notiamo subito della differenze molto importanti, rispetto anche ad animali più semplici che popolano questo pianeta. Proprio gli animali paiono trasmettere, tramite il loro coerente comportamento, alle nuove generazione che si affacciano alla vita, una serie di regole comportamentali, atte a garantire una progressione positiva dei loro intenti, verso la sopravvivenza e rivolta con efficacia ai valori essenziali della continuità e all’esistenza della specie. Eppure gli animali, oltre a non possedere l’elevato coefficiente di intelligenza che ha l’uomo, non ne possiedono neanche la straordinaria manualità, non consentendogli così di puntare ad una elevazione e trasformazione dei contenuti, frutto dalle capacità di elaborazione e di applicazione in senso pratico, che nascono dal pensiero. Riterrei quindi ovvio e necessario parlare, per l’essere umano, di un fenomeno di ricerca individuale della propria indipendenza e libertà, svincolato da ogni legame e ove l’individuo si cerca tramite “l’abbandono e la dimenticanza da se stesso”. Il problema a mio avviso è molto serio, in quanto le differenze create dalle diversità nell’ambito dell’evoluzione tecnologica, non offrono, oltre che agli individui adulti, anche e soprattutto ai bambini le stesse possibilità di espressione, di partecipazione e di condivisione nel proseguo e nel concorso attivo verso l’evoluzione del mondo moderno, quindi anche in riferimento ad un miglioramento economico e sociale pari per tutti.

Nei paesi poveri del mondo i bambini vivono la loro gioventù fra guerre, fame, sfruttamento, malattie, abusi di ogni genere e nella sensazione perenne di abbandono e di schiavitù. Invece, per contrapposizione, i bambini dei paesi ricchi o comunque in via di forte sviluppo, rischiano di essere stritolati dalla macchina dell’oblio, come se fossero parte integrante di un enorme ingranaggio mediatico, abbandonati dallo stimolo alla ricerca della libertà individuale, compressi da regole utilitaristiche, confinati a margine dalla loro diversa scelta o situazione, affannati dal raggiungimento del troppo ed inutile sviluppo economico e che li tiene fuori da una libera identità e appiattiti da formule preconfezionate, ma utili solo per il mantenimento del potere di chi le create e di chi le vuole mantenere. Non si gettano così le basi per una progressione civile e di miglioramento della qualità della vita sul Pianeta Terra, massacrando subito al nascere le nuove generazioni, e svilendone il ruolo di continuità e di evoluzione della specie. Nella nostra bella Italia, quasi non passa giorno che non si senta parlare, tramite i mezzi di comunicazione, di omicidi, di sparizioni e di ogni altra violenza che coinvolge i bambini, quasi sembra che gli adulti abbiano visto in loro la “fonte dei loro problemi” e conseguente a tutto ciò accostano in senso pratico il tentativo di annientarli, di punirli, creando così un fenomeno preoccupante, terribile nella sua forma, nel contenuto e nel suo significato. Oltre a tutto ciò, si registra un aumento nell’età giovanile dell’uso di droghe, alcool, ansiolitici, e di comportamenti squallidi manifestati con l’utilizzo del proprio corpo e della propria immagine, o di qualsiasi altra forma di evasione dal senso reale delle responsabilità personali, il tutto mirato “all’utopia della felicità inconsapevole”. Il rischio che l’intera popolazione mondiale corre, conseguente ad un errato comportamento delle generazioni che li hanno preceduti, è quello di non creare i presupposti per le giuste condizioni di speranza per il futuro, attraverso lo smantellamento della linfa emozionale della vita; occorre così un nuovo modello culturale, ove tutte le forme di potere devono abbandonare i loro obiettivi di interesse corporativo e volgere lo sguardo alla visione collettiva del mondo e degli esseri viventi. Il senso culturale e di proiezione dell’uomo e verso l’uomo, deve essere incentrato in modo capillare sul ruolo educativo alla “libertà collettiva”, ove la funzione di ogni individuo diventa determinante per il raggiungimento di un equilibrio mondiale, e dove tutti contribuiscono attivamente e pacificamente alla realizzazione di questo grande progetto di rispetto, di espressione e di libera coagulazione.    

