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LETTERATURA: Lorenza Rocco: “L’Italia agli Italiani”, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli

12 Ottobre 2011

L’ITALIA AGLI ITALIANI
Versi inediti veri o presunti di Giacomo Leopardi
Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2011, pp108, € 10,00

LORENZA ROCCO CELEBRA L’UNITA’ COI “VERSI VERI O PRESUNTI” DI GIACOMO LEOPARDI

di Antonietta Benagiano

Una pletora di pubblicazioni per celebrare il 150 ° anniversario dell’Unità d’Italia   tra retorica, rivisitazioni storiografiche   e proposte revisionistiche.

La ben nota saggista Lorenza Rocco ritorna alla voce poetica più amata anche dai giovani del XXI secolo, propone nella raffinata veste delle Edizioni Scientifiche Italiane (Napoli, 2011), L’Italia agli Italiani, un inedito presunto di Giacomo Leopardi, su cui sono già in corso vari dibattiti che contribuiscono   a rendere ancor più vivo uno dei massimi nostri poeti e pensatori.

Il libro, dall’autrice dedicato ai nipoti, considerati “futuro del presente”, al di là delle perplessità nella attribuzione del testo poetico, legate alla grafia -a cominciare dalla stessa firma- ma anche allo stile, incentra la sua indiscussa validità di messaggio celebrativo proprio nella riproposizione del pensiero leopardiano pregno di meditazioni su quanto è fondamentale perché un popolo possa dirsi nazione, di profetiche previsioni su modi d’essere e comportamenti dell’uomo del futuro, idest di noi.

Interessante la sottolineatura della Rocco di taluni passi dello Zibaldone, del concetto leopardiano relativo a “perfezionamento della società” e “progresso dell’incivilimento “, per il quale, secondo il nostro lucido pensatore “ciascun uomo nell’interiore è divenuto una nazione, vale a dire che non hanno più interesse comune… non hanno più patria, e l’egoismo li restringe dentro il solo circolo dei propri interessi”.

L’autrice lo raccorda a quanto viene sostenuto nelle poesie civili, nelle Operette morali, nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani, dove emergono i limiti degli Italiani che determinano carenze da cui siamo ancora afflitti.

La Rocco si sofferma sul rilievo dato dal Leopardi alla incapacità degl’Italiani di conversare, riporta un passo che è lettura dell’attualità per quelle meditazioni “sulla continua guerra senza tregua, senza trattati… benché questa guerra sia di parole e di modi e sopra cose di niuna sostanza”. Incapacità che non può non produrre   effetti deleteri sul piano socio-politico, per cui la società diviene “mezzo di odio e disunione”. Appassionatamente amaro è il commento di Lorenza Rocco su quanto quotidianamente siamo costretti a subire, spontaneo sgorga il riferimento all’asserzione leopardiana: “Il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi”.

L’ autrice chiaramente annuncia la “lunga e paziente ricognizione in tutto l’opus leopardiano” per offrire ai lettori “un documento di incredibile consonanza con le nostre problematiche”, quindi rivisita anche la Lettera a un giovane del XX secolo, “in nuce in tutta l’opera del Leopardi”, riporta stralci significativi dei Dialoghi a dimostrazione del pensiero profetico, dell’attualità leopardiana da rilevarsi particolarmente nel suo “atteggiamento di incessante interrogare, di novello Giobbe, che per il poeta non è solo emblema di pazienza di fronte alla sventura, ma in modo più aderente al testo biblico, modello di continuo porsi in discussione” , con cui si potrà pervenire a quella solidarietà terrena annunciata ne La ginestra.

E riguardo all’ “ottimistica fiducia nella scienza satireggiata nell’operetta Proposta di premi fatta dall’Accademia dei Sillografi, anche la Rocco è turbata, con angoscia si chiede dove possa approdare “un uomo così potente in una terra così fragile”, che mai sarà di lui con quell ‘ “uso delle macchine… esteso dalle cose materiali a quelle spirituali”.

La prima parte del Saggio, pur impostando il discorso sulla scoperta dell’autografo leopardiano, del quale la Rocco, nella sua onestà intellettuale, sebbene rilevi corrispondenza di temi con le altre poesie civili di leopardiane, non annulla il dubbio, è poi soprattutto un interessante iter dimostrativo del pensiero profetico, dell’attualità del grande recanatese.

Nella seconda parte Giacomo Leopardi rifulge ancora per la sua concezione della poesia quale salvezza in un mondo che, deprivato di immaginazione, potrebbe divenire “un serraglio di disperati”. Ma qui l’attenzione della saggista è volta particolarmente a colui che è vissuto e vive “di Leopardi e con Leopardi”, allo studioso Nicola Ruggiero, tanto innamorato del suo Giacomo da destinare ogni proprio patrimonio e risorsa all’acquisto di opere e testi leopardiani, di tutto quanto possa avere attinenza con il grande recanatese, sì da possedere a Torre del Greco la più ricca biblioteca leopardiana.

Per decenni il Ruggiero non ha fatto menzione de L’Italia agli Italiani, dei versi autografi allegati ai Canti, un libro della stamperia Piatti (Firenze 1836) occasionalmente capitatogli tra le mani. Nel 2010 si decide ad affidare l’autografo alla stimatissima Lorenza Rocco, in una lettera a lei indirizzata dichiara con molta onestà intellettuale che quei “versi sciolti appartengono a Pietro Leopardi”, un rivoluzionario autore di altri versi per il generale Pepe, comparso col nome Jacques in un giornale francese che aveva dato notizia di un suo arresto. Nicola Ruggiero accenna anche alla querelle pro e contro l’attribuzione e invia le copie fotostatiche alla saggista per “tirarne le conclusioni”.

L’Italia agli Italiani diviene così per Lorenza Rocco una bella occasione per celebrare con i versi inediti, “veri o presunti” del grande Giacomo, l’Unità d’Italia con un saggio che, nel mentre ricerca motivazioni assertive dell’autenticità, sembra andare oltre proprio nella rivisitazione del Poeta, di quel suo pensiero lucido sulla natura degli Italiani e insieme così profetico di situazioni ed eventi che stiamo vivendo e talora subendo.

Un libro dunque interessante sotto ogni aspetto, non solo per gli studiosi che dopo attenta analisi potranno addurre motivazioni a sostegno della loro tesi, anche per le generazioni di studenti che attraverso esso comprenderanno meglio la profondità del pensiero leopardiano, la sua attualità.


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