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LETTERATURA: Mariapia Frigerio, “La Stanza – Racconti” – Camorak Sogni Editore 2010

24 Gennaio 2011

Marisa Cecchetti

Quando si ha a che fare con un libro di Mariapia Frigerio si sente la necessità di leggerlo due volte. La prima per curiosità, per conoscere storie e situazioni, la seconda per scendervi dentro, con calma, abbandonandoci al ritmo della narrazione, cercando le vibrazioni e le sfaccettature dell’animo umano che Mariapia è capace di indagare. La stanza, ultima   raccolta, pubblicata dopo L’odore della muffa del 2008 e La collezionista del 2009, sempre con la stessa casa editrice, conferma la dimestichezza della Frigerio con il racconto breve, a cui sa dare il crescendo giusto di tensione narrativa da sciogliere nel giro di poche pagine.
E’ un narrare senza spigoli, è un affabulare piano e garbato di chi sa farsi ascoltare senza imporsi.

Alla prima lettura di indagine conoscitiva, ci si sorprende di un atto unico teatrale assai intricato che compare nelle primissime pagine, Olga, Livia e Zoe. In realtà sono quattro i personaggi femminili, dalla bisnonna alla nipotina, che raccontano occasioni d’amore mancato. Ognuna a modo suo si confronta con la figura maschile, col marito o col padre. Le donne, quelle sposate, sono figure malinconiche, in certo modo perdenti nella coppia, hanno scelto mariti in cui si è ricercato il modello paterno, perché i padri sono mitizzati dalle figlie, e amati con i loro difetti.

L’atto unico funziona un po’ da prologo, a conferma che si tratta di un’autrice che ha lavorato nel mondo del teatro, infatti i racconti che seguono ci portano a interni di famiglia dove si conoscono storie di relazioni parentali, o di grandi amicizie, o di amori che sbocciano ad ogni età e nonostante l’età. C’è una grande capacità di amare in questi personaggi, un bisogno di conoscenza che è l’introduzione all’amore, e in questo caso c’è la volontà di abbattere stereotipi e pregiudizi. La figura paterna presente nell’atto unico ritorna in vari racconti, come l’amico più anziano di cui   giovani protagoniste femminili sentono il fascino, non importa se lui è brutto e vecchio e lei è trasparente e misteriosa (Il lustro). E il vedovo che con nostalgia di vita pensa al breve arco di tempo che gli rimane, gioisce al pensiero di una giovane Giulia che a casa lo attende (Sala d’aspetto). Ma c’è anche il disagio di un rapporto consumato tra una lei giovanissima e l’amico del padre, che lascia un senso di sporcizia addosso, ed un bisogno di tornare bambina, a   casa, alle coccole materne (La casa di Gregorio). L’anziano è anche colui che accoglie con continuità d’affetto, che dopo la scomparsa tragica dell’amica del cuore, ha bisogno di riversare la sua attenzione sulla nipotina di lei, perché si mantiene viva una persona cara se   si  riesce “ a trasferire   il nostro affetto su chi è stato oggetto del nostro amore” (Gira rigira biondina). Ci sono donne al volante che macinano chilometri con disinvoltura, e talora il viaggio diventa fatale, o donne per cui il trascorrere da un casello autostradale all’altro sembra segnare le tappe del viaggio della vita, con i vari volti di casellanti che si incontrano sul cammino, che spuntano dalla guardiola come da un palcoscenico (Al casello).

La donna di questi racconti è sempre carica di mistero, e perciò intriga ed affascina, ma anche i rapporti umani si rivelano altrettanto misteriosi, costruiti talora su elementi inspiegabili. Perché ragione e sentimento non vanno sempre d’accordo. La Frigerio sa scendere nelle ombre della psiche, coglie i dettagli, le sfumature, fa intuire   il non detto con poche battute o col silenzio, cerca la poesia dei rapporti umani sinceri. Il racconto che dà il titolo alla raccolta, La stanza, è di spessore notevole. C’è una delicata figurina femminile, Lucetta, che riesce ad entrare nel silenzio dello zio paterno, a scioglierne la rigidità, a riportare in lui il calore e la bellezza delle relazioni umane, il bisogno di amare e di donare. Uno zio che trova nella piccola la confidente a cui aprirsi senza riserve, che gli dà un nuovo scopo di vita. E lo zio è capace di guidare la piccola verso la verità, la libertà di pensiero e la bellezza, in uno scambio reciproco di doni.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Mariapia Frigerio, “La Stanza … — 26 Gennaio 2011 @ 12:11

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