Un ruolo sovente mancante o disorientativo è quello esercitato da noi genitori moderni, trasportati, per necessità, o da protagonisti consci, e sovente per egoismo, in questa rincorsa al possedere, più che noi stessi, tanti oggetti materiali che possano ricoprire, adornare e nascondere il nostro disagio e la nostra profonda infelicità. Siamo così l’anello rotto o mancante, fra i quesiti posti dai giovani e il giusto esempio dal quale loro possono attingere al frutto dell’esperienza, della serenità e dell’equilibrio degli anziani, messi a disposizione tramite la coscienza, la prospettiva, e il ricordo di una realtà comportamentale che va direttamente alla valutazione critica delle nuove generazioni.

Io che sono cresciuto con i nonni materni fin da quando ero bambino, porto ancora e porterò per sempre nel mio cuore la loro dolcezza, la pacatezza, la comprensione, il mistero che celavano nella loro speranza e tutto quanto di bello e raffinato mi hanno saputo donare con umiltà, sopportazione del dolore, bontà d’animo, carità, silenzio e tanta pazienza! E’ grazie a loro se ho potuto affrontare la scalata faticosa, ma gratificante, di un monte altissimo che mi ha portato al centro di me stesso, ma anche assistito dalla fortuna che mi ha consentito di trasformare gli eventi negativi della mia esistenza, in magiche opportunità, raggiungendo così un equilibrio personale molto accentuato. Ora credo che sia arrivato il momento di dare il meglio di me stesso verso gli altri, restituendo a quella “Forza Superiore”, che credo abbia accompagnato la mia “via interiore”, e che ci governa con il soffio della sua voce, tutto il frutto positivo che è maturato dalla mia esperienza. E’ quindi mio interesse di poter trasmettere la mia sapienza, la mia capacità intuitiva ed emozionale verso Giulia e Lorenzo, sperando di riuscire in modo positivo nel compito più difficile ed importante della mia esistenza… la loro educazione alla vita, mostrandogli la via della serenità e della pace interiore, correlate dalla necessità di contribuire attivamente con idee, azioni e comportamenti, ed anche nell’espressione positiva e di atteggiamento pratico verso il nostro Pianeta Terra. Non so, credo come tutti gli altri esseri umani, dare una dimensione e un volto a Dio, se non attraverso l’espressione delle sensazioni o dei contenuti culturali e interiori strettamente personali, ma credo fermamente che non vi sia alcuna casualità nella nostra presenza su questa Terra, concetto espresso fra la ricerca del senso dell’esistenza e la nostra stessa presenza, ove la condizione del mistero è l’espressione dell’immaterialità viva dell’uomo. Come ho già detto estenderò anche le mie capacità ed esperienze a chiunque ne voglia “approfittare”, nella consapevolezza che la pace e il sorriso degli altri, sia anche la mia pace e il mio sorriso!

Sono così innegabili i miglioramenti economici, quelli della qualità della vita espressa soprattutto nell’aspetto prettamente materiale dei suoi contenuti, e l’innalzamento dell’età media per ogni singolo individuo nei paesi ricchi, resi possibili attraverso una serie di strutture atte alla ricerca e al sostegno di tutte la fasce di cittadini, e quindi anche dei meno abbienti. Conseguentemente all’azione devastante della seconda guerra mondiale, e confortato anche da importanti scoperte scientifiche, l’essere umano ha cercato, tramite il benessere economico, un riscatto e una rinascita dai suoi incubi passati, oltre che di aspetto morale, anche di tangibilità pratica.

< Forse appartiene ad ogni essere umano, che per effetto dell’esposizione per lungo tempo a grandi tensioni, a forti depressioni, e a compressioni delle libertà, il desiderio di volersi riscattare da cotanta aggressività, ponendo in atto la via dello scollamento dai grandi ideali di moralizzazione e di ordine sociale, creando per effetto di essi una fase di disinteresse dei contenuti anche culturali > .

