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LETTERATURA: Luigi Bernardi: “Non c’è niente da capire”, Perdisa Pop

11 Febbraio 2011

di Stefania Nardini

Luigi Bernardi è certamente un autore che ha lasciato un segno importante nel panorama letterario italiano. Bolognese fino al midollo, disincantato, testardo. Conoscendolo si capisce subito che dietro la “scorza” c’è un uomo passionale.   Capace di aprirsi al nuovo.

Riassumere in poche righe Bernardi è impossibile. Romanziere, autore di teatro, fumettista, saggista ha coniato il termine “noir” che nel 2000 si concretizza in un progetto: una collana per Einaudi Stile Libero dove, oltre a numerosi astri nascenti del genere italiano, pubblica: James Crumley e Jean-Patrick Manchette.

Per l’editore Perdisa ha creato il Marchio editoriale Perdisa Pop.   Bernardi, son parole sue dice: «All’inizio del 2010 capisco che il giallo e il noir, narrazioni che ho tanto amato, sono ormai una caricatura di loro stesse. Decido allora che le scelte editoriali di Perdisa Pop saranno sempre più centrate sulla qualità letteraria e sempre meno si incroceranno con le narrazioni di genere. Non è un’abiura.
Ho lavorato tanto perché le scritture di genere ottenessero successo e stima, adesso che hanno conquistato le classifiche di vendita, scendo dal carro dei vincitori e inizio una nuova battaglia.
Sono gli stimoli di cui ho sempre avuto bisogno ».

Ma eccolo davanti a un caffè a chiacchierare del suo nuovo libro: “Niente da capire” (ed. Perdisa Pop) che in copertina definisce “13 storie senza mistero”. Storie di “ordinaria” quotidianità, che ha vivisezionato e mostrato per ciò che sono: la realtà dei nostri giorni. A tenere il filo dei racconti è Antonia Monanni, una magistrata inquirente, alla quale Bernardi non risparmia alcuna debolezza umana.

I fatti di cronaca, quelli che Scorrono accompagnano le nostre giornate… La realtà ha superato la fiction?

«Ci sono i fatti di cronaca. Ma ci sono anche fatti che sembrano di cronaca e di cronaca non sono, è mancato solo qualcuno che li facesse diventare tali. La realtà non fa a gara con nessuno. È la fiction che nasce per battagliare e, di conseguenza, per perdere, ma vincendo lo stesso al botteghino. E comunque non è questione di chi supera chi, e neanche di cosa né di perché. È questione di restare ciascuno al proprio posto, senza credersi qualcun altro. E soprattutto di non pensare che tutto si possa capire e che capire aiuti a vivere.   Di solito è il contrario ».

Le donne. Sono le protagoniste dei tuoi racconti. Travolte da“lucida follia”?

«Le donne capiscono di più e prima degli altri: sono vittime ideali, idealmente consapevoli, drammaturgicamente necessarie ».

Sul tavolo la copia di un quotidiano.   Mi viene da domandargli che spiegazione darebbe ai fatti di oggi.   Ma passo oltre. Anche se l’informazione ha un ruolo fondamentale nel saper orientare l’interesse della società civile.

Non credi che le notizie di nera si amplifichino in maniera eccessiva a discapito del sociale?

«L’informazione cerca la notizia, la cronaca produce scariche di notizie, una più demente dell’altra.
Il sociale no, giustamente il sociale produce preoccupazioni, non notizie. C’è stato un tempo in cui il sociale produceva notizie, ma era un sociale malato e non ci piaceva.
Certo che anche noi, però: fossimo mai contenti di una cosa che fosse una… »

Sei considerato il “padre” di molti scrittori di successo.
Hai coniato un genere… Attenzione che arriva la domanda di rito: il noir è ancora un genere?

«Rispondo solo di me stesso, grazie.   Troppe responsabilità, non ho figli così grandi e così spudoratamente illegittimi, anche perché non ho contratto nessun matrimonio.
Ho creato degli strumenti, li ho messi a disposizione degli scrittori. Quello che sono riusciti a farne, distorsioni comprese, sono interamente meriti e responsabilità loro. Il noir? Una grande truffa, come il punk. Molto riuscita perché in tanti c’hanno creduto.
Riuscitissima perché in molti ci credono ancora ».

La sua chiarezza è disarmante. Affondo.
Passo al chi è per Luigi Bernardi l’intellettuale italiano.

«Temo un piangina alla Saviano senza le palle di Saviano da giovane. Chi vorrei che fosse? Un uomo così villano e prepotente da far tacere i connazionali per almeno una settimana, da tenerli a macerare nel silenzio, da costringerli alla vergogna per l’eternità ».

Caffè, sigaretta, per parlare d’altro.
Un cazzeggio, i progetti che ha, le cose della vita.
“Non c’è niente capire”… Ha ragione lui

(Dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Luigi Bernardi: “Non c'è … — 11 Febbraio 2011 @ 10:47

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