Stefania Nardini
Serge Quadruppani è uno che non molla. Da “L’assassina di Belleville” a “In fondo agli occhi del gatto” ogni suo romanzo mantie ne forte il senso della denuncia e della analisi della realtà. Vive tra l’ltalia e la Francia, due contesti che ritroviamo nelle sue narra zioni. Di questi giorni l’uscita de “La rivoluzione delle api” (ed. Verdenero). Siamo in Italia. Un multinazionale agroalimentare, una catena di omicidi, una moria di api, uno scienziato che indaga sulla loro sparizione trovato mor to. Chi sono le api? «Le api, si dice che sono le senti nelle dell’ambiente. Adesso le sentinelle stanno molto male. E sappiamo che il rischio della scomparsa delle api è anche il ri schio della scomparsa d’una fetta enorme della biodiversità. Le api sono le vittime di una strage da cui, come tante altre stragi, si fa tica ad identificare ufficialmente i mandanti mentre, in via ufficio sa, tutti le conoscono. Nel caso delle api sono le multinazionali del settore agro-alimentare che le fanno morire con i loro veleni. Poi, nel mio libro le api sono an che il supporto di due metafore. Un scienziato dice che forse muo iono perché si sono adattate troppo bene al cambiamento dell’ambiente, rassomigliando così ad una certa sinistra ufficia le, sparita in quanto sinistra per un eccesso di sovradattamento all’epoca. In realtà, il crimine è anche un crimine senza cadavere. Quella delle api non è una morte sicura: quando l’arnia, mi steriosamente, da un giorno al l’altro, si svuota, non si trovano i cadaveri delle api intorno. Chi ci dice che non sono semplicemen te andate via, andate altrove e che un giorno o l’altro, non torneranno? »
In Francia hai pubblicato re centemente per Le Seuil “La Politique de la peur” che pre sto dovrebbe arrivare anche da noi…
«E’ un saggio sull’antiterrorismo e le leggi sulla sicurezza in Occi dente in particolare, e nell’impe ro (f impero dell’economia globa lizzata, cioè il pianeta Terra) in generale. Dispositivi legislativi, mediatici, delle narrazioni strut turate nell’immaginario colletti vo, tutte basate sulla mistificazio ne dell’origine della violenza e sulla mostrificazione del nemico servono al mantenimento d’una società mondiale illegalitaria, di struttiva, che ha sempre più diffi coltà a trovare altrove la sua legit timazione. La politica della pau ra funziona grazie ad una visione del mondo profondamente con geniale a quello del neo-liberismo, cioè la .guerra di tutti con tro tutti Non a caso non cito sol tanto i lavori di sociologi e di giu risti ma anche antropologi come Marshal Sallins che hanno dimo strato la falsità di questo punto di vista. Dobbiamo inventare un’altra politica che non sia basa ta sulla paura (dei giovani, dei rom, dei musulmani, degli stra nieri) ».
Quanto ha influito tutto que sto sulle rivolte in corso in al cuni paesi del Mediterraneo?
«Finalmente, è sotto gli occhi di tutti, anche dei più ciechi che la politica della paura è servita a man tenere al potere dei dittatori cleptomani e il loro clan ».
Sei tra gli scrittori messi al l’indice da alcuni esponenti leghisti del Veneto per aver firmato, sette anni fa, l’appel lo contro l’estradizione di Battisti. Di fronte alla richie sta di eliminare dagli scaffali delle biblioteche pubbliche gli autori che compaiono in quella lista, che sensazione provi?
«Come ho scritto subito a Wu Mingi, l’idiota enormità di certe dichiarazioni potrebbe lasciarci senza voce. È una cosa talmente stupida che si ha soltanto voglia di alzare le spalle e pensare ad al tro. Ma non dobbiamo mai sotto valutare la superpotenza dell’idiozia, che si è dimostrata più volte nella storia. Grazie alla mo bilitazione in rete e in strada, ab biamo vinto un primo round: la lettera alle scuole del Veneto non è stata più inviata. Ma temo che questa ultima lista redatta sia sol tanto la parte emersa d’una lista ufficiosa molto più diffusa e mes sa in atto da funzionari intimori ti dalle dichiarazioni dei capetti di provincia. La politica della pau ra fa molto danno anche nelle bi blioteche ».
Per il militante Quadruppani cos’è la letteratura?
«Se mi devo dichiarare militante mi sento un “militante” della let teratura: uno dei modi più belli ed efficaci per contribuire all’au tonomia dell’immaginario, condi zione fondamentale affinché l’umanità possa inventarsi altri modi di vivere insieme meno in giusti e distruttivi ».
(Dal “Corriere Nazionale”)