L’opportunità di questo riscatto non ha coinvolto però simultaneamente tutti i popoli del mondo, anzi per i paesi più poveri o per quelli ricchi di risorse energetiche, ma deboli politicamente, ha significato un’ulteriore devastazione per quanto riguarda l’aspetto esercitato dai “poteri forti” sul tessuto sociale locale, nell’ ambito della loro economia e della cultura. Ora ci si accorge con maggiore incisività, che questa discutibile, ma comprensibile ricerca della felicità individuale terrena, espressa tramite il volto dello sfruttamento di tutti i valori di risorse disponibili, non ultimo quello umano, ci sta portando verso una situazione di implosione dei contenuti culturali, di libera scelta e di rispetto reciproco, tanto che definirei “la polveriera degli oppressi”, questo alto potenziale umano che può deflagrare e devastare il nostro mondo attuale, ove il prezzo da pagare per questo dissesto sarà per tutti altissimo. Fra i tanti problemi palesati da studiosi e da ricercatori dediti ai più vari indirizzi e approfondimenti, si acuisce la necessità di affrontare e di risolvere problematiche importanti relativamente all’ambiente e a ogni altra fonte di inquinamento, onde evitare disastri ambientali di proporzioni umanamente incontenibili. Le tristi notizie di infanticidi, di violenze sulle donne, e sui bambini a sfondo sessuale, e non di meno del loro sfruttamento, ci fanno pensare ad un mondo che sta pericolosamente perdendo la speranza di vivere, travolto dal suo stesso egoismo, ed esprimendo il proprio limite verso le nuove generazioni, che invece dovrebbero essere il terreno fertile sul quale gettare le radici per le prospettive del futuro, tanto che diventa determinante seminare bene e molto per raccogliere sovente solo poco… ma almeno buono. Non è mio intendimento parlare della cultura solo nell’aspetto della sola conoscenza specifica dei contenuti su cui orientiamo le nostre attenzioni, sia nel campo lavorativo o puramente dell’interesse personale, ma vorrei che la si desiderasse e la si tenesse in considerazione come una straordinaria opportunità di crescita e formazione nel contesto poi applicativo delle relazioni strettamente personali o collettive che condizionano i rapporti umani. Sostengo che il compito primario della scuola dovrebbe essere quello di insegnare, non meno delle materie generiche o specifiche di cui si vogliono arricchire i nostri contenuti, anche il senso più ampio e concreto dell’istruzione al senso comune di sopravvivenza, di rispetto e di equilibrio, nell’ambito culturale, economico, religioso ed ambientale in riferimento a tutti gli esseri viventi, spiegando, oltre alle vicende storiche, anche e soprattutto le congetture e le specificità dei popoli inseriti su questo Pianeta nel loro contesto, ove dare modo di poter capire, accettare e sminuire le differenze dovute a culture, e quindi a mentalità molto diverse dalle nostre.

Non è affatto strano per chi detiene il potere, di voler cullare il popolo nell’ignoranza, così da poterlo istigare, attraverso l’arroganza ideologica, a qualsiasi forma di oblio o di odio espresso da se stesso verso gli altri.  

Sarà mio compito di fare al meglio da padre e anche un po’ da nonno nei confronti dei miei figli, non avendo io genitori a cui potermi riferire e abitando a Roma la nonna Marcella da parte di mia moglie Paola, entrambi dovremo porci nello stato d’animo di massima attenzione e comprensione nei confronti della loro crescita, nel speranza di dargli la miglior formazione umana possibile.

Sostengo sempre, con chi mi capita di poter esprimere pienamente il mio pensiero, la necessità di far capire il valore interiore di “dare ordine” alle vicende personali, talvolta anche se non piacevoli, che ci colgono nel nostro breve percorso di vita, di non tralasciare per troppo tempo il desiderio del contatto con se stessi e della necessità di “riparare” agli sgarbi che abbiamo fatto alla nostra anima o in altri casi, sia pur involontariamente, ad altri esseri viventi, nella certezza che trovare la nostra pace interiore sia la fonte della nostra forza primaria. La felicità interiore è l’indicatore semplice, ma efficace, che ci dice di aver centrato il senso profondo e vero della nostra vita, dell’aver saputo cogliere, tramite il nostro impegno e il coraggio di affrontare i lati più oscuri della nostra identità, quegli elementi indicativi essenziali, ma fondamentali, del motivo del nostro transito in questa dimensione. Essere contenti di se stessi, detto così può sembrare molto poco, ma in realtà è uno dei punti cruciali su cui l’uomo si interroga da millenni affannosamente per il suo raggiungimento. Egli cerca sovente nelle direzioni sbagliate le sue risposte, nella paura o nello scarso impegno di guardare dentro se stesso e inconsapevole di poter trovare ogni ricchezza e ogni sensazione sufficiente a colmare quell’angoscioso vuoto lasciato nello spazio immenso dell’interiorità.    

Lei caro Professore non ha nessun debito di gratitudine nei nostri confronti, anzi io la ringrazio per aver letto i miei modesti lavori e per concedermi tutta questa immeritata attenzione, rinnovo così, anche questa volta, l’augurio di poterci incontrare qui da noi a cena, con pizze ed altro, preparate con maestria e passione da mia moglie, la ringrazio altresì per l’altra immagine che ha messo all’interno della lettera, da essa ho colto un altro significato molto profondo della sua ricchezza interiore.

Ho visto i miei figli da quando erano piccoli e per loro ho immaginato delle cose che ora si stanno dimostrando vere, i ricordi tante volte sfumano come i nostri desideri e rimangono solo gli impegni del presente a ricordarci che la vita va avanti e che occorre “seminare” nel cuore di tutti dei sentimenti buoni, ove poter essere ricordati per la nostra umiltà e bontà e non per alcuna altra forma di qualunquismo. Sto cercando ora una via pratica che mi consenta di arrivare in modo più diretto alle persone, così da poter dare loro un aiuto più immediato e reale, le farò sapere se il mio progetto va avanti o se dovrò rinunciarvi e perché.

Le giornate qui da noi scorrono all’incirca come sempre, ed abitando in collina, immersi nel silenzio e nei colori scintillanti   degli ulivi, talvolta sembra che il tempo si sia fermato oltre le nostre paure, anche se solo per un istante.

Nei mesi di novembre, dicembre e parte di gennaio non c’è stato tempo bello qui da noi, anzi sovente ha piovuto, non consentendoci di fare gran che di lavori esterni, e nello specifico nelle campagne di uliveto; la stagione delle olive poi è stata disastrosa, con poca resa, poche olive e molta acidità dell’olio.

Finalmente abbiamo iniziato il lavoro di demolizione e di ricostruzione di quel rudere di cui le avevo parlato poco meno di due anni fa, ed ora siamo riusciti ad avere tutti i permessi per eseguire l’opera in questione. Nel ristorante Val Prino si mangiano delle ottime prelibatezze, grazie all’abilità, alla passione e all’esperienza che Marina sa esprimere tramite l’utilizzo di ottimi ingredienti, all’alta quantità dei suoi sapori e alla sua ottima manualità, così sono contento che sia apparsa in un concorso di cucina su una televisione Bavarese, assieme a sua figlia Judith, è un bell’avvenimento e ci rende altresì orgogliosi. Ora la saluto con grande rispetto e un pizzico di emozione, certo di aver espresso almeno parte di quello che c’è nel suo cuore e Le rinnovo ancora i migliori auguri di Buon Compleanno per il 18 febbraio prossimo, data nella quale anche mio figlio Lorenzo compie otto anni.  

Come ho già detto e confermo, e nell’ambito delle nostre possibilità, è mio desiderio darvi tutto l’appoggio possibile, se ne manifesterete la necessità, nel periodo della vostra presenza qui in Italia.

Metterò la lettera che ho scritto a Lei, e assieme ad altri contenuti, nel prossimo testo che vorrei pubblicare in occasione della Fiera del libro che si svolgerà ad Imperia ai primi di giugno, ma se vorrà trovarla già visibile al pubblico, può andare su Internet all’indirizzo: www.rivistaparliamone.it a partire dal 18 febbraio prossimo.

Auguro a Lei e ai suoi cari buona salute e animosità nell’affrontare le problematiche giornaliere, motivati dal lasciare prospettive di amore e di speranza per chi fa parte della nostra vita, ed anche a chi ci circonda nell’alternanza degli avvenimenti.

Tanti saluti a Lei e ai suoi cari.

Boeri                                                                                                                                                                                                                     05/02/2011


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1 commento

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart